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  1. #106
    L'avatar di Melody82
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    22-09-2007
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    Roma
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    3,129

    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    come dicevo i miei sono solo suggerimenti e il Falabella è un libro che non posso far altro che "interpretare" come voi, dandogli la mia personale lettura,
    così come vi consiglio di fare senza leggere ed apprendere "passivamente" applicando ciò che c'è scritto qui o lì o - men che meno- ciò che vi dico io

    L'esame di Stato è una cosa seria e lo studio che richiede e la conoscenza che ne deriva devono necessariamente essere personali e personalizzati!

    l'"ABC della Psicopatologia" ce l'ho davanti e, a pag. 33, riporta

    "Per metodo si intende la scelta del tipo di psicoterapia (per esempio cognitivo-comportamentale, psicodinamica, sistemica) e come va condotta (per esempio con quale frequenza)."


    Ora, così come suggerivo "sono solo consigli, ragionate di testa vostra" a mio avviso sarebbe bene operare una lettura non "in senso letterale" ma una lettura critica (in senso di "riflessiva") dei testi, laddove ognuno di voi oramai si sarà formato una propria cultura di tipo psicologico e sarà in grado di adattare ciò che legge a ciò che pensa, crede, sente ed ha studiato.

    E' ovvio che per "metodo" s'intenda la globalità dell'orientamento a livello applicativo, ma per me è altrettanto ovvio anche che una cosa come la frequenza delle sedute vada personalizzata sulla base delle disponibilità e dei bisogni della persona specifica che abbiamo di fronte.

    Credo sia questo il motivo per cui, leggendo poi le pag. successive (fino alla 41), non leggo in effetti indicazioni sulla durata e sulla frequenza dei tipi di trattamento esposti; idem non li leggo neppure nella trattazione dei disturbi, nelle pagine a venire (ho dato una scorsa veloce, ma non mi sembra ce ne siano).
    Questo perchè, a mio avviso e nello specifico richiesto dall'EdS,
    è surreale andare a stabilire con una persona che

    - avete visto solo una volta
    - non sapete neppure, di per certo, di cosa soffra
    - non sapete neppure se sia effettivamente il caso di iniziare un percorso terapeutico o no
    - non sapete neppure se, la persona, effettivamente accetterà di iniziare questo percorso

    quante volte alla settimana e per quanto tempo sarà necessario vedervi per risolvere l'ipotetico problema in questione!
    Ed allo stesso tempo neppure le linee guida del metodo stesso potranno dirvi, a priori, quanto durerà quel trattamento e quante volte sarà necessario incontrarvi per porvi fine.

    E' ovvio che SE NELLA TRACCIA VE LO CHIEDONO (di ipotizzare una durata ed una frequenza) DOVETE FARLO,
    (ed io vi consiglio sempre e comunque di andarci molto cauti, utilizzando verbi al condizionale, ripetendo più volte che la terapia sarà da valutare ed eventualmente riaggiustare insieme all'interno della cornice relazionale e via discorrendo...)
    In questo senso vi sarà utile (in ogni caso, anzi ) conoscere la differenza tra psicoterapia, psicoanalisi ed i vari tipi di approcci (almeno i principali: dinamico, cognitivo...se poi a voi interessa la Bioenergetica, ad esempio, o la Gestalt, o qualsiasi altra cosa, ne conoscerete metodi e basi teoriche e li potrete liberamente scegliere; se bene argomentato e logicamente motivato qualsiasi approccio od orientamento VA BENE; è il vostro nessuno verrà a dirvi che uno è giusto e l'altro è sbagliato SE le argomentazioni alla base della suddetta scelta sono esaustive e fondate ) perchè ad esempio, come già saprete, non si può parlare di Analisi in senso classico (per l'IPA) se non si fanno almeno 3 sedute alla settimana sul divano - e quindi è chiaro che, se proporrete un'analisi, dovrete sapere che è molto diverso rispetto al proporre una psicoterapia vis-a-vis 1 vv. a settimana, nel caso in cui vi venisse richiesto dalla traccia di formulare una ipotesi di durata/frequenza. ma se nei punti non ci fosse scritto, perchè arrischiarvi a fare certe dichiarazioni?

    Ovviamente, mi ripeto, questa è solo la mia opinione.

    Conosco, nella pratica clinica, alcuni psicoterapeuti che, effettivamente, dopo la prima seduta sanno già approssimare una frequenza ed una durata (anche perchè ci sono pazienti che formalmente lo richiedono!), ma

    1) non è detto che la tendenza sia condivisibile da te, da me o da pinco pallino! io, di mio, sono un'anima psicodinamica e non riuscirei mai a dare una data di scadenza ad un trattamento terapeutico, men che meno riuscirei ad immaginarmelo dopo il primo colloquio!

    2) mi ripeto...quello è un TERAPEUTA, voi finchè non superate l'esame non siete ancora psicologi!!!

    Per questo, secondo me, difficilmente vi verrà richiesto di fare un pronostico simile, ma solo di fare una ipotesi di diagnosi e di ventilare un'opzione di trattamento, solitamente avvalendovi di ulteriori strumenti di indagine e/o di affiancamento con altri professionisti e/o strutture presenti nel territorio

    Ovviamente comunque, ricordo che NON CI SONO INDICAZIONI UNIVERSALI che vadano più o meno bene per questo esame,
    ma si tratta, a mio parere, di

    - studiare a 360°
    - fare propri i concetti di base, anche perché vi serviranno, se tutto va bene, nel futuro professionale
    - dimostrare di aver raggiunto i precedenti due obiettivi in sede d'esame, strutturando la traccia in modo critico, bene argomentato, nè scarno nè eccessivamente "lanciato"

    ergo, non essendoci caratteri di "universalmente giusto/sbagliato" nella nostra categoria, avendo ognuno il proprio personale Orientamento, effettuato il proprio percorso ed i propri studi, avendo sviluppato un certo senso critico e via discorrendo, direi che siete liberi di fare assolutamente come volete!

    Per non ripetermi,
    Citazione Originalmente inviato da Melody82 Visualizza messaggio
    ognuno è libero. e ricordatevi che una traccia scritta fluentemente, nei limiti richiesti, con valide e solide basi di letteratura bene argomentate non potrà farvi fallire in nessun caso!
    quindi, il mio consiglio è di non lanciarvi in eccessive argomentazioni, specie se non vi vengono richieste,
    ma poi ovviamente ognuno è libero, specie se vi sentite pienamente certi di ciò che state suggerendo e siete pronti ad argomentarlo come si deve!!

    In bocca al lupo a tutti

  2. #107
    Partecipante
    Data registrazione
    11-01-2011
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    36

    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    ciao ragazze, posto un altro caso, sempre appartenente alle sessioni precedenti, cosi possiamo confrontarci...
    Marcella D. ha 34 anni quando si reca per la prima volta da una psicologa del Servizio Pubblico su
    invio del suo medico di famiglia, che durante una visita l'ha trovata con numerosi tagli sulle braccia e
    sulle gambe che, dice Marcella, "mi faccio da sola quando sto proprio giù".
    Marcella racconta di essere stata una bambina-modello, che ha reso felice i genitori e gli insegnanti
    fino agli ultimi anni delle superiori. Infatti, anche quando la mamma la costrinse a studiare danza
    benché lei amasse nuotare ed andare a karatè, Marcella acconsenti. Intorno ai 18 anni è stata lasciata
    dal fidanzato, nonostante i suoi tentativi disperati per tenerselo accanto, e questo le ha provocato un
    dolore insopportabile: "Per due anni sono stata malissimo, non riuscivo a guardarmi allo specchio, poi
    mi sono detta che dovevo reagire ed ho cominciato a frequentare vari gruppi, ho cambiato spesso
    ragazzo, ma nessuno mi piaceva per più di una settimana. Anche adesso quando qualcuno mi piace me
    lo prendo senza problemi, tanto so che tutto dura poco". In passato è stata ricoverata per una sospetta
    epatite.
    Marcella riferisce di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta, odiosa e cattiva. In
    questi momenti si tagliuzza "per non sentire tutta la rabbia che ho dentro".
    Un paio di volte ha rivolto questa sua aggressività contro delle colleghe di lavoro, arrivando a
    picchiarle. Marcella racconta che una volta, avendole viste uscire tutte insieme dalla stanza del
    Direttore, ha persino pensato che " forse chissà avrebbero potuto parlare di me per farmi licenziare"
    anche se la cosa la fa sorridere. Inoltre, Marcella confessa alla psicologa che quando si sente nervosa,
    arrabbiata o sola, prende la propria automobile e si fa delle corse folli anche a rischio della propria vita,
    oppure fa acquisti in maniera esagerata.
    I1 candidato esponga:
    a) la classificazione e il referente teorico utilizzato per l'ipotesi diagnostica;
    b) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
    motivandola;
    e) una ipotesi diagnostica differenziale, motivandola;
    d) le dinamiche e i meccanismi alla base del funziomento sintomatologico del paziente;
    e) gli strumenti psicodiagnostici da utilizzare
    f) un'indicazione di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi e il setting;
    a domani

  3. #108
    Partecipante Esperto L'avatar di Emylee83
    Data registrazione
    16-02-2008
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    305

    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    RAGAZZI/E per favore qualcuno che sa mi risponda: Secondo voi quali sono i punti che ci verranno chiesti? es. ipotesi diagnostica, strumenti... e poi chi sa cosa è stato richiesto nei casi clinici usciti a giugno 2010? rispondete vi prego!
    Emylee

  4. #109
    Partecipante Assiduo L'avatar di tovaglia83
    Data registrazione
    21-11-2006
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    206

    Re: 3 prova Caso clinico "adulti"

    Grazie Melody per i consigli.. spero di saperli applicare!
    "Viaggiatore, non c'è sentiero, il sentiero si fa mentre cammini." Machado

  5. #110
    Partecipante L'avatar di angelal82
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    Riferimento: Re: 3 prova Caso clinico "adulti"

    Ciao a tutti, qualcuno può farmi qualche esempio di risorse di rete psicosociali da attivare? Fino ad ora nello svolgimento dei casi clinici, non sono riuscita a trovarne nessuna da attivare e la mia risposta è sempre la stessa: non sembrerebbe obbligatorio attivare delle risorse di rete. Mi chiarite questo dubbio? Grazie a tutti di nuovo...ah...in bocca al lupo per l'8 febbraio!!!

  6. #111
    Partecipante
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    23-06-2007
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    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    Ciao a tutti,
    vedo che vi cimentate da tempo sui casi.....io a dire il vero....ho iniziato a leggerne qualcuno da poco.....ma credo che sia giunta l'ora di provare a svolgerli....il mio timore è quello di non ricordare bene i criteri dei vari disturbi, motivo per cui sto ancora provando a memorizzare i criteri per poi cimentarmi nello svolgimento di qualche caso.
    Io non ho fatto tutti i disturbi ho considerato: Dist d'ansia, somatoformi, dell'alimentazione, di personalità, schizofrenia e dist. psicotici, dell'umore, dist. sostanze.

    Che dite????

  7. #112
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Celeste
    Data registrazione
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    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    grazie Melody per i consigli!

  8. #113
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Celeste
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    1,142

    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    Anche io in realtà non ho finito di studiare tutti i disturbi ed alcuni penso che li leggerò solo..purtroppo!Qualcuno sa quali sono i disturbi più comuni usciti?Forse potrebbe servirci
    ! Ho difficoltà anche per gli strumenti, non riesco a ricordarli. Voi li mettete specifici per ogni disturbo e date spiegazioni del perchè li usate?

  9. #114
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    riferito al caso di rossipsic

    I1 candidato esponga:
    a) la classificazione e il referente teorico utilizzato per l'ipotesi diagnostica;qui direi dsm, giusto??
    b) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,allora, secondo me ci sono senz'altro dei tratti borderline, riguardo i comportamenti autolesionisti e l'uso di droghe, e la paura di abbandono, (nel passato accondiscendendo alle scelte dei genitori, quando si è lasciata con il ragazzo) che potrebbero far pensare anche ad un disturbo dipendente.
    motivandola;
    e) una ipotesi diagnostica differenziale, motivandola;distinguerei da un disturbo depressivo maggiore perchè secondo me non soddisfa i criteri
    d) le dinamiche e i meccanismi alla base del funziomento sintomatologico del paziente;paura di abbandono, non sviluppata la fase evolutiva di individuazione-separazione
    e) gli strumenti psicodiagnostici da utilizzareio starie sempre sui classici mmpi + proiettivi
    f) un'indicazione di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi e il setting; ristrutturazione del sè, promuovere verso una propria individuazione e separazione, lavorare sul senso di vuoto e le aspettative degli altri che si vogliono soddisfare
    a domani[/QUOTE]

    voi cosa dite???
    Ultima modifica di atena2007 : 01-02-2011 alle ore 07.34.07

  10. #115
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Celeste
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    05-06-2006
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    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    Rispetto al caso di Marcella:
    a)sicuramente DSM-IV tr, non so se per referente teorico qui faccia riferimento a Kernberg, quindi organizzazione borderline di personalità-->debolezza dell'io, operazioni difensive primitive, relazioni oggettuali problematiche.Fissazione evolutiva nella fase di separazione-individuazione.
    b)anche secondo me Disturbo borderline di personalità: instabilità delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sè e dell'umore, sviluppo degli affetti segnato da marcata impulsività. Evitare un reale o immaginario abbandono:"Intorno ai 18 anni è stata lasciata dal fidanzato, nonostante i suoi tentativi disperati per tenerselo accanto"; immagine di sè instabile:"Marcella riferisce di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta, odiosa e cattiva"; comportamenti automutilanti: " numerosi tagli sulle braccia e sulle gambe che, dice Marcella, "mi faccio da sola quando sto proprio giù"; impulsività: " Anche adesso quando qualcuno mi piace me lo prendo senza problemi, tanto so che tutto dura poco","prende la propria automobile e si fa delle corse folli anche a rischio della propria vita, oppure fa acquisti in maniera esagerata"; rabbia immotivata e intensa"Un paio di volte ha rivolto questa sua aggressività contro delle colleghe di lavoro, arrivando a picchiarle"; ideazione paranoide: " forse chissà avrebbero potuto parlare di me per farmi licenziare".
    c)disturbo dipendente di personalità, in comune paura dell'abbandono ma reazioni diverse. PErchè disturbo depressivo maggiore?
    d) qui un pò quello che ho scritto sopra operazioni difensive primitive ecc..
    e)SCID-II, MMPI-2, BPI
    f) terapia supportiva-espressiva ad approccio psicodimico più trattamento farmalogico, setting??Qui lo chiede ad ex..individuale questo si intende? Integrazione dell'Io, gestione degli impulsi, costruzione di un ogg integrato costante, elaborazione tematiche abbandono, dipendenza, aggressività

  11. #116
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Celeste
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    05-06-2006
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    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    Vi posto un caso che non sembra proprio facilissimo
    Il Sig. F. 44 anni, viene inviato a una Asl di Roma per una valutazione ai fini dell'opportunità diı
    affidargli il figlio sedicenne. All'interno della documentazione del tribunale risulta saliente un suo
    precedente ricovero, circa tre anni prima, presso un reparto psichiatrico, per abitudini di curaı
    personali cosi frequenti da inficiare -sia le relazioni personali che ii suo adattamento al contesto di lavoro.
    Al primo colloquio appare molto teso, si muove nervosamente, a volte mostra sensibiliı
    abbassamenti di voce. TI suo atteggiamento nei confronti dell'esaminatore è inizialmenteı
    estremamente compiacente, ma in un secondo momento appare piuttosto aggressivo. F. lamenta ilı
    fatto di essere stato sottoposto.a numerosi colloqui negli ultimi tempi. In particolare mostra grande
    aggressività nei confronti di un precedente perito il quale, a suo dire, "aveva dei pregiudizi nei suoi
    confronti". E' estremamente sospettoso e riluttante a parlare del suo privato.ı
    Durante i test cognitivi mostra una considerevole quota d'ansia, rileggendo più volte gli stessi item
    e le istruzioni del test. Spesso tende a giustificarsi quando ha difficoltà a rispondere a un item
    attribuendo la sua esitazione a cause esterne (stress, mancanza di sonno, condizione fisica nonı
    ottimale).
    Nei test grafici si evidenziano continue correzioni e richiesta di utilizzo della gomma. Nel test diı
    Rorscbach produce una preponderanza di risposte di dettaglio piccolo e di non buona forma Nelı
    corso del colloquio emergono idee e pensieri ricorrenti e monotematici.
    Sulla base dì quanto sopra esposto il candidato indichi in modo sintetico:
    l) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
    motivandola anche sulla base delle sue modalità di rapporto con lo psicologo;
    2) i passi successivi da effettuare nella valutazione del paziente, comprese le aree da indagare e gli
    eventuali strumenti psicodiagnostici da utilizzare (motivando)
    3) una valutazione sulle possibilità di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi, il setting e il modo di proporlo al paziente.
    Il candidatola è invitato a rispondere a tutti i punti indicandone il numero, e fornendo per ognuno le
    motivazioni delle scelte fatte.

  12. #117
    Partecipante L'avatar di namysico
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    proposta

    Ciao
    poichè si sta avvicinando la gran data, mi chiedevo...che ne dite, noi che svolgeremo il caso clinico, di metterci più o meno nella stessa zona?
    Visto che la commissione mi è parsa abbastanza flessibile...così, giusto per una conferma nel caso dovesse servire
    Io cmq faccio parte della M-Z ed entrerò nel varco 3

    Un saluto a tutte

  13. #118

    Riferimento: proposta

    Ciao ragazze, come state messe con la diagnosi differenziale?io la trovo estremamente complicata, in quanto richiede la conoscenza precisa di tutti i criteri del DSM, cosa che manco i terapeuti specializzati sanno

    Speriamo tanto siano flessibili e comprensivi

  14. #119
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Celeste
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    05-06-2006
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    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    anche io trovo difficoltà a ricordare tutte le diagnosi differenziali e a volte anche per la diagnosi primaria, in casi in cui non è chiara!Che si fa?Come ci si comporta in questi casi?

  15. #120
    Partecipante Affezionato
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    11-11-2007
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    Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"

    c)disturbo dipendente di personalità, in comune paura dell'abbandono ma reazioni diverse. PErchè disturbo depressivo maggiore?
    si hai ragione celeste, ho detto una minchiata... differenziale è dipendente per la diversità di risposta all'abbandono, depressione nun c'entra nulla....

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