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  1. #106
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da evolution Visualizza messaggio
    Di fatto quando chiedi a un counselor (che non sa che studi psicologia) che differenza c'è tra psicoterapia e counseling o tra counselor e psicologo la risposta è che lo psicologo lavora sulla parte malata, mentre il counselor su quella sana. Questo non è assolutamente vero, la psicoterapia, nata prima del counseling, può lavorare sulla parte "sana" o stimolare le potenzialità della persona e di fatto lo fa. Poi ci sono diverse scuole e livelli di intervento. Comunque rispondendo così non ditemi che non è da ciarlatano, si vuole imbrogliare la persona che si ha di fronte, facendogli credere che il counseling è addirittura meglio (noi lavoriamo sulla parte sana per fare evolvere la persona e incrementiamo le risorse e potenzialità! ...e via dicendo.) A parte che dire che lavorate sulla parte sana equivale a dire che ce n'è una non sana, o malata, il che vuol dire che fate abuso della professione medica. Non senti un counselor che dice la diversità di formazione. Quando parlo di counselor non mi riferisco a chi ha la laura in psicologia, perchè entriamo nel campo del counseling psicologico, e quì non ho niente da dire.
    Ciao evolution, scusami se sono così diretto, ma dal tuo post traspare la più assoluta incomprensione di cosa sia il counseling... Ora, conoscendo bene entrambe le realtà, mi permetto di fare alcune considerazioni.

    Il counseling, termine non traducibile nell'italiano consulenza (in inglese infatti il termine che indica la consulenza è consulting) ha origine latina e - te la faccio breve per non tediarti troppo - significa "aiuto ad alzarsi" e, più in generale, "accompagnamento".

    Fu usato inizialmente in Inghilterra come sinonimo di "assistenza legale", poi nel corso dei secoli tale accezione si è perduta.

    Fu ripreso intorno alle fine dell'800 negli Stati Uniti da Frank Parson, il quale lo utilizzò per definire la sua attività di orientamento (attività ch egli rivolgeva ai giovani reduci dalla guerra i quali andavano ricollocati all'interno della società, sia da un punto di vista scolastico, lavorativo, sia - più in generale - da un punto di vista sociale).

    Il termine viene poi nuovamente ripreso da un gruppo di studiosi (i più noti sono Carl Rogers e Rollo May) per indicare un particolare tipo di intervento teso a lavorare insieme all'individuo per aiutarlo nella risoluzione di alcuni problemi.

    L'intuizione di questo gruppo di studiosi si basa sull'aver effettuato interessanti sintesi di concetti mutuati da realtà diverse: il concetto di libertà proprio all'esistenzialismo, l'adozione di un modello fenomenologico, e la convinzione che i modelli di intervento allora esistenti negli USA (la psicoanalisi ed il comportamentismo) partissero da una concezione dell'uomo - inteso nella sua totalità - sbagliata.

    Rogers è particolarmente influenzato dagli studi di Jesse Taft sulla enfatizzazione della libertà personale ed il controllo interno delle persone; e da quelli di Otto Rank relativi agli sviluppi delle teorie sulla relazione.
    Ma tutta l'impalcatura teoretica rogersiana si basa sulla convinzione che l'essere umano possiede una sua integrità psicologica ed è pienamente responsabile e cosciente dei cambiamenti della sua vita, delle mete raggiunte e delle direzioni intraprese.

    L'idealismo teologico in Rogers si manifesta appunto sull'enfasi che egli pone al concetto di autodeterminazione, indipendentemente da fattori biologici o sociali che possano inibire questa tendenza attualizzante.
    L'approccio umanistico in generale, e quello centrato sulla persona in particolare, è di questo che si occupano. Ritengono, nella sostanza, che ogni individuo sia sostanzialmente "sano" e che nella vita di un soggetto possano capitare degli avvenimenti non ascrivibili al settore della patologia. Sono avvenimenti con i quali, bene o male, l'uomo ha semppre convissuto. E rispetto ai quali ha sempre dimostrato di avere - in alcuni casi - risorse adeguate per superarli. In altri casi, ha avuto bisogno di un aiuto per affrontarli.

    Mi riferisco, ad esempio, alle difficoltà di gestire un rapporto con il proprio figlio, alla difficoltà di effettuare una scelta lavorativa, alla difficoltà di ambientarsi in un nuovo posto di lavoro, al problema del ricollocamento professionale quando si viene licenziati a 50 anni, all'incapacità di gestire la situazione di quando il tuo unico figlio si sposa e va via di casa, alle diffocltà che può attraversare una neomamma che si trova a dover conciliare il lavoro con l'allattare tre gemelli, e così via.

    L'intervento di counseling si basa su alcune condizioni che devono essere tutte soddisfatte per poter parlare, appunto, di counseling: definizione di un obiettivo, definizione di un contesto spazio-temporale, definizione di una motivazione soggettiva.

    Il counseling e la psicoterapia non sono affatto in contraddizione. Hanno semplicemente due modi diversi di concepire l'essere umano. Come ben sai un paradigma è un riduttore di complessità. Io posso dividere gli essere umani tra maschi e femmine. E li posso dividere anche tra biondi e castani. Le due cose non sono in contraddizione in quanto sono tutte e due vere. L'una non esclude l'altra, sono semplicemente due modi diversi di ridurre la complessità umana.

    Non sottovalutare inoltre il fatto che alcune delle peculiarità del counseling possono essere utilizzate all'interno di altre professioni (in questo caso si parla di abilità di counseling). Penso agli infermieri, ai medici, agli educatori, agli assistenti sociali, agli insegnanti, etc.
    Di questo si occupa il counseling.

    Ora, si può benissimo non essere daccordo, si può benissimo demolire punto per punto la teoria rogersiana, ma non si può sostenere che il counseling e la psicoterapia sono la stessa cosa.

    Anche perché, rifletti: da una parte si dice che il counseling è la stessa cosa della psicoterapia; dall'altra che il counseling è consulenza psicologica. Se ciò fosse vero se ne evincerebbe che la psicoterapia e la consulenza psicologica sono la stessa cosa...

    Non credo affatto.

    Il fatto che alcune persone possono in maniera fraudolenta adottare la dicitura "counseling" per fare tutt'altro... questo non cambia di una virgola ciò che ho detto. Gli abusi, laddove ci sono, vanno puniti a tutela non tanto dello psicologo quanto del cittadino.

    L'idea che traspare da molti post sul forum è che il counselor sia - nella migliore delle ipotesi - un disgraziato che per incapacità o svogliatezza non ha voluto prendersi la laurea in psicologia e ha cercato una scorciatoia per esercitare abusivamente. Traspare altresì l'idea che il counselor sia uno che di mestiere prende in carico gli ansiosi per curarli, piuttosto che i depressi o gli ossessivi. Insomma, delle persone affette da patologie psicologiche con il preciso intento di curarle.

    Non si riesce a concepire la convivenza con un professionista non psicologo in quanto, avendo all'interno della propria formazione materie ad alto contenuto psicologico, sarebbe tout court uno psicologo abusivo. Ripeto: che si puniscano gli abusi, che si puniscano le scuole di formazione che in maniera fraudolenta formano i counselor... ma non che si sostenga che counseling e psicoterapia sono sinonimi.

    Ricordo che la formazione in counseling prevede obbligatoriamente - così come chiaramente indicato da Rollo May - una propria formazione e crescita personale, cosa che - come ben sai - non è obbligatoria neanche per tutti i modelli psicoterapeutici. Io al solo pensiero che uno psicoterapeuta non sia obbligato a fare analisi personale... rabbrividisco!

    Comunque, torniamo al tema: il fatto di effettuare un percorso di crescita personale prevede senza dubbio anche una rielaborazione delle motivazioni che ti spingono a voler fare il counselor. Va da se che se lo psicoterapeuta che conduce l'analisi è una persona seria, lavorerà molto attentamente su questo, onde evitare proprio quello che dicevamo prima.

    Sai, proprio come avviene per chi fa richiesta di iscrizione alla facoltà di psicologia piuttosto che alla specializzazione in psicoterapia, anche nella formazione in counseling ti capita un po' di tutto... però qui sta alla correttezza dell'ente di formazione.

    Analisi della domanda prima di tutto. La tua è una richiesta di formazione? La tua è una richiesta di terapia? La tua è una richiesta di aiuto? La tua è una richiesta di passare il tempo?

    La stessa deontologia poi dovrebbe essere usata dal counselor professionista. Idem come sopra: analisi della domanda prima di tutto. la tua è una richiesta di counseling? La tua è una richiesta di terapia? La tua è una richiesta di aiuto generica? Qui il professionista serio dovrebbe sapere come comportarsi.

    Purtroppo, come nel post precedente ho scritto, la totale assenza di regole e di norme non favorisce chi, seriamente, si forma e pratica il counseling. Non tutela il professionista serio, non tutela l'ente di formazione serio ma, soprattutto, non tutela il cittadino che non ha la certezza di usufruire di un servizio serio.

  2. #107
    Partecipante Figo
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Salve, sono stata per un pò zitta zitta ad ascoltare le opinioni altrui......Penso che quello di Quattrostracci sia l'intervento più incisivo per quanto riguarda l'argomento counselling. Bravo! Condivido tutto quello che hai detto nel tuo ultimo mes. perfino le virgole!!!!!!

  3. #108
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Analisi della domanda prima di tutto. La tua è una richiesta di formazione? La tua è una richiesta di terapia? La tua è una richiesta di aiuto? La tua è una richiesta di passare il tempo?

    La stessa deontologia poi dovrebbe essere usata dal counselor professionista. Idem come sopra: analisi della domanda prima di tutto. la tua è una richiesta di counseling? La tua è una richiesta di terapia? La tua è una richiesta di aiuto generica? Qui il professionista serio dovrebbe sapere come comportarsi.
    Scusa, ma questa non è "analisi della domanda" è una "analisi della richiesta", la persona che si rivolge ad un professionista non sa che cosa domanda, ha una richiesta, ma la domanda va sempre al di là della richiesta di intervento tout court. E trattare la richiesta come tale, da questo punto di vista, significa agire una collusione. L'equivoco del counselling, secondo me, è tutto qui.

    Saluti,
    ikaro

  4. #109

    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    [/QUOTE]Purtroppo, come nel post precedente ho scritto, la totale assenza di regole e di norme non favorisce chi, seriamente, si forma e pratica il counseling. Non tutela il professionista serio, non tutela l'ente di formazione serio ma, soprattutto, non tutela il cittadino che non ha la certezza di usufruire di un servizio serio.[/QUOTE]


    Concordo pienamente con questo punto, che e' fondamentale.Se esistesse una normativa piu' chiara circa il counselling forse questa lunga conversazione avrebbe assunto le parvenze di un critico scambio tra professionisti anziche', come in certi passaggi, di uno sterile attacco reciproco....
    Saluti,
    Silviaxxx

  5. #110
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Scusa, ma questa non è "analisi della domanda" è una "analisi della richiesta", la persona che si rivolge ad un professionista non sa che cosa domanda, ha una richiesta, ma la domanda va sempre al di là della richiesta di intervento tout court. E trattare la richiesta come tale, da questo punto di vista, significa agire una collusione. L'equivoco del counselling, secondo me, è tutto qui.
    Ciao Ikaro, intanto provo a scindere le due situazioni.

    Da una parte la domanda di formazione in counseling. Quando un potenziale allievo si rivolge ad una scuola (seria) di counseling la scuola dovrebbe valutare attentamente il tipo di richiesta. Ovvero cosa mi sta chiedendo l'allievo in quel momento: è una reale richiesta di formazione? Oppure si cela una sottesa richiesta di terapia? Oppure è uno in cerca di un "pezzo di carta" per poi operare in libertà? Poi c'è una seconda fase: durante l'analisi il terapeuta dovrebbe monitorare molto attentamente il soggetto nelle sue varie fasi di sviluppo e di crescita. E una scuola (seria) non dovrebbe vergognarsi nel dire: "Ascolta: cambia strada perché questo mestiere non è adatto a te". Oppure: "Hai una situazione tale che prima sottoponiti ad un psicoterapia individuale e poi ritorna". Questo secondo me è fare formazione in maniera seria.

    Poi c'è l'altra parte. Quando il counselor lavora deve analizzare attentamente la domanda del suo cliente. Cosa mi sta chiedendo in questo momento il mio cliente? Vabbé, aiuto. Ma nello specifico: ha proprio bisogno di me? Oppure necessiterebbe di una psicoterapia? Oppure di un intervento farmacologico e quindi lo invio allo psichiatra? Oppure all'assistente sociale?

    Credo di aver colto la differenza che fai tra domanda e richiesta. Sono in parte daccordo. Trovo tuttavia che non sempre, come tu dici, "la persona che si rivolge ad un professionista non sa che cosa domanda, ha una richiesta".

    (S)cadiamo proprio nel pratico. Arriva da un counselor un signore di 43 anni che ha perso il lavoro ed ha necessità di riorganizzare la propria vita. Non sa come comportarsi, non sa come si fa un curriculum vitae, non sa a quali aziende inoltrare domanda di assunzione, non sa bene come fare rispetto a dei debiti che ha pendenti. Questa è una richiesta (domanda, vedi tu) adatta ad un intervento di counseling.

    C'è una mamma che non sa come conciliare il lavoro con i figli: aiutarla a gestire gli orari, il tempo più in generale, a far leva su risorse che lei ha, ma che magari non utilizza o che magari hanno necessità di essere potenziate. Questa è una richiesta (idem, domanda, vedi tu) di counseling.

    C'è un signore che lamenta di soffrire di insonnia e di disturbi intestinali. Racconta inoltre che ultimamente ha difficoltà ad uscire di casa e compiere le sue normali attività in quanto, quando succede, prova un senso di oppressione, gli manca il respiro, gli sembra che il cuore vada a mille... vorrebbe stare meglio. Ecco, qui ci troviamo di fronte alla mancanza dei requisiti per effettuare un intervento di counseling: manca il contesto, manca la spazialità, manca la temporalità e soprattutto manca l'obiettivo (stare meglio non è definibile come obiettivo in quanto troppo generico). In questo caso il counselor deve effettuare un invio.

  6. #111
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Concordo con ikaro. Dagli esempi portati non sembra proprio che venga fatta ciò che, in psicoanalisi, è chiamata "analisi della domanda" (inconscia). Ci si ferma sul livello di realtà, che è quello che dà problema a chi sta portando la richiesta. E' quindi necessario andare oltre, guardare al livello strutturale per capire le dinamiche e porre in atto un intervento su di esse.

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Trovo tuttavia che non sempre, come tu dici, "la persona che si rivolge ad un professionista non sa che cosa domanda, ha una richiesta".
    Mi chiedo perchè non ci sia "sempre" una domanda...


    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    (S)cadiamo proprio nel pratico. Arriva da un counselor un signore di 43 anni che ha perso il lavoro ed ha necessità di riorganizzare la propria vita. Non sa come comportarsi, non sa come si fa un curriculum vitae, non sa a quali aziende inoltrare domanda di assunzione, non sa bene come fare rispetto a dei debiti che ha pendenti. Questa è una richiesta (domanda, vedi tu) adatta ad un intervento di counseling.
    Come per l'altro esempio, mi sembra che qui sia ipotizzabile una dinamica di dipendenza ben chiara. Lavorare sulla struttura dipendente potrà aiutare il paziente ad iniziare a gestire autonomamente la sua vita, anzichè delegare sempre ad altri il "cosa fare".

    Saluti
    gieko

  7. #112
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Ciao Ikaro, intanto provo a scindere le due situazioni.

    Da una parte la domanda di formazione in counseling. Quando un potenziale allievo si rivolge ad una scuola (seria) di counseling la scuola dovrebbe valutare attentamente il tipo di richiesta. Ovvero cosa mi sta chiedendo l'allievo in quel momento: è una reale richiesta di formazione? Oppure si cela una sottesa richiesta di terapia? Oppure è uno in cerca di un "pezzo di carta" per poi operare in libertà? Poi c'è una seconda fase: durante l'analisi il terapeuta dovrebbe monitorare molto attentamente il soggetto nelle sue varie fasi di sviluppo e di crescita. E una scuola (seria) non dovrebbe vergognarsi nel dire: "Ascolta: cambia strada perché questo mestiere non è adatto a te". Oppure: "Hai una situazione tale che prima sottoponiti ad un psicoterapia individuale e poi ritorna". Questo secondo me è fare formazione in maniera seria.

    Poi c'è l'altra parte. Quando il counselor lavora deve analizzare attentamente la domanda del suo cliente. Cosa mi sta chiedendo in questo momento il mio cliente? Vabbé, aiuto. Ma nello specifico: ha proprio bisogno di me? Oppure necessiterebbe di una psicoterapia? Oppure di un intervento farmacologico e quindi lo invio allo psichiatra? Oppure all'assistente sociale?

    Credo di aver colto la differenza che fai tra domanda e richiesta. Sono in parte daccordo. Trovo tuttavia che non sempre, come tu dici, "la persona che si rivolge ad un professionista non sa che cosa domanda, ha una richiesta".

    (S)cadiamo proprio nel pratico. Arriva da un counselor un signore di 43 anni che ha perso il lavoro ed ha necessità di riorganizzare la propria vita. Non sa come comportarsi, non sa come si fa un curriculum vitae, non sa a quali aziende inoltrare domanda di assunzione, non sa bene come fare rispetto a dei debiti che ha pendenti. Questa è una richiesta (domanda, vedi tu) adatta ad un intervento di counseling.

    C'è una mamma che non sa come conciliare il lavoro con i figli: aiutarla a gestire gli orari, il tempo più in generale, a far leva su risorse che lei ha, ma che magari non utilizza o che magari hanno necessità di essere potenziate. Questa è una richiesta (idem, domanda, vedi tu) di counseling.

    C'è un signore che lamenta di soffrire di insonnia e di disturbi intestinali. Racconta inoltre che ultimamente ha difficoltà ad uscire di casa e compiere le sue normali attività in quanto, quando succede, prova un senso di oppressione, gli manca il respiro, gli sembra che il cuore vada a mille... vorrebbe stare meglio. Ecco, qui ci troviamo di fronte alla mancanza dei requisiti per effettuare un intervento di counseling: manca il contesto, manca la spazialità, manca la temporalità e soprattutto manca l'obiettivo (stare meglio non è definibile come obiettivo in quanto troppo generico). In questo caso il counselor deve effettuare un invio.
    Bravo, bravo, bravo
    Io stessa non avrei saputo definirlo meglio...ma d'altronde sono ancora in training!!!
    Mi fa piacere scoprire che ci siano professionisti psicologi che hanno la giusta visione delle cose e che non pensano che i counsellor vogliano rubargli il mestiere!!

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio

    Molto spesso si tende a confondere (anche questo mi pare di averlo già detto altrove) la materia psicologia con la professione di psicologo. In qualche modo l'ordine, in questi anni, ha tentato a più riprese di arrogarsi il copyright su tutto quello che cominciava per psi...


    La realtà è molto diversa: esistono molti risvolti della psicologia e, parimenti, molte professioni che, pur essendo ad alto contenuto psicologico, non equivalgono ad esercitare la professione di psicologo.
    Certo è che la posizione assunta dall'ordine in questi anni è sempre stata di scontro frontale con le professioni limitrofe. C'è il counseling, ma c'è anche la mediazione familiare, la pedagogia, etc.

    Sono ancora più d'accordo sul fatto che l'albo degli psicologi abbia fatto si che fin'ora si generasse una confusione totale riguardo la psicologia.
    Sembra che solo gli psicologi possano farla.
    Come sottolineavi tu, un conto è fare lo psicologo, un conto è parlare e usare la psicologia.
    Mi risulta ad es. che al momento attuale gli psicologi non possano insegnare nelle scuole superiori perchè la classe di concorso prevede anche altre discipline (36A Filosofia, psicologia e scienze dell'educazione).
    Come pedagogista mi sono sentita rispondere spesso queste affermazioni.
    Non puoi usare la psicologia perchè non sei una psicologa e la laurea in pedagogia è un surrogato di quella in psicologia.

    Ahimè molti dimenticano infatti che la ns formazione universitaria prevede molti esami in psicologia così come nella filosofia, nella sociologia e naturalmente nella pedagogia e in tante altre discipline.
    Le diverse teorie psicologiche vengono usate anche dai pedagogisti con la DIFFERENZA che noi ci poniamo un'obiettivo finale di tipo educativo e non psicologico o psicoterapeutico o cmq riguardante la struttura della personalità dell'utente.
    Mi piace il modo in cui si sta evolvendo la discussione..
    Per dirla con E. Berne stiamo lavorando a un livello di stati dell'IO di Adulto-Adulto e spero che molti abbiano rinunciato al livello Bambino-Adulto che rischiava di diventare B-B.
    Ultima modifica di rosablu77 : 16-05-2009 alle ore 14.58.36

  8. #113
    Partecipante Assiduo L'avatar di rosablu77
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio


    Come per l'altro esempio, mi sembra che qui sia ipotizzabile una dinamica di dipendenza ben chiara. Lavorare sulla struttura dipendente potrà aiutare il paziente ad iniziare a gestire autonomamente la sua vita, anzichè delegare sempre ad altri il "cosa fare".

    Saluti
    Dinamica di dipendenza??
    Lavoro sula struttura?
    Mi sembra arbitraria questa definizione...
    Vedete la patologia ovunque!!!!
    Da quanto emerge il counselling secondo voi non può esistere (fatto almeno da persone che nn sono psicologi)..
    Mi spiace..che dire...vi troverete a confrontarvi con questa realtà...volenti o nolenti!!!!

  9. #114
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Concordo con ikaro. Dagli esempi portati non sembra proprio che venga fatta ciò che, in psicoanalisi, è chiamata "analisi della domanda" (inconscia). Ci si ferma sul livello di realtà, che è quello che dà problema a chi sta portando la richiesta. E' quindi necessario andare oltre, guardare al livello strutturale per capire le dinamiche e porre in atto un intervento su di esse.
    Ciao gieko, concordo con quello che dici. Tu però stai facendo una lettura attraverso strumenti "diversi" da quelli che utilizzerebbe un counselor. In effetti il counseling si ferma al livello di realtà o, per dirla alla Rogers, al qui e ora portato dal cliente in seduta, dove il cliente diventa l'unica fonte di informazioni utilizzabile da parte del counselor.

    Ora, quello che a me preme in questa sede, non è tanto dibattere nel merito (cosa che peraltro sarebbe molto interessante, ma dovremmo aprire una lunghissima parentesi sulla diversa epistemologia delle varie forme di aiuto), quanto nella forma.

    Io personalmente non ritengo che il counseling sia in conflitto con la psicoterapia proprio perché parte da premesse diverse e si pone obiettivi diversi.

    Mi pare di aver capito che sia tu sia ikaro avete una formazione psicoanalitica. Non so se lo conoscete, vi volevo segnalare questo libro (l'ho letto di recente): L'ascolto ad orientamento Psicoanalitico. E' scritto da un lacaniano che si occupa, tra le altre cose, di formare counselor.

    Ciao

  10. #115
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi chiedo perchè non ci sia "sempre" una domanda...
    Qui invece ci siamo fraintesi... certo: c'è sempre una domanda. Io però mi riferivo ad altro. Soffermandomi ad una lettura del piano di realtà (come un counselor dovrebbe fare) ipotizzavo che in alcuni casi ci sono clienti che hanno una domanda precisa (questo è l'obiettivo che voglio raggiungere) ed altri, invece, che hanno necessità di chiarificazione in quanto non hanno una domanda che tende al raggiungimento di un obiettivo definito.

    Mi ripeto: si può concordare o meno, ma sto semplicemente cercando di far comprendere quale è la tipologia di intervento di un counselor.

    Inoltre: qui ci stiamo sempre soffermando all'ipotesi che il counseling rappresenti necessariamente una relazione uno-a-uno.

    Ricordo in realtà che poi, il counseling, è molto più utilizzato come acquisizione di ulteriori strumenti che vengono poi spesi nel proprio lavoro non di counseling.

    Una delle abilità di counseling è, ad esempio, la gestione delle dinamiche di gruppo. Che male c'è se un insegnate di scuola elementare intendesse acquisire tale abilità per gestire meglio il suo gruppo-classe?

    Ancora una volta emerge una delle vere distinzioni tra counseling e psicoterapia: cioé la differenza di obiettivi che i due interventi si pongono.

    In questo caso l'insegnante non acquisisce lo strumento "gestione delle dinamiche di gruppo" per finalità terapeutiche, bensì educative e pedagogiche.

    E credo anche, per dirlo senza mezzi termini, che gli psicologi dovrebbero essere orgogliosi che tanta parte della materia psicologia è utile a tanti altri lavori perché, secondo me, apporta solo dei benefici.

    Quello che davvero non capisco è questa assurda paura che chiunque intenda acquisire strumenti mutuati dalla psicologia, lo faccia per fare abusivamente lo psicologo... non vorrei offendere la suscettibilià di nessuno (e qui esco dal piano di realtà), ma mi pare un tantinello delirante...
    Ultima modifica di quattrostracci : 04-02-2009 alle ore 14.54.52

  11. #116
    Partecipante Esperto
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    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio

    Non sottovalutare inoltre il fatto che alcune delle peculiarità del counseling possono essere utilizzate all'interno di altre professioni (in questo caso si parla di abilità di counseling). Penso agli infermieri, ai medici, agli educatori, agli assistenti sociali, agli insegnanti, etc.
    Di questo si occupa il counseling.


    Ricordo che la formazione in counseling prevede obbligatoriamente - così come chiaramente indicato da Rollo May - una propria formazione e crescita personale, cosa che - come ben sai - non è obbligatoria neanche per tutti i modelli psicoterapeutici. Io al solo pensiero che uno psicoterapeuta non sia obbligato a fare analisi personale... rabbrividisco!
    Ciao quattrostracci,
    grazie per la lunga spiegazione, come detto in un post precedente sono daccordo sul fatto che professionisti (infermieri, educatori, ecc.) facciano corsi di counseling per migliorare il loro lavoro, la relazione con le persone, ecc, ma non concordo che persone che abbiano fatto, che so, l'alberghiera (che sapranno cucinare benissimo) vadano a fare un corso di pochi week-end e aprano uno studio come counselor, ma di fatto fanno delle psicoterapie o minimo dei sostegni psicologici.
    Quanto al fatto che ci siano scuole di psicoterapia che non chiedano un analisi personale sono daccordo con te, ma conosco counselors che hanno fatto solo qualche ora, e se guardi bene ci sono scuole anche di counseling che non la richiedono.

  12. #117
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    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio

    (S)cadiamo proprio nel pratico. Arriva da un counselor un signore di 43 anni che ha perso il lavoro ed ha necessità di riorganizzare la propria vita. Non sa come comportarsi, non sa come si fa un curriculum vitae, non sa a quali aziende inoltrare domanda di assunzione, non sa bene come fare rispetto a dei debiti che ha pendenti. Questa è una richiesta (domanda, vedi tu) adatta ad un intervento di counseling.

    C'è una mamma che non sa come conciliare il lavoro con i figli: aiutarla a gestire gli orari, il tempo più in generale, a far leva su risorse che lei ha, ma che magari non utilizza o che magari hanno necessità di essere potenziate. Questa è una richiesta (idem, domanda, vedi tu) di counseling.
    Se il counselor si limitasse a lavorare in questi ambiti, ben venga. Nessuno di quelli che conosco lo fa, forse sarò sfortunato io. Se quello che tu descrivi è l'ambito del counseling sarei favorevole ad una regolamentazione. Purtroppo la realtà è ben lontana da questo.

  13. #118
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Ciao quattrostracci,
    grazie per la lunga spiegazione, come detto in un post precedente sono daccordo sul fatto che professionisti (infermieri, educatori, ecc.) facciano corsi di counseling per migliorare il loro lavoro, la relazione con le persone, ecc, ma non concordo che persone che abbiano fatto, che so, l'alberghiera (che sapranno cucinare benissimo) vadano a fare un corso di pochi week-end e aprano uno studio come counselor, ma di fatto fanno delle psicoterapie o minimo dei sostegni psicologici.
    Quanto al fatto che ci siano scuole di psicoterapia che non chiedano un analisi personale sono daccordo con te, ma conosco counselors che hanno fatto solo qualche ora, e se guardi bene ci sono scuole anche di counseling che non la richiedono.
    Ciao evolution, le scuole di counseling che non richiedono un percorso personale non sono scuole serie. Le scuole che formano counselor in alcuni week-end non sono scuole serie. Il counselor che fa sostegno psicologico a seguito di alcuni week-end di formazione non è una persona seria.

    Cerchiamo di intenderci: la mia non è una difesa d'ufficio degli imbroglioni, è una difesa contro la demonizzazione del counseling, che è una sua professione con una sua dignità.

    Per quanto riguarda il percorso di studi: il presupposto è che in Italia non vi è una norma che indichi un percorso di studi minimo. Questa (assenza) è dunque la base di partenza. Le maggiori associazioni di counseling hanno strutturato un percorso che è triennale, con un monte ore non inferiore alle 450-500, con l'obbligo dell'analisi personale, con l'obbligo della supervisione, con l'obbligo di almeno 150 ore di tirocinio, con l'obbligo di esami e con l'obbligo di acquistare e studiare almeno una quindicina di testi più circa un'altra cinquantina opzionali.

    Dopodiché, se c'è la scuola che spaccia un week-end intensivo (magari dove si cammina sui carboni ardenti...) per counseling... io posso farci ben poco. Ma tale grave carenza non deve in alcun modo ricadere su chi fa seriamente la formazione, bensì sull'assenza della norma che invita a nozze i furbacchioni.

    Per questo dico che non ha senso fare la guerra al counseling fatto da non psicologi (tanto se oggi blocchi il counseling, domani c'è il coaching, e dopodomani le tecniche di respirazione, e dopodomani ancora l'imposizione delle mani... insomma: la storia non finisce mai).

    Sarebbe molto più proficuo sostenere il counseling (che è una cosa seria, a differenza dell'imposizione delle mani...) accompagnandolo nello strutturare un suo proprio percorso che sia riconosciuto dallo Stato ma, soprattutto, dalla comunità.

    Quanto alla questione del titolo di accesso, ovvero il diploma di scuola media superiore. Qui ci troviamo di fronte ad un grosso equivoco. Provo a spiegarlo.

    La formazione in counseling è da intendersi come "formazione professionale" e come tale non può che avvenire dopo il diploma.

    In tutto il resto del mondo, tranne che in Italia, la formazione avviene proprio con questi criteri. O il 3 + 2 + 3 o il 3 + 2 + 4 (ad esempio il B.A., l'M.A. e il Ph.D.). Non sto dando i numeri...: un percorso triennale immediatamente professionalizzante, un biennio per il dottorato e successivamente un altro triennio o quadriennio di specializzazione.

    Non è un caso se la riforma universitaria (premetto che in Italia è stata fatta con i piedi) prevede proprio il 3 + 2: è totalmente allineata ai paesi UE.

    In questo le associazioni di counseling sono state a suo tempo (sulla scorta dell'esperienza dell'EAC, l'associazione europea di counseling) molto lungimiranti in quanto hanno anticipato ciò che di lì a poco sarebbe diventato sostanzialmente la norma. Poi, ripeto, il fatto che Italia la riforma sia stata fatta in maniera aberrante è un altro paio di maniche... ciò che conta è lo spirito che c'era alla base.

    Che peraltro è molto semplice: l'Europa va nella direzione di abbassare l'età di ingresso nel mondo del lavoro, strutturando percorsi (che sempre più dovranno essere armonizzati fra di sé) brevi che ti danno in mano un "mestiere" e permettendoti comunque di poterti continuare a formare (biennio del dottorato e successiva specializzazione) in quel settore.

  14. #119
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Ciao evolution, le scuole di counseling che non richiedono un percorso personale non sono scuole serie.
    Su questo dissento perchè non è necessario il percorso personale nel momento in cui non si va ad operare con la persona a livello di struttura di personalità ma a livello educativo-sociale.
    Nella scuola dove mi sto formando il percorso offerto gratuitamente è di 20 ore di psicoterapia personale con la scelta di aderirvi o meno.
    E' chiaro poi che durante le esercitazioni che peraltro avvengono ad ogni modulo vengono fuori degli aspetti di sè su cui vienen fatta della metacomunicazione ma è chiaro che non essendo quella una sede e una seduta di psicoterapia ognuno sceglierà di prendersi o meno cura di quell'aspetto in un altro modo.

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Le scuole che formano counselor in alcuni week-end non sono scuole serie. Il counselor che fa sostegno psicologico a seguito di alcuni week-end di formazione non è una persona seria
    Concordo invece con questo.
    Non ho mai sentito scuole di counselling che in un paio di weekend rilasciano il titolo.
    Forse si confonde con un attestato.
    Da questo punto di vista il percorso è uniforme pe tutte le scuole aderenti all'Associazione di counselling.
    Il percorso è di un minimo di 450 ore in cui sn previsti il tirocinio, le ore di esercitazione al di fuori dei seminari e la tesi finale con esame.
    Il secondo livello è quello di counsellor professionista (il I livello è propedeutico) e in cui vienen fatta esclusivamente supervisione, almeno per quanto riguarda l'I.F.R.E.P che tra l'altro è in attesa di istituire questo secondo percorso.

    ...

  15. #120
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Quattrostracci scusa temo di non aver capito il discorso sulla formazione in counselling dopo la scuola media superiore. In effetti dà fastidio anche a me che un diplomato in alberghiera possa fare counsellig nel modo in cui è inteso cioè di aiuto alle persone senza avere una base umanistica.....

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