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  1. #106
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281
    Chiedo il permesso di intervenire. Mi ha molto colpito la risposta di cinzias all'andamento della discussione. Una ventata d'aria fresca, direi. Io non sono ancora psicologo (la spada di Damocle dell'esame di stato a torino mi perseguiterà fino a fine gennaio [sono della seconda commissione, quindi ...]), ma ho svolto un bel tirocinio.
    Che ruolo ha la teoria di riferimento? Per me ha avuto il ruolo di un paio di occhiali, da mettere dopo aver parlato col paziente. Perché ho scoperto che parlare con i pazienti, a volte, destabilizza qualunque teoria, se si ascolta quel che dicono. Ho avuto parecchi colloqui con persone cui era stato diagnosticato un disturbo paranoide di personalità, ma quel che mi ha più interessato di loro era che vivevano le loro vite in modi estremamente diversi. Ora, è vero che la teoria di riferimento (psicodinamica) mi è servita, a volte, da guida nel cercare di capire, ma la mia tutor ha sempre insistito che questo è un passo che occorre fare dopo aver ascoltato. Lei era una psicoanalista bioniana e per tutto il tirocinio ci ha ripetuto che occorre entrare nella stanza del paziente "senza memoria e senza desiderio". Le teorie sono importanti per vedere il mondo, ma occorre anche saperle abbandonare perché la realtà è più grande dei modelli che riusciamo a sviluppare per rendere conto dell'esistente. Ci sono davvero più cose tra cielo e terra di quante ne contempli la nostra filosofia (e anche le nostre teorie psicologiche).

    Ciao

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #107
    lealtà nascoste
    Ospite non registrato
    [i Le teorie sono importanti per vedere il mondo, ma occorre anche saperle abbandonare perché la realtà è più grande dei modelli che riusciamo a sviluppare per rendere conto dell'esistente. Ci sono davvero più cose tra cielo e terra di quante ne contempli la nostra filosofia (e anche le nostre teorie psicologiche).
    Concordo.

    Una rivista neonata che tratta di psicologia ha sistematizzato le tipologie di psicoterapie. Ne riconosce 12, pare un calendario...

    Credo che quello che non si considera, al di là dell'efficacia delle terapie per i disturbi specifici, sia l'alchimia che si crea tra paziente e psicologo. E' una realzione che si crea già dal contatto telefonico, e concordo con cinzias: se un cliente non si sente accolto fin dal primo momento, l'alleanza con lui è compromessa.

    Santiago ha parlato delle sue sofferenze personali: credo che ogni terapeuta ne conosca. Usare le conoscenze che derivano dalle nostre esperienze è un ottimo modo per confrontarsi, e il discorso "percorso personale" non è tanto fondamentale come quello dell'umiltà.

    In fondo ogni cliente è qualcuno che non conosciamo: per un po' possiamo anche far attendere le teorie.

  3. #108
    ma si vede che sta arrivando natale... siamo tutti più buoni...

  4. #109
    cinzias
    Ospite non registrato
    Credo che sia naturale utilizzare un modello per leggere il mondo: la cultura di appartenenza è un modello. Per un terapeuta il modello di riferimento è una lente di lettura dei fenomeni, delle esperienze che l'altro ci racconta. Non ci sono modelli migliori di altri, teorie più vere di altre (nell'ambito del lecito).
    Mi piace immaginare il"problema" che l'altro ci porta, come un "millefoglie", il dolce a strati di sfoglia e crema; e il modello che usiamo è la forchettina con cui affrontiamo uno strato: ci sono i "golosi" della sfoglia spolverata di zucchero, quella che sta in cima ed altri che assaporano le sfoglie sottostanti, mescolate alla crema. Ma è sempre lo stesso millefoglie.
    Il modello è uno strumento, non la soluzione. Va appreso, compreso e utilizzato nella relazione terapeutica. Il fine di ogni teoria valida è che la sua applicazione nella pratica porti ad un cambiamento, che per il paziente è il sollievo dal proprio malessere.
    Dietro il modello c'è un terapeuta/persona (la mano che tiene la forchettina) che si mette in gioco con il proprio stile personale: più incalzante, o meno pressante, paziente, più o meno accogliente. Si parla molto di modelli e troppo poco di come si sta di fronte ai pazienti. Quando un paziente abbandona la terapia non è quasi mai per un conflitto con il modello, ma perché la relazione con la persona del terapeuta non decolla.
    Queste sono solo alcune opinioni personali.
    Buona giornata

  5. #110
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
    Messaggi
    492
    Originariamente postato da cinzias
    Credo che sia naturale utilizzare un modello per leggere il mondo: la cultura di appartenenza è un modello. Per un terapeuta il modello di riferimento è una lente di lettura dei fenomeni, delle esperienze che l'altro ci racconta. Non ci sono modelli migliori di altri, teorie più vere di altre (nell'ambito del lecito).
    Mi piace immaginare il"problema" che l'altro ci porta, come un "millefoglie", il dolce a strati di sfoglia e crema; e il modello che usiamo è la forchettina con cui affrontiamo uno strato: ci sono i "golosi" della sfoglia spolverata di zucchero, quella che sta in cima ed altri che assaporano le sfoglie sottostanti, mescolate alla crema. Ma è sempre lo stesso millefoglie.
    Il modello è uno strumento, non la soluzione. Va appreso, compreso e utilizzato nella relazione terapeutica. Il fine di ogni teoria valida è che la sua applicazione nella pratica porti ad un cambiamento, che per il paziente è il sollievo dal proprio malessere.
    Dietro il modello c'è un terapeuta/persona (la mano che tiene la forchettina) che si mette in gioco con il proprio stile personale: più incalzante, o meno pressante, paziente, più o meno accogliente. Si parla molto di modelli e troppo poco di come si sta di fronte ai pazienti. Quando un paziente abbandona la terapia non è quasi mai per un conflitto con il modello, ma perché la relazione con la persona del terapeuta non decolla.
    Queste sono solo alcune opinioni personali.
    Buona giornata
    Bene. Possiamo allora anche dire che il modello è come la forma della forchettina, più appuntita o assotigliata, comunque si usa per conoscere...esplorare il dolce...
    Potremmo quindi anche dire che la tecnica di riferimento è come decidere che taglio dare a quella torta...più diretto a partendo magari dalla periferia...
    quindi il modello guida la mia conoscenza ed il mio intervento.
    Epistemologia - metodologia - tecnica.
    E' così ?...
    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  6. #111
    cinzias
    Ospite non registrato
    Direi di si. Aggiungerei anche un pizzico di capacità empatica che, ahimè, non si studia, ma la si può sviluppare dove è raffreddata dalla presenza di difese (anche il terapeuta intellettualizza, razionalizza, sublima etc).
    Qui si apre il discorso sulla supervisione….

  7. #112
    Cinzia... sarei curioso del suo parere rispetto all'analisi personale o terapia personale.... cosa ne pensa?

  8. #113
    cinzias
    Ospite non registrato
    Sono favorevole, anche se non si possono obbligare i futuri terapeuti a sottoporvicisi (si può dire? Non sembra nemmeno italiano! Forse non lo è..). Penso che alla lunga però faccia la differenza; ci sono pazienti che dicono "vorrei vedere lei al mio posto" e allora perché non provare a sciogliere qualche nodo!!! Personalmente ho una terapia analitica alle spalle e poi la formazione sistemica (Boscolo e Cecchin) nei primi anni 90. A scuola se ne parlava parecchio. C'erano i sostenitori della terapia personale e quelli contrari. Uno dei miei formatori è uno splendido terapeuta sistemico anche se non ha fatto alcuna terapia personale…. Non è da tutti…

  9. #114
    ecco è proprio questo il punto che discuto... come ho già detto all'ultimo convegno sitcc liotti (che è per il libero arbitrio) in uno splendido dibattito con Bruno Bara (sostenitore dell'obbligatorietà della terapia) sosteneva che l'80% dei suoi allievi pur non essendo obbligati richiedevano una terapia personale... su 20 persone sono 16.... lui stesso ha detto che segnala ai giovani (personalmente) che durante le supervisioni di gruppo avevano dei "nodi" che andavano in conflitto col mestiere dello psicoterapeuta che era meglio per loro fare una terapia personale...
    quello che lui sostiene è che non è utile obbligare perchè l'esigenza deve venire dalla persona e non essere un modo per avere il bollino blu...
    inoltre se una persona ha costruito degli equilibri buoni (ci sarà qualcuno che riescie senza la psicoterapia?) perchè lo si deve costringere a metterli in discussione?

  10. #115
    cinzias
    Ospite non registrato
    Scusa se mi permetto di proseguire… Credo che nella vita, e te lo dico purtroppo dai miei 46 anni, le occasioni che ci mettono in crisi non mancano mai. Si può fare ricorso all'aiuto di una psicoterapia in momenti diversi, non necessariamente all'inizio della carriera lavorativa. Magari succede qualcosa più in là, che ti mette in crisi, ti fa accorgere dei tuoi nodi e ti motiva a scioglierli. E anche può succedere di fare ricorso all'aiuto di un collega anche se hai alle spalle una analisi classica: questa ti dà qualche strumento in più non un patentino di buona-salute-psicologica ad vitam.

  11. #116
    Ecco esattamente quello che sostengo.... la terapia è utile nei momenti di crisi! Vista così mi sta più che bene...

  12. #117
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da vincentvang
    Ecco esattamente quello che sostengo.... la terapia è utile nei momenti di crisi! Vista così mi sta più che bene...

    A uno che soffre di un disturbo di personalità non gli starebbe tanto bene!

  13. #118
    ehm, io mordo, non ho capito il senso...

  14. #119
    lealtà nascoste
    Ospite non registrato
    Ciao Cinzia, benvenuta.
    Volevo sapere se non hai trovato contrasto tra un lavoro personale di analisi con una metodica di lavoro sistemica. Ciao e grazie.

  15. #120
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da vincentvang
    ehm, io mordo, non ho capito il senso...
    Nemmeno io
    Il max che posso fare è qualche associazzione libera:
    La sofferenza nei disturbi di personalità va al di là dei momenti di crisi.
    Ho sentito parlare di terapeuti schizofrenici (o ex), depressi ma mai di terapeuti con una personalità disturbata.

    ...conflitti personali

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