Caro Willy,
non era mia intenzione difendere Gieko, che è capacissimo di farlo da solo e molto meglio di quanto possa fare io, se avessi pensato questo l’avrei insultato per la seconda volta. E’ che non riesco a rassegnarmi all’idea che una discussione passi così velocemente da una critica anche serrata alle argomentazioni altrui, ad una critica alla persona che espone queste posizioni. Forse la mia è soltanto una sensibilità eccessiva in un Paese dove il dibattito sociale e politico è su questo livello; trovi sugli organi di stampa che persone politiche che ci rappresentano usino termini come “coglioni”, “farabutti” e “cretini in malafede” rivolgendosi ai propri avversari politici, ai giornalisti e a chiunque osa avversarli. Personalmente avrei preferito da te una replica differente dal contrattacco, ma questo era il mio desiderio, non il tuo.
Non chiedo a te di rendere conto della tua scelta, ma di spiegare il tuo dubbio sulla mia, sei tu quello che dubita si possa parlare di struttura unitaria; “molti psicoanalisti” è diverso dal mio “molti psicoanalisti che utilizzano le teorie sistemiche ...”, il primo sembra essere il numero dei manifestanti fornito dagli organizzatori, il secondo il numero fornito dalla questura. Non volevo trincerarmi dietro una presunta vastità di consensi (quindi, se vuoi ai nomi che citi tu potrei aggiungerne io degli altri, senza che questo scalfisca minimamente il mio diritto di pensarla diversamente da tutti costoro).
Ritengo che l’interrogativo che ti poni sia molto interessante, per questo ho partecipato all’inizio e continuo a parteciparvi (sulla mia delicatezza lascio, naturalmente, decidere a te).
Non credere che io voglia cancellare centinaia d’anni di psichiatria e di osservazioni cliniche mettendo da parte la scissione, le personalità multiple, lo stupore isterico, la depersonalizzazione, la molteplicità del sé, e quant’altro. Non capisco perché io non possa però poi ricondurre la “sensazione di essere molti” a un unico soggetto che la sperimenta, se questo è il modello di uomo che più mi aggrada e che sento più vicino; nello stesso tempo, trovo altrettanto legittimo che qualcun altro possa partire da un modello di uomo differente da questo.
Ad esempio Jacques Lacan è uno degli autori di psicoanalisi che stimo di più (pur non essendo io lacaniano), eppure egli parla di un soggetto barrato, cioè un soggetto che costitutivamente è dotato di una cesura, di una falla, di una “mancanza ad essere” (la béance), e che il desiderio, e il passaggio da un significante all’altro altro non siano che un tentativo di ripristinare l’integrità perduta nel momento stesso della sua soggettivizzazione e della sua separazione.
Un saluto.







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