Ma voi alla frase come l'ha scritta Megiston Matema che senso date?
"Ripaga male il proprio maestro chi rimane sempre un allievo"
A me dà l'idea insomma che una persona in un certo periodo è stata allieva di un qualche maestro ma per poter ripagare adeguatamente questo maestro poi in un qualche altro periodo non dovrebbe più essere allieva di questo maestro cioé dovrebbe rompere la relazione. Insomma io ho capito che questa relazione di allievo/maestro non deve sussistere per sempre affinché la persona che è stata allieva possa ripagare la persona che ha intrattenuto questa relazione di maestro con lei in un certo periodo.
Mentre la frase con "e solo"...
"Ripaga male il proprio maestro chi rimane sempre e solo un allievo"
Io la interpreto molto diversamente, sembra suggerire il fatto che se un allievo non diviene anche qualcos'altro oltre ad essere allievo (e qui credo che si intenda questo qualcos'altro con "maestro") ripaga male il proprio maestro; in pratica si può restare anche allievi per tutta la vita di quel tal maestro, per non ripagarlo male l'importante è non restare soltanto allievi di questo maestro ma anche divenire maestri di qualcun altro (al limite anche del maestro stesso

, o chissà di sé stessi, se questa relazione può esser riflessiva). La mia idea è questa, l'interpreto in modo simile a quest'altra frase...
"Ripaga male il proprio padre chi rimane sempre e solo un figlio"
Ossia...
"Ripaga male il proprio padre chi per sempre oltre ad esser figlio non diviene anche genitore di qualcuno"
In questo caso non si può rompere proprio la relazione. Se sei figlio di qualcuno lo resti per sempre, è una di quelle relazioni che non si possono rompere o recidere col passare del tempo anche se col proprio padre si può litigare non si può smettere di esser suo figlio. Mentre un maestro può non essere proprio più tale per noi è una relazione che può interrompersi.
Come la interpretate voi la frase con la modifica di Ikaro?
Come me o in altri modi?
Saluti
P. S. Non ho sotto mano il testo in lingua originale per stabilire chi dei due ha ragione

. Scherzi a parte devo ammettere che questa
piccola differenza messa in evidenza dall'intervento di Ikaro mi ha fatto riflettere. I testi degli autori stranieri arrivano a noi di seconda mano, tramite traduzioni, e se chi traduce non si scervella abbastanza sul testo originale? Cosa arriva a noi?
Quando si ha a che fare con autori che hanno uno stile, diciamo così, poco ortodosso nello scrivere, già la traduzione rappresenta un'interpretazione di quel che voleva intendere l'autore. Traslazioni che utilizzano delle traduzioni di piccoli pezzi di testo e le ricombinano sono utili solo quando la sintassi dei periodi non diviene troppo arzigogolata e poetica (proprio per questo gli autori che vogliono teorizzare qualcosa ed adottano questo stile volontariamente a me non risultano particolarmente simpatici), ma nei casi più complicati bisogna prima
capire cosa intendeva dire l'autore e poi riscriverlo grazie ad un qualche costrutto adeguato in italiano che riesca a ricostituire questo senso.
Va be'... Mi è venuto un po' di sonno, passare un po' di tempo a leggervi e qualche volta a rispondere rappresenta un buon sistema per farmi venir sonno

... Buonanotte a tutti. Ciao