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  1. #106
    Matricola L'avatar di mathy
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    non so se qualcuno di voi ha saputo o appreso la notizia che quasta estate in Francia è stato redatto un documento o se preferite una pubblicazione di più di 800 pagine in cui si metteva in luce addirittura ( e non sono poi così d'accordo nonostante la mia spiccata passione cognitivista) l'infondaztezza delle teorie freudiane.si è arrivato persino ad affermare che alcune esperienze Freud se l'era proprio inventate di sana pianta visto l'uso cospicuo di sostanze ..come dire... "alteranti.".. di cui faceva uso... (cito dal film will hunting-genio ribello con matt damon e robin williams:" domani parleremo di Freud e del perchè sniffava tanta coca da uccidere un pony....")qualcuno di voi l'ha letta????
    la realtà supera sempre la fantasia.

  2. #107
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Il testo del Rapporto INSERM (in francese) lo trovate qui (in formato .pdf e diviso in capitoli) .

    Ovviamente, la pubblicazione del rapporto ha suscitato numerose reazioni.

    http://www.medito.com/article676.html

    Non l'ho ancora letto bene tutto, quindi non esprimo un parere in merito. Se mi date una mano a capire, ve ne sarò grato.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #108
    ilaryezm
    Ospite non registrato
    [QUOTE]Originariamente postato da castagna
    Quindi alla fine ho scelto una scuola strategica integrata: coniuga la dinamica il costruttivismo e la sistemica.

    Ciao, anch’io sarei interessata a frequentare una Scuola che integri all’approccio dinamico, quello cognitivo-comportamentale. Vorrei infatti formarmi in modo il più possibile completo, senza chiudermi in un unico approccio. Potresti darmi una mano a trovare delle informazioni su tale approccio integrato? Ad esempio esistono scuole di questo tipo a Milano?
    Grazie.

  4. #109
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    30-06-2005
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    Premettendo che su ops ho postato, praticamente sempre, per difendere un’idea di psicologia scientifica, attraverso una scelta oculata dei thread nei quali intervenire, vorrei confrontarmi con voi sul problema posto dalle 900 pagine del documento (in particolare mi rivolgo a Willy e a letyzzetta, quest’ultima sicuramente una delle maggiori esperte di psicoanalisi presenti sul forum).
    Rovescerei la domanda: qualcuno di voi sa se esistono degli psicoanalisti che attualmente sostengono la scientificità della psicoanalisi? In altri termini, più che dimostrare la sua non scientificità, c’è qualcuno che ne ha dimostrato la scientificità?
    La mia posizione attuale è che la psicoanalisi (ma anche la psicodinamica in generale) non è una disciplina che produce affermazioni scientifiche, ma narrative. Intendo dire che propone una teoria con delle categorie attraverso le quali si può interpretare, narrativizzare, il vissuto umano e i suoi significati.
    L’affermazione ‘il mondo psichico è diviso in es, io e super-io’ non ha lo stesso valore epistemologico di ‘il magazzino a breve termine contiene 7 +/- 2 elementi’ (in un uomo occidentale!)’: la prima sono categorie narrative, la seconda è un’affermazione dimostrabile col metodo scientifico.
    E’ chiaro che solo un approccio come la psicoanalisi può rendere conto della complessità umana, (soprattutto per quel che riguarda i significati) ed è facendo riferimento a questo che ne riconosco il profondo valore.
    Spero di essere stato chiaro e vorrei sottolineare come la mia posizione non sia di rifiuto dogmatico della sua scientificità, ma aperta a qualunque ripensamento se bene argomentato.
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  5. #110
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Originariamente postato da willy61
    Il testo del Rapporto INSERM (in francese) lo trovate qui (in formato .pdf e diviso in capitoli) .

    Ovviamente, la pubblicazione del rapporto ha suscitato numerose reazioni.

    http://www.medito.com/article676.html

    Non l'ho ancora letto bene tutto, quindi non esprimo un parere in merito. Se mi date una mano a capire, ve ne sarò grato.

    Buona vita

    Guglielmo

    Ho guardato il rapporto: è praticamente la celebrazione del funerale della psicoanalisi
    Si può notare come per quasi tutti i disturbi la terapia migliore sia quella cognitiva;inoltre si dimostrano false le balle degli psicoanalisti sul presunto spostamento dei sintomi.


    Freud: R.I.P.

  6. #111
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da korianor
    Premettendo che su ops ho postato, praticamente sempre, per difendere un’idea di psicologia scientifica, attraverso una scelta oculata dei thread nei quali intervenire, vorrei confrontarmi con voi sul problema posto dalle 900 pagine del documento (in particolare mi rivolgo a Willy e a letyzzetta, quest’ultima sicuramente una delle maggiori esperte di psicoanalisi presenti sul forum).
    Rovescerei la domanda: qualcuno di voi sa se esistono degli psicoanalisti che attualmente sostengono la scientificità della psicoanalisi? In altri termini, più che dimostrare la sua non scientificità, c’è qualcuno che ne ha dimostrato la scientificità?
    La mia posizione attuale è che la psicoanalisi (ma anche la psicodinamica in generale) non è una disciplina che produce affermazioni scientifiche, ma narrative. Intendo dire che propone una teoria con delle categorie attraverso le quali si può interpretare, narrativizzare, il vissuto umano e i suoi significati.
    L’affermazione ‘il mondo psichico è diviso in es, io e super-io’ non ha lo stesso valore epistemologico di ‘il magazzino a breve termine contiene 7 +/- 2 elementi’ (in un uomo occidentale!)’: la prima sono categorie narrative, la seconda è un’affermazione dimostrabile col metodo scientifico.
    E’ chiaro che solo un approccio come la psicoanalisi può rendere conto della complessità umana, (soprattutto per quel che riguarda i significati) ed è facendo riferimento a questo che ne riconosco il profondo valore.
    Spero di essere stato chiaro e vorrei sottolineare come la mia posizione non sia di rifiuto dogmatico della sua scientificità, ma aperta a qualunque ripensamento se bene argomentato.
    Il "libro nero della psicoanalisi" è uscito la scorsa estate in Francia ed ha scosso soprattutto i non francesi. La Francia è un paese in cui il 70% degli psichiatri ha un orientamento psicoanalitico ed un paese nel quale esiste un dottorato di ricerca in psicoanalisi oltre a varie società di psicoanalisi. E' un paese che ha studiato molto approfonditamente Freud e che ne discute da decenni con molto coraggio e molta consapevolezza. Chi di voi è stato a Parigi sa che entrando in una libreria il primo bancone nel quale si imbatte è quello, ben fornito, della psicoanalisi. La Francia è il paese che ha dato i natali a molti dei più grandi pensatori sull'essere umano del 900 e tutti questi hanno intrecciato la loro ricerca con il pensiero psicoanalitico di questo paese. La Francia ha avuto Lacan che, nel bene e nel male ha dato, a mio parere, un contributo fondamentale al pensiero psicoanalitico. Quando fu espulso dalla società psicoanalitica fondò un'altra società che chiamò Ecole Freudienne de psychanalyse, il che ci fa capire che Lacan era più freudiano dello stesso Freud. Sulla cocaina stendo un velo pietoso (per chi non lo sapesse alla fine dell'800 la coca era il principale antidepressivo e, tra l'altro, credo funzionasse meglio di quelli attuali).
    L'Italia, o l'italietta, ha visto pian piano sparire gli psicoanalisti dai ruoli di maggior prestigio dell'accademia e della sanità ed oggi gli psichiatri italiani somigliano più a Lombroso che a Freud. Misurano crani e comportamenti e somministrano farmaci in accordo con case farmaceutiche che poi li mandano con la famiglia a fare un congresso a Cortina o a Capri, dopo aver fatto in modo che vincessero un concorso, ovvio!
    La questione che korianor pone è importante, soprattutto per il modo garbato ed interessato in cui la pone. La domanda necessita di una risposta che, inevitabilmente, deve passare per il concetto di scientificità. La psicoanalisi è scientifica? Se scientifica significa che è in grado di formulare regole generali che risultino vere per tutti non lo è, ne ha mai preteso di esserlo. Se per scientifico intendi un processo di conoscenza che riguarda il funzionamento psichico del signore che viene al nostro studio la mia risposta è si. Anzi di più, non credo che esista un metodo di ascolto ed una teoria psicologica o una batteria di test che possa sapere come funziona la mente di quel signore meglio del suo analista.
    Grazie per l'attenzione.

  7. #112
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    30-06-2005
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    Ciao Letyzzetta, in primo luogo ti ringrazio per la tua risposta e per avermi detto che ho posto la cosa in ‘modo garbato e interessato’: ho cercato intenzionalmente di ottenere questo, perché non volevo assolutamente porre la questione come una crociata e/o in modo polemico.
    Venendo a noi, il concetto di metodo scientifico è uno solo, ed è una forma di conoscenza che cerca di produrre affermazioni nomotetiche, cioè si devono trovare leggi generali sul funzionamento di quello che si studiando, essenzialmente per fare delle previsioni (in psicologia un ottimo esempio è la legge di Fechner, ma c’è anche quella Hick, di Fitts; vi chiarisco subito che riguardano la percezione e i tempi di reazione). Sulla base di questo, quando affermi che la psicoanalisi non ha mai preteso di essere scientifica, io avrei qualche riserva (secondo me il pensiero di Freud andava in questa direzione, essendo anche figlio del suo tempo –positivismo-, tuttavia mi rendo conto che le sue opere si possono leggere in vari modi, e io francamente non sono un esperto dell’opera freudiana), comunque mi interessa quello che è la psicoanalisi oggi.
    Quando affermi che il metodo psicoanalitico (ho sostituito questa espressione con il tuo ‘scientifico’) è un “processo di conoscenza che riguarda il funzionamento psichico del signore che viene al nostro studio” sono assolutamente d’accordo con te, dal momento che stai circoscrivendo la cosa a quella singola persona (metodo idiografico).
    Quindi non sbaglio se dico che condividi la mia idea che affermare (sto banalizzando) ‘il signore ha un complesso di Edipo non risolto’ ha un valore unicamente interpretativo, non assoluto (valido solo per quel singolo, il suo analista e la relazione che si è instaurata fra loro), attraverso il quale possiamo descrivere l’interiorità della persona, fornendogli nuovi chiavi di lettura, nuovi mondi possibili entro cui muoversi, etc?
    Condivido anche “non credo che esista un metodo di ascolto ed una teoria psicologica o una batteria di test che possa sapere come funziona la mente di quel signore meglio del suo analista” (tralasciando il problema del confronto tra le diverse forme di psicoterapia, dove sono, di nuovo, poco competente, e quindi privo di opinione solida): la psicologia è da sempre divisa tra i due approcci che ho citato. Da un lato il cercare di produrre affermazioni scientifiche sull’uomo (approccio nomotetico): siamo riusciti molto bene a capire i meccanismi della percezione, ma l’interiorità umana, i suoi complessi di significati, sono impossibili da studiare con questo approccio (in riferimento ai test, la semantica ha sempre causato problemi alla validazione psicometrica); dall’altro, l’approccio idiografico, è l’unico che può rendicontare questa complessità, ma non produce affermazioni scientifiche.
    E’ chiaro che con le conoscenze scientifiche sulla percezione ci faccio davvero poco in clinica, campo nel quale non si può fare altro che adottare un punto di visto idiografico.

    Detto questo, vorrei invitarti a non usare il termine scientifico con diversi significati: secondo me, i continui attacchi a cui è sottoposta la psicoanalisi sono dovuti, in una certa misura, alla poca chiarezza che c’è sull’uso del termine scientifico da parte di chi si occupa dello studio della mente. Il metodo scientifico è uno, quello condiviso da tutte le scienze (fisica, chimica, PARTE della psicologia…), non ci sono diversi punti di vista su questo metodo. Se, come hai fatto tu, dici ‘se per scientifico intendi’ puoi correre il rischio di far capire ai tuoi interlocutori (di solito detrattori della psicoanalisi, ovviamente, che sanno bene cosa sia questo metodo) che la psicoanalisi produca lo stesso genere di affermazioni della fisica, o della psicologia sperimentale. Come mi hai appena scritto, non è assolutamente così! Se ci fosse più chiarezza sul valore epistemologico di un’affermazione psicoanalitica, la fondatezza di qualunque attacco basato sulla sua mancata scientificità cadrebbe.

    Concludo dicendoti che se vuoi capire meglio la mia opinione (così magari da evitare incomprensioni o trovare delle cose sulle quali siamo in disaccordo e sui cui discutere), ti scrivo il link di questo thread (andato totalmente off topic) dove, in numerosi post, ho illustrato la mia posizione sul tema psicoanalisi/psicologia e idiografico/nometetico, difendendo la legittimità (ma non l’esclusività) del metodo sperimentale in psicologia.

    http://www.opsonline.it/forum/showth...629#post342629
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  8. #113
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    Sottoscrivo ciò che dici se mi permetti alcune considerazioni.
    Il metodo scientifico è unico se l'oggetto delle diverse discipline scientifiche condivide alcuni elementi. Converrai con me che un fenomeno fisico, chimico, biologico ecc. ha caratteristiche comuni, tra questi ed un fenomeno psichico ce ne sono molti di meno. Se l'oggetto dell'indagine conoscitiva è un sogno, una arrabbiatura, un attacco di panico, una perdita di appettito anoressica, un innammoramento, una battuta di spirito o un atto mancato abbiamo poche possibilità di indagarlo con un metodo scientifico... questo deve necessariamente significare che non possiamo conoscerlo? che non possiamo indagare quali siano i suoi significati o le relazioni con le altre aree del funzionamento di quel soggetto?
    La scienza è quella che intendi tu da poco più di un secolo, nei precedenti millenni la filosofia, come fonte di conoscenza dell'uomo e della natura, era la regina delle scienze. Concordo con te sul fatto che la filosofia, come metodo congetturale, abbia ormai poco da dire sulla natura, non credi che per conoscere l'uomo il metodo delle scienze dure sia ancora troppo semplice?

  9. #114
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    "Il metodo scientifico è unico se l'oggetto delle diverse discipline scientifiche condivide alcuni elementi. Converrai con me che un fenomeno fisico, chimico, biologico ecc. ha caratteristiche comuni, tra questi ed un fenomeno psichico ce ne sono molti di meno"

    Voglio parafrasarti dicendoti 'dipende da che fenomeno psichico si parla': se è un processo cognitivo (percezione, memoria, attenzione, etc) si può studiare col metodo scientifico (ancora di più se è un insieme di comportamenti, ma sto esulando dallo psichico).

    "Se l'oggetto dell'indagine conoscitiva è un sogno, una arrabbiatura, un attacco di panico, una perdita di appettito anoressica, un innammoramento, una battuta di spirito o un atto mancato abbiamo poche possibilità di indagarlo con un metodo scientifico... "
    E' proprio quello che ho scritto. Precisando meglio:
    -in riferimento ai sogni (o meglio, dei racconti dei sogni), col metodo sperimentale si può studiare gli aspetti grammaticali, sintattici o cose del genere (con indici tratti dalla psicolinguistica), (c'è un gruppo di Bologna che se ne occupa, mi sembra siano Cavallero, Cipolli..), non certo il loro significato!
    -sugli altri fenomeni da te citati potrei farti osservazioni simili (tipo, per l'arrabiatura, indagare gli aspetti psicofisiologici, ad esempio), ma sempre, il loro significato, no!

    così confermo "che non possiamo indagare quali siano i suoi significati o le relazioni con le altre aree del funzionamento di quel soggetto?", intendendo per 'aree del funzionamento', l'insieme dei vissuti interiori della persona.

    Il discorso sulla filosofia è molto complesso, ma l'ho già discusso nel link che ti ho postato, magari se ne vuoi discutere puoi trarre da lì qualche spunto.

    "non credi che per conoscere l'uomo il metodo delle scienze dure sia ancora troppo semplice?"

    Devo concordare con te che l'unico approccio che rende conto della complessità dell'interiorità umana è quello idiografico. Il metodo delle scienze dure, che, voglio però sottolinearti, sono le uniche che producono affermazioni scientifiche, ci permette di indagare, se vuoi, aspetti periferici dell'essere umano. E' qui che le nostre opinioni divergono: dal momento che ho fiducia nella scienza (pensa a tutto quello a cui hanno condotto...il fatto che adesso possiamo comunicare nel forum è uno delle miridiadi di esempi), ritengo che siano necessarie delle conoscenze scientifiche anche in psicologia, malgrado (almeno per ora?), si possano ottenere solo sugli aspetti periferici dell'uomo.

    Come vedi, abbiamo posizione distinte, ma mi fa piacere che siamo d'accordo sull'epistemologia dei nostri due differenti approcci.
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  10. #115
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    "dal momento che ho fiducia nella scienza (pensa a tutto quello a cui hanno condotto...il fatto che adesso possiamo comunicare nel forum è uno delle miridiadi di esempi), ritengo che siano necessarie delle conoscenze scientifiche anche in psicologia, malgrado (almeno per ora?), si possano ottenere solo sugli aspetti periferici dell'uomo".

    Bada che ho fiducia nella scienza anch'io. Ti dirò di più, credo che la scienza, per quello che significava questo termine (conoscenza, cognizione) prima che venisse cannibalizzato da alcune discipline della scienza, sia l'anima dell'umanità. L'uomo è spinto verso la conoscenza ed è questa una delle caratteristiche distintive dalle altre specie.
    Soltanto che io credo che sia l'oggetto di una scienza a fare il metodo e non il metodo scientifico a fare l'oggetto. Se l'oggetto è l'inconscio il metodo non può che essere quello dell'ascolto, dell'osservazione, dell'interpretazione etc., difficilmente possiamo considerare di giungere ad alcunchè con sofisticati strumenti tecnologici che indagano le remote circonvoluzioni della nostra corteccia. Se io penso che l'infante imiti gli adulti non è scoprendo l'esistenza dei mirror neurons che ho la conferma, lo sapevo già da prima.
    Ecco tutto.

  11. #116
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Mi fa piacere che tu abbia fiducia nella scienza (come puoi capire non è così scontato...). Come hai scritto, scienza e conoscenza al giorno d’oggi non sono sinonimi: attualmente una conoscenza scientifica è una forma di conoscenza ottenuta col metodo sperimentale, e non la conoscenza tout court. Adesso capisco perché mi hai fatto quella distinzione ‘se per scienza intendiamo…’. Fatto sta che oggi il significato condiviso di scienza è, in estrema sintesi, una conoscenza oggettiva (osservatori diversi compiono le stesse osservazioni se fatte nelle medesime condizioni, il tutto ai fini di replicare il fenomeno).
    Quando dici che è l’oggetto di una scienza a fare il metodo, in una certa misura, è vero (i metodi della fisica e della biologia sono molto diversi, fenomeni diversi richiedono procedure scientifiche differenti), ma il principio dell’oggettività rimane, indipendentemente dall’oggetto di studio, e quindi dalla disciplina.
    Quando si arriva alla psicologia, e si vuole applicare il metodo scientifico (parlo quindi solo del principio dell’oggettività), si devono impiegare metodi particolari: figurati che io alle superiori ho fatto un indirizzo di fisica e non puoi renderti conto quanto mi sono sembrati ‘strani’ e ‘poco ortodossi’ i manuali che ho studiato facendo l’indirizzo di generale e sperimentale (pochissime formule matematiche; per descrivere le conoscenze scientifiche su un argomento bisogna elencare gli esperimenti, dai più vecchi ai più recenti; manca frequentemente una visione d’insieme o una teoria generale, etc). Questi metodi particolari, come ho scritto prima, non si possono applicare a tutti gli aspetti umani: nessuno si sognerebbe mai di studiare l’inconscio freudiano (ho usato questa espressione per distinguerlo dai processi impliciti della psicologia cognitiva) con il metodo scientifico: come hai detto tu, se l’oggetto è un complesso di significati, l’unico metodo è l’interpretazione.
    Concludi il tuo intervento parlando dei mirror neurons. Prima di commentartelo, vorrei dirti che la psicologia ha prodotto tutta una serie di conoscenze scientifiche, prescindendo dalle neuroscienze. Per dimostrare che il bambino imita gli adulti, basta compiere delle osservazioni, magari confrontando bambini che vedono gli adulti fare solo una gamma ristretta di comportamenti (perdonami la mancanza di etica della ricerca, ma sono esempi fini a sé stessi) : variando questa gamma, si guarda come variano i comportamenti dei bambini e con le analisi statistiche appropriate ho i miei dati scientifici. Se poi, invece, vuoi dare dei significati all’imitazione (il bambino ha imitato questo comportamento e non quest’altro e questo significa che rifiuta il padre perché lo ha visto con un’altra donna e così via…) allora il metodo scientifico non può dirci niente.
    Venendo ai mirror neurons, non credo che il senso di questa scoperta sia cercare prove per verificare che l’infante imiti gli adulti (e, ancor meno, attribuire dei singnificati all’imitazione); credo (ma sono un po’ arrugginito in neuroscienze, e se Itsuki mi aiutasse sarebbe meglio) che bisogna riferire questa scoperta scientifica al complesso di studi volti ad indagare il funzionamento del cervello umano e delle sue relazioni con i processi cognitivi: la domanda a cui si vuole rispondere è ‘come il cervello fa a…’ (e di riflesso come fa l’individuo, che, ovviamente, usa il suo cervello per farlo). Sto quindi studiando qualcosa di ‘oggettivo’, prescindendo dai significati e dai vissuti interiori della persona. Quindi, tra l’impiego della funzione e il mondo interiore dell’individuo c’è un abisso incolmabile, almeno per ora. Tutto sommato è quello che dice Jerry Fodor con la distinzione tra i moduli –studiabili con i metodi della scienza cognitiva- e i sistemi centrali –forse al di fuori della portata del metodo scientifico-.
    Letyzzetta, mi rendo conto che per la tua prospettiva l’uomo è un insieme di vissuti e significati complessi, e per questo gli aspetti periferici che studia scientificamente la psicologia sperimentale ti dicono veramente poco, difficilmente riesci ad intravederne un senso, e da qui può derivare la tua opinione che non valga la pena studiarli. Io sono di un altro parere: a me interessano molto più i freddi processi cognitivi e le loro relazioni col cervello, ma, in ultima istanza, si tratta di gusti personali. Vorrei concludere dicendoti che non per questo sono convinto che in psicologia clinica un approccio idiografico non serva a niente: anzi, sono convinto di tutto il contrario, dal momento che solo questo tipo di approccio spiega questi aspetti complessi dell’essere umano, così centrali in clinica.
    Ultima modifica di korianor : 05-10-2005 alle ore 10.53.02
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  12. #117
    io mordo
    Ospite non registrato
    Io non conosco bene gli studi condotti da Mattioli ma sembrerebbe che le sue ricerche abbiano indagato efficacemente sia l'arrabbiatura che il sogno ad esempio...
    La sua teoria consente di interpretare i sogni con una certa precisione ed efficacia, essendo poi un modello fondato sulle neuroscienze è anche transponibile in ambiti terapeutici non propriamente psicoanalitici.
    Penso che, per fare un esempio, gli studi di Mattioli abbiano prodotto una visione più chiara di che cosa sia e a cosa serva il sogno.


    Letyzzetta, è mai entrata nella stanza dei sogni?
    ...è la sua materia, non le interessano i sogni degli utenti del forum?

  13. #118
    Postatore Compulsivo L'avatar di Itsuki
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    bellissima questa parte sul metodo scientifico e sulla scienza...mi complimento sia con korianor che con letyzzetta per il livello della discussione!!
    dato che (purtroppo) ho poco tempo per scrivere buona parte di quello che mi è passato per la testa leggendo i vostri post, preciso soltanto una cosa che mi ha attratta perchè negli ultimi anni ho discusso parecchio dei mirror neurons, tra parentesi criticando anche certi punti della teoria che, in virtù della scoperta di rizzolatti, era stata messa in piedi sulla base di questi soli circuiti neurali...
    il punto è che sono proprio diversi i livelli di analisi che voi due avete associato allo stesso argomento dei mirror neurons: lety ha letto la notizia della scoperta di questi circuiti con la lente dei suoi studi (in ogni caso è una lettura a cui, per esempio, io non avevo pensato, quindi ben venga!), ovvero ad un livello molto superiore nei processi e nelle dinamiche mentali. invece, sia io che kori, come probabilmente un sacco di altri studiosi, ci siamo immediatamente chiesti: "cavolo!! allora vuol forse dire che è da lì che nasce la consapevolezza di un individuo di saper fare qualcosa??"

    cioè...come ha detto kori, c'è proprio un divario (finora incolmabile, ma sono ottimista per il futuro: una collaborazione per me sarebbe l'ideale) di intenzioni delle due prospettive di ricerca e di analisi.

    non penso che ad uno psicoterapeuta interessi sapere cosa succede materialmente dentro il cervello di una paziente anoressica: il suo scopo è indagarne le dinamiche e le cause e, se possibile, porre rimedio. quello che interessa ad uno psicobiologo è capire in che modo il circuito delle ricompense e del piacere sia interconnesso con quello della fame e della sete e che tipo di modificazione (e ad opera di che inibizione *forse frontale?*) strutturale e farmacologica sia avvenuta in quei circuiti tale da far si che quella ragazza non voglia più mangiare.

    guardate, che le due posizioni non sono poi così distanti...è solo che ad uno non interessa la prospettiva dell'altro...se invece si dialogasse, e si ampliassero un po' le nostre vedute, non potremmo che guadagnare da questo scambio di informazioni. poichè la psicoanalisi analizza il mondo soggettivo e la scienza tenta di osservare e trovare le leggi che regolano il mondo oggettivo, perchè non tentare un approccio che benefici dei vantaggi di entrambe le prospettive??
    Ultima modifica di Itsuki : 05-10-2005 alle ore 15.35.49
    Frequentatrice (ormai) molto saltuaria di opsonline!!
    EX-moderatrice della stanza di neuropsicologia e scienze cognitive

    Finalmente ho un sito personale "SERIO"
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    My soul is painted like the wings of butterflies, fairy tales of yesterday will grow but never die...I can fly, my friends!

  14. #119
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
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    Itsuki....che dire? vedo che hai colto perfettamente il senso del mio discorso!

    Inoltre non ti sei fermata alla mia posizione, un po' sulla difensiva, finalizzata solo a distinguere i due campi, ma hai anche esortato ad una sinergia tra le due prospettive, fantastico!

    Purtroppo a mio parere moltissimi psicologi e studenti di psicologia faticano molto a distinguere le differenze tra questi due approcci...e al momento pensare ad un dialogo produttivo è molto arduo...
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  15. #120
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    Cari amici... bravi.
    Certamente la discussione che abbiamo avviato è talmente interessante e complessa che sentirei la necessità di un incontro e di un confronto personale che possa contribuire a superare l'ostacolo del mezzo, tecnologicamente superlativo, ma pur sempre limitante le potenzialità di una discussione a viso aperto. Ma ci accontenteremo.

    Vorrei smentire l'amico korianor perchè non è vero che io non ritengo degni di studio i temi di cui lui, mi pare con profitto, si occupa. Penso che sia importante studiare tutto ciò di cui si può studiare a patto di non pretendere di utilizzare un risultato ottenuto sulle scimmiette rehsus come esemplificativo di ciò che accade nel genere umano (a buon intenditor...).

    Vorrei anche dire che quello che sembra dalle vostre parole un miraggio da salutare con entusiasmo non è una allucinazione ma realtà concreta. Molti, forse troppi, psicoanalisti si occupano di questo livello interdisciplinare e sono intenti a sviluppare un dialogo con le neuroscienze, da questo faccio derivare la citazione sui mirror neurons.
    Esiste una rivista da tre o quattro anni, che i più accorti di voi conosceranno, che si chiama neuropsychoanalisys e che ospita esclusivamente articoli di ricerche che hanno l'esplicita finalità di coltivare questo campo di intersezione tra la psicoanalisi e la neurobiologia.

    Ho maggiori difficoltà a convenire con itsuki quando fa l'esempio della anoressica... ma questa è un'altra storia,
    buon lavoro,
    L

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