Ciao evolution, scusami se sono così diretto, ma dal tuo post traspare la più assoluta incomprensione di cosa sia il counseling... Ora, conoscendo bene entrambe le realtà, mi permetto di fare alcune considerazioni.
Il counseling, termine non traducibile nell'italiano consulenza (in inglese infatti il termine che indica la consulenza è consulting) ha origine latina e - te la faccio breve per non tediarti troppo - significa "aiuto ad alzarsi" e, più in generale, "accompagnamento".
Fu usato inizialmente in Inghilterra come sinonimo di "assistenza legale", poi nel corso dei secoli tale accezione si è perduta.
Fu ripreso intorno alle fine dell'800 negli Stati Uniti da Frank Parson, il quale lo utilizzò per definire la sua attività di orientamento (attività ch egli rivolgeva ai giovani reduci dalla guerra i quali andavano ricollocati all'interno della società, sia da un punto di vista scolastico, lavorativo, sia - più in generale - da un punto di vista sociale).
Il termine viene poi nuovamente ripreso da un gruppo di studiosi (i più noti sono Carl Rogers e Rollo May) per indicare un particolare tipo di intervento teso a lavorare insieme all'individuo per aiutarlo nella risoluzione di alcuni problemi.
L'intuizione di questo gruppo di studiosi si basa sull'aver effettuato interessanti sintesi di concetti mutuati da realtà diverse: il concetto di libertà proprio all'esistenzialismo, l'adozione di un modello fenomenologico, e la convinzione che i modelli di intervento allora esistenti negli USA (la psicoanalisi ed il comportamentismo) partissero da una concezione dell'uomo - inteso nella sua totalità - sbagliata.
Rogers è particolarmente influenzato dagli studi di Jesse Taft sulla enfatizzazione della libertà personale ed il controllo interno delle persone; e da quelli di Otto Rank relativi agli sviluppi delle teorie sulla relazione.
Ma tutta l'impalcatura teoretica rogersiana si basa sulla convinzione che l'essere umano possiede una sua integrità psicologica ed è pienamente responsabile e cosciente dei cambiamenti della sua vita, delle mete raggiunte e delle direzioni intraprese.
L'idealismo teologico in Rogers si manifesta appunto sull'enfasi che egli pone al concetto di autodeterminazione, indipendentemente da fattori biologici o sociali che possano inibire questa tendenza attualizzante.
L'approccio umanistico in generale, e quello centrato sulla persona in particolare, è di questo che si occupano. Ritengono, nella sostanza, che ogni individuo sia sostanzialmente "sano" e che nella vita di un soggetto possano capitare degli avvenimenti non ascrivibili al settore della patologia. Sono avvenimenti con i quali, bene o male, l'uomo ha semppre convissuto. E rispetto ai quali ha sempre dimostrato di avere - in alcuni casi - risorse adeguate per superarli. In altri casi, ha avuto bisogno di un aiuto per affrontarli.
Mi riferisco, ad esempio, alle difficoltà di gestire un rapporto con il proprio figlio, alla difficoltà di effettuare una scelta lavorativa, alla difficoltà di ambientarsi in un nuovo posto di lavoro, al problema del ricollocamento professionale quando si viene licenziati a 50 anni, all'incapacità di gestire la situazione di quando il tuo unico figlio si sposa e va via di casa, alle diffocltà che può attraversare una neomamma che si trova a dover conciliare il lavoro con l'allattare tre gemelli, e così via.
L'intervento di counseling si basa su alcune condizioni che devono essere tutte soddisfatte per poter parlare, appunto, di counseling: definizione di un obiettivo, definizione di un contesto spazio-temporale, definizione di una motivazione soggettiva.
Il counseling e la psicoterapia non sono affatto in contraddizione. Hanno semplicemente due modi diversi di concepire l'essere umano. Come ben sai un paradigma è un riduttore di complessità. Io posso dividere gli essere umani tra maschi e femmine. E li posso dividere anche tra biondi e castani. Le due cose non sono in contraddizione in quanto sono tutte e due vere. L'una non esclude l'altra, sono semplicemente due modi diversi di ridurre la complessità umana.
Non sottovalutare inoltre il fatto che alcune delle peculiarità del counseling possono essere utilizzate all'interno di altre professioni (in questo caso si parla di abilità di counseling). Penso agli infermieri, ai medici, agli educatori, agli assistenti sociali, agli insegnanti, etc.
Di questo si occupa il counseling.
Ora, si può benissimo non essere daccordo, si può benissimo demolire punto per punto la teoria rogersiana, ma non si può sostenere che il counseling e la psicoterapia sono la stessa cosa.
Anche perché, rifletti: da una parte si dice che il counseling è la stessa cosa della psicoterapia; dall'altra che il counseling è consulenza psicologica. Se ciò fosse vero se ne evincerebbe che la psicoterapia e la consulenza psicologica sono la stessa cosa...
Non credo affatto.
Il fatto che alcune persone possono in maniera fraudolenta adottare la dicitura "counseling" per fare tutt'altro... questo non cambia di una virgola ciò che ho detto. Gli abusi, laddove ci sono, vanno puniti a tutela non tanto dello psicologo quanto del cittadino.
L'idea che traspare da molti post sul forum è che il counselor sia - nella migliore delle ipotesi - un disgraziato che per incapacità o svogliatezza non ha voluto prendersi la laurea in psicologia e ha cercato una scorciatoia per esercitare abusivamente. Traspare altresì l'idea che il counselor sia uno che di mestiere prende in carico gli ansiosi per curarli, piuttosto che i depressi o gli ossessivi. Insomma, delle persone affette da patologie psicologiche con il preciso intento di curarle.
Non si riesce a concepire la convivenza con un professionista non psicologo in quanto, avendo all'interno della propria formazione materie ad alto contenuto psicologico, sarebbe tout court uno psicologo abusivo. Ripeto: che si puniscano gli abusi, che si puniscano le scuole di formazione che in maniera fraudolenta formano i counselor... ma non che si sostenga che counseling e psicoterapia sono sinonimi.
Ricordo che la formazione in counseling prevede obbligatoriamente - così come chiaramente indicato da Rollo May - una propria formazione e crescita personale, cosa che - come ben sai - non è obbligatoria neanche per tutti i modelli psicoterapeutici. Io al solo pensiero che uno psicoterapeuta non sia obbligato a fare analisi personale... rabbrividisco!
Comunque, torniamo al tema: il fatto di effettuare un percorso di crescita personale prevede senza dubbio anche una rielaborazione delle motivazioni che ti spingono a voler fare il counselor. Va da se che se lo psicoterapeuta che conduce l'analisi è una persona seria, lavorerà molto attentamente su questo, onde evitare proprio quello che dicevamo prima.
Sai, proprio come avviene per chi fa richiesta di iscrizione alla facoltà di psicologia piuttosto che alla specializzazione in psicoterapia, anche nella formazione in counseling ti capita un po' di tutto... però qui sta alla correttezza dell'ente di formazione.
Analisi della domanda prima di tutto. La tua è una richiesta di formazione? La tua è una richiesta di terapia? La tua è una richiesta di aiuto? La tua è una richiesta di passare il tempo?
La stessa deontologia poi dovrebbe essere usata dal counselor professionista. Idem come sopra: analisi della domanda prima di tutto. la tua è una richiesta di counseling? La tua è una richiesta di terapia? La tua è una richiesta di aiuto generica? Qui il professionista serio dovrebbe sapere come comportarsi.
Purtroppo, come nel post precedente ho scritto, la totale assenza di regole e di norme non favorisce chi, seriamente, si forma e pratica il counseling. Non tutela il professionista serio, non tutela l'ente di formazione serio ma, soprattutto, non tutela il cittadino che non ha la certezza di usufruire di un servizio serio.








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