Lettera Psico
by , 07-03-2008 at 16.55.13 (973 Visite)
6/03/08
Mi sono tagliata nel bagno dell'ospedale e poi sanguinante sono andata a cercare la psico. Non avevo l'appuntamento, ma mi hanno accettato lo stesso. La mia psico mi ha fatto entrare nello studio, poi ci ha raggiunto una tipa davvero odiosa che mi ha tartassato di domande. Volevano che andassi al pronto soccorso ma mi sono rifiutata. Hanno chiamato lo psichiatra per fissarmi un appuntamento settimana prossima. Non si fidavano a mandarmi a casa. Mi hanno tenuto lì dicendomi che se avessi aspettato fino alle 18.30, avrei potuto parlare un po' di più con la mia psicologa. Ho aspettato lì dalle 14 alle 18.30.
Ancora non capisco il motivo del mio gesto.
Ieri sera le ho scritto una lettera.
Questa:
Mi hai consigliato di scrivere e allora eccomi qui a riempire un altro foglio. Perchè forse è tutto quello che so fare: tirare fuori e riportare scritto ciò che è dentro di me (o colmare a parole un qualcosa che dentro non c'è?).
Posso dire tutto quello che penso, ma senza poter dare una risposta. E' questo che mi fa male.
La domanda "perchè lo fai?", che ultimamente sto sentendo quasi tutti i giorni, non riesce ad avere una risposta appropriata.
E dietro si nasconde un banale "non lo so".
Vorrei soltanto capire cosa "frulla" in questa mente pazza.
Mi rendo conto di tutte le stronzate che faccio, ma non riesco a fermarmi.
Quelli che mi conoscono hanno ragione a dire che non ho limiti. Se arrivo al confine, io lo varco. Non mi faccio problemi sulle conseguenze; non ho tempo per farmene. Accade tutto così rapidamente...e senza un motivo per fermarmi.
6 marzo 2008.
Questa data non la scorderò molto facilmente.
E' stato un giorno bastardo. Mai avrei pensato che sarebbe andato così.
Se potessi, tornerei indietro...così finirei di seguire la lezione di psicologia, tranquilla tornerei a casa e poi alle 6 andrei alla presentazione del libro.
Avrebbe dovuto essere così, questo 6 marzo 2008; invece mi sono ritrovata sull'orlo di un precipizio, ed è stato impossibile mantenere l'equilibrio. Mentre la prof spiegava, la mia mente viaggiava. Sono "inciampata" nei peggiori pensieri. Poi avevo voglia di te, di vederti, di parlarti. Mi avevi telefonato quella stessa mattina, ma alla tua domanda non ho dato la stessa risposta che avevo in testa. Avrei sì voluto incontrarti pomeriggio, avrei voluto tantissimo, ne avevo bisogno...ma non ce l'ho fatta a dirtelo. Non lo so il perchè.
Sta di fatto che durante la lezione mi sono estraniata dalla realtà per tuffarmi in un abisso di pensieri scomodi. Da lì in poi ho ricordi vaghi. E se ci penso adesso, fatico a credere che sia successo davvero.
Quello che più mi spiace è averti scombussolato la giornata. Quello che invece mi dico è che se l'ho fatto, ci dev'essere anche un motivo. Ovviamente non avendo certezze, ho potuto fare solo delle ipotesi: l'idea che manchino soltanto 2 sedute e potrei perderti, il voler esternare il dolore e renderlo visibile, il non poter attribuire un nome a tutto questo schifo, il down che segue l'assunzione della cocaina, la restituzione del test che tarda a venire, i miei genitori che hanno scoperto tutto...ci sono troppi motivi che potrebbero essere quelli validi. Forse tutti sono buoni. D'altronde, chi lo dice che dev'esserci una sola ragione?
Di una cosa sono sicura e te l'ho detto: che se tornassi indietro non lo farei più. Non più, adesso che so che c'è il rischio che non si possa iniziare la terapia vera e propria. Certamente non è questo quello che voglio. Anzi, io sto facendo di tutto per avere te, per continuare il nostro percorso, insieme.
Di un'altra cosa ho la certezza: che se uno dei giorni precedenti avessimo fatto un colloquio, io oggi non mi sarei tagliata. E' da sabato che ti volevo. Michelle ne sa qualcosa... Ho dovuto aspettare fino a lunedì per chiamare l'ospedale, per poi sapere che non c'eri. Addirittura eri distante 800 km...e io, tutta questa distanza, la sentivo.
La seduta di settimana scorsa mi è piaciuta particolarmente, sai? Sono uscita da quello studio sorridente, felice e serena. Mi piace sentirti parlare, perchè sei capace di aprirmi gli occhi. Sono d'accordo su quello che dici, e non perchè sia tu a dirlo, ma bensì perchè lo penso anche io.
Vorrei soltanto che TU fossi il mio punto di riferimento, non un contorno o, peggio ancora, un inizio ma senza una fine.
Molti si ostinano a dirmi: "guarda che non esiste solo lei..magari ne trovi una altrettanto in gamba"
E io rispondo: ma se si sta bene alle Maldive, perchè andare alle Away?
Il Dottor XXXXXX oggi ha parlato di "patto", fondamentale tra psicoterapeuta e paziente.
Io vorrei stringere questo accordo con te, se me lo permetterai.
"Ciò che abbellisce il deserto", disse il piccolo principe, "è che nasconde un pozzo in qualche luogo..."








