Chiedo il permesso di intervenire. Mi ha molto colpito la risposta di cinzias all'andamento della discussione. Una ventata d'aria fresca, direi. Io non sono ancora psicologo (la spada di Damocle dell'esame di stato a torino mi perseguiterà fino a fine gennaio [sono della seconda commissione, quindi ...]), ma ho svolto un bel tirocinio.
Che ruolo ha la teoria di riferimento? Per me ha avuto il ruolo di un paio di occhiali, da mettere dopo aver parlato col paziente. Perché ho scoperto che parlare con i pazienti, a volte, destabilizza qualunque teoria, se si ascolta quel che dicono. Ho avuto parecchi colloqui con persone cui era stato diagnosticato un disturbo paranoide di personalità, ma quel che mi ha più interessato di loro era che vivevano le loro vite in modi estremamente diversi. Ora, è vero che la teoria di riferimento (psicodinamica) mi è servita, a volte, da guida nel cercare di capire, ma la mia tutor ha sempre insistito che questo è un passo che occorre fare dopo aver ascoltato. Lei era una psicoanalista bioniana e per tutto il tirocinio ci ha ripetuto che occorre entrare nella stanza del paziente "senza memoria e senza desiderio". Le teorie sono importanti per vedere il mondo, ma occorre anche saperle abbandonare perché la realtà è più grande dei modelli che riusciamo a sviluppare per rendere conto dell'esistente. Ci sono davvero più cose tra cielo e terra di quante ne contempli la nostra filosofia (e anche le nostre teorie psicologiche).
Ciao
Guglielmo







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