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  1. #106
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    06-07-2006
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Io continuo proprio a non capire di cosa vi stupite... E' del tutto evidente che la gestione delle relazioni (a vario livello) si sta modificando drasticamente nel corso degli ultimi 10-15 anni. E' un cambiamento complesso che investe tutta la società (non solo in questo settore, ma in molti) e del quale va preso atto. Ora, al di là delle tre denunce sparute fatte dall'Ordine (ricordo e ribadsico: al momento mai nessun counselor è stato condannato per esercitare il counseling e abbiamo solo due sentenze definitive che sono di assoluzione piena), potrebbe essere il caso di iniziare a capire come la categoria degli psicologi può non solo seguire gli sviluppi ed i cambiamenti che stanno avvenendo nella società, ma anche diventare parte attiva in questo.

    Essendo, credo, il più anzianotto tra i frequentatori di questo 3d, mi viene in mente quando la psicologia, i primi anni '90, perse il treno dell'ambiente. Anziché inserirsi in questo interessante segmento di mercato, lasciò stare il tutto (con il solito aristocratico distacco dalle cose terrene...). Bene, a distanza di anni qualcuno ha inteso riprendersi in mano quest'area e dunque è nata l'ecopsicologia. Ma, come facilmente potrete verificare, l'ecopsicologia è portata avanti da tutti meno che dagli psicologi.

    Questo è solo un esempio.

    Si continuano ad accampare improbabili esclusive (questo lo posso fare solo io, di questo me ne posso occupare solo io, etc.) e mentre state decidendo che carattere e che corpo utilizzare per scrivere l'email al vostro Ordine per segnalare un counselor, nel frattempo avete perso due clienti e quello ne ha guadagnati quattro...

    Si può anche non essere daccordo nella direzione in cui sta andando la società. Ma per poter far valere il proprio "non essere daccordo" occorre diventare parte attiva del cambiamento ed interagire con esso. Non ripiegarsi sul sognare fantomatiche e arzigogolate denunce.

    Gli psicologi non hanno colto la grande opportunità data dalla loro regolamentazione, ovvero quella di potersi fare portavoce di un movimento professionale che fosse di tipo inclusivo. Invece si è fatto l'opposto: come i medici davano addosso a chi si occupava di psicologia e non era medico, poi gli psicologi (una volta avuta la legge) danno addosso a chi si occupa di psicologia e non è psicologo.

    Io in questo modello, esclusivo anziché inclusivo, proprio non mi ci ritrovo. Ho grande rispetto per le professionalità altrui che, per me, sono tali fino a prova contraria.

  2. #107
    Partecipante Esperto L'avatar di Empowered
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    22-11-2010
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Io in questo modello, esclusivo anziché inclusivo, proprio non mi ci ritrovo. Ho grande rispetto per le professionalità altrui che, per me, sono tali fino a prova contraria.
    Vuoi dire che Wantologo e Emotional Manager sono "professionalità" fino a prova contraria?

  3. #108
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    06-07-2006
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Dipenderà, banalmente, dalla loro capacità di affermarsi sul piano professionale. Ritengo che la società abbia messo a punto, ad oggi, molti strumenti di tutela e che altri saranno via via affinati: codice del consumo, associazioni di categoria, sindacati, sportelli informativi, il codice civile, i trust, leggi ad hoc, etc. Alcuni funzionano meglio, altri funzionano peggio. In generale ritengo che lo strumento di "preservazione della fede pubblica" vada ridimensionato e rapportato agli sviluppi che la nostra società ha compiuto negli ultimi 80 anni.

    La domanda è: quali sono o, secondo te, quali dovrebbero essere i criteri affinché una professione si possa definire tale?

  4. #109
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    17-01-2007
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    il problema, è la dittatura del "Pil", per far crescere l'economia, si andrà sempre di più verso un liberalizzazione delle professioni, a volte è un bene, ma non sempre, visto che di questo passo, ognuno potrà alzarsi una mattina ed inventarsi una nuova professione.

  5. #110
    Partecipante Esperto L'avatar di Empowered
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Dipenderà, banalmente, dalla loro capacità di affermarsi sul piano professionale. Ritengo che la società abbia messo a punto, ad oggi, molti strumenti di tutela e che altri saranno via via affinati: codice del consumo, associazioni di categoria, sindacati, sportelli informativi, il codice civile, i trust, leggi ad hoc, etc. Alcuni funzionano meglio, altri funzionano peggio. In generale ritengo che lo strumento di "preservazione della fede pubblica" vada ridimensionato e rapportato agli sviluppi che la nostra società ha compiuto negli ultimi 80 anni.

    La domanda è: quali sono o, secondo te, quali dovrebbero essere i criteri affinché una professione si possa definire tale?
    La professione (soprattutto se si occupa di salute delle persone) deve rifarsi a un corpus scientifico di riferimento, altrimenti è acqua fresca.

  6. #111
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    06-07-2006
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da Empowered Visualizza messaggio
    La professione (soprattutto se si occupa di salute delle persone) deve rifarsi a un corpus scientifico di riferimento, altrimenti è acqua fresca.
    Personalmente non concordo e rilevo che comunque anche l'Italia sta andando in un'altra direzione (come il resto del mondo, peraltro, fa già da molti ani).

    Occorre inoltre specificare che una cosa è l'organizzazione materiale di una professione (a questo si riferiva la mia domanda...), altra cosa è la (eventuale) ricerca scientifica ad essa correlata. Allo stato attuale, in Italia, abbiamo due diversi binari:

    a) Modello autorizzatorio
    - autorizzazione ex ante
    - percorso di studio predefinito dallo Stato
    - professione ordinata attraverso una Legge del Parlamento
    - autorizzazione statale all'esercizio della professione
    - eventuale annotazione del proprio nome in un registro pubblico (albo, ruolo, ordine, collegio, etc.)
    - eventuale presenza di riserve professionali relative ad atti specifici

    b) Modello accreditatorio
    - accreditamento ex post
    - percorso di studio diversificato
    - professione non ordinata attraverso una Legge
    - assenza di autorizzazione statale
    - eventuale accreditamento del professionista presso enti certificatori

    Io sono un evidente fautore del secondo modello e, come me (la mia opinione conta ben poco), quasi tutto il mondo occidentale. Vale la pena infatti ricordare che, in quasi tutto il mondo, le uniche due professioni che obbligatoriamente seguono un percorso regolato dallo Stato sono quella di medico e quella di avvocato. La ragione - come spesso spiegato a più riprese in questo forum da più persone - è semplice: sono le uniche due professioni che rispondono a due diritti garantiti da quasi tutte le Costituzioni: il diritto alla salute e il diritto alla difesa.

    Il problema, ripeto, è di come si vuole organizzare materialmente una professione in un territorio. Il sistema autorizzatorio (in quei pochissimi paesi dove è rimasto) è miseramente fallito semplicemente perché la logica dell'autorizzazione ex ante non è stata più in grado di garantire ai cittadini la qualità delle prestazioni professionali e le competenze dei professionisti (cosa per cui era nato, in piano fascismo, l'Ordine professionale).

  7. #112
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Vale la pena infatti ricordare che, in quasi tutto il mondo, le uniche due professioni che obbligatoriamente seguono un percorso regolato dallo Stato sono quella di medico e quella di avvocato. La ragione - come spesso spiegato a più riprese in questo forum da più persone - è semplice: sono le uniche due professioni che rispondono a due diritti garantiti da quasi tutte le Costituzioni: il diritto alla salute e il diritto alla difesa.

    grazie per averci chiarito questa distinzione.
    Una considerazione: se il modello autorizzatorio non fosse efficace, perché le professioni di medico e avvocato continuano ad appartenere a questa categoria in tutto il mondo anche se generalmente dovrebbe essere il modello accreditatorio quello che garantisce più qualità?

    Secondo: come si pone in questo argomento il fatto che in Italia quella dello psicologo è diventata di recente una professione sanitaria?

  8. #113
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
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    Re: Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da Empowered Visualizza messaggio
    Vuoi dire che Wantologo e Emotional Manager sono "professionalità" fino a prova contraria?
    beh secondo la legge italiana (non ricordo bene quale articolo di quale codice ) il professionista è colui che svolge continuativamente un'attività che gli procura profitto. Quindi misà tanto che il wantologo è una professione, con quelle parcellone che sparano...lo psicologo invece... ehm ehm...gli mancano giusto 2 elementi per esserlo, cioè svolgere un'attività continuativamete e trarne un profitto dignitoso...massì, dai, in fondo sono dettagli di poco conto

  9. #114
    Partecipante Esperto L'avatar di Empowered
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Personalmente non concordo e rilevo che comunque anche l'Italia sta andando in un'altra direzione (come il resto del mondo, peraltro, fa già da molti ani).

    Occorre inoltre specificare che una cosa è l'organizzazione materiale di una professione (a questo si riferiva la mia domanda...), altra cosa è la (eventuale) ricerca scientifica ad essa correlata. Allo stato attuale, in Italia, abbiamo due diversi binari:

    a) Modello autorizzatorio
    - autorizzazione ex ante
    - percorso di studio predefinito dallo Stato
    - professione ordinata attraverso una Legge del Parlamento
    - autorizzazione statale all'esercizio della professione
    - eventuale annotazione del proprio nome in un registro pubblico (albo, ruolo, ordine, collegio, etc.)
    - eventuale presenza di riserve professionali relative ad atti specifici

    b) Modello accreditatorio
    - accreditamento ex post
    - percorso di studio diversificato
    - professione non ordinata attraverso una Legge
    - assenza di autorizzazione statale
    - eventuale accreditamento del professionista presso enti certificatori

    Io sono un evidente fautore del secondo modello e, come me (la mia opinione conta ben poco), quasi tutto il mondo occidentale. Vale la pena infatti ricordare che, in quasi tutto il mondo, le uniche due professioni che obbligatoriamente seguono un percorso regolato dallo Stato sono quella di medico e quella di avvocato. La ragione - come spesso spiegato a più riprese in questo forum da più persone - è semplice: sono le uniche due professioni che rispondono a due diritti garantiti da quasi tutte le Costituzioni: il diritto alla salute e il diritto alla difesa.

    Il problema, ripeto, è di come si vuole organizzare materialmente una professione in un territorio. Il sistema autorizzatorio (in quei pochissimi paesi dove è rimasto) è miseramente fallito semplicemente perché la logica dell'autorizzazione ex ante non è stata più in grado di garantire ai cittadini la qualità delle prestazioni professionali e le competenze dei professionisti (cosa per cui era nato, in piano fascismo, l'Ordine professionale).
    Questo è un altro argomento. Secondo te Wantologo e Emotional Manager possono fare un buon lavoro?

  10. #115
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Axamer Ibk
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da Empowered Visualizza messaggio
    Questo è un altro argomento. Secondo te Wantologo e Emotional Manager possono fare un buon lavoro?
    hahaha si certo, tanto quanto 'Peppino il mago di Napoli' o 'Gianna la sensitiva di Segrate'
    Queste figure si basano sul fatto che assecondano i desideri di molti individui che abboccano ad offerte mirabolanti in stile 'tutto e subito'..."ti cambio la personalita' in due sedute", "vinci la timidezza in 2 settimane", eccetera

    noi poveri terapeuti offriamo una ricetta di duro lavoro dove ogni cambiamento richiedera' sforzi e tempo (stile lacrime e sangue )......ovvio che purtroppo i tanti mario rossi scelgono la via piu' breve e che reputano piu' semplice! Vaglielo a spiegare che nessuna meta-analisi sostiene il ruolo del wantologo!!
    Ultima modifica di Axamer Ibk : 11-12-2012 alle ore 22.32.46

  11. #116
    Partecipante Assiduo L'avatar di alias
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Entro in una discussione già inoltrata, ma volevo, nonostante ciò, anch’io dire la mia, in merito principalmente alla figura del couseler.

    Per quanto mi riguarda ho sempre fatto counseling; ascoltare, avere mediamente un discreto grado di empatia verso gli altri, centrare il problema e dare il giusto supporto (raramente consiglio e comunque solo su richiesta espressa - il grido principale d'aiuto che sento è quella, di fatti, di essere ascoltati, compresi) ce l’ho come predisposizione innata e devo dire pure che mi riesce benino (almeno a detta di chi si confida con me). Ovviamente per me sino ad ora è stato tutto in ambito d’amicizia.
    Ora ho deciso di applicare e sfruttare la mia predisposizione in un ambito più ampio e, soprattutto, in maniera professionale. Darmi una solida base in un corso universitario di psicologia, mi sembra l’unica soluzione giusta e concreta per dare appropriate credenziali ai miei futuri clienti.
    Un corso alla bell’e meglio di counseling, anche fosse di due o tre anni, senza alcuna base di studi universitari di psicologia dietro, mi sembra decisamente poco professionale ed al pari di quello che facevo io prima e non mi sentirei affatto in coscienza con me stessa chiedere soldi per la mia prestazione con un pezzo di carta del genere ovvero non mi sentirei affatto una professionista. Ok così, come cultura personale, bene se a supporto di un lavoro che si stà già facendo (es. se lo fa un infermiere, può servirgli per meglio trattare il paziente di turno oppure se lo fa un’insegnante di sostegno per relazionarsi meglio allo studente di cui si occupa); lo trovo già meno bene se è per aprire anche un semplice punto d’ascolto visto che non credo, se non si hanno basi di studio specifiche, che il semplice counseler possa avere tutte le armi per valutare tutti gli aspetti che la sua figura comporta (ad es. se e quando, dare eventuali dirottamenti verso personale più appropriato e/o dare il giusto consiglio/sostegno).

    Una cosa mi spiace che non vi sia nell’Ordine degli Psicologi ovvero che, prima di entrare a far parte di tale ordine, non si misuri quanto il futuro professionista abbia empatia e capacità d’ascolto nei confronti di terzi soggetti. Purtroppo credo questa sia una grossa pecca e la principale causa di riscontri di rapporti cliente/professionista fallimentari. Ritengo che l’Ordine dovrebbe assicurare in toto la qualità professionale del soggetto che vi entra a far parte, non solo appurare che sia uscito con profitto dal suo percorso studi. In tale professione lo studio universitario è alla base, ma per avere una buona qualità professionale, alla base ci deve essere anche un buon grado di empatia e d’ascolto verso l’altro.
    Ovvio, siamo tutti diversi tra noi e ci sarà sempre una percentuale di persone che proprio non entreranno in sintonia con noi, ma lo psicologo (parlo sempre di psicologo ma stesso discorso per lo psicoterapeuta) deve avere questa percentuale bassa e, per farlo, deve, come minimo, avere anche un buon grado d’ascolto e d’empatia verso l’altro. E non dico neanche che non possa sbagliarsi anche un psicologo, dico che più si hanno armi più si hanno probabilità di riuscita nell’aiutare l’altro o, comunque, nel gestire al meglio ed in maniera più professionale il proprio lavoro.

    Insomma, parer mio, l’Ordine dovrebbe essere in grado di “marcare” la qualità professionale dello psicologo/psicoterapeuta a 360° e non solo nell’ambito dello studio come attualmente fa. Non lo fa, tale settore perde punti che possono essere presi, nel gioco del marketing, da altre figure, come per l'appunto ad es. il counseler, e buon per loro se riescono, un po’ meno lo sarà quando (e certamente accadrà) falliscono e/o peggiorano la situazione di un loro cliente. Dopo è inutile fare il pianto del coccodrillo sia da un lato (quello dello psicologo che si sente derubato nel suo lavoro) sia dall’altro (quello del cliente che per risparmiare tira la moneta incrociando le dita).

    Questo è il mio punto di vista.

  12. #117
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Axamer Ibk
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da aliaskirara Visualizza messaggio
    Entro in una discussione già inoltrata, ma volevo, nonostante ciò, anch’io dire la mia, in merito principalmente alla figura del couseler.

    Per quanto mi riguarda ho sempre fatto counseling; ascoltare, avere mediamente un discreto grado di empatia verso gli altri, centrare il problema e dare il giusto supporto (raramente consiglio e comunque solo su richiesta espressa - il grido principale d'aiuto che sento è quella, di fatti, di essere ascoltati, compresi) ce l’ho come predisposizione innata e devo dire pure che mi riesce benino (almeno a detta di chi si confida con me). Ovviamente per me sino ad ora è stato tutto in ambito d’amicizia.
    Ora ho deciso di applicare e sfruttare la mia predisposizione in un ambito più ampio e, soprattutto, in maniera professionale. Darmi una solida base in un corso universitario di psicologia, mi sembra l’unica soluzione giusta e concreta per dare appropriate credenziali ai miei futuri clienti.
    Un corso alla bell’e meglio di counseling, anche fosse di due o tre anni, senza alcuna base di studi universitari di psicologia dietro, mi sembra decisamente poco professionale ed al pari di quello che facevo io prima e non mi sentirei affatto in coscienza con me stessa chiedere soldi per la mia prestazione con un pezzo di carta del genere ovvero non mi sentirei affatto una professionista. Ok così, come cultura personale, bene se a supporto di un lavoro che si stà già facendo (es. se lo fa un infermiere, può servirgli per meglio trattare il paziente di turno oppure se lo fa un’insegnante di sostegno per relazionarsi meglio allo studente di cui si occupa); lo trovo già meno bene se è per aprire anche un semplice punto d’ascolto visto che non credo, se non si hanno basi di studio specifiche, che il semplice counseler possa avere tutte le armi per valutare tutti gli aspetti che la sua figura comporta (ad es. se e quando, dare eventuali dirottamenti verso personale più appropriato e/o dare il giusto consiglio/sostegno).

    Una cosa mi spiace che non vi sia nell’Ordine degli Psicologi ovvero che, prima di entrare a far parte di tale ordine, non si misuri quanto il futuro professionista abbia empatia e capacità d’ascolto nei confronti di terzi soggetti. Purtroppo credo questa sia una grossa pecca e la principale causa di riscontri di rapporti cliente/professionista fallimentari. Ritengo che l’Ordine dovrebbe assicurare in toto la qualità professionale del soggetto che vi entra a far parte, non solo appurare che sia uscito con profitto dal suo percorso studi. In tale professione lo studio universitario è alla base, ma per avere una buona qualità professionale, alla base ci deve essere anche un buon grado di empatia e d’ascolto verso l’altro.
    Ovvio, siamo tutti diversi tra noi e ci sarà sempre una percentuale di persone che proprio non entreranno in sintonia con noi, ma lo psicologo (parlo sempre di psicologo ma stesso discorso per lo psicoterapeuta) deve avere questa percentuale bassa e, per farlo, deve, come minimo, avere anche un buon grado d’ascolto e d’empatia verso l’altro. E non dico neanche che non possa sbagliarsi anche un psicologo, dico che più si hanno armi più si hanno probabilità di riuscita nell’aiutare l’altro o, comunque, nel gestire al meglio ed in maniera più professionale il proprio lavoro.

    Insomma, parer mio, l’Ordine dovrebbe essere in grado di “marcare” la qualità professionale dello psicologo/psicoterapeuta a 360° e non solo nell’ambito dello studio come attualmente fa. Non lo fa, tale settore perde punti che possono essere presi, nel gioco del marketing, da altre figure, come per l'appunto ad es. il counseler, e buon per loro se riescono, un po’ meno lo sarà quando (e certamente accadrà) falliscono e/o peggiorano la situazione di un loro cliente. Dopo è inutile fare il pianto del coccodrillo sia da un lato (quello dello psicologo che si sente derubato nel suo lavoro) sia dall’altro (quello del cliente che per risparmiare tira la moneta incrociando le dita).

    Questo è il mio punto di vista.
    Gran bello spunto!! Dal mio punto di vista e' tutta la fase post lauream che induce certi potenziali lacune. E' doveroso che ci sia una conoscenza teorica di base bella robustina ma per molti terapeuti/counsellors etc. il tutto si ferma li e certe competenze cliniche vitali (soprattutto quelle legate alla relazione terapeutica) sono date per scontate.

    Mi spiego.....e' ammirevole che uno conosca alla perfezione tutte le opere di Freud, Beck, Rogers ma questo non fa di quel terapeuta un buon terapeuta.

    Un modo per riuscire a valutare aspetti non teorici e' la supervisione: non solo la discussione di casi ma la possibilita' per il supervisore clinico di osservare o ascoltare (anche random) delle sedute intere. Dove lavoro, indipendentemene dal ruolo svolto o dall'anzianita', registrare i colloqui e' la norma e garantisce un livello di riflessione altissimo.

    Questo nel servizio pubblico che per ovvie ragioni deve garantire un servizio di un certo livello (altrimento niente piu' fondi ). Un sistema del genere pero' ha valore solo in una nazione in cui la stragrande maggioranza delle psicoterapie vengono oferte del servizio sanitario nazionale. In questo modo chi 'fa clinica' verra' sempre monitorato in modo abbastanza costante.

    Da supervisore almeno un paio di volte sono rimasto scioccato da colleghi junior che a livello teorico erano straordinari mentre c'erano grossissime lacune nel momento in cui questa conoscenza doveva essere veicolata con pazienti in carne ed ossa
    Ultima modifica di Axamer Ibk : 14-12-2012 alle ore 17.46.43

  13. #118
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da Empowered Visualizza messaggio
    Questo è un altro argomento. Secondo te Wantologo e Emotional Manager possono fare un buon lavoro?
    Francamente non so rispondere, poiché non conosco il loro lavoro. Di certo non esprimo giudizi su altre professioni solo sulla base del nome e sul fatto che non hanno una regolamentazione...

    Secondo me (e non mi riferisco nello specifico ad Empowered, ma traggo spunto da questa risposta per argomentare) sottovalutate veramente tanto le capacità delle persone di discernere le cose. Avete un po' l'idea che il cittadino medio sia un fesso raggirabile come si vuole e adottate, come prova del 9 per sostenere tale tesi, paragoni con i vari maghi e le varie Wanne Marchi di turno.

    Non credo vi sia molto altro da dire: mercoledì 19 dicembre la X Commissione Attività Produttive della Camera trasformerà in Legge il fatto che lo Stato riconosce tutte le professioni non organizzate in Ordini e Collegi e dà loro pure la patente di professione intellettuale. Demanda alle associazioni professionali di categoria la possibilità (non l'obbligo, ma la possibilità) di vigilare sui professionisti adottando tutti quei meccanismi (moderni) che già ora le associazioni adottano per i fatti loro. E non gliene può fregare di meno che non esista un Ordine professionale del Wantologo.

    Cari colleghi psicologi, benvenuti nel terzo millennio!

  14. #119
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    grazie per averci chiarito questa distinzione.
    Una considerazione: se il modello autorizzatorio non fosse efficace, perché le professioni di medico e avvocato continuano ad appartenere a questa categoria in tutto il mondo anche se generalmente dovrebbe essere il modello accreditatorio quello che garantisce più qualità?

    Secondo: come si pone in questo argomento il fatto che in Italia quella dello psicologo è diventata di recente una professione sanitaria?
    Perché, quasi unanimemente, sono considerate le uniche due professioni in cui è necessario la così detta "preservazione della pubblica fede". Dunque lo Stato, pur non vietando affatto l'organizzazione dei professionisti in associazioni e organizzazioni, ritiene opportuno dare individualmente l'autorizzazione all'esercizio della professione.

    Infatti l'errore di fondo che spesso molti commettono è quello di ritenere che i due modelli si escludono a vicenda, quando invece hanno la facoltà di interagire tra di sé.

    Il vero peccato è che il CUP (comitato unitario delle professioni, ovvero i rappresentanti degli Ordini in Italia) non abbia colto l'invito del Governo un anno fa circa a farsi protagonista della riforma degli Ordini. Gli Ordini si sarebbero potuti cioè auto-trasformare (pur rimanendo Ordini professionali) attraverso nuove forme di tutela e meccanismi di promozione della professione. Qualunque professione.

    Quanto alla psicologia il problema a mio avviso non si pone: avendo voluto effettuare questo passo azzardato, ovvero quello di voler diventare a tutti i costi professione sanitaria, ha contribuito e non poco contribuisce allo sviluppo di tutte queste altre professioni. Infatti tutte quelle aree professionali afferenti alla psicologia, ma che non si sentono né disciplina scientifica né tanto meno professione sanitaria, continueranno le loro defezioni dalla "psicologia professionale" ovvero dall'Ordine degli psicologi.

    Non si è stati in grado di costruire una casa comune, come invece avviene all'estero, e questo è davvero un peccato in termini di sviluppo di una professione, poiché le idee e le professionalità si disperdono in mille rivoli.

    La psicologia continuerà ad avere un taglio sempre maggiormente clinico, perdendo definitivamente terreno in tutti quei settori "non sanitari" per definizione: la scuola e l'azienda sono i primi due che mi vengono in mente.

  15. #120
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    Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo

    Citazione Originalmente inviato da Axamer Ibk Visualizza messaggio
    ...
    Un modo per riuscire a valutare aspetti non teorici e' la supervisione: non solo la discussione di casi ma la possibilita' per il supervisore clinico di osservare o ascoltare (anche random) delle sedute intere. Dove lavoro, indipendentemene dal ruolo svolto o dall'anzianita', registrare i colloqui e' la norma e garantisce un livello di riflessione altissimo.

    ...:

    Mi trovi perfettamente d'accordo. Giusto per informazione: la Società Italiana di Analisi Bioenergetica prevede che, se un diplomato in psicoterapia intende diventare "Certified Bioenergetic Therapist" (il che apre lo spazio alla carriera interna, per esempio) debba portare in supervisione tre casi nel giro di un anno.
    Ma "portare in supervisione", in questo caso, significa che il supervisore viene nel tuo studio, si accomoda e osserva un minimo di dieci sedute "random" nel corso di 12 mesi.

    Come dire... non una cosetta da poco.

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

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