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  1. #1336
    Partecipante Esperto
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    18-01-2010
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Caro Lalangue,
    hai ragione, domande da telemike! Ma è che sono cotta dagli esami (che non conduco con metodo Mike, sia chiaro: è solo il cervello che si rattrapisce a fine giornata più di quel che è rattrappito già di suo...)

    Io poi, continuo a fare confusione sul concetto di transfert, che non è facile da comprendere, sapete?

    Quello del quale ho fatto esperienza è una relazione tra due persone e il trasferimento (che avviene comunque anche fuori e con chiunque e in qualsiasi tipo di relazione significativa) di contenuti e modalità inconscie personali e non (inconscio collettivo per gli junghiani) e che, tramite l’analisi (ma non solo del transfert, ma l’analisi “tutta”) divengono consci (o almeno in parte).
    Quel che rimane alla fine - ma lo è sin dall’inizio - è per me una relazione umana, come dici tu “destituita”: e, nella mia esperienza, da contenuti che non riguardano il soggetto nello specifico (l’analista/l’Altro) ma tue dinamiche ed esigenze inconscie; anche se poi, tale relazione, può rivelarsi anche molto più coinvolgente e intensa di quanto non fosse quando era caricata di significati altri. Ma questo attiene ai rapporti umani (dopo che sei stata analizzata intendo, quindi più “liberi”) e come ogni rapporto può svilupparsi ed evolversi poi in modo più o meno ricco e pregnante.

    L’impostazione junghiana direi che non enfatizza molto nel corso dell’analisi il soggetto supposto sapere, anzi. Anche se poi, l’aspettarsi delle risposte anche laddove pensi di non farlo, avviene comunque e non credo che questo sia evitabile. Quando sei sofferente o in momenti di grande confusione interiore, la disperazione ti spinge spesso a sperare in una risposta, un’indicazione chiara, qualcosa alla quale aggrapparti per risalire e uscire dal buio.
    L’interpretazione che scaturisce in questi contesti sulle prime appare tale, cioè come un sapere esclusivo dell’analista. Con il procedere dell’analisi, ti rendi conto che quelle interpretazioni erano già tue consapevolezze latenti, alle quali però non riuscivi a dare una forma, a nominarle, a collocarle.

    Ma certo per esempio il vis a vis (che non è solo un modo di stare seduti...) e nel quale l’emotività dell’analista o le sua difficoltà o anche i suoi limiti vengono da subito resi manifesti (anche perchè visibili) e attraverso il quale il rapporto umano ha subito la meglio (e forse evita anche derive regressive e infantili: i limiti - nel senso di rispetto del confine altrui - quando c’è di mezzo la faccia, sono a parer mio molto avvertiti e pregnanti) insieme all’associazione, che non è libera, ma che tiene al suo centro un contenuto (un sogno, un fatto, un agito, altro) privilegiano da subito il rapporto umano su quello paziente-analista, costruendo un campo nel quale - e da subito - l’eventuale “destituzione” prende l’avvio. Anzi, direi che da subito ci si muove entro questo campo “destituito”, o quantomeno che disinnesca una sua eventuale enfatizzazione.
    Con questo, non è mia intenzione stablire alcunchè, solo dare testimoninanza di un certo modo di fare analisi.

    Infine, credo che il “mondo” che si riesce a far entrare nella stanza analitica (intendo, con ciò, la politica o la religione, nel mio caso specifico per esempio anche tanta “città”, e il significato non solo personale che ciò riveste per il paziente o per l’analista) sia spesso una ricchezza e non un’invasione del campo analitico, o un’intellettualizzazione dello stesso. Anche questo, “desituisce”.

    (Luigi: che mi stia hillmanizzando un po’? O sarà solo colpa del caldo?)

    Scrivo queste cose perchè a volte, ma non è il vostro caso- che siete una compagine di persone straordinarie con le quali dialogare - mi trovo stretta nel concetto di analisi come sola intrepretazione del transfert. Certo, ad esso appartiene una grande parte del percorso analitico, ma lo vedo sempre più come un motore, un mezzo per comprendere molto altro di noi stessi e del mondo. E di noi stessi nel mondo.

    Giulietta

  2. #1337
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Personalmente preferisco concepire la matrice del transfert/controtransfert come campo bipersonale in cui il dispositivo analitico permette di immergersi e di emergere. L'interpretazione è il risultato di questa immersione e toglie terreno alla funzionalità dei vettori che permeano il campo. Prima ancora che rendere esplicito, l'interpretazione perturba l'equilibrio patogeno. Questo permette di complessificare ed arricchire il campo, restituendo libertà. Fuori o dentro la stanza di analisi si potranno utilizzare altre modalità, o anche le medesime, ma perchè le si saranno scelte.

    Un saluto
    gieko

  3. #1338
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Personalmente preferisco concepire la matrice del transfert/controtransfert come campo bipersonale in cui il dispositivo analitico permette di immergersi e di emergere. L'interpretazione è il risultato di questa immersione e toglie terreno alla funzionalità dei vettori che permeano il campo. Prima ancora che rendere esplicito, l'interpretazione perturba l'equilibrio patogeno. Questo permette di complessificare ed arricchire il campo, restituendo libertà.
    Secondo me è meglio non mettere in mezzo parole come "libertà". A gran voce ci vogliono liberare sempre tutti da qualcosa, e la destra e la sinistra e i sindacati e gli industriali e questo e quell'altro tizio di questa o quella religione... Tutti ci vogliono sempre liberare, però sempre da quello che intendono loro come oppressivo ed incatenante. Così nessuno si preoccupa mai davvero né di afferrare, né di affrontare davvero i problemi che attanagliano una certa specifica persona.

    Tu vuoi metterti a perturbare degli equilibri, ma qualcuno te lo ha mai chiesto apertamente di far questo gieko? Una persona si rivolge a te, ma tu ti poni mai il problema "Questo tizio cosa mi sta chiedendo di fare?"

    Questo problema a monte voi ve lo ponete mai? O è un qualcosa di secondario? E' facile rendere "libere" le persone definendosi a piacere cosa sia questa "libertà" per loro, senza stare mai a sentire queste ultime cosa ne pensano liquidando così tutto questo come una "resistenza". Questa "libertà" come la intendete voi interessa all'altro davvero? Quali sono i vincoli di cui si sta lamentando l'altro adesso?

    Un saluto

  4. #1339
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Oh Char_Lie, ma se non ti va bene neanche questo discorso....
    Chi non vuole essere liberato non va dall'analista, mi sembra semplice la faccenda.


    Ps: ciao marco, ben ritrovato!
    Ultima modifica di benedetta14 : 15-07-2010 alle ore 13.55.01

  5. #1340
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ma dai Charlie, falla finita. Entra in analisi e poi ne parliamo. Ho l’impressione che questa tua analisi virtuale ti stia affossando sempre di più. Non hai la più pallida idea di quello che succede in quella stanza, ma la cosa peggiore è che ti rifiuti di ascoltare chiunque si sia preso la briga - da dentro - ti raccontartene a riguardo, con generosità, impegno e passione.
    Più fiducia a chi è la dentro veramente, paziente e analista: le tue sono fantasie costruite su paure e difficoltà personali. Comprensibile, e nessuno meglio di un paziente può capirti, ma devi anche capire tu che c’è un limite a ciò. Quello cioè di non mettere in bocca, o nella testa, cose che in quel contesto non avvengono.
    Non hai che da entrarci e viverla questa esperienza, piuttosto che decidere a priori come funzioni (e decidi malissimo, questo va detto senza mezzi termini).
    Oppure, essere un po’ più umile e aperto alle altrui esperienze d’analisi. E non trarre conclusioni.

    Giulietta

  6. #1341
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    No, ma è interessante: infatti alla prima interpretazione il paziente ignaro solitamente salta sul lettino con un bel " Cooosaa?"
    Rende l'idea.

  7. #1342
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    No, ma è interessante: infatti alla prima interpretazione il paziente ignaro solitamente salta sul lettino con un bel " Cooosaa?"
    Rende l'idea.
    E' un bene se succede, vuol dire che qualcosa di nuovo appare in vista e genera interesse. Molto peggio sono le negazioni o ancor di più gli assensi.
    gieko

  8. #1343
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Personalmente preferisco concepire la matrice del transfert/controtransfert come campo bipersonale in cui il dispositivo analitico permette di immergersi e di emergere. L'interpretazione è il risultato di questa immersione e toglie terreno alla funzionalità dei vettori che permeano il campo. Prima ancora che rendere esplicito, l'interpretazione perturba l'equilibrio patogeno. Questo permette di complessificare ed arricchire il campo, restituendo libertà. Fuori o dentro la stanza di analisi si potranno utilizzare altre modalità, o anche le medesime, ma perchè le si saranno scelte.

    Un saluto

    "La question est maintenant de savoir si l’on peut sortir du transfert, si la passe, la fin de l’analyse, c’est sortir du transfert. Mon opinion est que non, qu’il n’y a pas de degré zéro du transfert, même si, à la fin de l’analyse, le sujet a une autre relation au transfert, et que, dans cette autre relation, il est susceptible de dire quelque chose d’original et de valable sur son expérience analytique. Je ne vais pas développer ce sujet, complexe, de quand un témoignage est considéré valide dans l’analyse, si c’est le témoignage de l’analyste ou celui de l’analysant. Cela s’inverse à la fin de l’analyse. Avant la fin de l’analyse, le témoignage valide est celui de l’analyste, non celui de l’analysant, mais, à la fin, quelque chose échappe à l’analyste, et c’est seul l’analysant qui peut en témoigner"

    (Jacques-Alain Miller)

    Il punto (di domanda) è ora di sapere se si possa uscire dal(la dinamica del) transfert, se la passe, la fine dell'analisi, sia uscire dal transfert. La mia opinione è che no, non c'è un grado zero del transfert, anche se, alla fine dell'analisi, il soggetto ha un'altra relazione con il transfert, e che, in questa altra relazione, è suscettibile di dire qualcosa di originale e di valido sulla sua esperienza analitica. [...]
    Ultima modifica di lalangue : 16-07-2010 alle ore 00.14.36
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  9. #1344
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Meno male che qualcosa ogni tanto sfugge all'analista..

  10. #1345
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14
    Oh Char_Lie, ma se non ti va bene neanche questo discorso....
    Chi non vuole essere liberato non va dall'analista, mi sembra semplice la faccenda
    Beh, io dico solo che è meglio definire cosa sia la libertà per l'analista e cosa sia la libertà per il paziente e vedere se questi due concetti coincidono. E' questo che bisogna chiarire. Io voglio diventare libero ma acquisendo più potere di controllo nei confronti di quella che chiamiamo realtà. Per me essere più liberi significa poter soddisfare certe mie esigenze senza dover rinunciare ad altre mie esigenze. Più si riescono ad eliminare vincoli di rinuncia più si è liberi.

    "Meno sacrifici per ottenere quel che si desidera = più libertà"

    Questa è la mia idea di libertà .

    Io nella perturbazione di un equilibrio non riesco a scorgere alcuna vera soluzione. Ad esempio adesso tutti noi potremmo dire che una organizzazione statale che non riesce a far rispettare la giustizia risulta difettosa, ora però questa consapevolezza non basta, serve anche qualche idea organizzativa alternativa rispetto a quel che si fa già e che funzioni davvero meglio senza andare a peggiorare le cose in altri settori.

    Qualcuno delle idee che fanno funzionare le cose meglio realmente dovrà pur avercele e tirarle fuori, non è che perturbando qualcuno quest’ultimo diverrà per magia un genio e risolverà tutti i problemi. Una persona già è alle prese con la frustrazione di un'organizzazione che non funziona bene, che è difettosa sotto svariati aspetti e spera che ne esista una realmente migliore per soddisfare un po’ meglio tutte le proprie esigenze in gioco (nel mio caso ad esempio non chiedo affatto che mi si convinca a faticare come vorrebbe fare qualcuno alla Megiston, visto che una delle mie esigenze in gioco è proprio quella di faticare molto poco), poi arriva qualcun altro a fare nient’altro che il grillo parlante e a ripetere che le cose non funzionano perturbando quella persona. Ma quella persona, dato che ha provato a rivolgersi a qualcuno, questo già lo sa... Tutto questo mi chiedo: a cosa serve?

    Un analista o un qualsiasi individuo che voglia aiutare davvero qualcun altro deve per forza cercare attivamente di organizzare le cose meglio, ma meglio secondo le preferenze dell'altro, non può limitarsi né a perturbare, né a educare o rieducare le preferenze dell'altro come se avesse a che fare con un bambino.

    Se l'altra persona s'è rivolta a qualcuno è proprio perché le sue esigenze non le riesce a soddisfare bene nell'insieme. Ora o questo “altro” si fa carico davvero di questi problemi organizzativi in più al servizio del suo cliente, e cioè non diviene semplicemente un critico e si pone in maniera attiva e propositiva al servizio di queste esigenze se sa cosa fare, o è meglio che si faccia da parte, dire ed esclamare "Le cose non funzionano bene! Cerca un altro equilibrio!", o "Vi libereremo dal vostro equilibrio patogeno perturbandovi" secondo me non serve. A mio avviso quel che serve è avere delle idee che funzionino davvero meglio per affrontare i garbugli problematici di quella persona visto che questa non riesce a trovarne, non serve né ridefinire a trucco questi problemi (ignorando buona parte delle esigenze in gioco), né rieducare le preferenze e le esigenze di quella persona dissolvendo quindi i problemi. Per andare incontro davvero alla domanda di aiuto che viene posta, il garbuglio bisogna provare a scioglierlo se si hanno buone idee per scioglierlo. Se si vuol sciogliere il nodo problematico posto e non tagliarlo con le forbici oppure cercare di convincere l’altro che la soluzione è tagliarlo con le forbici visto che non lo si riesce a sciogliere.

    Io ho osservato che quando si arriva a discutere di questo però anche qui poi si svicola in discorsi del genere "I problemi è il paziente stesso che deve assumersi la responsabilità di risolverli", e si sposta così tutta l'attenzione semplicemente sul fatto che l'altro non si assume la responsabilità di risolvere i suoi problemi (= “bisogna destituire il soggetto supposto sapere”) supponendo che tutte le difficoltà consistano in questo, senza preoccuparsi però poi di come poterli risolvere effettivamente questi problemi costituiti da una serie di vincoli rappresentati da una serie di esigenze che l’altro si lamenta di non riuscire a soddisfare.

    Ma da un analista mi sapete dire cosa ci è venuta a fare quella persona?
    Per sentirsi dire in sostanza "Le cose non funzionano… Fai qualcosa! Io però non ti dico cosa potresti fare per farle funzionare, in primo luogo perché non lo so, in secondo luogo perché sei tu che devi assumerti la responsabilità della soluzione dei tuoi problemi"... Tanto valeva destituirlo subito questo "soggetto supposto sapere" e continuare a fare tutto per conto proprio come si è sempre fatto anche prima, con la frustrazione dell’irrisolto, la rabbia e tutto il resto. A me questo atteggiamento un po' mi irrita e non riesco a capire perché queste manovre risultino così produttive ed utili (per soddisfare i propri interessi ovviamente). Tu Giulietta dici che io non ho capito bene, ma il mio errore di comprensione sostanzialmente dov’è situato? A me sembra di aver capito piuttosto bene.

    Voi forse cercavate un genitore che si comportasse un po' da grillo parlante per responsabilizzarvi e così andando da qualcuno che assume questo ruolo nella relazione avete risolto i vostri problemi (quelli insomma che ritenete tali), ma mica è detto che per tutti sia così.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 16-07-2010 alle ore 09.13.34

  11. #1346
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Voi forse cercavate un genitore che si comportasse un po' da grillo parlante per responsabilizzarvi e così andando da qualcuno che assume questo ruolo nella relazione avete risolto i vostri problemi (quelli insomma che ritenete tali), ma mica è detto che per tutti sia così.

    Ecco, vedi? L’hai fatto di nuovo. Anzi, non solo non ti limiti a costruire ipotesi su come si svolgerebbe la tua analisi - per dimostrare l’inutilità della stessa, s’intende - ma ti allarghi pure alla nostra.
    Ma sei geniale!

    G

  12. #1347
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o
    Ecco, vedi? L’hai fatto di nuovo. Anzi, non solo non ti limiti a costruire ipotesi su come si svolgerebbe la tua analisi - per dimostrare l’inutilità della stessa, s’intende - ma ti allarghi pure alla nostra.
    Ma sei geniale!
    Questa idea non è così infondata visto che parlate quasi sempre di maturazione e crescita (anche Marco che è intervenuto prima si è espresso in questi termini), ma a me personalmente di maturare o meno (se non l'ho fatto ancora secondo qualcuno) non me ne frega un accidente, sono i miei personali problemi che mi sta a cuore risolvere. Anche se fossi divenuto una persona matura e responsabile (o un "soggetto" come ama esprimersi Megiston) per tutte le persone che ho attorno ma continuo ad essere intimamente comunque scontento della mia vita e dell'esistenza che conduco, a cosa mi potrebbe mai servire? Non è questo tipo di libertà che a me manca.

    Niente comunque è inutile in generale, si può soltanto stabilire a cosa potrebbe servire. Stabilito come potrebbe essere usato un qualcosa possiamo poi provare ad usarlo secondo i nostri scopi. Io ho proprio intenzione di "usare l'analisi" o qualsiasi altra cosa per raggiungere i miei scopi, ma tra i miei scopi non c'è affatto il raggiungimento della libertà soggettiva come la intende Megiston (per me non si pone neanche il problema) e nemmeno quello di maturare secondo una qualche linea tracciata da qualche pedagogista.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 16-07-2010 alle ore 09.41.55

  13. #1348
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma da un analista mi sapete dire cosa ci è venuta a fare quella persona?
    Son d'accordo con te.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Beh, io dico solo che è meglio definire cosa sia la libertà per l'analista e cosa sia la libertà per il paziente e vedere se questi due concetti coincidono. E' questo che bisogna chiarire. Io voglio diventare libero ma acquisendo più potere di controllo nei confronti di quella che chiamiamo realtà. Per me essere più liberi significa poter soddisfare certe mie esigenze senza dover rinunciare ad altre mie esigenze. Più si riescono ad eliminare vincoli di rinuncia più si è liberi.

    "Meno sacrifici per ottenere quel che si desidera = più libertà"

    Questa è la mia idea di libertà .
    Ma perché sforzarsi di definire cosa sia la libertà, di mettersi d'accordo su cosa significa se non c'è nessuna possibilità di incontro tra persona sofferente e psicoanalisi? Tu, dopo tanto tempo che leggi qui, riesci a vedere questo punto d'incontro? A me pare di no e quindi che senso ha?

    Questa idea non è così infondata visto che parlate quasi sempre di maturazione e crescita (anche Marco che è intervenuto prima si è espresso in questi termini), ma a me personalmente di maturare o meno (se non l'ho fatto ancora secondo qualcuno) non me ne frega un accidente, sono i miei personali problemi che mi sta a cuore risolvere. Anche se fossi divenuto una persona matura e responsabile (o un "soggetto" come ama esprimersi Megiston) per tutte le persone che ho attorno ma continuo ad essere intimamente comunque scontento della mia vita e dell'esistenza che conduco, a cosa mi potrebbe mai servire? Non è questo tipo di libertà che a me manca.
    Non li puoi risolvere i tuoi problemi con l'analisi. Dunque che fai?

    Saluti
    Ultima modifica di benedetta14 : 16-07-2010 alle ore 09.25.36

  14. #1349
    Partecipante Esperto
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    18-01-2010
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    E’ che a te manca libertà del tutto, qualsiasi forma di libertà, è così diffuso il tuo modo di vedere, la tua presunta ricerca di autonomia con obiettivi però posti da altri, ma tu non te ne accorgi, schiavo come sei nella tua ricerca di controllo della realtà, ed è proprio qui che si situa la tua schiavitù. E quella di molti altri.
    Charlie, sei così conformista, così vittima passiva nelle tue rincorse a desideri! E’ proprio su questo che fa leva chi cerca di controllare le nostre vite, forme del mercato o del potere. Ti senti fuori dalla folla senza renderti conto che ti confondi così bene dentro ad essa che non riesci neanche più a riconoscere chi dalla folla cerca faticosamente di emergere. Per quello ti trovi a proiettare come un forsennato.

    G

  15. #1350
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio

    "La question est maintenant de savoir si l’on peut sortir du transfert, si la passe, la fin de l’analyse, c’est sortir du transfert. Mon opinion est que non, qu’il n’y a pas de degré zéro du transfert, même si, à la fin de l’analyse, le sujet a une autre relation au transfert, et que, dans cette autre relation, il est susceptible de dire quelque chose d’original et de valable sur son expérience analytique. Je ne vais pas développer ce sujet, complexe, de quand un témoignage est considéré valide dans l’analyse, si c’est le témoignage de l’analyste ou celui de l’analysant. Cela s’inverse à la fin de l’analyse. Avant la fin de l’analyse, le témoignage valide est celui de l’analyste, non celui de l’analysant, mais, à la fin, quelque chose échappe à l’analyste, et c’est seul l’analysant qui peut en témoigner"

    (Jacques-Alain Miller)
    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Beh, io dico solo che è meglio definire cosa sia la libertà per l'analista e cosa sia la libertà per il paziente e vedere se questi due concetti coincidono. E' questo che bisogna chiarire. Io voglio diventare libero ma acquisendo più potere di controllo nei confronti di quella che chiamiamo realtà. Per me essere più liberi significa poter soddisfare certe mie esigenze senza dover rinunciare ad altre mie esigenze. Più si riescono ad eliminare vincoli di rinuncia più si è liberi.

    "Meno sacrifici per ottenere quel che si desidera = più libertà"

    Questa è la mia idea di libertà .

    Io nella perturbazione di un equilibrio non riesco a scorgere alcuna vera soluzione. Ad esempio adesso tutti noi potremmo dire che una organizzazione statale che non riesce a far rispettare la giustizia risulta difettosa, ora però questa consapevolezza non basta, serve anche qualche idea organizzativa alternativa rispetto a quel che si fa già e che funzioni davvero meglio senza andare a peggiorare le cose in altri settori.

    Qualcuno delle idee che fanno funzionare le cose meglio realmente dovrà pur avercele e tirarle fuori, non è che perturbando qualcuno quest’ultimo diverrà per magia un genio e risolverà tutti i problemi. Una persona già è alle prese con la frustrazione di un'organizzazione che non funziona bene, che è difettosa sotto svariati aspetti e spera che ne esista una realmente migliore per soddisfare un po’ meglio tutte le proprie esigenze in gioco (nel mio caso ad esempio non chiedo affatto che mi si convinca a faticare come vorrebbe fare qualcuno alla Megiston, visto che una delle mie esigenze in gioco è proprio quella di faticare molto poco), poi arriva qualcun altro a fare nient’altro che il grillo parlante e a ripetere che le cose non funzionano perturbando quella persona. Ma quella persona, dato che ha provato a rivolgersi a qualcuno, questo già lo sa... Tutto questo mi chiedo: a cosa serve?

    Un analista o un qualsiasi individuo che voglia aiutare davvero qualcun altro deve per forza cercare attivamente di organizzare le cose meglio, ma meglio secondo le preferenze dell'altro, non può limitarsi né a perturbare, né a educare o rieducare le preferenze dell'altro come se avesse a che fare con un bambino.

    Se l'altra persona s'è rivolta a qualcuno è proprio perché le sue esigenze non le riesce a soddisfare bene nell'insieme. Ora o questo “altro” si fa carico davvero di questi problemi organizzativi in più al servizio del suo cliente, e cioè non diviene semplicemente un critico e si pone in maniera attiva e propositiva al servizio di queste esigenze se sa cosa fare, o è meglio che si faccia da parte, dire ed esclamare "Le cose non funzionano bene! Cerca un altro equilibrio!", o "Vi libereremo dal vostro equilibrio patogeno perturbandovi" secondo me non serve. A mio avviso quel che serve è avere delle idee che funzionino davvero meglio per affrontare i garbugli problematici di quella persona visto che questa non riesce a trovarne, non serve né ridefinire a trucco questi problemi (ignorando buona parte delle esigenze in gioco), né rieducare le preferenze e le esigenze di quella persona dissolvendo quindi i problemi. Per andare incontro davvero alla domanda di aiuto che viene posta, il garbuglio bisogna provare a scioglierlo se si hanno buone idee per scioglierlo. Se si vuol sciogliere il nodo problematico posto e non tagliarlo con le forbici oppure cercare di convincere l’altro che la soluzione è tagliarlo con le forbici visto che non lo si riesce a sciogliere.

    Io ho osservato che quando si arriva a discutere di questo però anche qui poi si svicola in discorsi del genere "I problemi è il paziente stesso che deve assumersi la responsabilità di risolverli", e si sposta così tutta l'attenzione semplicemente sul fatto che l'altro non si assume la responsabilità di risolvere i suoi problemi (= “bisogna destituire il soggetto supposto sapere”) supponendo che tutte le difficoltà consistano in questo, senza preoccuparsi però poi di come poterli risolvere effettivamente questi problemi costituiti da una serie di vincoli rappresentati da una serie di esigenze che l’altro si lamenta di non riuscire a soddisfare.

    Ma da un analista mi sapete dire cosa ci è venuta a fare quella persona?
    Per sentirsi dire in sostanza "Le cose non funzionano… Fai qualcosa! Io però non ti dico cosa potresti fare per farle funzionare, in primo luogo perché non lo so, in secondo luogo perché sei tu che devi assumerti la responsabilità della soluzione dei tuoi problemi"... Tanto valeva destituirlo subito questo "soggetto supposto sapere" e continuare a fare tutto per conto proprio come si è sempre fatto anche prima, con la frustrazione dell’irrisolto, la rabbia e tutto il resto. A me questo atteggiamento un po' mi irrita e non riesco a capire perché queste manovre risultino così produttive ed utili (per soddisfare i propri interessi ovviamente). Tu Giulietta dici che io non ho capito bene, ma il mio errore di comprensione sostanzialmente dov’è situato? A me sembra di aver capito piuttosto bene.

    Voi forse cercavate un genitore che si comportasse un po' da grillo parlante per responsabilizzarvi e così andando da qualcuno che assume questo ruolo nella relazione avete risolto i vostri problemi (quelli insomma che ritenete tali), ma mica è detto che per tutti sia così.

    Saluti
    Dear friends Lalangue and Char_lie,

    I said a hip hop the hippie the hippie, to the hip hip hop, a you dont stop, the rock it to the bang, bang boogie say up jumped the boogie, to the rhythm of the boogie, the beat.
    The other in this: YouTube - Sugar Hill Gang - Rapper's Delight 1/2

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