Ho cancellato il post e l'ho messo nell'altra sezione perchè mi sembrava più adatta
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Ultima modifica di monicadal : 05-06-2009 alle ore 12.21.06
Appunto, non è vero che le scuole di counselling prevedono analisi personale e/o psicoterapia, dai!Mi piacerebbe sapere in che cosa consiste questo "grande lavoro su se stessi", però. Si tratta di percorsi che durano anni? Si tratta di mettere in moto un vero e proprio processo di "catastrofe" delle strutture psichiche patologiche? Perchè se così fosse ritengo difficile che chi svolge un'analisi personale - entrando quindi in contatto con le strutture inconsce e constatando l'importanza della realtà psichica e la complessità del legame con gli altri livelli organizzativi del soggetto - si metta a fare counselling, perchè si entra in una visione decisamente differente di ciò che è la richiesta dell'utenza.
Hai ragione. Su questo non ci piove. Il problema è: chi o cosa vieta legalmente ad uno psicologo del lavoro di fare sedute di sostegno? O clinica? Parimenti: chi vieta ad uno psicologo clinico e di comunità di fare ricerche di mercato o di somministrare batterie per la selezione del personale?
Quest'Ordine e questa Legge di ordinamento sono proprio una vergogna! Questa è l'amara verità.
Quando uno è iscritto all'Ordine è Psicologo punto e basta. Senza alcuna differenziazione, visto che ufficialmente (e legalmente) le uniche differenziazioni sono in ordine alla specializzazione in psicologia clinica o psicoterapia.
Questo non è affatto vero e non risponde alla realtà dei fatti.
Ogni scuola di counseling fa formazione esperenziale in base al proprio modello di riferimento (allo stesso modo di come avviene nelle scuole di psicoterapia).
Ci sono scuole che prevedono l'analisi, altre la terapia idividuale, altre ancora la partecipazione a gruppi gestalt, etc.
Gli obiettivi principali della formazione esperenziale nel counseling sono due:
Se poi questo non ti piace, è un altro discorso. Ma non puoi sostenere che non si fa...
- confrontarsi sul tema dell'etnocentrismo
- confrontarsi con le proprie problematiche che potrebbero sfociare in una risonanza con i futuri clienti
Ma ti dirò di più: paradossalmente, modelli psicoterapeutici che non prevedono la formazione personale (sistemico, comportamentista, etc.), quando si occupano di counseling la prevedono eccome!
Il motivo è semplice: mentre la commissione ministeriale per il riconoscimento delle scuole di psicoterapia non obbliga alla formazione personale, le commissioni di accreditamento delle scuole di counseling obbligano a ciò indipendentemente dal modello di riferimento.
Il vero problema, ribadisco, è l'assenza di regolamentazione. In quanto è vero che puoi trovare scuole che si improvvisano e, parimenti, professionisti che si improvvisano. O, peggio ancora, professionisti che fanno tutt'altro spacciandolo per counseling.
Ma questo, ripeto, non è imputabile a chi lavora con serietà e non consente di fare di tutta l'erba un fascio.
I primi a risentirsi dei cialtroni che ci sono in giro, sono i professionisti seri.
Beh, allora i siti delle Scuole sono incompleti, o forse non ci intendiamo su che cosa sia una analisi e/o una psicoterapia.Questo non è affatto vero e non risponde alla realtà dei fatti.
Infatti ho parlato di formazione personale finalizzata ai due obiettivi di cui al mio precedente post.
Dopodiché ogni scuola persegue questo obiettivo con le modalità che ritiene migliori. Tra le varie scuole c'è chi fa psicoterapia, chi fa analisi, chi fa gruppi, chi fa altro, etc.
Francamente non ho mai fatto una ricerca approfondita sulle scuole, tuttavia non credo ci voglia molto...:
Centro di Ascolto e Orientamento Psicoanalitico
Percorso individuale: 50 ore di psicoterapia
Percorso di gruppo: 40 ore di gruppo analitico
Percorso di gruppo: 48 ore di gruppo di psicodramma analitico
Supervisione: 132 ore di supervisione
Tirocinio pratico: 150 ore
Scuola di Psicoterapia Comparata
Percorso di gruppo: 208 ore di gruppo gestalt
Supervisione: 144 ore di supervisione
Tirocinio pratico: 150 ore
Centro Scuole Counseling e Psicoterapia
Percorso di gruppo: 96 ore di gruppo gestalt
Percorso di gruppo: 24 ore di gruppo analitico
Percorso di gruppo: 24 ore di psicodramma moreniano
Supervisione: 72 ore di supervisione
Tirocinio pratico: 150 ore
Scuola di Counseling Sistemico Pluralista
Percorso di gruppo: 80 ore di gruppo non meglio specificato (è presumibile supporre che l'orientamento sia sistemico)
Supervisione: 80 ore di supervisione
Tirocinio pratico: 150 ore
Poi, anche lì, le sue sono svariate decine, a volerci perder tempo si potrebbe fare una comparazione.
Non riesco bene a seguire il filo del vostro discorso.
Non capisco il senso di cercare di dimostrare che i counselor siano preparati, impreparati,buoni o cattivi.
Forse non state considerando il fatto che nel mondo reale (non in quello delle parole degli ordini o degli articoli di Piccinini) la difesa di una qualifica professionale è soltanto un un'operazione commerciale, non scambiamola con la realtà.
Mi spiego. Io, pur avendo una formazione psicologica, considerato l'esubero di psicologi, lavoro con il titolo di psicomago. Vendo quindi ai miei clienti psicomagia. Ma la mia è soltanto una scelta commerciale. La chiamo psicomagia perchè mi conviene ma potrei decidere di chiamarla psicologia e counselling se mi gira. Non lo faccio soltanto perchè avrei molti meno clienti.
La mia attività e perfettamente legale e nessun tribunale può avere niente da ridire.
Un giorno potrei decidere di registrare il marchio e che fare che soltanto chi ha ricevuto la preparazione che voglio io sia autorizzato a qualificarsi come psicomago.
Farei quello che hanno fatto la psicologia, la psicoterapia, la PNL, il Counlelling, e altre migliaia nel mondo.
Caro curumullo, si sta discutendo tra le righe e non di scelte formative e teorico-metodologiche e delle conseguenze che queste hanno nel lavoro con l'utenza. E' interessante che emerga sempre questa grande attenzione al mercato, sui metodi per rendersi più "appetibili" e sugli effetti di queste scelte, che, come nel caso considerato in questo thread, possono risultare disastrose e dannose per l'utenza.
Noto come invece la formazione personale si riduca spesso a programmi, a ore di terapia, a ore di tirocinio, quando per definizione il lavoro personale è inquantificabile perchè legato irrimediabilmente all'individuo.
Quindi ti chiederei se hai scelto di fare "psicomagia" (?!) solo per questioni commerciali o perchè c'è un preciso modello teorico che segui (con relativa riflessione epistemologica). E' una scelta che ha implicazioni non indifferenti per i tuoi "clienti".
Comunque fa un po' sorridere che si consideri un "grande lavoro personale" fare 50 ore di psicoterapia, quando non è possibile stabilirle a priori e spesso sono necessarie centinaia (se non migliaia) per modificare il proprio assetto interno. Una scelta decisamente contro il mercato (forse, aggiungerei, perchè di analizzandi a 3-4 sedute settimanali ce ne sono...), basata su criteri di cura (e di etica).
Saluti
Ultima modifica di gieko : 05-06-2009 alle ore 14.02.25
gieko
Questo nella tua visione psicoanaliticocentrica..., ma così facendo non tieni in considerazione le molteplicità dei modelli teorici esistenti.
E neppure consideri la specificità di lavoro del counseling, i cui obiettivi sono ben diversi da quelli di una psicoanalisi. Analogamente anche la formazione - ivi compreso il lavoro su se stessi - sarà diverso.
Qui l'etnocentrismo ritorna a galla... non è che tendi forse troppo ad utilizzare il tuo modello come riferimento per tutti gli altri?
Ecco siamo proprio al punto cruciale.....l'etnocentrismo non porta da nessuna parte e costringe a discutere avendo in testa sempre i modelli "preferiti".. come se stesse in una posizione di difesa e non di apertura verso l'altro!
Ma che difesa, qui si parla di posizioni scientifiche, non di questioni personali. Peraltro è più che scontato che tutti utilizzino i propri modelli di riferimento nel leggere i dati di realtà (inconoscibili). Ne consegue l'importanza che i modelli di riferimento siano ben fondati e che abbiano un'ampia spiegatività, ovvero una buona capacità di lettura dei dati. Dal mio punto di vista la psicoanalisi possiede queste caratteristiche e quindi la adotto consapevolmente come lente di lettura rispetto al campo che le attiene: il disagio psichico. Poi non ho nessun problema a confrontarla e ad aprirla a posizioni che si dimostrano epistemicamente più fondate (ne è un interessante esempio il dialogo con la matematica della complessità e con i concetti di sistema dinamico).
Si parlava di formazione e di "grande lavoro personale", mi pare. Mi pongo il dubbio su come, pur affrontando il disagio dell'utenza, si arrivi a considerazioni così diverse su ciò che è il percorso formativo, e sulle modalità con cui è proposto, oltre che sugli obbiettivi. Forse potrebbe essere utile anche per voi chiedervi il perchè di questa differenza, visto che ci si occupa delle medesime cose.
A proposito di apertura, quindi, mi sembra più produttiva la domanda "perchè gli psicoanalisti adottano questa formazione?", anzichè l'affermazione "la psicoanalisi tratta altre cose".
Saluti
Ultima modifica di gieko : 05-06-2009 alle ore 14.51.08
gieko
Ho difficoltà a comprendere questo tuo ultimo post. Posto che l'intervento di counseling si pone obiettivi diversi rispetto all'intervento psicoterapico o psicoanalitico, va da sé che anche i parametri formativi sono diversi.
La formazione personale in un percorso di counseling si pone i due obiettivi di cui al mio precedente post (etnocentrismo, risonanza). Le strutture formative hanno reputato idoneo il percorso proposto (peraltro in maniera coerente con strutture internazionali). Differentemente da come funziona per le scuole di psicoterapia, che trovano consono un diverso percorso.
Discuterne nel merito a partire dai pressupposti di un'altra professione (psicoterapeuta, psicologo, etc.) non porterà mai da nessuna parte.
Se non si comprende la specificità dell'intervento di counseling, si rischia sempre di paragonarlo con altri tipi di interventi. Cosa lecita, ma fuorviante per la sua comprensione.
Non tutto è riconducibile al disagio psichico, questa è una visione eccessivamente forzata della realtà. Il fatto che alcune persone possano ad avere difficoltà, in alcuni momenti della loro vita, a comprenderne i passaggi e le ragioni, non fa di loro dei disagiati psichici tout court. Una qualunque relazione d'aiuto non attiene necessariamente alla sfera disagio psichico.
Come tu giustamente hai detto il tuo modello di riferimento ti serve come chiave di lettura. Analogamente il counseling prevede una chiave di lettura diversa a parità di fenomeno. Di fatto la realtà è complessa per definizione e il paradigma teorico è, appunto, un paradigma, cioè un "riduttore di complessità".
Rispetto a questo non è opportuno ragionare in via esclusiva (o - o). La popolazione umana non è formata da "uomini e donne" o "alti e bassi", ma da "uomini e donne" e "alti è bassi". I due insiemi possono convivere tranquillamente. Dipende da quale chiave di lettura intendo adottare.
Nessun modello è quello giusto né in senso assoluto né in relazione ad un particolare fenomeno. Nessun modello è assimilabile ad un "farmaco", non è una medicina che può essere somministrata a prescindere dalla relazione che lega professionista e cliente.
Ogni modello, in quanto modello di relazione, apre e chiude possibilità di comprensione dell'altro e costituisce solo uno - dei tanti possibili - punti di vista.
E ciò che viene osservato (il cliente) non è nella relazione di counseling inerte di fronte all'osservatore (professionista) come nel modello medico, ma un soggetto a sua volta osservante, in grado di produrre a partire da quella relazione una nuova conoscenza di sé e del contesto in cui si trova a muoversi.
Nel counseling è la relazione (e la sua qualità) che produce il cambiamento.
bè, il riferimento era tra il counselor e lo psicoterapeuta.
Per quanto riguarda il confronto psicologo-counselor, bisogna tener presente che:
- Lo psicologo non fa psicoterapia, dunque se arriva un depresso, ha bisogno di una psicoterapia e non di un sostegno psicologico, quindi lo si deve inviare da un terapeuta.
- Se arriva un depresso (parliamo di depressione, ma ovviamente il discorso vale per ogni psicopatologia) lo psicologo può riconoscere che si tratta di qualcosa di più di un disagio che richiede sostegno, perché è in grado di fare (e può fare per legge) diagnosi utilizzando eventualmente anche strumenti psicometrici che danno misure oggettive della psicopatologia (dist. ansia, dist. depressivo, ecc...).
Per quanto riguarda la formazione personale, ammesso che un corso di counseling la preveda, non credo sia così profonda come può essere quella richiesta da una scuola di psicoterapia, che richiede un tot di ore di analisi ogni anno, per 5 anni, a volte anche di più se la scuola è di stampo psicoanalitico.
Ultima modifica di Johnny : 05-06-2009 alle ore 15.43.39
Mah, si continua a parlare del counselling come di un'altra professione, quando da un lato è quantomeno problematico definirne lo statuto epistemico ed individuarne lo specifico, e dall'altro le evidenze di sovrapposizioni sono molteplici. Ad ogni modo mi pare fuori discussione che il dato di partenza sia il medesimo per counselor, psicologi e psicoterapeuti: soggetti in difficoltà.
Comunque permettimi anche di farti notare che sei tu che hai tirato in ballo l'importanza della formazione personale, collegandola - giustamente - sia al disagio dell'utenza che a quello dell'operatore...
Questo è a mio parere il punto teorico più debole del counselling, perchè semplifica il concetto di difficoltà introducendo una dicotomia artificiosa e scarsamente sostenibile: la separazione tra cause "esterne" e cause "interne". Su questo punto, nei numerosissimi post scritti, nessuno è riuscito a portare degli argomenti convincenti. Mi chiedo quindi chi forzi maggiormente la realtà... E poi cosa significa "disagiato psichico tout court"? Mi sembra che venga attribuito un valore negativo al termine disagio, come se fosse qualcosa di stigmatizzante e da evitare il più possibile, mentre si tratta di ascolto della sofferenza profonda delle persone.
Ovviamente una teoria riduce la complessità, tuttavia non si deve arrendere a questo, cercando di essere massimamente spiegativa rispetto ai fenomeni osservati.
Scusa ma la popolazione umana non è una teoria, l'esempio non è per nulla calzante. Una teoria deve muoversi metodologicamente per aut-aut, non può contemplare spiegazioni contraddittorie per i medesimi fenomeni.
Anche in psicoanalisi, anzi, ancora di più: il paziente costruisce una nuova struttura relazionale-intrapsichica insieme al proprio analista.
Questo è un punto discutibile: la buona qualità relazionale non è fattore di cambiamento (specie di cambiamento strutturale). Ne è la riprova il fatto che la patologia grave è completamente refrattaria al cambiamento in base alla sola relazione. Quest'ultima è pertanto uno dei diversi presupposti al cambiamento.
Saluti
Ultima modifica di gieko : 05-06-2009 alle ore 16.07.17
gieko