l'unico guasto è ritenere di avere un guasto, che ci sia qualcosa di guasto o ferito da riparare o da ricucire.
Spesso vado proprio a confermare che non c'è nulla di guasto nel modo in cui sento le cose, casomai c'è una causa che mi fa percepire o sentire guasta o ferita...
C'è il famoso genitore interiore, il "giudice",io vado ad ascoltare che dice,la mia coscienza, e che gli posso rispondere, magari si trova un modo per rispondergli per le rime, quando dice che funziono male, oppure vado a fare una sana autocritica, perchè questa voce talvolta ci indovina pure, gli posso dare ragione.
E' chiaro che questa voce è il risultato di tante cose, è il risultato di come sono cresciuta, di quale ambiente ho vissuto, di quali vicende mi hanno turbato, senz'altro, e di come le ho interpretate, secondo la mia sensibilità e la capacità di discernere.
se mi capita una disgrazia grossa, non è che avrò il benessere, sarebbe una cosa completamente cretina stare bene in quel caso,ovvio, per questo anch'io dico che andare a curarsi per il benessere è una gran cavolata, sono d'accordo.
Per me l'obiettivo non è neanche eliminare le angosce, ritengo che facciano parte di noi, a questo punto, d'altronde, le scacci da una parte e ritornano nei sogni, le elimini da un lato e rispuntano da quell'altro, non si può lottare coi mulini a vento

)
Per questo trovo che eliminare i sintomi sia sciocco, ce li abbiamo tutti chi più chi meno, sono normali.
Fu buffo una volta quando l'analista mi chiese: "Ma lei scusi, come vorrebbe essere, come si vedrebbe, cambiata?"
e io subito: " Come la mi' ognata
), che sta sempre al telefono a organizzare feste e divertimenti con gli amici, chiama di qui e chiama di là"
E lui: "Ah!
vorrebbe non pensare!"
Ihihih
) proprio adatta io a non pensare, l'ideale
Diciamo che il sunto è questo, io vado alla ricerca di quello che sono, non di quello che ero o di quello che non sono. Di quello che sono ora, e con l'analista si vede benissimo quello che sono, traspare nel rapporto con lui, che è libero, non mediato dalle convenzioni sociali.
A volte è interdetto, io lo vedo interdetto, quando sta in silenzio mi dico: "O pensa, o si meraviglia, o ho detto una cavolata estrema e gli cascano le braccia"