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  1. #46
    Partecipante Assiduo L'avatar di grillo parlante
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    interessante conversazione.
    Per chi già esperto, o che sta frequentando la scuola di specializzazione potrebbe fare un esempio clinico con relativi interventi?
    concretamente com'è un intervento nell'approccio sistemico-relazionale?
    Magari potrebbe essere un interessante spunto di confronto.

    Grazie mille
    Baci
    grillo parlante

  2. #47
    L'avatar di crissangel
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    Io non sono un grande esperto, anche perchè prima di iniziare la scuola di specializzazione non avevo mai approcciato la sistemica a parte qualche caso seguito con uno psicoterapeuta sistemico durante il tirocinio post lauream. Dipende molto anche dai contesti lavorativi in cui ti trovi, di solito comunque le terapie vengono svolte in coppia, ci sono cioè due etrapueti, a meno che questo non crei scompenso nel paziente. Dietro uno specchio unidirezionale o seduto in una stanza a seguire la terapia tramite videoregistrazione c'è un altro o altri terapeuti che seguono la seduta. Si lavora su domande circolari spingendo le persone a immedesimarsi nel punto di vista altrui chiedendosi che cosa gli altri pensano che di noi o come noi crediamo che gli altri credano che vediamo un determinato aspetto. Si da molta attenzione al sistema, alle relazioni, ai vissuti interni loro diretta conseguenza, ponendo attenzione molto alla relazione più che ai contenuti espressi e al non verbale, da cui si traggono molte informazioni. L'analisi sistemica mira anche a osservare stili cmportamentali e assunzione di ruoli e posizioni che si ripetano nel corso delle enerazioni e dunque si analizza la famiglia di origine fino alla terza generazione se necessario. Il punto principale è riuscire a fornire un nuovo modo di vedere alla coppia o alla famiglia che giunge in terapia di modo che il sistema stesso giunga ad un nuovo stato di equilibrio senza però imporre regole o punti di vista univoci. Il setting è composto da un tavolino basso e da sedie disposte circolarmente e ognuno è libero di scegliere la postazione, anche questo aspetto è informativo delle dinamiche relazionali. Si cerca sempre di andare oltre al cosa è giusto o sbagliato, chi è il colpevole, chi è il malato e la diagnosi non viene fatta, se già c'è si usa come informazione nel senso che si vede quale importanza viene data alla diagnosi, che funzione ha, che uso ne fanno i componenti della famiglia che non hanno una diagnosi psichiatrica

  3. #48
    L'avatar di crissangel
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    Dimenticavo: le sedute durano 1 ora e mezza circa e vengono date con cadenza di 20 giorni un mese una dall'altra per avere anche una misura di cosa è cambiato dopo una seduta. Dopo un'ora abbondante il terapeuta esce e i pazienti possono prendersi una pausa, in quel frangente i terapeuti che conducono a terapia e quelli fuori si confrontano e si attua una sorta di supervisione immediata. Il ruolo dei terapeuti fuori è quello di portare un punto di vista esterno di un sistema allargato poichè il terapeuta che conduce la terapia diviene parte lui stesso del sistema costituito dalla coppia o dalla famiglia o dal singolo che viene in terapia

  4. #49
    Originariamente postato da idiotsavant
    Ciao, ho letto con interesse le discussioni sulla terapia sistemico-relazionale. Devo iscrivermi per iniziare a gennaio 2007, forse sono anche in ritardo!, ma ho dubbi amletici su cosa scegliere.
    Il mio tutor del tirocinio è sistemico e continua a consigliarmi la scuola sistemica... Ho una richiesta da fare: QUALCUNO SA QUALCOSA DELLA SCUOLA DI UDINE (Naven) E DI QUELLA MILANESE DI TRIESTE, recentissima???
    Io lavoro, non vorrei spostarmi molto lontano ed abito in Friuli Venezia Giulia. Sarei orientata x questo indirizzo xchè mi pare il più completo o almeno non così settoriale. Inoltre ritengo importanti anche il costo della scuola e le modalità di pagamento, nonchè gli eventuali obblighi di frequenza e la conseguente disponibilità dei docenti/direttori nel venire incontro agli studenti.
    CHIUNQUE ABBIA QUALCUNA DELLE INFO DI CUI HO BISOGNO... VI PREGO MI RISPONDA! grazie mille.
    ciao, anch'io sono nella tua stessa situazione : ho fatto domanda alla naven , e non so se farla anche a Ts; non so bene la differenz afra le 2 scuole, mi consigliano quella di ts...ma costa di più e non so se ne vale la pena, visto che cmq abito in provincia di Ud.

  5. #50
    idiotsavant
    Ospite non registrato
    Ma come costa di più a TS??? Non mi risulta, anzi mi pare proprio che sia il contrario. Mesi fa mi ero informata per la Naven, avevo calcolato circa 4000 €/anno esclusa la psicoterapia (ora non ricordo bene la cifra esatta). Quella di TS costa 3.700, sempre esclusa la terapia. Ma la Naven richiede di frequentare un corso iniziale di "preparazione" e "preselezione" che non ricordo quanto costi, io avevo chiamato x info e volevano spingermi a farlo lo stesso, anche se non mi sarei iscritta o comunque non a gennaio 2006. Questo non mi è piaciuto, la ritengo pura speculazione. Quella di TS non costa tanto meno purtroppo (siamo cmq in linea con tutte le scuole) e contempla 20 posti (la Naven non so). Avevo anch'io il dubbio su quale delle 2 scegliere, sinceramente però della Naven mi han detto che sono molto esigenti in fatto di presenza ed in generale non ho sentito commenti positivi...però neanche negativi a parte questo. E' una scuola con lunga storia alle spalle e con tutto ciò che ne consegue di positivo. Io volevo andar lì perchè il direttore è Cancrini ma in effetti non c'è mai, dà solo il nome. L'approccio milanese di TS (me ne hanno parlato bene) è sensibilmente differente come impostazione ed il fatto che sia una scuola nuova mi stimola. Come vedi non mi azzardo a parteggiare x una o x l'altra in assoluto: leggiti le discussioni passate sul tema in questo forum, postate da WRUBENS ad esempio. Ti possono orientare forse un pò di più. Ma a Udine ti hanno accettata?
    Altra cosa: non prendere come criterio di scelta la distanza, visto che anche TS è vicina x te...
    fammi sapere; intanto io spero di essere ammessa a TS e magari anche di conoscerti, nel caso cambiassi idea...
    Ciao

  6. #51
    A me risulta che la naven costa 3300 circa all'anno + 500 del corso di sensibilizzazione, mentre a ts, 3700l'anno.Mi ha detto la direttrice della naven che il 1°giorno del corso è gratuito, poi si puo' decidere se continuare:per sapere se sei ammessa alla scuola devi aspettare la fine del corso, l'esame e il colloquio...che 2 bip!!!!In questa settimana spediro' la richiesta anche a Ts, anche se credo che entrambe siano full per quel che riguarda i posti; nel frattempo, per non buttare via l'anno mi preiscrivo a un master...da qualche parte riusciro' ad entrare per il 2007...A me sembra molto + professionale la scuola di Ts, ma come già detto non sotto le sottili differenze fra le 2...che confusione!!!
    Ultima modifica di nexia1979 : 13-09-2006 alle ore 19.07.47

  7. #52
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    grazie per la spiegazione crissangel, anche se mi piacerebbe propio un caso clinico.
    Comunque sei stata gentile, potete farmi nello specifico un esempio di intervento, tipo una prescrizione?
    baci
    grillo parlante

  8. #53
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    Volevo precisare che sono un maschietto.
    In base a come il colloquio evolve e alle dinamiche che emergono si danno più che delle prescrizioni delle visioni di insieme dopo la pausa dedicata alla supervisione. La seduta si conclude sempre con una restituzione che riguarda l'aspetto relazionale emerso in seduta. In tirocinio avevo condotto una breve terapia con una ragazza che soffriva di attacchi di panico perchè era assieme ad un uomo sposato e non voleva deludere la madre che era molto all'antica. Il lavoro è consistito nella definizione del sè della ragazza come di una persona non cattiva e meritevole di perdere l'amore della madre e anche nella direzione di esaminare il rapporto con la madre appropriandosi di una dimensione propria e capendo che la sua situazione era un'evoluzione naturale di schemi comportamentali che continuavano nella sua famiglia: lei temeva di far del male alla madre che avrebbe sofferto per la situazione ambigua della figlia, ma la madre stessa si sposò a suo tempo contro il volere del padre e suo fratello se n'era andato di casa per andare a convivere con una extracomunitaria. Questa ragazza era volta a tenere tutto sotto controllo ma le vie che le si prospettavano erano due: poteva sacrificare la sua felicità per tenere vicina a sè la madre oppure appropriarsi della sua dimensione di giovane donna indipendente (lei aveva 23 anni e un lavoro da impiegata). Incontri con lei e il fidanzato e alla fine anche con la madre hanno fatto si che la situazione fosse vissuta con minor ansia e minori attriti da tutti i componenti. Dopo l'esplicitazione, nella seconda seduta, del possibile motivo degli attacchi di panico, la sintomatologia è andata in regressione fino alla scomparsa

  9. #54
    Partecipante Assiduo L'avatar di grillo parlante
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    grazie mille, e scusa per la gaff.
    Purtroppo diamo per scontanto che la psicologia sia sempre più in mano alle donne.
    Posso farti un altra domanda?
    Accennavate, tu ed altri, che la terapia viena condotta da una coppia di terapeuti.
    Devono essere un uomo e una donna? O non ci sono differenze?
    Anche se mi è sembrato di capire che alla fine solo uno conduce le sedute e l'altro sta dall'altra parte dello specchio, giusto?
    un ultima domanda.
    Di solito quanto dura una terapia? Ovviamente a seconda del caso, mi risponderai!Altra domanda.
    Quando finisce la terapia sono previste a distanza di qualche tempo degli incontri?Insomma c'è monitoraggio sul cambiamento?
    baci
    grillo parlante

  10. #55
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    Certo che puoi farmi domande, mi fa piacere condividere esperienze. Sul sesso dei terapeuti non ci sono regole, al limite un particolare vissuto di fronte ad un terapeuta maschio o femmina può essere usato come indizio. Dipende dal contesto, se sei in un servizio ospedaliero è già tanto che ci sia un collega dietro allo specchio, altrimenti la prassi vera e propria vorrebbe che i terapeuti in stanza fossero due, anche se in genere è uno che conduce e l'altro si inserisce poi con osservazioni o sottolineature di aspetti per lui rilevanti. Tuttavia avere di fronte due terapeuti che magari incalzano non è molto simpatico e di certo non si può fare nelle terapie individuali.
    Di solito le terapie constano di una decina di incontri a cadenza più o meno mensile, ovviamente le regole ortodosse si stanno modificando e se hai uno studio privato il paziente lo vedi come e quanto tu e lui concordate. Il monitoraggio e il follow up viene contemplato ed è bene che sia così anche se non sempre accade.
    Sulla numerosità dei terapeuti ora ti racconto una gaff: nei centri di terapia che ospitano le sedi delle scuole, i didatti svolgono anche pratica di psicoterapia ovviamente. Noi stiamo seguendo il caso di una famiglia, coniugi più due figli, ultimamente stanno venendo solo i coniugi poichè è chiaro che si tratta di un problema di coppia. Questi figli sono uno un iperattivo e uno con una diagnosi di disturbo generalizzato dello sviluppo, molto chiuso in se stesso. Durante la terapia entra il didatta con uno di noi (che saà sempre lo stesso) e tutti noi con l'altro didatta li guardiamo attraverso lo specchio. Il bambino iperattivo è di un insopportabile che ha scatenato in tutti noi un controtransfert (se i miei didatti mi sentono usare questo termine mi espellono) di odio atroce. Durante la pausa il bambino è uscito e noi non vedevamo l'ora che la terapia fosse sospesa per non sentire più le urla e le continue intrusioni del bambino e non abbiamo pensato che quella piccola bertuccia che vede tutto come estensione del sè avrebbe passando, ceduto alla tentazione di aprire la porta. Il terapeuta aveva detto loro che di là del vetro nell'altra stanza c'era QUALCHE collega con cui poi avrebbe discusso. Pensa quel giorno eravamo i 20 del primo anno più dieci del secondo e due didatti, tutti a guardare e discutere, con toni più o meno blandi (meno che più) e questo si è visto la scena: sembravamo un pubblico di un talck show americano.... che bella figura!!!!!!

  11. #56
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    in effetti la figura non è stata delle migliori ma può capitare.
    sono molto interessata a questo approccio, anche perchè io mi occupo di psicologia giuridica in ambito penale minorile e questo tipo di approccio è più "idoneo" rispetto ad altri, specie in campo peritale e di progettazione di trattamento.
    Non so ancora se la scuola la farò, ma mi sto documentando molto su questa approccio anche perchè il prof. della cattedra con cui collaboro è orientato in quella direzione.
    Tu stai facendo la scuola vero?
    Ti è mai capitato un minore deviante?
    Baci
    grillo parlante

  12. #57
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    Io ho sceltoquesta scuola, spero di non riepetere cose già dette perchè mi rendo conto che magari sono un po' noioso, per poter lavorare nel campo della neuroriabilitazione con un intervento ad ampio raggio che comprenda anche il supporto alla famiglia con disabile o con demente in casa, che ritengo l'aspetto più importante del lavoro del neuropsicologo. La scuola ben si applica al tuo ambito, quasi tutti i didatti della mia scuola lavorano nel campo degli affidi e dei minori, anche facendo perizie per i tribunali dei minori. Io purtroppo di minori non mi occupo, molto spesso però capita di riscontrare condotte devianti tra gli adolescenti che sono stati adottati.
    Io avevo tentato di farmi strada nell'ambito della psicologia giuridica proponendomi come ctp, ma non c'è verso

  13. #58
    idiotsavant
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    approccio milanese trieste

    Ciao, vorrei sapere se qualcuno era presente ieri alla presentazione della scuola di specializzazione sistemica familiare a trieste, tenuta da Mosconi.
    Se si, mi piacerebbe sapere che cosa ne avete tratto e se l'opinione che avevate "prima" è stata confermata o meno.
    Ciao grazie

  14. #59
    modramavrica
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    Originariamente postato da crissangel
    Ho scelto la sistemica perchè come neuropsicologo voglio essere in gardo non solo di svolgere valutazioni delle funzioni cognitive e comportamentali e sedute di riabilitazione o stimolazione cognitiva ma anche di predere in carico pazienti e familiari, soprattutto questi ultimi che sono le risorse principali di pazienti con cerebrolesioni o affetti da demenza; in quel caso c'è la necessità di lavorare sulle relazioni e i rapporti che devono essere modificati, sulla comunicazione e sulla definizione di sè rispetto agli altri. La teoria sistemica lavora sull'interpsichico senza trascurare gli aspetti intrapsichici ma vedendoli come secondari agli aspetti comunicativi e relazionali, un esempio nel mio campo è quello di un demente che presenta un deficit di linguaggio: la persona perde forse la capacità di parlaree esprimersi corretamente ma non la capacità di comunicare.
    anche a me piace l'orientamento sistemico e se mai divessi lavorare come neuropsicologa vorrei lavorare anche con i famigliari e sul ruolo della malattia nella vita del paziente. Anche se sono interessata molto agli aspetti intrapsichici credo che bisogna tenere conto anche del contesto e quindi agire sull'intero sistema fanigliare. il contesto però è constituito anche dallo stesso terapeuta e con un'ottica più ampia tutta la società..
    sono contenta di aver trovato una persona che si interessa anche degli aspetti relazionali nei oazienti neuropsicologici perché ho l'imoressione che questi vengano spesso trascurati...

    X IDIOTSAVANT: anche se ho ancora un paio di anni per decidere sono andata alla presentazione (ma quella dell'anno scorso, ma credo che sia stata molto simile). mi ha un po' deluso il fatto che non hanno famiglie e quindi facciano lezioni con video registrati, o la situazione è cambiata? anche se questa nuova filiale è nella mia città e stimo i prof che insegnano (come la pascolo) credo che se non avranno lo specchio e le sedute "dal vivo" andrò a padova....


  15. #60
    L'avatar di crissangel
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    [QUOTE]Originariamente postato da modramavrica
    [B]anche a me piace l'orientamento sistemico e se mai divessi lavorare come neuropsicologa vorrei lavorare anche con i famigliari e sul ruolo della malattia nella vita del paziente. Anche se sono interessata molto agli aspetti intrapsichici credo che bisogna tenere conto anche del contesto e quindi agire sull'intero sistema fanigliare. il contesto però è constituito anche dallo stesso terapeuta e con un'ottica più ampia tutta la società..
    sono contenta di aver trovato una persona che si interessa anche degli aspetti relazionali nei oazienti neuropsicologici perché ho l'imoressione che questi vengano spesso trascurati...

    Ciao! Hai scritto cose a mio parere molto giuste: anche il terapeuta entra infatti a far parte del sistema e concorre a modificare la situazione introducendo nuovi elementi nella direzione di una risturutturazione dell'equilibrio del nucleo familiare, la sistemica del centro milanese di cui anche pd fa parte lascia che sia comunque il sistema a trovare da solo un equilibrio senza direttive. Gli aspetti intrapsichici sono importanti ma si manifestano e vengono riconosciuti solo nel momento in cui entriamo in relazione con l'altro e si crea un contesto. Poi, a me piacerebbe appunto lavorare in contesto neurospicologico e dunque, dietro ad ogni modello teorico c'è la persona con la sua individulità e non è necessario seguire alla lettera l'approccio scelto che per definizione dovrebbe essere flessibile.
    Sono contento a mia volta di trovare persone che condividono questa idea della figura del neuropsicologo.....chissà che tra 20 anni non riusciamo a metterla in pratica
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