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  1. #1186
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Non vorrei entrare nella discussione analisi si/analisi no, penso che come esiste un tempo per vivere, un tempo per morire, uno per innamorarsi ... può anche esistere un momento adatto (gli psicoterapeuti esistenziali vicini alla psicoanalisi hanno riesumato a questo proposito l’antico concetto protagoreo di kairós, momento opportuno) per l’analisi, quando una persona è pronta ad effettuare il passaggio, il doppio movimento soggettivo.
    Stimolare un’analisi la cui esigenza non è avvertita profondamente dalla persona in questione è come portare la “democrazia” in Iraq e in Afghanistan sulla punta delle bombe statunitensi; la democrazia (come la conoscenza di sé) è un fenomeno che può sorgere soltanto all’interno di un popolo, non può essere trasmessa.
    Non necessariamente l’unico strumento efficace perché un soggetto diventi trasparente a se stesso è la psicoanalisi, l’Oracolo di Delfi ammoniva già 25 secoli fa l’uomo con il motto: “Conosci te stesso”; e nel tempo questa funzione è stata assunta dai riti orfici e misterici, dall’etica (stoica ed epicurea), dalla creazione artistica e dalle religioni. Sicuramente oggi la psicoanalisi è lo strumento principe e il più efficace, le psicoterapie oggi esistenti si pongono obiettivi del tutto differenti e le religioni prediligono l'aspetto prescrittivo, morale e di dominio delle coscienze piuttosto che facilitare l'autoconsapevolezza.
    Di una cosa però sono certo, non si possono “conoscere” gli altri senza aver prima conosciuto se stessi.
    Un saluto a tutti.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 21-04-2010 alle ore 17.06.47

  2. #1187
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    «Vi è una categoria di donne con le quali questo tentativo di utilizzare per il lavoro analitico la traslazione amorosa, senza tuttavia soddisfarla, comunque non riesce. Si tratta di donne dalla passionalità elementare che non ammette surrogati: figlie della natura, che non accettano una realtà psichica in cambio di quella materiale, e che, per dirla col poeta*, sono accessibili soltanto alla “logica della polenta ... alla tesi della bistecca» (Sigmund Freud, Osservazioni sull’amore di traslazione, 1914, OSF, vol. 7, p. 369).
    [* Il poeta è Heirich Heine e la poesia a cui fa riferimento è “I ratti migranti”].

    Nel 1936 Ludwig Eidelberg descrisse una vicenda transferale di un suo paziente follemente innamorato di lei. Dopo aver tentato invano a lungo di far comprendere al suo paziente che ciò che provava era transferale, cioè un sentimento non reale da mettere in relazione ad una ripetizione di un amore più arcaico, la Eidelberg si risolse a ricorrere ad uno stratagemma molto più energico. Disse a quel suo paziente che era disposta a separarsi dal marito e a sposarsi con lui. La reazione del paziente dalle parole della stessa analista: “Il paziente si spaventò a morte, respinse recisamente la proposta dell’analista e dovette ammettere di essersi convinto” (Ludwig Eidelberg, (1936), Notiz zu “Diskussionsbemerkungen”, Imago, p. 496).

    Che ne pensate delle dichiarazioni freudiane su queste “figlie della natura”, “accessibili solo alla logica della polenta e alla tesi della bistecca” (e perché no ad un bicchiere di vino?); e della poco ortodossa e simpaticissima Eidelberg che mette in riga un “figlio della natura”?
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 12-05-2010 alle ore 15.25.36

  3. #1188
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Nel mio piccolo, quando avevo circa vent’anni, ogni mattina e per circa un anno sulla strada per la scuola accadeva che passassi davanti a un’autorimessa e un tizio, che lavorava lì, puntualmente mi sibilava proposte oscene con una certa fantasia di dettagli su quello che avrebbe fatto con me. Non passare di lì avrebbe singificato fare un giro alternativo lunghissimo e io difficilmente mi muovo in anticipo, diciamo che sono una di quelle persone puntuali ma solo se non incappo in imprevisti.
    Io, tiravo dritta e, a seconda dell’umore, con aria offesa, o scoraggiata dall’insistenza, o francamente incazzata.
    Una mattina che ero nella terza condizione (incazzata) mi sono fermata, mi sono girata, gli sono andata ad un palmo dal naso sfoderando un gran sorriso e gli ho detto “ok, mi hai convinto: ce l’hai un posto dove portarmi?”.
    Gli è caduta la mascella, ha indietreggiato, distolto lo sguardo dal mio, e farfugliato che stava solo scherzando.
    Da allora, ongi volta che ho imboccato la strada dell’autorimessa, l’ho visto inumerevoli volte sgusciare fulmineo all’interno per non incrociarmi appena mi scorgeva all’orizzonte. Ne sono stata felice, non era affatto piacevole iniziare le mie mattine con tutti quelle decrizioni dei miei particolari anatomici immaginati da uno sconosciuto. Ripetitivo, quantomeno.

    Il piano B, cioè nel caso fosse stato più convinto dei suoi desideri, era ovviamente quello di dire che io stavo scherzando. E, nel caso non l’avesse presa bene, scappare a gambe levate.

    Grazie Megiston di aver riattivato questo thread. Ho qualcosa da dire sull’argomento vissuto in prima persona da “solamente paziente”: cerco di capire come generalizzare la cosa e, se ci riesco, proverò a scrivere qualcosa.


    Giulietta.O

  4. #1189
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Questo" solamente paziente" passerà alla storia

  5. #1190
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Cosa ne penso? Quello che ho sempre pensato di Freud e le donne...
    E poi, su...sminuire così la tesi della bistecca...roba da far prendere un coccolone al Cecchini di Panzano!

    Chiedo - e questo anche riferendomi al caso riportato dalla Eidelberg - quanto i pazienti in questione siano stati effettivamente "ascoltati" dai loro analisti.
    Sbaglio o si è sempre detto in questo thread che i sentimenti provati in analisi sono reali? Voler far comprendere che ciò che provano è transferale non equivale a consegnare la responsabilità della gestione del transfert - strumento principe dell'analisi - al paziente stesso, che, evidentemente, al momento non ha raggiunto una mauturità affettiva, o meglio una passionalità meno elementare?
    Quanto la Eidelberg è stata contenitiva nei confronti del suo paziente?
    "e dovette ammettere di essersi convinto" ???? La sig.ra Eidelberg si ricordava di essere lei la parte più forte della relazione terapeutica? Di cosa si era convinto il suo paziente, di ciò che lei voleva in quel momento farlo convincere?
    Perché ha dovuto ricorrere ad uno stratagemma per comunicargli quello che stava avvenendo in quella stanza?



    Saluti
    Ultima modifica di benedetta14 : 12-05-2010 alle ore 18.48.53

  6. #1191
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Nel mio piccolo, quando avevo circa vent’anni, ogni mattina e per circa un anno sulla strada per la scuola accadeva che passassi davanti a un’autorimessa e un tizio, che lavorava lì, puntualmente mi sibilava proposte oscene con una certa fantasia di dettagli su quello che avrebbe fatto con me. Non passare di lì avrebbe singificato fare un giro alternativo lunghissimo e io difficilmente mi muovo in anticipo, diciamo che sono una di quelle persone puntuali ma solo se non incappo in imprevisti.
    Io, tiravo dritta e, a seconda dell’umore, con aria offesa, o scoraggiata dall’insistenza, o francamente incazzata.
    Una mattina che ero nella terza condizione (incazzata) mi sono fermata, mi sono girata, gli sono andata ad un palmo dal naso sfoderando un gran sorriso e gli ho detto “ok, mi hai convinto: ce l’hai un posto dove portarmi?”.
    Gli è caduta la mascella, ha indietreggiato, distolto lo sguardo dal mio, e farfugliato che stava solo scherzando.
    Da allora, ongi volta che ho imboccato la strada dell’autorimessa, l’ho visto inumerevoli volte sgusciare fulmineo all’interno per non incrociarmi appena mi scorgeva all’orizzonte. Ne sono stata felice, non era affatto piacevole iniziare le mie mattine con tutti quelle decrizioni dei miei particolari anatomici immaginati da uno sconosciuto. Ripetitivo, quantomeno.

    Il piano B, cioè nel caso fosse stato più convinto dei suoi desideri, era ovviamente quello di dire che io stavo scherzando. E, nel caso non l’avesse presa bene, scappare a gambe levate.

    Grazie Megiston di aver riattivato questo thread. Ho qualcosa da dire sull’argomento vissuto in prima persona da “solamente paziente”: cerco di capire come generalizzare la cosa e, se ci riesco, proverò a scrivere qualcosa.


    Giulietta.O
    Mi viene spontaneo commentare: anche Giulietta "nel suo piccolo" s'incazza
    Giusta e sacrosanta lezione, compreso il piano B ; non si sa mai che ti dicesse: "Ho un pied-a-terre giustappunto sul quartiere latino, fra Montmartre e Montparnasse, le ostriche sono in freezer e lo champagne ha appena raggiunto i nove gradi di temperatura proprio adesso! Che vogliamo fa'??? Glielo incarto o lo consuma adesso?"
    Ciao
    P.S. Anche i "solamente pazienti" possono attivare un thread, anch'io sono "solamente" un utente, mica il padrone delle ferriere . Scrivi sempre cose molto interessanti, sarà un piacere leggerti.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 12-05-2010 alle ore 23.26.41

  7. #1192
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Cosa ne penso? Quello che ho sempre pensato di Freud e le donne...
    Aridaje coi telegrammi ... e cioè???

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Sbaglio o si è sempre detto in questo thread che i sentimenti provati in analisi sono reali?
    Questo l’ho detto io, gli altri non mi sembravano molto d’accordo, a momenti me menavano .

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Voler far comprendere che ciò che provano è transferale non equivale a consegnare la responsabilità della gestione del transfert - strumento principe dell'analisi - al paziente stesso, che, evidentemente, al momento non ha raggiunto una mauturità affettiva, o meglio una passionalità meno elementare?
    Non esattamente, equivale (per Freud) ad introdurre il paziente verso la rinuncia dei suoi sentimenti transferali in quanto non realistici e in ogni caso inappropriati perché in realtà riferibili al genitore di sesso opposto e localizzabili nel passato remoto. La maturità in questo caso coincide con la rinuncia e con l’assunzione di un rapporto oggettuale equilibrato fra pulsioni narcisistiche (ti amo perché mi ami) e pulsioni di autoconservazione (ti amo perché mi sei necessaria); più tardi Freud modificherà questo equilibrio immaginandolo fra pulsioni di vita (ti amo perché mi dai piacere, mi aiuti a sopravvivere e a far sopravvivere la mia specie) e pulsioni di morte (ti odio perché costituisci un ostacolo alla mia quiete, e quì ch'aveva raggione ce so' certe donne che rompono moltissimo ... la "quiete", e al mio ricongiungimento con la materia inanimata ... come disse quello che ch'aveva la moglie frigida) .

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Quanto la Eidelberg è stata contenitiva nei confronti del suo paziente?
    "e dovette ammettere di essersi convinto" ???? La sig.ra Eidelberg si ricordava di essere lei la parte più forte della relazione terapeutica? Di cosa si era convinto il suo paziente, di ciò che lei voleva in quel momento farlo convincere?
    Perché ha dovuto ricorrere ad uno stratagemma per comunicargli quello che stava avvenendo in quella stanza?
    A questo ti rispondo con un aneddoto. Al cospetto di un giudice ritenuto molto saggio furono condotti due litiganti, il giudice ascoltò attentamente le ragioni del primo litigante, poi gli disse: “Hai ragione”. Poi ascoltò le ragioni del secondo litigante con altrettanta attenzione e alla fine gli formulò: “Hai ragione”. A questo punto si alzò uno dal pubblico e replicò: “Eccellenza, non possono avere ragione entrambi!”, il giudice rifletté un attimo su quest’ultimo intervento e poi serafico gli rispose: “Hai ragione anche tu!”.
    Ora, poniamo che io sia il giudice (molto meno saggio in verità), e che Freud sia il primo contendente e conoscendo in parte la sua storia, la storia del movimento analitico, i fatti e le problematiche (soprattutto quella inerente al controtransfert), il fatto che è vero che sprizza maschilismo da tutti i pori, ma è anche vero che fosse un genio e col suo colpo d’ala era riuscito a conquistare alla sua causa e alle sue idee molte donne straordinarie (Marie Bonaparte, Lou Andreas Salomè, Sabine Spielrein, Joan Riviere, Alix Strachey, Dorothy Burlingham, Helene Deutsch, Melanie Klein, ecc.), oltre ad essere stato il primo e l’unico fra i suoi contemporanei che le isteriche le aveva ascoltate davvero (e quando non le ascoltava a sufficienza, queste se ne andavano sbattendo la porta ... vedi Dora), le ha ascoltate al punto da abbandonare su suggerimento di una delle sue prime pazienti la tecnica ipnotica che gli aveva dato risultati immediati e straordinari.
    Ha ragione anche la Ludwig Eidelberg, essendo donna forse era meno impressionata (o spaventata) dalle dichiarazioni amorose del suo paziente, perché ciò che spaventa non è tanto il fatto che il (o la) paziente sia innamorato/a di me, quanto che io possa cedere e ricambiarlo/a, abdicando così al mio ruolo analitico. E hai ragione anche tu quando ti chiedi fino a che punto il paziente è stato “convinto” che il suo amore non fosse autentico? Forse in quel momento ha intuito cosa voleva davvero da lui la sua analista, e cioè che rinunciasse a dichiararle il suo amore, e l’ha “accontentata”. Sullo stratagemma, invece, spezzo una lancia, ho imparato ad apprezzarli quando lavoravo in Comunità con gli ex tossicodipendenti, erano infinitamente utili, soprattutto se ben calibrati come situazione e come tempistica, ero un maestro dell’intervento paradosso e lo uso tuttora nelle sedute se lo ritengo opportuno.

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    E poi, su...sminuire così la tesi della bistecca...roba da far prendere un coccolone al Cecchini di Panzano!
    Chi xeo mò Cecchini di Panzano??? Parché ghe dovària vegnér el cocòlon, ciò??? E cossa ghe z’entra la bistéca, òstrega??? Sè po' mia magnar la bistéca senza la pulenta ciò, ma dove sèmo in teronia???
    Ciao
    Ultima modifica di Megiston Matema : 13-05-2010 alle ore 13.01.36

  8. #1193
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio

    Non esattamente, equivale (per Freud) ad introdurre il paziente verso la rinuncia dei suoi sentimenti transferali in quanto non realistici e in ogni caso inappropriati perché in realtà riferibili al genitore di sesso opposto e localizzabili nel passato remoto. La maturità in questo caso coincide con la rinuncia e con l’assunzione di un rapporto oggettuale equilibrato fra pulsioni narcisistiche (ti amo perché mi ami) e pulsioni di autoconservazione (ti amo perché mi sei necessaria); più tardi Freud modificherà questo equilibrio immaginandolo fra pulsioni di vita (ti amo perché mi dai piacere, mi aiuti a sopravvivere e a far sopravvivere la mia specie) e pulsioni di morte (ti odio perché costituisci un ostacolo alla mia quiete, e quì ch'aveva raggione ce so' certe donne che rompono moltissimo ... la "quiete", e al mio ricongiungimento con la materia inanimata) .
    Non metto in dubbio questo. Dico solo...ci sarà un momento in cui il paziente è pronto per questa introduzione alla rinuncia dei suoi sentimenti di traslazione oppure occorre forzare la mano ricorrendo a stratagemmi per arrivare a ciò?
    Capisco anche il problema controtransferale, ma forse l'analista dovrebbe chiedersi perché ha paura di contraccambiare i sentimenti amorosi del paziente.
    Mi sembra invece che in questo caso sia molto impaurito e non so se questa sua paura riesca a non trasmettergliela in qualche modo.
    Da paziente (che non sono) mi chiederei perché il mio analista mi mente sull'autenticità dei suoi sentimenti quando mi dice che ha deciso di lasciare la famiglia per me, dopo avermi chiesto sincerità. Vabbé che la relazione terapeutica è asimmetrica, che l'analista è custode del processo di cura e che si disvela progressivamente, ma perché mentire per provocare reazioni? Ma questa è una prassi comune in una psicoterapia?

    (Marie Bonaparte, Lou Andreas Salomè, Sabine Spielrein, Joan Riviere, Alix Strachey, Dorothy Burlingham, Helene Deutsch, Melanie Klein, ecc.), oltre ad essere stato il primo e l’unico fra i suoi contemporanei che le isteriche le aveva ascoltate davvero (e quando non le ascoltava a sufficienza, queste se ne andavano sbattendo la porta ... vedi Dora), le ha ascoltate al punto da abbandonare su suggerimento di una delle sue prime pazienti la tecnica ipnotica che gli aveva dato risultati immediati e straordinari.
    Ho letto Flyda degli Abissi e ci ho trovato una donna molto "freudiana", brillante per l'epoca, lontana dai nostri tempi e la Salomé (meglio).
    Ma mi chiedevo se la categorie di donne accessibili solo alla logica della polenta e alla tesi della bistecca non fossero state tante Dora.

    Chi xeo mò Cecchini di Panzano??? Parché ghe dovària vegnér el cocòlon, ciò??? E cossa ghe z’entra la bistéca, òstrega??? Sè po' mia magnar la bistéca senza la pulenta ciò, ma dove sèmo in teronia???
    Ciao
    Ora...che la bistecca sia veneta.....Leggi meno patriarchi noachiti e più ricettari della Suor Germana!

    Ultima modifica di benedetta14 : 13-05-2010 alle ore 00.23.20

  9. #1194
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Al momento ho poco tempo per rispondere, però Ludwig Eidelberg era un uomo. Il caso citato è di un'analista sua collega.

    Saluti
    gieko

  10. #1195
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Prendendo spunto dalle perplessità di Benedetta, mi pongo in effetti una domanda personale, e la giro a te Megiston perchè è vero che nel forum sei colui ha sempre sostenuto l’autenticità dei sentimenti amorosi transferiali, ma naturalmente spero vivamente che altri dicano.
    Immagino, nella mia dabbenaggine (perchè non fatico ad immaginare che la faccenda sia assai più complessa di come la porrò io) che sia la dinamica attraverso la quale si esprime però il sentimento che interessi all’analista e all’analisi (e all’analizzando, una volta che ne prenda consapevolezza).
    Essendo che non si è lì per agire i sentimenti ma per capirne i modi attraverso i quali vengono espressi e vissuti dal paziente - cosa cioè di eventualmente nevrotico può essere messo in luce - l’agito appunto impedirebbe quella sorta di “sospensione” (non gli trovo altro nome al momento, prendetela così) e attraverso la quale l’analista, insieme al paziente, possono fare chiarezza rispetto appunto alle dinamiche che vengono sollecitate nei rapporti con l’altro e che di solito mettono il paziente in difficoltà fuori dalla stanza, impedendogli di vivere il sentito amoroso in modo quantomeno più libero da dinamiche che in genere lo allontanano di molto dal suo oggetto (e soggetto) d’amore. Molte volte, proprio la ragione cioè che lo spinto nella stanza analitica.

    Pensando cioè al meccanico dell’autorimessa, io non fatico a capire che il suo desiderio fosse autentico, viceversa la modalità attraverso la quale lo agiva (o tentava di) mi sembra di poter dire che rappresentasse un vero e proprio auto-boicottamento. Vorrei vedere quante, fra le molte immagino, che venivano “desiderate” ogni mattina abbiano poi veramente accettato di soddisfare il suo - legittimo - desiderio.
    Dunque, forse, desiderio autentico, ma agito che impedisce a priori la sua eventuale realizzazione.
    Ecc. ecc....la faccio banale ma immagino che dietro ad una modalità come questa ci sia poi una realtà psichica assai complessa.

    Il paziente della Eidelberg avrà anche amato sinceramente la sua analista, ma come probabilmente ha amato molte altre donne “irraggiungibili” (spostate, o felicemente amanti di qualcun’altro, o che non se lo filavano per niente, o che hanno scelto un mestiere come quello di analista, ecc. ecc.).

    Il codice deontologico per esempio, a me sembra che abbia un potere molto forte prima di tutto sui pazienti: se si scorre il forum su questi argomenti si può notare come sia vissuto da coloro (pazienti) che dibattono sulla possibilità di stringere una relazione completa con il proprio analista come il vero ostacolo a ciò, e non viene mai citata la possibilità della mancata corrispondenza del sentimento.
    Come accade anche nella vita: “lui mi ama ma è sposato, questo è ciò che impedisce la realizzazione piena del nostro amore”; anche se i corridoi del settimo piano di palazzo di giustizia a Milano-sezione divorzi, sono di fatto gremiti...
    Insomma, abbiamo tutti l’amica zitella che vive con il gatto e che ha passato la vita a raccontersela (così come anche quella che vive felicemente la sua condizione di libertà, con o senza gatto...)
    Quel che spesso acchiappa la mia attenzione è che, sul codice deontologico, le domande da parte del paziente spesso sono del tenore “ma è vero che devono passare due anni dalla fine del rapporto analitico per vedersi a cena?”.
    Musatti, la sua futura signora, è noto la impalmò la sera stessa del giorno della loro prima seduta, addirittura in un’intervista raccontò che quella sera fu concepito il loro figlio.
    Ecc. ecc....le storie d’amore vissute pienamente nella psicoanalisi non sono certo mai mancate, né credo mancheranno mai.

    Oppure, si è in una situazione alla Eloisa e Abeldardo; l’amore c’è ed è corrisposto, ma Abelardo è castrato (per scelta che non intende mettere in discussione, nel caso dell’analista), ed Eloisa accetta alla fine di non parlare più del loro amore per non farlo soffrire oltre, e trascende.

    Non so se sia il caso del paziente della Eidelberg, forse la sua reazione - come dice Benedetta - è frutto di un’immaturità affettiva e basta, e allora però anch’io mi domando se lo stratagemma usato dall’analista sia la strada.
    Magari, sblocca la situazione; ma in sostanza lo si è trattato - il paziente - come un cretino. E, come dice Benedetta, lo si fa sentire come uno che si inventa i sentimenti, piuttosto che una persona che non è in grado di reggere la libertà dell’altro di non amarti, o anche di scegliere di non agire questo amore in virtù di una scelta che sta a monte, cioè quella di curare.

    Dunque mi chiedo: ma nel caso per esempio che forti sentimenti amorosi siano vissuti anche dall’analista, non compirebbe un passo di maturazione affettiva più profondo quel paziente che, messo di fronte alla rinuncia dell’analista stesso ad agire - ma esplicitando chiaramente questa necessità di rinuncia nel senso e nel significato che ha per lui, per la scelta professionale che ha fatto, pur non facendo la parodia del prete- proprio attraverso di questo possa acquisire anche, e molto profondamente, il concetto appunto di rinuncia come riconoscimento per esempio del valore della libertà dell’altro? O del concetto di limite?
    O anche: se invece messo di fronte molto sinceramente al fatto che l’analista non provi per il paziente sentimenti d’amore, desiderio, o quant’altro, l’analisi del come si vive la non corrispondenza dei sentimenti non potrebbe partire da una situazione più esplicitata e chiara?

    Per riprendere cioè quel che ho scritto all’inizio, un “sospensione” più consapevole?

    O la piena consapevolezza di una delle due possibilità - sentimenti altrettanto sentiti o meno - scasserebbe la scena analitica? Sarebbe cioè chiedere troppo al paziente? (e/o all’analista?...)

    Non so se mi sono spiegata o se ho finito per arrotolarmi in un ragionamento cretino, è probabile la seconda...

    Giulietta.O

    Ps Leggo solo ora che Gieko ci dice che la Eidelberg era un uomo; fa niente, facciamo che mi riferisco alla sua collega-non-sappiamo-come-si-chiama...

  11. #1196
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Il paziente della Eidelberg avrà anche amato sinceramente la sua analista, ma come probabilmente ha amato molte altre donne “irraggiungibili” (spostate, o felicemente amanti di qualcun’altro, o che non se lo filavano per niente, o che hanno scelto un mestiere come quello di analista, ecc. ecc.).

    ...ho fatto un lapsus carino, ho scritto "spostate" invece che "sposate"...vabbè, mi riguarda personalmente...

    G.

  12. #1197
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Al momento ho poco tempo per rispondere, però Ludwig Eidelberg era un uomo. Il caso citato è di un'analista sua collega.

    Saluti
    Ah, ecco! Mi pareva che Ludwig fosse un nome da uomo,però siccome trattavasi di analisti, ho pensato che fosse una loro bizzarria darsi nomi così!

  13. #1198
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Al momento ho poco tempo per rispondere, però Ludwig Eidelberg era un uomo. Il caso citato è di un'analista sua collega.

    Saluti
    Caro Gieko, hai perfettamente ragione ; sono stato tratto in inganno dalla superficialità di lettura e dal testo stesso da cui ho tratto la vicenda che la introduce in questo modo: "Già nel 1936 Ludwig Eidelberg descrive l'amore di transfert tra un'analista [sic] e il suo analizzando. Dopo essersi affaticata a lungo vanamente .... " H. S. Krutzenbichler H. Essers, Se l'amore in sé non è peccato. Sul desiderio dell'analista, Raffaello Cortina Minima, Milano, 1993), p. 100). Non mi era ben chiaro che stesse parlando di qualcun altro senza alcuna citazione o senza specificarlo espressamente; anche se Ludwig (come sottolinea Complicata) mi era suonato un po' sospetto ... ma sono analisti, gente un po' bizzarra E' possibile che Federico si faccia chiamare Luana in privato e Margherita Roberto
    Ciao.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 13-05-2010 alle ore 12.57.32

  14. #1199
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Il fatto del bizzarro non è cosa da poco, secondo me.

    Io ho pensato davvero, in principio, e non sono l'unica, che per "gente" come gli analisti, praticamente ci volessero relazioni con gente simile.

    Tipo, chi vuoi che ci si confonda, con uno psy? Un'altra psy, che lo sopporti.)

    Eppure..ditemi che non può fare una certa impressione o paura, uno che sai che ragiona da psy.

    Altro che transfert!

    Una volta arrivò uno psicologo sul luogo di lavoro, per tenere un corso d'aggiornamento, e molte di noi colleghe in platea, sottovoce e ridacchiando, ci scambiavamo osservazioni di questo tenore.
    Ultima modifica di complicata : 13-05-2010 alle ore 14.56.30

  15. #1200
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Io ho pensato davvero
    E certo che lo pensi! E' il supposto sapere!...prova a pensarci...cosa ''possiede'' l'analista per il paziente? Oppure, ''cosa'' il paziente ''delega'' alla funzione dell'analista? Il transfert, in verità, è la condizione peculiare (ma non solo dell'analisi) per cui si chiede sempre l'impossibile; e per giustificare questa rischiesta arriviamo a fantasticare ogni genere di particolarità che sarebbe propria dello ''psy'' (per esempio credere che che egli abbia a che fare con un contesto di legami particolari...quasi ''puri'', ''svincolati'', ''di altro genere''...).

    Saluti,
    Luigi

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