Ultima modifica di Megiston Matema : 02-07-2010 alle ore 13.54.03
Ma è solo il vestito che non ti piace Megiston o è anche quello che c'è dentro?Originalmente inviato da Megiston Matema
Guarda non so che tipo di donne vanno a passeggio e si mostrano in giro dalle tue parti, forse saranno tutte così da voi, per questo ormai tu non ci fai nemmeno più caso e ti concentri su quello che indossano?Comunque se è così, io voglio sapere dove vivi, magari mi trasferisco lì
.
Secondo me a risultare pericolosissima, per gli automobilisti al volante (nella mia zona, si intende), non è la striscia viola, ma sarebbe proprio la tipa stessa se questa se ne andasse in giro di giorno per strada anche solo leggermente scollata (proprio come questa nella foto) e senza burka.
Ho visto coi miei occhi incidenti spettacolari alla Chips provocati da donne molto meno appariscenti e carine di questa che se ne andavano a passeggio allegramente nei pressi di qualche incrocio.
Dovrebbero addirittura metterci qualche segnale stradale di preavviso di pericolo per gli automobilisti se una di 'ste tipe se ne andasse in giro spesso in queste zone particolarmente insidiose per lo scorrimento del traffico.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 13-07-2010 alle ore 08.57.37
Caro Char_lie,
difficile darti una risposta definita alla tua domanda, la ragazza in questione è caruccia, se mi si offrisse così d’emblée sarebbe grave scortesia rifiutare, non trovi?Ma in genere non è il mio tipo di donna, ammesso che io abbia un tipo di donna. Io guardo all’armonia dell’insieme e al possibile incastro con me. Il resto del mio commento era un gioco di rimandi con Benedetta di tono molto scherzoso, come scherzosa era la sua selezione di immagini.
Dove risiedo io puoi leggerlo a destra dei miei commenti sotto l’avatar; se vuoi verificare quanto belle sono le donne in questa città puoi prendere un treno e osservare con i tuoi occhi (la donna veneta, in generale, è molto bella ... notevole direi, ma altrettanto impegnativa, ti conviene iniziare con qualcosa di più semplice). Sull’imperturbabilità degli uomini di queste parti, già me li vedo Toni del Spin e Bepi Bigolaro che passeggiano per Piazza dei Signori atteggiandosi a “svedesi” ... quelli non guardano, fanno RADIOGRAFIE, TAC, RISONANZE MAGNETICHE alle donne che passano dalla piazza, sono persino convenzionati con la USL
. Io, invece, sono un lord inglese, accarezzo semplicemente con un lieve sguardo e sottolineo con un accenno di sorriso
.
Un saluto
Ora...che non trovi armoniosa Jessica Alba...boh....
Non mi hai chiesto il permesso per la citazione però!
A proposito, voglio cambiare la firma e pure l'avatar con una foto di Doisneau (analizza pure la mia curiosità per la fotografia e la frequentazione di relativo forum)
Vorrei farti notare che sei rimastro a gran fico, mentre io son salita di livello
Ma non si parla più di transfert? Per esempio, come si destituisce un transfert? (sempre ammesso che si possa parlare in questi termini)
Ultima modifica di benedetta14 : 14-07-2010 alle ore 11.50.01
Bah, che sia Jessica Alba o Teresa Tramonto poco importa, perché tutto ciò che piace a te deve piacere necessariamente agli altri con la stessa intensità con cui piace a te?
Sul permesso per la citazione, visto che tu l’hai buttata li, pubblicamente, io mi sono permesso (da solo) di raccoglierla e di valorizzarla; dovresti andarne fiera, ma se ritieni che mi ci vuole il tuo permesso ti chiedo: posso? Anche se sono convinto che in fondo ti faccia piacere!
Analizza? Ragazza, io sono un professionista serio, se vuoi davvero essere “analizzata” telefonami per un appuntamento e poi, quello che mi chiedi ha senso solo in un rapporto analitico scandito nel tempo e circoscritto da un setting, sparare interpretazioni qui sarebbe solo ridicolizzare la psicoanalisi stessa.
Mi congratulo con te, ma io volevo solo il titolo di “gran fico” e l’ho ottenuto e, al contrario di te, mi sudo ogni mia “reputazione” senza andare in forum “facili” come fai tu. Fra l’altro, non scrivo per riscuotere consenso, ma per animare la discussione e questa è la strada più difficile per chi aspira al successo.
Come si “destituisce” un transfert? Io preferisco parlare di relazione e non di transfert, ma credo che saranno d’accordo un po’ tutti nel riconoscere che transfert e relazione trovano soluzione nell’interpretazione relativa. Cioè si interpreta il transfert o la relazione, li si rende consapevoli, si fa sempre più luce intorno a questi fenomeni.
Ciao
P.S. Farò citazioni più brevi e incisive perché tu possa ricordarle.
La relazione o il transfert si trasforma per effetto dell'interpretazione della stessa?
Vuol dire che se un tuo paziente stabilisce con te una relazione in cui ripete atteggiamenti critici verso una sua figura di riferimento, mediante l'interpretazione può "liberarsi" da questa riedizione e progressivamente stabilire un rapporto diverso con te fino alla conclusione in cui ciò che vi lega viene vissuto solo come un rapporto professionale?
Ma, io volevo aggiungere questa domanda:
liberarsi da questa riedizione ecc, poi si riflette anche nelle relazioni con altre figure ben più importanti, o con gli altri uno resta tale e quale?
e, un passo indietro, quando una persona instaura una ( buona o cattiva) relazione con il terapeuta, è simile a quella che ha con le altre persone?
E se questa si "trasformasse" ( boh?), cambierebbe tutto lo scenario intorno?
Ultima modifica di complicata : 14-07-2010 alle ore 14.07.27
Mi accodo anch’io alle ragazze e resto in attesa di risposte e punti di vista dall’entusiasiasmante compagine.
E ben trovati a tutti! In questi giorni roventi e d’esame - ma visti i numeri dovrei dire d’esamificio... - vi seguo molto di sguincio ma vi seguo, carissimi...ma sono cotta, di temperatura e di cervello...
Aggiungo alle questioni poste: ma ha senso parlare di risoluzione del transfert? Perchè allora nel codice deontologico si dice che “si eviteranno contatti con il paziente fino alla completa risoluzione del transfert e del controtransfert, condizione che può avvenire anche dopo un lungo intervallo di tempo”? Dunque il transfert non si “risolve” necessariamente nella stanza e al termine della terapia? Perchè allora si parla di risoluzione del transfert? Risoluzione in base a cosa? Alla sua interpretazione?
Ma poi, il transfert non avviene in qualsiasi relazione? Dentro e fuori la stanza? E la differenza non è che nella stanza lo analizzi? Capisci cioè le tue dinamiche quando sei in relazione con qualcuno? Ne rintracci radici, miti, coazioni a ripetere, difese, nevrosi e quant’altro attiene alla sfera inconscia?
Benedetta: non credo che si possa dire che alla fine torni ad un rapporto professionale. Il rapporto è umano, e tale rimane secondo me anche alla fine. Ma analizzato. E sicuramente scevro dalle proiezioni inziali, o da oggettivizzazioni o soggettivizzazioni mal riposte. Insomma, più libero. Ma perchè soprattutto sei tu ad essere più “libera”. O indivduata, per dirlo alla junghiana.
Complicata: la mia esperienza è stata di cambiamento radicale nei rapporti con gli altri.
Giulietta
Salve a tutti, e bentrovati. Dopo una lunga immersione in impegni dalla natura varia riemergo anch'io. Personalmente condivido quel che scrive Giulietta rispetto al cambiamento che, anche per me, è stato radicale soprattutto nei rapporti con gli altri. Per il resto il transfert, come forse si è già detto, è il terreno in cui si svolge e risolve una problematica, con la sua interpretazione e risoluzione al seguito - certamente.
Rispetto alla trasformazione del transfert per effetto dell'interpretazione - di cui parla Benedetta - sicuramente l'interpretazione, e dunque la presa di coscienza, va a cambiare il modo in cui l'altro viene percepito. Dunque credo che la relazione o transfert che dir si voglia, non cessi mai d'essere professionale e che riesca al contempo ad essere anche umana; è il paziente, piuttosto, che cambia il modo di percepire l'altro, il quale, una volta spogliato della carica emotiva apparirà nelle sue proprie vesti. Poi, chiaramente, penso che la variabilità individuale - sia del paziente che del professionista - possa fare alcune differenze.
mf
Carissime,
intanto il mio bentornate a Giulietta e a Missfreedom, che non vedevo la prima da un po' di tempo e la seconda da molto più tempo. Stasera sono particolarmente stanco anch'io per poter rispondere alle vostre domande, e il caldo ci mette il suo carico da undici. Appena possibile vedrò di organizzare qualche pensiero intorno agli argomenti che sollevate.
Una buona (e fresca) serata a tutte.
Domande da Telemike!
Il transfert è una relazione d'amore, nel senso più ambiguo del termine. L'interpretazione aiuta a farlo sorgere e, in seguito, a far sì che il soggetto si legga in controluce.
In senso stretto, per quanto mi riguarda, non si può sciogliere. Diciamo che deve avvenire, innanzitutto, una destituzione del Soggetto supposto Sapere, come depositario dei valori, dei giudizi e dell'amore del soggetto.
Il transfert è ostacolo e alleato: ostacolo nella misura in cui viene ignorato o, addirittura, alimentato massicciamente (ignorato per difendersi dalla situazione spiacevole/temuta e, l'altra faccia della medaglia, alimentato perché fonte di soddisfazione per il terapeuta); alleato perché motore del cambiamento, nel momento in cui è proprio grazie ai moti transferali nei confronti dell'analista che il paziente riesce a svincolarsi da legami (passati e attuali) ormai fossilizzati sulle stesse posizioni.
L'analisi avviene nel transfert e grazie ad esso. Il paziente acquista una maggior consapevolezza del proprio ruolo e di quello che di certo non può controllare, ma che almeno può riconoscere e gestire in un altro modo (in tanti altri modi).
Questa mi lascia perplessa Lalangue. Forse avrò le idee confuse - e dico forse - ma a me pare che il transfert esista a prescindere dalla sua interpretazione (dunque non lo farebbe sorgere). L'interpretazione dovrebbe essere utile alla sua risoluzione, non l'inverso. O sbaglio?
mf
Ok, il transfert è strumento di analisi, nonché portatore di veri e propri sentimenti.
Ma è la consapevolezza che deriva dall'interpretazione del transfert a generare il cambiamento (della persona, dei sentimenti, del transfert stesso)? Non credo. Si può essere profondi conoscitori di se stessi e acuti analizzatori delle vicende transferali, ma ciò che ci porta a legarsi agli altri ed in che modo, non penso derivi da un qualcosa di acquisito per consapevolezza.
Perché altrimenti anche gli altri trattamenti psicologici che analizzano gli schemi comportamentali e che generano una certa conoscenza su se stessi agirebbero nello stesso modo dell'analisi.
Saluti
Nella mia esperienza di paziente, il transfert è stato utile perché mi ha concesso di sperimentare un tipo di relazione "inedito" con una persona significativa, che mi ha concesso di non ricalcare le solite vecchie modalità di relazione (limitate e immature) che continuavo a replicare pensando implicitamente che fosse l'unico "modo" possibile.
Il transfert continua, e tutt'oggi continuo a scoprire nuove cose... come se in questa relazione fossi per certi aspetti alternativamente figlio, padre e madre e mi rivolgessi a mia volta a queste figure.
L'interpretazione che porta alla coscienza questi meccanismi è necessaria, ma non sufficiente (almeno nel mio caso...).
Io sono cresciuto nella misura in cui ho sperimentato nella viva realtà (a livello "procedurale", implicito, affettivo) la differenza tra l'analista e i vecchi oggetti interni, scoprendo per la prima volta nuove possibilità prima impensabili.
Questo grazie e addirittura nonostante la persona dell'analista... ad esempio fu un banale evento extrasetting a farmi fare un salto di qualità.