ahgrazie mille Johnny
come utente potenziale, dico che bisogna vedere quali siano i compiti dello psicologo di base; perchè se il suo compito fosse solo di indirizzare, allora va bene anche un non terapeuta, ma se dev'essere qualcosa di più, non basterà la laurea in psicologia.
anche perchè per poter "curare" i problemi psicologici di una persona, prima si deve prima aver risolto i propri, sennò si fanno i danni. O no?
allora, per indirizzare può andar bene anche un medico qualunque, anche un dentista?
O no.
fin'ora i medici di base ti indirizzano pure, e benissimo.
Ultima modifica di complicata : 08-10-2011 alle ore 14.15.37
Ovviamente il compito non sarebbe solo indirizzare, ma anche valutare e inquadrare la problematica psichica. Solo attraverso un colloquio effettuato con competenze adeguate si può indirizzare a dovere una persona e non a casaccio (poi può anche avere bisogno di consulenze psicologiche e sostegno senza fare necessariamente psicoterapia), inoltre non mi risulta che il medico di base abbia la consuetudine di indirizzare allo psicologo, mi risulta che indirizzi più spesso verso psicofarmaci anche somministrati personalmente senza neanche far visitare il paziente da uno psichiatra. E non mi dite che non è vero
No, non è così, o perlomeno non è sempre così.
I medici di base sono spesso al corrente di quali operatori sono presenti sul territorio, e non prescrivono sempre psicofarmaci a casaccio, anche perchè se parli di semplici ansiolitici e antidepressivi, che sono quelli che di solito prescrivono, le sostanze più o meno saranno due in tutto, con nomi diversi.
Se parli di valutare e inquadrare la problematica, io non me ne intendo, però così come impressione dico che parli di un lavoro così complesso, che persino i terapeuti più esperti avranno difficoltà in un breve lasso di tempo, ad individuare na roba simile.
Prima di aver capito chi è il paziente, ce ne passerà, sbaglio?
Non sarebbe meglio allora subito rivolgersi a un esperto?
aggiungerei che il rischio evidente nell'inserire "intermediari", dal nostro punto di vista di non addetti ai lavori, è, oltre a un preliminare"rimpallamento"da un professionista all'altro, la confusione tra l'inquadramento iniziale dell'uno e quello di colui che lo prenderà in carico successivamente, il "pregiudizio" che si potrebbe instillare nella mente di quest'ultimo, e tante altre dinamiche che non conosco, e che sono imprevedibili.
Se la base di un buon rapporto terapeutico è la fiducia, il moltiplicarsi delle figure e dei ruoli attorno a un paziente, se non vi fosse coordinamento, ma fosse a casaccio, sarebbe deleterio.
Oh?
la differenza tra il medico e lo psicologo sta proprio in quella parola che ho evidenziato in grassetto: chi si rivolge ad uno psicologo non è automaticamente un paziente.
Sul fatto che il medico di base abbia una concezione "chimica" del disagio mentale fa parte della sua formazione e ovviamente se deve inviare un paziente a qualcuno, lo invierà ad uno psichiatra che per lui è un collega (parlando in generale, poiu sicuramente c'è chi a vedute più "ampie"). Conosco gente che grazie a questo iter è sotto cura farmacologica da anni.
Oh per carità, sono utili anche i farmaci in certi casi, ma è dimostrato che il 50% delle persone che vanno dal medico di base presenta propblemi di tipo "relazionale-esistenziale", quindi risolvibili senza psicofarmaci e il medico non è certo uno psicologo. La notizia è ufficiale e sta scritta qui a pagina 11
http://psy.it/documenti/La_professio...ogo_1_2011.pdf
Ultima modifica di Johnny : 09-10-2011 alle ore 13.53.27
Ripeto sul fatto che il medico di base ti invii a uno psichiatra è un pregiudizio, forse un tempo, ma ora la cultura della psicologia si è così diffusa che i medici sanno benissimo cos'è una psicoterapia!
Comunque, lo psicologo, qualunque psicologo,non può essere un semplice laureato in psicologia.
Quando uno va a cercare aiuto, c'è già una domanda di cura e in parte l'inizio di un processo di guarigione.
L'unica cosa buona è che ci sarebbe una persona gratis a disposizione, ma siccome la paghiamo noi contribuenti, sarà bene che sia altamente qualificata, e non il solito tizio che ha preso le scorciatoie, ecco.
Comunque emerge il pregiudizio già che inviare allo psichiatra significhi inviare al medico degli psicofarmaci e basta.
Alcuni psichiatri sono psicoterapeuti, anche a loro tocca specializzarsi, l'unica differenza è che hanno fatto medicina, poi la specializzazione in psichiatria, ma quelli sono i loro studi, e ciò non fa di loro nulla.
Quello che manca a molti giovani psicologi che fanno i consulenti, e si vede, è l'umiltà, e la consapevolezza che a occuparsi di un altro non si impara sui testi, ma su se stessi.
Ragazzine giovani che consigliano a tutto spiano mamme e babbi, psicologi dell'asl che ti sciorinano a mente l'abc imparato nelle aule cinque minuti prima o quarant'anni prima....bah.
Date lìimpressione di fare la corsa al posto fisso, e l'abbuffata nel paese di bengodi, e sembrate non pensare minimamente alle vostre enormi responsabilità, e che è un mestiere difficilissimo, m.
Ultima modifica di complicata : 09-10-2011 alle ore 14.53.04
Non solo, c'è un'altra cosa di cui ci si impasta la bocca ma che poi si scontra sul piano pratico: l'invio.
Ammettiamo che esista lo psicologo di base non specializzato in psicoterapia che diagnostica una patologia. A chi lo invia?
Mi sembra che in molti post emerga il consenso degli psicologi a promuovere se stessi con delle vere e proprie strategie di marketing, con tanto di opuscoli conteneti suggerimenti ritenuti validi su come "aggredire" il mercato.
Conterà allora saper raggiungere degli accordi validi con psicologi di base, i quali di fronte al caso da inviare come si comporteranno? A seconda delle loro "amicizie"? Una persona sofferente di attacchi di panico a chi verrà inviata? Se non sbaglio è una sintomatologia che può essere curata sia con terapia cognitivo-comportamentale, che con strategica, psicodinamica o sistemica.
Ebbene, con quali criteri verrà effettuato l'invio?
E se poi lo psicologo di base non ha avuto tempo di conoscere sufficientemente il paziente per effettuare una diagnosi differenziale accurata?
Con onestà intellettuale, domandiamoci se questa figura sia veramente utile per l'utenza finale o piuttosto per trovare un posto di lavoro agli psicologi disoccupati.
se essere un "semplice" psicologo non è sufficiente, come pensi che il medico (che non è psicologo) sappia fare un invio corretto, che spesso non sa neanche la differenza tra una psicoterapia cognitiva, dinamica, umanistica...invierà con molta probabilità a un cognitivo-comportamentale (che sono molto apprezzati perché più "scientifici" di altri approcci) o ad uno psichiatra (che è medico)
la specializzazione in psichiatra è una branca della Medicina e non mi risulta che insegnino a fare psicoterapia.
Poi sicuramente ci sono anche psichiatri che fanno anche la specializzaz. in psicoterapia e questi sono psicoterapeuti a tutti gli effetti
anche il medico e lo psichiatra (senza ulteriori specializzazioni in psicoterapia) seguono un modello, il "modello medico-biologico".
Il discorso marketing secondo me non regge perché la pubblicità da parte degli psicologi è fortemente regolamentata dagli Ordini.
D'altro canto anche i medici (come come tutti gli altri professinisti) hanno spesso la loro "rete" e inviano pazienti a colleghi che conoscono e di cui sono sicuri della professionalità e preparazione. Così avverrebbe anche per lo psicologo di base credo.
questo discorso vale per qualunque figura dovesse effettuare l'invioE se poi lo psicologo di base non ha avuto tempo di conoscere sufficientemente il paziente per effettuare una diagnosi differenziale accurata?
Comunque si tratta di discorsi campati in aria perché secondo me lo psicologo di base non ci sarà mai
Ultima modifica di Johnny : 09-10-2011 alle ore 16.29.16
, dunque, postmetto che non ho intenzioni bellicose, anzi, l'argomento è bellino, perchè in fondo sarebbe bello che si fornisse un servizio buono a tanta gente che fa le file alle Asl o si svena a pagarsi le terapie!
Il discorso dei vari rami a cui si può inviare, è così fatto, secondo me, sarebbe corretto l'invio a qualsiasi terapeuta che riesce a entrare in contatto col paziente e a instaurarci una relazione funzionale e positiva!
Le associazioni paziente x terapia x, paziente y terapia y, sembrano alquanto azzardate in quanto ogni terapeuta e ogni paziente sono realtà completamente uniche e speciali, che si "trovano" a interagire, può darsi mi sbagli, eh?
Si ritorna nel campo delle scienze umane, e peraltro oggi moltissimi terapeuti adottano modelli "integrati", e non a caso.
Niente più Junghiani, Freudiani, cognitivi-comportamentali ecc, ma di tutto, si possono usare anche le filosofie orientali, come so per esperienza, pure gli psy rifiutano etichette rigide.
Questo semplificherebbe( si fa per dire) il compito, e al tempo stesso quanto ho detto in precedenza lo renderebbe vano
Grazie per la bella conversazione, o, non è mica tanto campata in aria!
Complicata, ci sono tante persone che vivono di psicofarmaci solo perchè sono state guidate male, da medici che in assoluta buona fede non hanno saputo fare di meglio, convinti in maniera sincera che l'approccio medico sia l'unico adottabile. Non discutiamo la professionalità o il ruolo dello psichiatra, anzi sono indispensabili nella nostra società, ma uno psicologo offre competenze diverse, ha un approccio orientato all'indagine psicologica, che un medico giustamente per sua formazione non ha potuto approfondire. Poi sul discorso del semplice laureato, sono assolutamente d'accordo... E ci mancherebbe che nella remotissima eventualità non si selezionino persone con esperienza e titoli di studio che vadano oltre i 5 anni di università!!! Questo discorso secondo me è identico a quello che si potrebbe fare per un medico, nel senso che anche un semplice laureato in medicina ha conoscenze molto complete e approfondite sul funzionamento generale dell'organismo, ma non sa come operare o lavorare in uno specifico settore, deve continuare a studiare, specializzarsi ed esercitare nei reparti sotto la supervisione di medici più esperti. Poi anche sulla fattibilità, come dice johnny, ho dubbi fortissimi, però l'idea, il principio di base non è male.
m, è vero anche codesto, è vero altresì che cìè molta confusione nell'utenza su a chi sia meglio rivolgersi, perchè purtroppo avete frammentato e confuso i ruoli.
Intanto, lo psicologo sarebbe bene, per semplificare, fosse solo lo psicoterapeuta, vi paghino la specializzazione a tutti e la facciano finita con le scuole private. Compresa l'analisi didattica.
Come la specializzazione a medicina,del resto.
Pagate le tasse e punto.
Vi potrebbero far fare a tutti medicina, psichiatria e psicologia, perchè queste distinzioni?
Una nuova facoltà.
Ultima modifica di complicata : 10-10-2011 alle ore 14.40.45
Appunto! Non cambierebbe niente, dipenderebbe sempre dalla "rete" cui alludi e nella costituzione della quale gli Ordini c'entrano ben poco. Stabilire una rete di conoscenze tra colleghi non è indice di maggiore affidabilità per l'utenza finale: occorre vedere le motivazioni che stanno alla base di questa rete!
Si, però tu pensa ad una persona che non crede neanche di avere un problema psicologico, ma fisico. A chi si rivolgerà secondo te, al medico di famiglia o allo psicologo di base? Io credo che propenda più per il primo. Mettiamo pure che il medico di famiglia riesca a far capire a quella persona che ha bisogno di un consulto psicologico. Che fa? Gli dice "rivolgiti allo psicologo di base, il quale poi penserà ad inviarti per una terapia adeguata"? Tu pensi che quella persona abbia molta voglia di parlare dei fatti suoi con venti persone prima di inziare il trattamento? Risultato: abbandona subito l'idea perché spaventata.questo discorso vale per qualunque figura dovesse effettuare l'invio
Mettiamo invece che il medico di famiglia non le dica tutta la trafila, omettendo la possibilità che lo psicologo di base possa inviare ad un altro psicologo per una terapia. La persona (chiamatela cliente o paziente come preferite) va con una certa aspettativa al consulto con lo psicologo e magari si apre fino a quando viene "stoppata" perché necessita di terapia con un altro psicoterapeuta. Risultato: la persona abbandona perché sfiduciata, con l'idea che la psicologia non serva a niente.
Ciò che voglio dire è che temo che questa figura prospettata non riuscirà ad accogliere tempestivamente e a far sviluppare adeguatamente la domanda di cura perché ci sono troppi passaggi, troppi intermediari.
Chi sente la necessità di una terapia va a cercare direttamente il terapeuta tramite consigli di persone di cui si fida, anche se non sono psicologhe.
Chi vuole solo fare quattro chiacchiere senza terapia trova altri modi in letture, amicizie, credi religiosi ecc...e non si aprirà mai davvero ad un consulto sincero con lo psicologo...ci sarà sempre un "non detto" che non permetterà neanche allo psicologo stesso di fare una corretta diagnosi.
So che la carenza di posti di lavoro spinge per fare in modo di "creare" una richiesta da parte dell'utenza, però in questo ambito è un cane che si morde la coda, fa l'effetto boomerang, così come lo fa la polverizzazione degli interventi di supporto o di psicoterapia. L'integrazione in psicoterapia si scontra col limite epistemologico che sta alla base dei vari orientamenti e rischia di generare mostri senza teste né gambe. Una delle tante cose di cui siamo abituati in Italia per le quali "fare tutto e non fare niente" ottiene il risultato di non attribuire responsabilità a niente e nessuno.
Meditate gente.
Ultima modifica di wxyzabcd : 10-10-2011 alle ore 15.35.09