
Originalmente inviato da
giulietta.o
Nel mio piccolo, quando avevo circa vent’anni, ogni mattina e per circa un anno sulla strada per la scuola accadeva che passassi davanti a un’autorimessa e un tizio, che lavorava lì, puntualmente mi sibilava proposte oscene con una certa fantasia di dettagli su quello che avrebbe fatto con me. Non passare di lì avrebbe singificato fare un giro alternativo lunghissimo e io difficilmente mi muovo in anticipo, diciamo che sono una di quelle persone puntuali ma solo se non incappo in imprevisti.
Io, tiravo dritta e, a seconda dell’umore, con aria offesa, o scoraggiata dall’insistenza, o francamente incazzata.
Una mattina che ero nella terza condizione (incazzata) mi sono fermata, mi sono girata, gli sono andata ad un palmo dal naso sfoderando un gran sorriso e gli ho detto “ok, mi hai convinto: ce l’hai un posto dove portarmi?”.
Gli è caduta la mascella, ha indietreggiato, distolto lo sguardo dal mio, e farfugliato che stava solo scherzando.
Da allora, ongi volta che ho imboccato la strada dell’autorimessa, l’ho visto inumerevoli volte sgusciare fulmineo all’interno per non incrociarmi appena mi scorgeva all’orizzonte. Ne sono stata felice, non era affatto piacevole iniziare le mie mattine con tutti quelle decrizioni dei miei particolari anatomici immaginati da uno sconosciuto. Ripetitivo, quantomeno.
Il piano B, cioè nel caso fosse stato più convinto dei suoi desideri, era ovviamente quello di dire che io stavo scherzando. E, nel caso non l’avesse presa bene, scappare a gambe levate.
Grazie Megiston di aver riattivato questo thread. Ho qualcosa da dire sull’argomento vissuto in prima persona da “solamente paziente”: cerco di capire come generalizzare la cosa e, se ci riesco, proverò a scrivere qualcosa.
Giulietta.O