Poi è il paziente che viene tacciato di buttarle sempre in burletta..![]()
Quando? Quando mi sembra quasi impossibile dirlo. Stiamo parlando di analisi no (ogni tanto ho dei dubbi!)? Quindi direi che il fattore tempo è tutto da giocarsi sul campo, per così dire...senza anticipare nulla o prevedere che in un certo periodo di tempo emergeranno determinati contenuti: tanto emergono comunque. Da chi...ma, ovviamente il problema della proiezione è di entrambi i protagonisti del setting: più propriamente nel paziente è l'interpretazione del transfert che delinea i movimenti proiettivi e identificativi.
Lo so che non ho approfondito, però magari ci ritorno: forse non ho nemmeno tanto compreso il ''taglio'' della tua domanda.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Grazie, Luigi, non importa, ho capito.
Era solo un "taglio."
Io invece non ho capito, davvero...forse sono un pò legnoso. Comunque, anche se megiston mi manda a fare un giro all'inferno, la mia risposta al tuo post non voleva essere provocatoria e nemmeno ironica: mi sembra sia stata presa così. Era una risposta molto breve, imprecisa, l'ho detto, rispetto al tema della proiezione posto da Jung in quel passo. Vabbè...
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Caro Luigi,
non farmi dire cose che non ho detto, se avessi voluto “mandarti all’inferno” lo avrei fatto senza tante metafore (magari avrei riflettuto circa l’uso di una modalità pubblica o privata di farlo, ma sicuramente non avrei destinato il mio messaggio alla dubbia interpretazione di un verso).
Il messaggio che invece volevo dare è (non solo a te), ancora una volta, che siamo diventati troppo autoreferenziali, non solo siamo capaci di fare analisi senza i pazienti, ma addirittura forum senza più interlocutori ... più che psicoterapeuti sembriamo degli impermeabili.
Ma forse è soltanto una questione di sensibilità personale.
Saluti.
P.S. Scusami se mi ostino ad insistere, ma è solo perché penso di poter dialogare, magari mi sbaglio, ma sono uno che pensa che sia meglio provare sbagliando, che non sbagliare non provando.
Ti sembrerà strano, ma anche a me non fa particolarmente piacere leggere quel passo. Anzi, lo stesso concetto di proiezione è abbastanza fastidioso. Tuttavia ci sono delle cose, delle sensazioni, delle intenzioni che l'analista si sente "buttate addosso". In questo caso, credo si possa parlare di proiezione. Si tratta di cose abbastanza grosse. Prima che qualcuno mi accusi di non pesare i concetti (excusatio non petita...), vi faccio un esempio (il primo che mi viene in mente, non so perché): l'"Inferno" di Strindberg. Lì ci trovate un po' di proiezioni e potete immaginare che sensazione si provi ad esserne il bersaglio.
Da chi sono riconosciute come tali? Innanzitutto dall'analista. Poi, si spera, anche dal paziente.
Tinto è il mio fantasma primario, ma sul thread non ne parliamo: saxa loquuntur!
La mia firma dice già abbastanza.
Ultima modifica di lalangue : 26-02-2010 alle ore 00.25.16
Lo so, lo so. Però pensavo veramente che la mia originaria risposta a complicata fosse stata interpretata in modo provocatorio; d'altro canto, per quanto mi riguarda, non so se sia possibile in assoluto non essere ''complicati'' (): si, è vero anche che l'autoreferenzialità dei linguaggi è sempre in agguato (in me per primo), ma in fondo parliamo anche di transfert...mica di fagioli? (in verità anche i fagioli sono una faccenda complessa!
).
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
FAGIOLI, mica cotiche!
Ultima modifica di lalangue : 26-02-2010 alle ore 09.23.50
L'ho pensato anch'io a volte. Però, a volte, la tradizione ci consegna termini che, pur nella loro parzialità, funzionano...oppure siamo noi che non troviamo nulla di meglio. Per esempio (mi interessa molto), come risolveresti l'effettiva fastidiosità del termine ''proiezione'' pur mantenendone inalterato il senso che la vuole, appunto, un ''qualcosa di buttato addosso''? In fondo, all'osso della questione, il transfert è un movimento (avanti e indietro, avanti e indietro) proiettivo e identificativo...che concetto useresti?
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Quando una persona è in psicoterapia, può capitare che "proietti" anche su altri, quello che eventualmente "proietta" sul terapeuta?
per luigi, la mia risposta era sull'inacidito, ma non era riferita al thread.
Un'altra domanda:
Il "mito della caverna" di Platone ha qualcosa a che vedere con le "proiezioni"?
Una battuta: mi pare d'essere al "mondo di Quark".Sento già Johann Sebastian Bach e le sublimi note..
Ultima modifica di complicata : 26-02-2010 alle ore 14.26.14
YouTube - The History Of Human - Air On The G. String
La musica va ascoltata mentre si legge, in contemporanea.
Cara Complicata,
per i freudiani la proiezione è come la benedizione del papa “urbi et orbi”, si tratta di un fenomeno automatico e inconsapevole di spostamento verso l’esterno (attribuzione a qualcun altro) di pensieri, atteggiamenti, sentimenti per noi intollerabili.
Quindi attenzione ad insultare qualcuno, prima chiedigli se è uno psicoanalista, altrimenti ti si ritorce contro e attenzione ad esprimere pareri su qualcuno, spesso inconsapevolmente stiamo parlando di noi stessi convinti di parlare di qualcun altro.
Ora, per Freud la persona verso cui proiettiamo questi sentimenti è intercambiabile, potrebbe essere davvero chiunque, perché nell’atto di proiettare non contano le caratteristiche del soggetto; per i relazionali il soggetto viene scelto accuratamente e la proiezione non contiene soltanto delle parti mie “scomode”, ma è una relazione e in quanto tale è il prodotto di entrambe le persone (proiettante e proiettato). In altre parole la proiezione descrive il rapporto fra noi e loro e non è soltanto il mio intrapsichico proiettato su uno schermo opaco.
La psicoanalisi come dispositivo terapeutico si basa tutta sui fenomeni proiettivi, transfert e controtransfert lo sono, il setting classico, il lettino, ecc. sono giustificati dall’accogliere e dal facilitare i fenomeni transferali; anche il paranoico è maestro nell'arte della proiezione, più dei fratelli Lumière, e dovremmo chiederci quanto ha di paranoico la psicoanalisi.
Il mito della caverna, descritto da Platone ne La repubblica, parla dei limiti della conoscenza nell’essere umano, che si illude di conoscere il mondo così com’è, mentre in realtà lo vede distorto dai suoi stessi organi di senso, dal suo intelletto, dalla sua condizione umana. Solo l’anima, senza il corpo, potrebbe accedere alla vera conoscenza e al sommo bene, al mondo delle idee nell’iperuranio (di cui le cose terrestri sono solo brutte copie).
In questo senso, cioè nel rapporto con la realtà può essere paragonato alla proiezione freudiana; entrambe sono forme illusorie di conoscenza.
Per finire, cito brevemente un fatto “gustoso”, agli esordi del secolo scorso gli artisti dada furono invitati (mi pare a New York) a presentare alcune loro opere; fra le tante ce n’era una costituita da uno specchio con la didascalia “Ritratto di un imbecille”.
Qualcuno prima o poi dovrà prendersi la briga di fare un’analisi comparata fra il dadaismo e la psicoanalisi, in un certo senso sono nate in contemporanea.
Ciao
P.S. Visto che ti piace Bach, ti dedico questa: http://www.youtube.com/watch?v=ipzR9bhei_o
Ultima modifica di Megiston Matema : 26-02-2010 alle ore 21.04.43
Mah...io preferisco questa YouTube - Chopin Nocturne Op.9 No.2 (Arthur Rubinstein)
o questa (relativamente alla quale ricordo un caro lapsus) YouTube - Liszt - Sogno d'amore (Liebestraum)