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  1. #121
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Caro Willy,
    non era mia intenzione difendere Gieko, che è capacissimo di farlo da solo e molto meglio di quanto possa fare io, se avessi pensato questo l’avrei insultato per la seconda volta. E’ che non riesco a rassegnarmi all’idea che una discussione passi così velocemente da una critica anche serrata alle argomentazioni altrui, ad una critica alla persona che espone queste posizioni. Forse la mia è soltanto una sensibilità eccessiva in un Paese dove il dibattito sociale e politico è su questo livello; trovi sugli organi di stampa che persone politiche che ci rappresentano usino termini come “coglioni”, “farabutti” e “cretini in malafede” rivolgendosi ai propri avversari politici, ai giornalisti e a chiunque osa avversarli. Personalmente avrei preferito da te una replica differente dal contrattacco, ma questo era il mio desiderio, non il tuo.
    Non chiedo a te di rendere conto della tua scelta, ma di spiegare il tuo dubbio sulla mia, sei tu quello che dubita si possa parlare di struttura unitaria; “molti psicoanalisti” è diverso dal mio “molti psicoanalisti che utilizzano le teorie sistemiche ...”, il primo sembra essere il numero dei manifestanti fornito dagli organizzatori, il secondo il numero fornito dalla questura. Non volevo trincerarmi dietro una presunta vastità di consensi (quindi, se vuoi ai nomi che citi tu potrei aggiungerne io degli altri, senza che questo scalfisca minimamente il mio diritto di pensarla diversamente da tutti costoro).
    Ritengo che l’interrogativo che ti poni sia molto interessante, per questo ho partecipato all’inizio e continuo a parteciparvi (sulla mia delicatezza lascio, naturalmente, decidere a te).
    Non credere che io voglia cancellare centinaia d’anni di psichiatria e di osservazioni cliniche mettendo da parte la scissione, le personalità multiple, lo stupore isterico, la depersonalizzazione, la molteplicità del sé, e quant’altro. Non capisco perché io non possa però poi ricondurre la “sensazione di essere molti” a un unico soggetto che la sperimenta, se questo è il modello di uomo che più mi aggrada e che sento più vicino; nello stesso tempo, trovo altrettanto legittimo che qualcun altro possa partire da un modello di uomo differente da questo.
    Ad esempio Jacques Lacan è uno degli autori di psicoanalisi che stimo di più (pur non essendo io lacaniano), eppure egli parla di un soggetto barrato, cioè un soggetto che costitutivamente è dotato di una cesura, di una falla, di una “mancanza ad essere” (la béance), e che il desiderio, e il passaggio da un significante all’altro altro non siano che un tentativo di ripristinare l’integrità perduta nel momento stesso della sua soggettivizzazione e della sua separazione.
    Un saluto.

  2. #122
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io non credo di fraintendere la tua posizione.
    Forse non ti accorgi che la tua posizione impone che tutti gli esseri umani debbano avere la stessa organizzazione psicologica: è questo che trovo discutibile.
    E non avresti frainteso la mia posizione? Non ho mai detto che "tutti gli esseri umani debbano avere la stessa organizzazione psicologica", va bene tutto ma non sono così sprovveduto. Io ho sempre parlato di modalità di funzionamento che sono proprie dell'essere umano (livello di astrazione elevato), che si configurano in alcune macrostrutturazioni a seconda del contesto con cui si relazionano (livello di astrazione intermedio), che assumono forme irrimediabilmente uniche nella storia del soggetto (livello di astrazione basso).
    Credo che sia difficile mettere in discussione il fatto che tutti gli esseri umani necessitano di ossigeno per sopravvivere, che poi ci sono situazioni ambientali dove l'organismo si adegua ad una maggiore rarefazione dello stesso, per poi passare alla singolarità dei casi.
    Se riflettiamo sulla psicologia ci troviamo di fronte alle stesse considerazioni: non esistono soggetti dotati di capacità auto-organizzative ed altri etero-organizzati, ed è questo che sto sostenendo.
    Spero di essere stato più chiaro.

    Saluti
    gieko

  3. #123
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Willy,
    ...non riesco a rassegnarmi all’idea che una discussione passi così velocemente da una critica anche serrata alle argomentazioni altrui, ad una critica alla persona che espone queste posizioni.
    Se è così, ti sarei grato se tu mi spiegassi cosa c'entrano i miei pazienti con il mio discorrere qui. Non credo di aver messo in discussione l'agire clinico tuo, né quello di altri. Capirai che non sono disposto a vederlo mettere in discussione se non dal mio supervisore.


    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Non chiedo a te di rendere conto della tua scelta, ma di spiegare il tuo dubbio sulla mia, sei tu quello che dubita si possa parlare di struttura unitaria;
    Beh, se è per questo sei tu quello che dubita non se ne possa parlare... Comunque, ci proverò, per quel che so e sento, e per come ci riesco. Probabilmente non ne sarai soddisfatto. Vuol dire che prnderemo atto dell'esistenza di una scissione. Quanto l'esterno sia il riflesso del mondo interno lo lascio stabilire a te...

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    “molti psicoanalisti” è diverso dal mio “molti psicoanalisti che utilizzano le teorie sistemiche ...”, il primo sembra essere il numero dei manifestanti fornito dagli organizzatori, il secondo il numero fornito dalla questura. Non volevo trincerarmi dietro una presunta vastità di consensi (quindi, se vuoi ai nomi che citi tu potrei aggiungerne io degli altri, senza che questo scalfisca minimamente il mio diritto di pensarla diversamente da tutti costoro).
    Dopodiché potremo chiudere tranquillamente la discussione, dato che tu non sembri intendi mettere in discussione nulla delle tue convinzioni, ma sei abbastanza pronto nel chiedere conto delle mie.
    Io non ho nemmeno detto che i sostenitori di un soggetto non unitario siano molti, né mi interessa fare conte. Ho citato due autori che conosco, dei quali ho studiato gli articoli e i testi. Avrei potuto citare autori provenienti dalla bioenergetica, o dalla Gestalt, o dalla neuropsicologia, o da tempi lontani... in fondo, a me non interessa convincere altri. Discuto per amore della discussione e perché sono abbastanza convinto di aver qualche ragione per pensare quel che penso.

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Ritengo che l’interrogativo che ti poni sia molto interessante, per questo ho partecipato all’inizio e continuo a parteciparvi (sulla mia delicatezza lascio, naturalmente, decidere a te).
    Non credere che io voglia cancellare centinaia d’anni di psichiatria e di osservazioni cliniche mettendo da parte la scissione, le personalità multiple, lo stupore isterico, la depersonalizzazione, la molteplicità del sé, e quant’altro. Non capisco perché io non possa però poi ricondurre la “sensazione di essere molti” a un unico soggetto che la sperimenta, se questo è il modello di uomo che più mi aggrada e che sento più vicino; nello stesso tempo, trovo altrettanto legittimo che qualcun altro possa partire da un modello di uomo differente da questo.
    Se così ti senti bene, buon per te. Ma, nel momento in cui "te lo senti vicino", questo modello d'uomo, tu, dove sei, se non da un'altra parte rispetto a lui?


    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Ad esempio Jacques Lacan è uno degli autori di psicoanalisi che stimo di più (pur non essendo io lacaniano), eppure egli parla di un soggetto barrato, cioè un soggetto che costitutivamente è dotato di una cesura, di una falla, di una “mancanza ad essere” (la béance), e che il desiderio, e il passaggio da un significante all’altro altro non siano che un tentativo di ripristinare l’integrità perduta nel momento stesso della sua soggettivizzazione e della sua separazione.
    Un saluto.
    Diciamo che Lacan mi sta assai simpatico. Anche se io sono Guglielmico, non Lacaniano.

    Un saluto a te. A presto.


    P.S.: Nel tuo precedente intervento, ad un certo punto, scrivi:
    E questo per il semplice fatto che per me avviene tutto contemporaneamente, emozione, sentimento, postura, pensiero, sensazione e, aggiungerei, ritmicità e riconoscimento; senza essere necessariamente l’una al posto dell’altra o l’una causa dell’altra.
    Interessante posizione. Mi chiedo solo: se parliamo di co-occorrenza, questo nulla ci dice circa l'unitarietà o meno del soggetto. Può avvenire contemporaneamente tutto in ambiti separati e sconnessi, dato che non esiste principio di causalità.

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  4. #124
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    .....Intendiamoci, non sono soggetto a crisi di depersonalizzazione (se non in situazioni abbastanza particolari) o di derealizzazione. Tutto sommato, nel mondo me la riesco a cavare abbastanza bene. Ma appartengo a quella parte di popolazione che sperimenta dentro di sé, ogni giorno, la frattura fondamentale che non ci consente di pensarci come soggetti unitari.

    Può essere che tra vent'anni di sedute (per ora sono solo quattro) questa frattura si ricomponga. Penso però che ci siano ferite che non si rimarginano del tutto, mai. E che se riusciamo a far sì che non sanguinino troppo, mettendo in pericolo la vita, è già un buon risultato.

    Ce ne sono altri, credo, che sperimentano lo stesso "sentire". Anche qui. Ne ho conosciuta di gente che dice di sé: "Io sono molti". E non credo si tratti di una nostra personale illusione.

    Buona vita

    Guglielmo
    Non riesco seguirvi in queste discussioni così "colte", e non mi va di dire castronerie, ma queste tue ultime affermazioni le condivido in pieno.
    A questa sensazione di precisa, netta scissione, frattura che mi affligge e che non riesco ancora a ricomporre dopo anni di psicoanalisi , e a cui, mi si dice, dovrei rassegnarmi, ritengo che, e lo ho sperimentato personalmente, la bioenergetica può essere una soluzione alternativa e risolutiva a sintomi che la psicoanalisi non può risolvere.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  5. #125
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Non riesco seguirvi in queste discussioni così "colte", e non mi va di dire castronerie, ma queste tue ultime affermazioni le condivido in pieno.
    A questa sensazione di precisa, netta scissione, frattura che mi affligge e che non riesco ancora a ricomporre dopo anni di psicoanalisi , e a cui, mi si dice, dovrei rassegnarmi, ritengo che, e lo ho sperimentato personalmente, la bioenergetica può essere una soluzione alternativa e risolutiva a sintomi che la psicoanalisi non può risolvere.
    Ah, ci risiamo!

  6. #126
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Ah, ci risiamo!
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  7. #127
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Francesca, tanto per precisare la mia posizione.

    Io non vedo l'Analisi Bioenergetica come "alternativa" (nel senso di o/o) alla psicoanalisi, né penso possa risolvere problemi che la psicoanalisi non possa risolvere.

    Semplicemente, per mille motivi, alcuni relativi alla teoria, altri al vissuto eprsonale e alla mia struttura caratteriale, è la forma di psicoterapia che ho scelto di praticare.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  8. #128
    Megiston Matema
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Caro Willy,
    dopo il tuo ultimo commento si fa sempre più strada in me uno strano senso di frustrazione, una sensazione di non riuscire a trovare parole adeguate per farmi capire, ma non è solo questo, parallelamente ho un’altra sensazione ancora più sgradevole, che è quella dell’inutilità del tentativo che sto facendo. Sono stato attratto dalla tua discussione perché il tema mi piaceva, pensavo di poter dire qualcosa e l’argomento è talmente ricco di opportunità, di spunti, di possibilità di confronto, che ne sarebbe potuta nascere una bella discussione collettiva.
    Ma, la mia esperienza di dialogo con te mi fa pensare che ci sia stato un malinteso fin dall’inizio, forse tu non cercavi ciò che cercavo io, l’impressione che ho adesso è che tu abbia messo ormai da parte il dialogo e il confronto e guardi a ciò che ti scrivo come una crescente minaccia.
    Mentre nei tuoi primi commenti questa posizione difensiva era solo un’ipotesi, nell’ultimo rivolto a me è abbastanza chiara, selezioni micro bersagli e spari, a volte individuando minacce inesistenti, distorcendo sistematicamente il senso del mio scritto (almeno, io non mi ritrovo affatto nelle tue repliche). Mi sembri un fante della prima guerra mondiale asserragliato nella sua trincea sulle pendici del monte Grappa o, meglio ancora, quel soldato nipponico in un bunker su un’isola del Pacifico a cui nessuno aveva detto che la guerra era finita.
    L’unica cosa su cui vorrei spendere ancora qualche parola è il riferimento ai tuoi pazienti, mi sono riletto e mi rendo conto che il finale molto diretto può apparire come una critica personale al tuo lavoro, ma non era questo il mio intento (fra l’altro non ho alcuna idea di come lavori). Volevo piuttosto evidenziare come può essere facile far filtrare i propri pregiudizi nel rapporto con l’altro (con Gieko ad esempio e forse anche con i propri pazienti), ma non come un problema esclusivamente tuo, ma di tutti noi (me compreso). Se ricordi ho parlato anch’io di pregiudizi senza i quali non si vede niente, questo vuol dire che li uso anch’io, ovviamente, come punto di partenza.
    Nello specifico, però, ammetterai che c’è qualche differenza fra dire a qualcuno che la sua intelligenza è male utilizzata e spiegargli come i suoi (i nostri) pregiudizi possano filtrare inavvertitamente nel suo rapporto con gli altri.
    Ciao e (come dici tu) buona vita!

  9. #129
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Volevo piuttosto evidenziare come può essere facile far filtrare i propri pregiudizi nel rapporto con l’altro (con Gieko ad esempio e forse anche con i propri pazienti), ma non come un problema esclusivamente tuo, ma di tutti noi (me compreso). Se ricordi ho parlato anch’io di pregiudizi senza i quali non si vede niente, questo vuol dire che li uso anch’io, ovviamente, come punto di partenza.
    Nello specifico, però, ammetterai che c’è qualche differenza fra dire a qualcuno che la sua intelligenza è male utilizzata e spiegargli come i suoi (i nostri) pregiudizi possano filtrare inavvertitamente nel suo rapporto con gli altri.
    Questo è un punto molto interessante, e utile per me. E ti ringrazio di questa precisazione, come del resto delle tue considerazioni, che non sto prendendo come attacchi personali.

    E' interessante perché apre a una possibile discussione circa l'opportunità o meno del disvelamento di sé nella pratica analitica. Un elemento della vostra scuola di pensiero (la si può defiire così?) che è molto discusso in tutto il mondo della psicoterapia e che ha attinenza con le terapie corporee perché, dato l'utilizzo che facciamo del contatto fisico e dell'interazione, per noi il disvelamento parziale e controllato del nostro stato emotivo e del nostro mondo interno è un elemento "tradizionale" e che quasi "va da sé".

    Per il resto, non mi sento tanto un giapponese nella giungla. Per quanto mi sembri spesso che questo mondo sia una giungla. Non ritengo inutile alcun confronto, anche quando non si riesca a trovare un accordo, un "matching". Anche le esperienze di "misattunement" possono contribuire allo sviluppo, se ce ne accorgiamo e cerchiamo un momento di incontro successivo.

    Quanto all'ultima parte, io non ho molti problemi a chiedere scusa a Gieko, se si è sentito offeso dal mio dire, perché l'intenzione era di reagire ad una sua frase che, vista da questa parte dello schermo, negava validità al mio sentire e trasformava una metafora poetica in qualcosa di completamente differente. Un arbitraria modificazione del piano del discorso. Peraltro, sono abbastanza convinto che non ci siano "colpevoli" in tutto questo e che, ci fossimo trovati di persona davanti a un bicchiere di vino, le cose sarebbero andate diversamente.

    Ora, se ti va di continuare, qui o in altro modo, io sono a disposizione.

    Buona vita
    Guglielmo
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  10. #130
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    E non avresti frainteso la mia posizione? Non ho mai detto che "tutti gli esseri umani debbano avere la stessa organizzazione psicologica", va bene tutto ma non sono così sprovveduto. Io ho sempre parlato di modalità di funzionamento che sono proprie dell'essere umano (livello di astrazione elevato), che si configurano in alcune macrostrutturazioni a seconda del contesto con cui si relazionano (livello di astrazione intermedio), che assumono forme irrimediabilmente uniche nella storia del soggetto (livello di astrazione basso).
    Credo che sia difficile mettere in discussione il fatto che tutti gli esseri umani necessitano di ossigeno per sopravvivere, che poi ci sono situazioni ambientali dove l'organismo si adegua ad una maggiore rarefazione dello stesso, per poi passare alla singolarità dei casi.
    Se riflettiamo sulla psicologia ci troviamo di fronte alle stesse considerazioni: non esistono soggetti dotati di capacità auto-organizzative ed altri etero-organizzati, ed è questo che sto sostenendo.
    Spero di essere stato più chiaro.
    Qualche post fa gieko hai sostenuto che per modificare gli aspetti patologici della personalità di un individuo era necessario usare l'"interpretazione" immagino, psicoanalitica.
    Mi disinteresso a quello che significa di preciso, non riesco a capirlo, ma se è vero quello che dici, deve essere vero anche che tutti gli esseri umani possiedono un alto grado di uniformità psicologica. Inoltre tu assumi che esistano macroregole generali di funzionamento riguardo alla psiche presenti in ogni essere umano, ed anche questo non è detto che sia vero.
    Poi comunque ho articolato un discorso che metteva in discussione anche le tue idee legate alla costruzione di una teoria "più spiegativa" in ambito psicologico: questo è un argomento che usi spesso per mettere agevolmente da parte i modelli che funzionano in ambiti limitati che secondo me è sbagliato.
    Ad esempio se in una pololazione di 100 persone, 90 parlassero una lingua ed il restante 10 ne parlasse un'altra, qualcuno potrebbe sostenere che una psicoterapia che utilizza il primo linguaggio risulta "più spiegativa" rispetto a tutte quelle che utilizzano il secondo linguaggio.
    In realtà potrebbero funzionare entrambi i tipi di psicoterapie, i due linguaggi sono distinti, ed a seconda di che lingua parla la persona in questione risulterà più efficace la prima o la seconda psicoterapia.

    Non è detto che esista un qualche linguaggio comune così complicato come quello che usiamo per parlare, in automatico, in ogni individuo (ho letto che alcune popolazioni che vivono separate da quelle che parlano altri linguaggi credono che le cose invece stiano così, il linguaggio parlato è qualcosa che fa parte della struttura psicologica umana in generale e si aspettano che altri esseri umani parlino in automatico la loro lingua). Una cosa del genere ovviamente può avvenire (tutti parlano lo stesso linguaggio), ma non è necessaria.

    Allo stesso modo non è detto che esista una qualche struttura psicologica comune all'interno della quale poter spiegare l'emergere di ogni disturbo.
    Per trovare strutture comuni forse bisognerebbe spostarsi a dei livelli in cui gli elementi base non sono più psichici.

    Insomma gli esseri umani potrebbero non possedere alcuna uniformità psicologica.

    La struttura generale comune magari potrebbe essere neurologica e non psicologica, magari l'originarsi di certe strutture sottostanti produrrà una psiche alla Freud, lo sviluppo di altre strutture neurologiche produrranno menti che si avvicinano ai modelli cognitivi-comportamentali, chi lo ha stabilito che ci debba essere necessariamente uniformità?
    Ossia non è detto che sia vero che dato l'insieme delle teorie della mente formulabili in qualche modo, "La mente di ogni individuo deve essere strutturata secondo la prima teoria o La mente di ogni individuo deve essere strutturata secondo la seconda teoria o ...".


    Questa assunzione viene inserita in certi discorsi tacitamente ed è questa che metto in dubbio.

    Sono questi i dilemmi che pongo e che mettono in discussione i vari tuoi assunti, sia riguardo all'idea di teoria della mente (in ambito psicologico) "più spiegativa", sia riguardo all'idea che debbano esistere necessariamente psicoterapie molto uniformi per disturbi simili.
    Per certi tipi di persone depresse magari funzionerà la bioenergetica, per altri, altre forme di psicoterapia, ed anche se i modelli che spiegano i meccanismi di azione fossero incompatibili non si va in contraddizione, perché può darsi che è proprio la mente dei vari individui che si è andata via via costruendo e strutturando diversamente e che soddisfa perciò regole psicodinamiche diverse, così come analogamente i linguaggi naturali che adoperano due persone soddisfano regole grammaticali e sintattiche diverse.

    Potrebbe essere vero anche in ambito psicoterapeutico quello che dice Wittgenstein riguardo alla filosofia:

    Non c'è un metodo della filosofia, ma ci sono metodi; per così dire, differenti terapie
    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 17-09-2009 alle ore 14.35.46

  11. #131
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Francesca, tanto per precisare la mia posizione.

    Io non vedo l'Analisi Bioenergetica come "alternativa" (nel senso di o/o) alla psicoanalisi, né penso possa risolvere problemi che la psicoanalisi non possa risolvere.

    Semplicemente, per mille motivi, alcuni relativi alla teoria, altri al vissuto eprsonale e alla mia struttura caratteriale, è la forma di psicoterapia che ho scelto di praticare.

    Buona vita

    Guglielmo
    Non ho mai pensato alla bioenergetica come alternativa che risolve i problemi che la psicoanalisi non può risolvere. Ritengo che in alcuni casi potrebbe essere utile integrare l'analisi con classi di bioenergetica.

    Barricarsi rigidamente entro uno schema teorico e identificarsi con esso, anche quando il contesto relazionale non lo richiede, mi riporta metaforicamente al concetto reichiano di "corazza caratteriale": sembra che vi aggirate muniti di armatura, spada e scudo per portare avanti le vostre posizioni, come se alla fine i vostri obiettivi fossero differenti. Ma gli oggetti della vostra indagine non sono per tutti voi terapeuti, l'uomo, la sua anima e il suo benessere?.... vi esprimete con linguaggi teorici diversi pur avendo a cuore obiettivi che dovrebbero accomunarvi.
    E allora deponete le armi: l'unico strumento terapeutico efficace contro la sofferenza è non lasciarsi paralizzare dalla rigorosità dei propri schemi teorici, ma aprirsi e sondare tutte le possibili metodologie e tecniche esistenti,
    per aiutare i pazienti a divenire individui non-divisi nella totalità di conscio e inconscio, di psiche e di corpo e spalancare orizzonti trasformativi sempre più ampi .
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  12. #132
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    ma se è vero quello che dici, deve essere vero anche che tutti gli esseri umani possiedono un alto grado di uniformità psicologica. Inoltre tu assumi che esistano macroregole generali di funzionamento riguardo alla psiche presenti in ogni essere umano, ed anche questo non è detto che sia vero.
    Va bene che piuttosto che ammettere che potrei avere ragione, sembri disposto a negare che gli esseri umani respirino o che le foglie siano verdi, però mi pare che si stia esagerando.
    Mi chiedo secondo quale balzana logica ritenere che l'uomo abbia dei principi generali di funzionamento biologico, psicologico e quant'altro, sia il presupposto per pensare che ci sia "alto grado di uniformità psicologica", come se tutti dovessero essere psichicamente identici.
    Eppure è innegabile che ci siano, pur nelle differenze individuali, alcune dinamiche di funzionamento comuni: non esistono esseri umani che sopravvivono senza cibo o acqua (il metabolismo è una funzione propria del vivente), nè che ce ne siano alcuni che respirino napalm anzichè ossigeno. A livello psicologico avviene più o meno la stessa cosa, anche se il livello di complessità è molto più elevato.
    Ma qui ti incarti paurosamente...

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    La struttura generale comune magari potrebbe essere neurologica e non psicologica, magari l'originarsi di certe strutture sottostanti produrrà una psiche alla Freud, lo sviluppo di altre strutture neurologiche produrranno menti che si avvicinano ai modelli cognitivi-comportamentali, chi lo ha stabilito che ci debba essere necessariamente uniformità?
    La conoscenza oggettiva e totale non è di questo mondo, ma la scienza deve tentare di approssimarsi il più possibile a ciò che osserva e di descriverlo nella maniera più esaustiva possibile. Si creano così teorie, che sono intrinsecamente incomplete ma che devono tendere a spiegare sempre di più, altrimenti sono inutili.
    Come puoi pensare che ci siano soggetti che si strutturano secondo una teoria, freudiana o cognitivista che sia? I soggetti si strutturano, punto e basta. Alle teorie il compito di cercare di capire sempre di più e sempre meglio come ciò avvenga.
    Io ritengo che la psicoanalisi sia la teoria che, in campo psicologico, più ha svolto efficacemente questo lavoro. Ciò non significa che altri orientamenti non lo stiano svolgendo e che abbiano i loro sostenitori. Si tratta di semplice dialettica scientifica, di confronto, anche duro a volte, su questioni di comprensione di base.
    Non capisco perchè la cosa ti dia così tanto fastidio a prescindere da conoscenze e competenze. Se chiarissi questo punto potremmo forse cavarne qualcosa, altrimenti si continuerà con questo balletto sterile, e non so quanto ho ancora voglia di ballare...

    Saluti
    gieko

  13. #133
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Barricarsi rigidamente entro uno schema teorico e identificarsi con esso, anche quando il contesto relazionale non lo richiede, mi riporta metaforicamente al concetto reichiano di "corazza caratteriale": sembra che vi aggirate muniti di armatura, spada e scudo per portare avanti le vostre posizioni, come se alla fine i vostri obiettivi fossero differenti. Ma gli oggetti della vostra indagine non sono per tutti voi terapeuti, l'uomo, la sua anima e il suo benessere?.... vi esprimete con linguaggi teorici diversi pur avendo a cuore obiettivi che dovrebbero accomunarvi.
    E allora deponete le armi: l'unico strumento terapeutico efficace contro la sofferenza è non lasciarsi paralizzare dalla rigorosità dei propri schemi teorici, ma aprirsi e sondare tutte le possibili metodologie e tecniche esistenti,
    per aiutare i pazienti a divenire individui non-divisi nella totalità di conscio e inconscio, di psiche e di corpo e spalancare orizzonti trasformativi sempre più ampi .
    Ma non ti è mai venuto il sospetto che non è solo una questione di rigidità e/o difesa di posizioni teoriche? E davvero credi che "gli obiettivi siano gli stessi"?

  14. #134
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Come puoi pensare che ci siano soggetti che si strutturano secondo una teoria, freudiana o cognitivista che sia? I soggetti si strutturano, punto e basta. Alle teorie il compito di cercare di capire sempre di più e sempre meglio come ciò avvenga.
    Ma perché le cose non potrebbero stare così? Mi dici soltanto "Come puoi pensare che...". Ti rispondo che lo posso pensare semplicemente perché non è un discorso contraddittorio come sostenevi, tutto qui.

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Io ritengo che la psicoanalisi sia la teoria che, in campo psicologico, più ha svolto efficacemente questo lavoro.
    Un'opinione tua, che con l'epistemologia non ha nulla a che vedere. Ed anche ammesso che sia vero si possono usare comunque più modelli con diversi limiti di applicazione, non è detto che si debba prendere il modello più ampio e buttare via gli altri per mantenere una certa "coerenza epistemologica".
    Se rispetto a queste mie affermazioni non vuoi aggiungere nulla o non hai voglia di aggiungere nulla, "chiudiamo il balletto" .

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 17-09-2009 alle ore 21.20.10

  15. #135
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma perché le cose non potrebbero stare così? Mi dici soltanto "Come puoi pensare che...". Ti rispondo che lo posso pensare semplicemente perché non è un discorso contraddittorio come sostenevi, tutto qui.
    Mi sembra che sia inutile ribadire che su questo punto tutto concorda verso la direzione contraria a quanto hai scritto. Quindi ti dico "come puoi pensare che...". In questo senso è illogico e contraddittorio. Le teorie vengono dopo la realtà, ne sono una chiave di lettura, assolutamente non avviene il contrario. Ti pare?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Un'opinione tua, che con l'epistemologia non ha nulla a che vedere. Ed anche ammesso che sia vero si possono usare comunque più modelli con diversi limiti di applicazione, non è detto che si debba prendere il modello più ampio e buttare via gli altri per mantenere una certa "coerenza epistemologica".
    Una mia opinione che però ho cercato per quanto possibile di sostenere con argomenti espistemici, come tu ben sai peraltro. Quindi qualcosa di più di una frase da bar, se permetti e credo che ne potresti dare almeno atto, anche se non sei d'accordo. Poi nessuno, tanto meno io, possiede la Verità assoluta.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se rispetto a queste mie affermazioni non vuoi aggiungere nulla o non hai voglia di aggiungere nulla, "chiudiamo il balletto"
    Vedi tu se ho aggiunto qualcosa o meno...

    Saluti
    gieko

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