Stanotte sei stato male, non respiravi più e hai avuto bisogno dell'ossigeno. All'improvviso, oggi, pur essendo a conoscenza della tua condizione dallo scorso agosto, ho capito quanto il tuo quadro clinico sia grave. Mi ha fatto male cancellare la falsa idea che il tuo stato di salute fosse stazionario o che potesse migliorare. Stamattina eri in uno stato quasi comatoso, ti ho accarezzato le braccia e le spalle, all'orecchio ti ho sussurrato che sarei passata più tardi. Circa un'ora fa, prima che andassi via, ti ho visto in piedi... là, al solito posto.. stavi bevendo il tuo caffè pomeridiano, la sigaretta l'avevi già accesa... mi hai detto "oggi sei molto bella", e ho trattenuto le lacrime mentre avrei voluto chiederti di non morire ancora. In questa fase del nostro percorso dovrei iniziare ad abituarmi all'idea della tua assenza ma non ci riesco e probabilmente non avrò neanche il tempo di provarci. Non sentirò più il rumore dei tuoi passi mentre trascini le ciabatte per venire da me, non litigheremo più per il fumo e per gli spiccioli, non parleremo più, non ti arrabbierai più con me, non dovrò più sgridarti per la tua scarsa igiene personale, non mi dirai più che mi vuoi bene. Io "allora ci vediamo domani", tu "chissà".













anche se a me sembra di non aver fatto niente