Ultima modifica di paradelta : 12-09-2011 alle ore 15.55.59
"Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. "A ricordo di come soffrono le donne come noi" aveva detto. "Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso".
Khaled Hossein - Mille splendidi soli
Tratto da "La strega di Portobello", di Paulo Coelho
Penso che, uscendo dalla chiesa, Athena possa aver incontrato Gesù, E, piangendo, si sia gettata fra le sue braccia, confusa, chiedendogli il motivo per cui doveva restare fuori a causa di una firma apposta su un foglio di carta: una cosa priva di importanza sul piano spirituale, che riguardava solo notai e tasse.
E Gesù, fissandola, potrebbe aver risposto:
"Osserva bene, figliola, anch'io sono fuori. Da molto tempo, non mi fanno più entrare."
Oggi, all’improvviso, sono giunto a una sensazione assurda e giusta. Ho capito, in una folgorazione intima, di non essere nessuno. Nessuno, assolutamente nessuno. Quando il lampo ha balenato, quella che pensavo fosse una città era una pianura deserta; e la luce sinistra che mi ha mostrato me stesso non ha rivelato lì sopra alcun cielo. Sono stato derubato del poter esistere prima che esistesse il mondo. Se ho dovuto reincarnarmi, mi sono reincarnato senza di me, senza essermi reincarnato.
Sono la periferia di una città inesistente, il commento prolisso a un libro non scritto. Non sono nessuno, nessuno. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo da scrivere che passa aerea ed evanescente senza essere esistita, fra i sogni di chi non mi ha saputo completare.
Penso sempre, sento sempre; ma il mio pensiero non contiene raziocini e la mia emozione non contiene emozioni. Da una botola lassù, sto precipitando nello spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è un maelstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, il movimento di un oceano infinito intorno a un buco nel nulla, e nelle acque che più che acque sono vortici, fluttuano tutte le immagini che ho visto e sentito nel mondo – ci sono case, volti, libri, casse, echi di musica e sillabe di voci, in un turbine sinistro e senza fondo.
E io, proprio io, ne sono il centro che esiste solo per una geometria dell’abisso; sono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perché ogni cerchio lo possiede. Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti, ma con la viscosità delle pareti, il centro di tutto con il nulla intorno.
FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
"Non è strano come un libro diventi più spesso se viene letto e riletto di continuo? Come se, ogni volta, fra le pagine rimanesse attaccato qualcosa: sensazioni, pensieri, rumori, odori. E quando a distanza di anni lo riapri, ritrovi te stesso, un po' più giovane, un po' diverso, quasi il libro ti avesse conservato come un fiore, fatto seccare fra le pagine... un po' estraneo e un po' familiare."
Cornelia Funke - Veleno d'inchiostro
Ultima modifica di LucyVanPelt : 16-09-2011 alle ore 14.35.56
Styrofoam Crown
Queste erano le bellissime ossa cresciute intorno alla mia assenza: i legami - a volte esili, a volte stretti a caro prezzo, ma spesso meravigliosi - nati dopo che me n'ero andata. E allora cominciai a vedere le cose in un modo che mi lasciava concepire il mondo senza di me. Gli avvenimenti cui la mia morte aveva dato luogo erano semplicemente le ossa di un corpo che in un momento futuro imprevedibile sarebbe divenuto intero. Il prezzo di quel che ormai vedevo come un corpo miracoloso era stato la mia vita.
Amabili resti - Alice Sebold
UNBELIEVABLE..I was surprised..I was surprised..I'm still surprised
17 Luglio 2011, Udine
We're gonna try to remember this picture right here in my mind,when I close my eyes tonight on that pillow..when I look up in the sky,I thank God of what I had here..I'll be thinking of this!
We're gonna record this moment in time..the night we laid up in the sky of San Siro..at the end of It
29 Giugno 2013, Milano
Jon Bon Jovi
vinciamonoigrace(at)hotmail.it
"Ci penso spesso, ma forse più che a lei veramente penso a un’idea, a quello che rappresenta. O semplicemente le persone che non si conoscono bene diventano nella nostra testa più interessanti , ciò che noi vogliamo che siano. Come le persone che si incontrano al semaforo: dopo averti sorriso, scatta il verde e partono. Si ha la sensazione che siano quelle che stavamo cercando da anni."
"Chissà come mi immagini. Chissà da vicino, nei tuoi occhi, come mi vedrei. Vorrei evaporare in mille bollicine e ricompormi sul vetro dietro di te, dove l’altro giorno ho visto la tua immagine e la mia riflesse. Vorrei essere la stessa immagine di me che l’altro giorno non ho riconosciuto. Tu l’abisso tra ciò che mi sento e ciò che stavo diventando. Prima di come sono adesso non ti avrei mai visto. Tu sei l’incontro fra me e noi. Forse in qualche modo ti aspetto. In qualche mondo ti ho aspettato. Ti aspetterò."
il giorno in più
Styrofoam Crown
Per ogni uomo c'è un'area della vita compresa nel perimetro sacrosanto dei cazzi suoi. La cosa più difficile è capire, per ognuno, quanto è estesa quest'area.
Appunti di un venditore di donne - Giorgio Faletti
UNBELIEVABLE..I was surprised..I was surprised..I'm still surprised
17 Luglio 2011, Udine
We're gonna try to remember this picture right here in my mind,when I close my eyes tonight on that pillow..when I look up in the sky,I thank God of what I had here..I'll be thinking of this!
We're gonna record this moment in time..the night we laid up in the sky of San Siro..at the end of It
29 Giugno 2013, Milano
Jon Bon Jovi
vinciamonoigrace(at)hotmail.it
"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."
Italo Calvino - Le città invisibili
"E imparai, con umiltà e fatica, ma imparai quello che dovevo fare, e che sarebbe stato ovvio per un bambino: la vita non è altro che un susseguirsi di tante piccole vite, vissute un giorno alla volta. Si dovrebbe trascorrere ogni giorno cercando la bellezza nei fiori e nella poesia e parlando con gli animali. E nulla può essere migliore di un giorno colmo di sogni e di tramonti e di brezze leggere. Imparai soprattutto che la vita è sedere su una panchina sulla riva di un fiume antico, con la mia mano posata sul suo ginocchio e a volte, nei momenti più dolci, innamorarmi di nuovo."
Nicholas Sparks - Le pagine della nostra vita
La vita
non è quella che si è vissuta,
ma quella che si ricorda
e come la si ricorda
per raccontarla.
(da Vivere per raccontarla di Gabriel García Márquez)
Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa dall'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.
Milan Kundera da 'L'insostenibile leggerezza dell'essere'
"Ci baciammo a lungo, non so per quanto tempo. So soltanto che fummo interrotti dal tassista che tossiva con discrezione. Quando guardai la strada, il mondo mi parve vuoto e senza senso. La luce rossa di un semaforo ci aveva fatto fermare in un punto della città che non avevamo mai attraversato. "Ci lasci qui. Quanto le devo?" Camminammo abbracciati, senza farci neppure un cenno del nostro codice intimo. Ci limitavamo a fermarci ogni tanto a baciarci, a baciarci fino a sentire che il bisogno di respirare era superfluo."
Luis Sepúlveda - Incontro d'amore in un paese in guerra
"Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?"
Lev Tolstoj - La felicità domestica
"Lui non aveva risposto, si era limitato a fissarla, a osservarne i lineamenti da trovatella all'improvviso più marcati, proprio come quando lei era arrivata nella loro famiglia, anni prima, al fianco di Miha, in quella stessa posizione, con la medesima espressione spaventata e selvaggia. - Sembra uscita dalla spazzatura- aveva dichiarato sua madre. E lei, pienamente consapevole di cosa Shaul stesse vedendo, si era piantata saldamente sulle gambe cercando freneticamente dentro di sé quella risorsa antica e preziosa: la capacità di sopportazione di una bambina non amata ma tenace che all'occorrenza sa trasformarsi in un piccolo essere umano, chiuso come un pugno e con le palpebre serrate, capace di piantarsi esattamente dove non lo si vuole e di restare lì, rallentando al minimo i battiti del cuore finché, in qualche modo, ci si abitua alla sua presenza, ai vantaggi che questa comporta e, alla fine non si può più fare a meno di lui....
Eccoti, dice senza riuscire a nascondere la gioia. Ha il viso disteso, raggiante, ma lei ancora non si muove, aspira quella visione, la assorbe, la distribuisce in ogni cellula del corpo, ne fa provvista per un'intera giornata durante la quale dovrà patire la fame e la sete. Lo abbraccia con lo sguardo.
Ci sono sostanze che si sprigionano nel cuore solo quando si è in compagnia di una determinata persona e non di un'altra.
I loro sguardi si incrociano nello specchietto, per una frazione di secondo vi si delineano possibilità, speranze, desideri, scelte, sepolti sotto spessi strati di polvere della vita. Esti è la prima a sbattere le palpebre, a distogliere lo sguardo.
Shaul vede le cose in modo superficiale, ha spiegato una volta a Miha, ne vede solo l'ombra. Ma ora che il suo sguardo vaga intorno a lei, le pare che lui abbia del tutto rinunciato alla possibilità di uscire dal proprio guscio, di conoscere davvero qualcosa al di fuori di sé.
Shaul osserva incantato quel movimento morbido e, come gli accade sempre quando ricorda un dettaglio del passato, si sente pervaso da uno strano senso di dolcezza e gratitudine, come se, il giorno in cui qualcuno gli chiedesse se ha mai avuto dei momenti particolarmente intensi nella vita, lui potesse citare quell'istante.
D'un tratto il suo cuore è punto da un dolore sordo e si domanda se lui abbia qualcuno vicino, una persona che abbia incrociato in qualche punto la sua linea.
Shaul è rannicchiato su se stesso, nelle sue viscere si scatena la ben nota tempesta, un ruggito, un gemito intrecciato ad una risata amara che lo risucchia all'interno e minaccia di scaraventarlo contro un muro fino a sgretolarlo, qualsiasi muro, deve pur esserci un muro alla fine, o il fondo di un pozzo profondissimo. Proverà un piacere terribile quando le sue radici verranno estirpate una a una, e davanti a lei oltretutto, pensa con amara ironia, proprio davanti a lei.
Lancia un'occhiata al sedile posteriore e lo vede perso in se stesso, raggomitolato e rattrappito come un geroglifico contorto, o un cromosoma difettoso....
Ma quanto più veniva messa alle strette da Shaul, quanto più cercava di divincolarsi, tanto più lui si faceva insistente, riapriva cicatrici, rovistava nella vergogna che ne spurgava, e ogni volta che lei cercava gli occhi del cognato vedeva solo una lente di ingrandimento.
Il pensiero stesso le faceva male. Le doleva il punto della mente dove un tempo fantasticava di quelle piccole e incantevoli meraviglie, così come l'intero corpo talvolta può dolere per la nostalgia di un abbraccio che non c'è più, soprattutto la mattina, nel momento in cui si aprono gli occhi, soprattutto la notte, nell'attimo prima di assopirsi.
Respira profondamente, inspira l'aria dentro di sé fino a raggiungere un tizzone ardente ricoperto da strati di cenere fredda. Lo sente ravvivarsi, trasformarsi in un ricciolo di fuoco.
Per arrivare a quell'unico individuo ce n'è bisogno di molti, di un'infinità. Occorre selezionarli uno a uno, setacciare la loro anima come mille granelli di sabbia in un setaccio finissimo per trovare l'unico granello d'oro davanti al quale brillerà Elisheva, quasi contro la sua volontà.
Lui borbotta fra sé, gli ciondola la testa, ma Esti non ascolta, si stacca da lui con delicatezza, come se sciogliesse le dita da quelle di un bimbo addormentato. Antenne sensibili si muovono dentro di lei, i suoi istinti da profuga avvertono un senso di calore, l'odore di un corpo amato, una voce profonda e roca, un battito convulso del cuore che talvolta lei sente ancora, persino dopo vent'anni, persino in una strada affollata. Un rapido tamburellare che proviene da chissà dove, ed Esti si mette a cercare freneticamente intorno a sé, trattenendosi a stento dal gridare un nome.
La voce di Shaul, lei se n'è accorta, non è la solita, controllata, ironica. E' diversa, proviene da un punto diverso... Esti è quasi tentata di chiudere gli occhi. Ha un udito sensibilissimo, non per la musica ma per le voci umane, possiede la finezza nel discernere di un sommelier, e ora la voce di Shaul è piena e cupa, rievoca in lei un luogo invernale e lontano, forse una foresta ricoperta da uno strato sottile di brina, un grosso ciocco di legno che brucia lentamente, in silenzio, emettendo di tanto in tanto sommessi scoppiettii di dolore.
Per loro ogni istante è carico di elettricità, di interesse, di passione, è una vita intensa, e subito dopo, come se gli fosse stata estorta una confessione, aggiunge: una vita piena.
Il corpo però sprofonda ancora, si accartoccia sul sedile e lei capisce di trovarsi laggiù ormai da parecchi minuti, incapace di decidere, piena di passione, di nostalgia, d'amore. Talvolta evitava di pensare a lui perché aveva la vaga sensazione che gli venisse portato via qualcosa. E poi aveva deciso di non avere il diritto di tornare laggiù dall'esilio che si era imposta anni prima, nemmeno in veste di nostalgica turista. Ma ora è come se si tendessero delle braccia e lei non ha la forza di respingerle, si lascia risucchiare da quel vortice di odori, carezze, umori e frammenti di immagini; ricordi di sogni che le hanno agitato le notti, di isole nuove scoperte nel corpo e da allora rimaste deserte...
E' in una bolla di dolore, sprofonda all'infinito, fluttua solitario nel vuoto, senza che quella scoppi e gli dia sollievo...
Probabilmente lei appariva piuttosto brutta, o sgraziata, se non in quell'unica posizione. Hagay, invece, era stato l'unico ad interessarsi a lei a 360 gradi, a descriverle il suo aspetto da ogni angolazione e in tutte le sfumature, a dissezionare le schegge della sua bellezza e della sua stranezza col bisturi del suo sguardo, senza mai stancarsi, né ripetersi, commovendola nel corpo e nell'anima perché lei vedeva quanto fosse importante per lui essere preciso, rigoroso. Le dipingeva con la serietà di un pittore che attende l'attimo in cui un rosso carminio si trasforma in porpora, poi in amaranto e in granata.
Shaul non la guardava, non ascoltava nemmeno le sue parole, tremava come un animaletto acquattato sul letto di un torrente in ascolto dell'arrivo della piena impetuosa. Poi Shaul aveva recuperato la calma. Da vari punti del suo corpo erano sgorgati degli zampilli, aveva sentito risolini soffocati gorgogliarsi in fondo alla mente, nelle pieghe oscure dietro i pensieri. Si sentiva bene come non gli accadeva da anni. Come dentro un gigantesco abbraccio. Come se fosse finalmente arrivato dove voleva, a casa, in patria.
Shaul aveva piegato le ginocchia contro il ventre e, come in un lampo sperduto balenato anni dopo che il tuono ha rombato, aveva percepito una sferzata tagliente, da sempre inconsciamente attesa, inferta da una verga gigantesca ed eterna, la legge stessa della natura. Aveva chiuso gli occhi e l'aveva accettata come una triste benedizione, con la rassegnazione dell'antilope ferita che comprende che è il suo destino venire sgozzata dalla zampata della tigre.
Esti ascolta distratta, si lascia cullare dalla sua voce calda e sorridente come se fosse un liquido che l'avvolge, otturando tutte le crepe, perché la sua anima non fugga di nuovo. A conquistarla è la sua semplicità, lenta e pesante, è con essa che l'ha ancorata al terreno con cinque solidi picchetti. Per un istante non riesce a trattenersi, è sul punto di chiedergli cosa gli passa per la mente quando pensa a lei, cosa vede quando la guarda.
Lei riattacca e solo allora si rende conto di ciò che ha fatto. Le ginocchia le tremano, non sa cosa succederà ora, dove condurrà se stessa. E' sul punto di ricomporre il numero, le dita si tendono da sole verso i tasti, poi afferra la cornetta con entrambe le mani, la preme contro la bocca, sente l'odore di saliva di estranei e oltre quello, oltre il suono di linea libera, si svela per lui senza una parola fino nell'intimo. Di colpo e senza potersi frenare, si mette a nudo per lui e urla e piange e ride e promette e supplica e spiega perché si e perché no e perché si deve e perché è impossibile e perché non c'è vita senza e perché ci si lacera sempre nello stesso punto e si maledice l'attimo, si risorge e poi ancora, all'infinito.
Esala un sospiro, incredula. Le sfugge un sorriso. Ha la sensazione che comporre il suo numero le sia bastato, forse non ha bisogno d'altro dopo così tanti anni perché ora Hagay imperversa dentro di lei come una volta, senza barriere, nell'anima e nel corpo. Sorride, lo ricorda domandare con un filo d'arroganza se le fosse già arrivato al pancreas. Di nuovo il loro silenzio affannato, la scossa elettrica della consapevolezza reciproca, e la sensazione, mai appannatasi, che il loro amore è resistito immutato, puro e vitale. Era solo stato messo in disparte per un po', per un'intera vita, su uno scaffale del monte dei pegni, in attesa che lei trovasse il coraggio di riscattarlo.
Una volta, poco prima che si lasciassero, lei aveva telefonato a casa sua in un momento in cui sapeva che non lo avrebbe trovato. Una voce di donna piena e squillante aveva risposto - pronto- , e l'aveva ripetuto più volte, facendosi sempre più esile e triste. Quella voce era stata per lei come lo schiaffo che da tempo aspettava di ricevere. Aveva abbassato la cornetta, aveva messo il suo cuore sul tavolo, aveva preso un pestacarne e lo aveva colpito senza pietà.
Shaul si rannicchia, come se cercasse di spremere ancora qualche goccia dai momenti sublimi in cui tutto scivola via e lui è tutto e niente: palcoscenico, rappresentazione, autore, regista, pubblico.
E' commossa al pensiero che con la massima semplicità le ha mostrato gli ingranaggi, le leve e i pistoni del meccanismo astratto con cui vengono prodotti i sogni, gli incubi, le visioni, le paure, i desideri.
Lei scende dall'auto, gli si mette davanti, si stringe nelle braccia, respira l'aria rarefatta, si dondola lentamente, si culla. Per un istante Shaul ed Esti rimangono l'uno di fronte all'altra, racchiusi nella conchiglia della notte senza sapere dove puntare lo sguardo".
Col corpo capisco - David Grossman