Riferimento: Il valore aggiunto dello Psicologo
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complicata
scommetto che se vien fuori che uno è o è stato in cura da uno psicologo, voi farete in modo che l'azienda non lo assuma, e nessuno mai lo vorrà assumere, non ti vogliono tra i piedi perchè sei una persona a rischio, guarda.
Io se andassi al colloquio da uno di voi, non farei altro che mentire, gulp.:)
Ciao!
Ma perché uno psicologo dovrebbe avere tanta sfiducia di un potenziale impiegato che e' stato seguito da uno psicologo? Credo si faccia confusione tra disagio e problematiche psicologiche e disturbi mentali invalidanti. Ma poi "a rischio "di cosa?
Non ho ben capito o forse sarà la digestione serale...
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:)
Ora, più che lo psicologo, credo sarebbe l'azienda a porre un veto, vi sono molti pregiudizi non tanto sugli psicologi, quanto su chi ci va in cura.
A rischio, sempre per l'azienda, immaginate in una controversia qualunque, chi si presentasse a discutere con la nomea di colui che necessita dello psicologo, metterebbe a rischio l'"immagine".
Perchè in un 'azienda, specie di vendita, dove sei scelto come formatore, solo per fare un esempio, devi "presentarti" in un certo modo, corrispondente all'immagine che l'azienda vuol dare.
Autorevole, ad esempio, vestito in un certo modo, persino, troppo elegante non va bene, troppo casual nemmeno, guardano pure le pinzillacchere.
telecamera alla mano, ti scrutano il tono della voce, il modo di argomentare, l'emotività se traspare, la capacità di sdrammatizzare o eludere una domanda ostica, ecc:)
Che sennò sei esposto, sia nell'ambiente stesso, sia a coloro a cui ti presenti, a diciamo "rischi".
Per esempio nella scuola sarebbe rischioso dire " Sono in analisi", per quanto vada di moda e in analisi ci vadano i manager per i loro motivi, da noi non sarebbe ammesso, proprio per luogo comune.:)
Chiaro cosa voglio dire?
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fiona774
Ciao!
Ma perché uno psicologo dovrebbe avere tanta sfiducia di un potenziale impiegato che e' stato seguito da uno psicologo? Credo si faccia confusione tra disagio e problematiche psicologiche e disturbi mentali invalidanti. Ma poi "a rischio "di cosa?
Ben detto. Purtroppo c'è tanta ignoranza in giro e si sovrappone il disagio psicologico con i disturbi psichiatrici. A me sono capitati durante selezioni dei ragazzi che in seguito a separazioni dei genitori sono andati dallo psicologo e non ho avuto problemi a farli idonei. Quello che importa è come raccontano l'episodio e come lo hanno metabolizzato.
Sarebbe bello essere superman, ma nella vita ci sono anche dolori, sofferenze, frustrazioni.... inoltre una persona che ti parla serenamente delle sue esperienze meno piacevoli ti dice quanto sia profondo e sicuro.....se dovessimo assumere solo gli stupidotti felici (e falsi)........
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Blooby gosh
Ben detto. Purtroppo c'è tanta ignoranza in giro e si sovrappone il disagio psicologico con i disturbi psichiatrici. A me sono capitati durante selezioni dei ragazzi che in seguito a separazioni dei genitori sono andati dallo psicologo e non ho avuto problemi a farli idonei. Quello che importa è come raccontano l'episodio e come lo hanno metabolizzato.
Sarebbe bello essere superman, ma nella vita ci sono anche dolori, sofferenze, frustrazioni.... inoltre una persona che ti parla serenamente delle sue esperienze meno piacevoli ti dice quanto sia profondo e sicuro.....se dovessimo assumere solo gli stupidotti felici (e falsi)........
sarebbe un paradosso a dir poco ridicolo se uno psicologo fosse incapace di separare disagio piscologico e un disturbo pisichiatrico grave.........che come gia' scritto da altri non vanno confusi o sovrapposti. Di incapaci ce ne sono tanti come in tutte le professioni ma uno psicologo decente dovrebbe essere in grado di non stigmatizzare un individuo qualora ci fossero problemi di disagio psicologico.
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Axamer Ibk
sarebbe un paradosso a dir poco ridicolo se uno psicologo fosse incapace di separare disagio piscologico e un disturbo pisichiatrico grave.........che come gia' scritto da altri non vanno confusi o sovrapposti. Di incapaci ce ne sono tanti come in tutte le professioni ma uno psicologo decente dovrebbe essere in grado di non stigmatizzare un individuo qualora ci fossero problemi di disagio psicologico.
Che equivarrebbe a stigmatizzare se stessi e la propria professionalità in primis. Non c'entra molto, ma l'altro giorno a striscia la notizia mi ha fatto sorridere un nutrizionista che si riferiva alla bulimia come a un problema "psico.... psichiatrico". Non ce l'ha fatta proprio a dire che era un problema psicologico e questo ha fatto ridere anche il mio ragazzo che è un medico, figuriamoci! Nella nostra società si fa una fatica terribile a pronunciare la parola "psicologico", perchè subito o vengono in mente le chiacchiere a vuoto di ciarlatani irrisolutivi e fumosi o per l'appunto l'eccesso opposto, gente che ti psicanalizza (senza averne le competenze in questo caso). C'è davvero troppa ignoranza.
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eh, lo so, però, voglio dire, tra il disturbo psichiatrico e quello psicologico la differenza sul piano del lavoro sarà labile, immagino.
Nel colloquio vedrai sarà difficile distinguere un paranoico, vedrai ti inganna bene.
Non ti verrà sul momento, a dire che tutto il mondo ce l'ha con lui, e che il mondo è cattivo, ti dirà come è bello il lavoro e quanto gli interessa, ti dirà cose normali, quanta esperienza ha.
Se a casa poi è convinto di essere "Il profeta" e tortura i familiari, non te lo dirà.
io credo che moltissimi malati psichiatrici siano perfettamente inseriti nel mondo del lavoro, magari sono intelligentissimi, freddi e calcolatori, e poi ammazzano la gente in privato.
ho letti parecchi romanzi, in proposito, e visto innumerevoli film.
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complicata
eh, lo so, però, voglio dire, tra il disturbo psichiatrico e quello psicologico la differenza sul piano del lavoro sarà labile, immagino.
Nel colloquio vedrai sarà difficile distinguere un paranoico, vedrai ti inganna bene.
Non ti verrà sul momento, a dire che tutto il mondo ce l'ha con lui, e che il mondo è cattivo, ti dirà come è bello il lavoro e quanto gli interessa, ti dirà cose normali, quanta esperienza ha.
Se a casa poi è convinto di essere "Il profeta" e tortura i familiari, non te lo dirà.
io credo che moltissimi malati psichiatrici siano perfettamente inseriti nel mondo del lavoro, magari sono intelligentissimi, freddi e calcolatori, e poi ammazzano la gente in privato.
ho letti parecchi romanzi, in proposito, e visto innumerevoli film.
Secondo te come andrebbe fatta una selezione del personale?
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Moh?:)
faccio un'ipotesi diciamo da profana.
Escludi qualunque domanda personale, su famiglia, figli, genitori, cose attinenti alla persona, tanto se vien fuori, vien fuori da sè, non va richiesto.
Comincia dal curriculum di studi, farlo parlare dei suoi studi e poi delle sue esperienze lavorative, del suo rapporto con le aziende per cui ha lavorato e del suo rapporto con i colleghi, e lì già ti fai un'idea, perchè lìì tante frottole non te le racconta.
Dopo parli della mansione specifica e gli chiedi come potrebbe svolgerla secondo lui e lì capisci se ti racconta frottole, perchè se non sa cos'è e fa degli svarioni pazzeschi..:))
Questo presuppone che l'esaminatore abbia parlato lungamente con i committenti e sappia cosa vogliono.
Esempio: se devi assumere un magazziniere, cosa ti interessa?
Una persona che sappia leggere a menadito le circolari o una che gli interessa il lavoro ben fatto e non sta a guardare se gli spetta il lavoro o non gli spetta che l'importante è portarlo fino in fondo, oppure se si preoccupa o meno di non calpestare le prerogative di colleghi o superiori?
Quale grado di autonomia si richiede rispetto a colleghi o superiori?
Deve essere un esecutore puntuale o anche uno a cui interessa portare in fondo il lavoro indipendentemente dalle rimostranze altrui?:)
:)
E' molto meno facile fregare qualcuno parlando di lavoro.
Al contrario, proprio discutendo di singoli aspetti del lavoro in generale, è più facile adombrarsi, arrabbiarsi, deprimersi, o entusiasmarsi, perchè le esperienze lavorative fanno parte del tuo vissuto, e sono meno soggette a finzione:)
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complicata
Moh?:)
faccio un'ipotesi diciamo da profana.
Escludi qualunque domanda personale, su famiglia, figli, genitori, cose attinenti alla persona, tanto se vien fuori, vien fuori da sè, non va richiesto.
Comincia dal curriculum di studi, farlo parlare dei suoi studi e poi delle sue esperienze lavorative, del suo rapporto con le aziende per cui ha lavorato e del suo rapporto con i colleghi, e lì già ti fai un'idea, perchè lìì tante frottole non te le racconta.
Dopo parli della mansione specifica e gli chiedi come potrebbe svolgerla secondo lui e lì capisci se ti racconta frottole, perchè se non sa cos'è e fa degli svarioni pazzeschi..:))
Questo presuppone che l'esaminatore abbia parlato lungamente con i committenti e sappia cosa vogliono.
Esempio: se devi assumere un magazziniere, cosa ti interessa?
Una persona che sappia leggere a menadito le circolari o una che gli interessa il lavoro ben fatto e non sta a guardare se gli spetta il lavoro o non gli spetta che l'importante è portarlo fino in fondo, oppure se si preoccupa o meno di non calpestare le prerogative di colleghi o superiori?
Quale grado di autonomia si richiede rispetto a colleghi o superiori?
Deve essere un esecutore puntuale o anche uno a cui interessa portare in fondo il lavoro indipendentemente dalle rimostranze altrui?:)
:)
E' molto meno facile fregare qualcuno parlando di lavoro.
Al contrario, proprio discutendo di singoli aspetti del lavoro in generale, è più facile adombrarsi, arrabbiarsi, deprimersi, o entusiasmarsi, perchè le esperienze lavorative fanno parte del tuo vissuto, e sono meno soggette a finzione:)
Ok, sui libri di psicologia del lavoro che ho letto io le domande si fanno sul lavoro e non tanto su altro. E come scrivi tu si deve fare prima un colloquio approfondito con la committenza (analisi della domanda), e un' analisi del ruolo richiesto.
Anche molti test che si utilizzano si basano sulla situazione lavorativa tipica del ruolo da selezionare.
Secondo me però il fatto che uno menta può avvenire sia se si parla di attività lavorative che di fatti propri, ci sono persone più disposte a parlare in maniera trasparente di sé, altre meno sia per la vita personale che per quella professionale.
Se esistono studi che mostrano correlazioni tra certi aspetti di personalità, misurati con determinati strumenti standard in contesti di selezione e risultati positivi in determinati ruoli lavorativi, io li utilizzerei perché no.
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certo.
Io penso che tutto sommato si possa iniziare mentendo, ma se l'esaminatore è competente e conosce bene l'ambiente di lavoro specifico, ti smaschera presto, perchè le esperienze di lavoro lasciano tracce che si possono nascondere per pochi minuti, specie se sono negative.
e anche se si cerca di minimizzarle, si vede subito, anche perchè stiamo parlando di colloquio immagino, non a domanda risposta, come nei test, dove si chiede di parlare di sè.
Il colloquio secondo me può essere più indicativo di un test.
esempio: Qual è per lei la sfida più grande che ha sostenuto in campo professionale?
Risposte:
Uno: la prossima, ovvero quella per cui sto facendo il colloquio.
Due: l'ultima nelle mansioni che ho avuto.
Qual è quello che prendereste?
In quel test lì prendevano il primo, non lo so perchè.
Questo avveniva dopo una domanda precedente in cui si chiedeva al candidato di descriversi, lasciando lo spazio atutte le balle possibili.
Chi avrebbero preso, mi chiedo, sulla base solo di questo?
Forse il secondo era esperto, molto preparato, ma troppo soddisfatto?
il primo invece, meno preparato, esperto, aveva motivazioni a ben figurare, ovviamente io non condivido questa scelta, era per infinocchiare.:)
Il secondo era bravo abile e capace, ma non lo hanno preso in considerazione.Lui era conscio, ma lo hanno reputato con meno motivazioni:zott:
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complicata
certo.
Io penso che tutto sommato si possa iniziare mentendo, ma se l'esaminatore è competente e conosce bene l'ambiente di lavoro specifico, ti smaschera presto, perchè le esperienze di lavoro lasciano tracce che si possono nascondere per pochi minuti, specie se sono negative.
e anche se si cerca di minimizzarle, si vede subito, anche perchè stiamo parlando di colloquio immagino, non a domanda risposta, come nei test, dove si chiede di parlare di sè.
Il colloquio secondo me può essere più indicativo di un test.
esempio: Qual è per lei la sfida più grande che ha sostenuto in campo professionale?
Risposte:
Uno: la prossima, ovvero quella per cui sto facendo il colloquio.
Due: l'ultima nelle mansioni che ho avuto.
Qual è quello che prendereste?
In quel test lì prendevano il primo, non lo so perchè.
Questo avveniva dopo una domanda precedente in cui si chiedeva al candidato di descriversi, lasciando lo spazio atutte le balle possibili.
Chi avrebbero preso, mi chiedo, sulla base solo di questo?
Forse il secondo era esperto, molto preparato, ma troppo soddisfatto?
il primo invece, meno preparato, esperto, aveva motivazioni a ben figurare, ovviamente io non condivido questa scelta, era per infinocchiare.:)
Il secondo era bravo abile e capace, ma non lo hanno preso in considerazione.Lui era conscio, ma lo hanno reputato con meno motivazioni:zott:
Me lo chiedo anch'io come sia possibile scegliere il futuro di una persona basandosi su una domanda aperta "presentati" e su un'altra domanda di quel tipo
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Secondo me il thread era interessante e poteva "invogliare" tutti quelli che in questo momento pensano di aver buttato anni di studi e non possano utilizzare la propria laurea, ciò che hanno appreso in tanti contesti, quindi una raccolta di esperienze personali in cui la laurea in psicologia non è vissuta come uno "spreco",ma come una componente di sé che aiuta ad essere migliori sul lavoro.... peccato che si sia divagato su argomenti che non c'entrano assolutamente niente...
P.S: da quando uno psicologo del lavoro fa domande personali (da clinico) per una selezione? Devo ancora leggere che chi va da uno psicologo può compromettere l'immagine di un'azienda? Fatemi capire...siamo davvero tornati così indietro?
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mai meravigliarsi di nulla a questo mondo:rolleyes::asd:
A me hanno fatto l'Esame di sana e robusta costituzione, con tanto di radiografia al polmone, quando sono entrata a scuola, ahaha:P
Ho scampato il Giuramento per miracolo.:argh:
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Summer74
Secondo me il thread era interessante e poteva "invogliare" tutti quelli che in questo momento pensano di aver buttato anni di studi e non possano utilizzare la propria laurea, ciò che hanno appreso in tanti contesti, quindi una raccolta di esperienze personali in cui la laurea in psicologia non è vissuta come uno "spreco",ma come una componente di sé che aiuta ad essere migliori sul lavoro.... peccato che si sia divagato su argomenti che non c'entrano assolutamente niente...
P.S: da quando uno psicologo del lavoro fa domande personali (da clinico) per una selezione? Devo ancora leggere che chi va da uno psicologo può compromettere l'immagine di un'azienda? Fatemi capire...siamo davvero tornati così indietro?
Dunque, il thread era interessante per voi sotto quel punto di vista che hai citato.
Potete ancora coltivarlo, niente e nessuno ve lo impedisce,ragazzi,tanto meno io.
Voi dite che la laurea in psicologia non è uno spreco per chi svolge un lavoro diverso, e l'utente parlava di taglio psicologico dato al suo lavoro di educatore nelle carceri.
Vai, il thread è aperto, vi sono molte possibilità di discussione, in che cosa consiste il taglio psicologico dato a un'attività di rieducatore nelle carceri?
In che cosa si è migliori in quanto laureati in psicologia?
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complicata
eh, lo so, però, voglio dire, tra il disturbo psichiatrico e quello psicologico la differenza sul piano del lavoro sarà labile, immagino.
Nel colloquio vedrai sarà difficile distinguere un paranoico, vedrai ti inganna bene.
Non ti verrà sul momento, a dire che tutto il mondo ce l'ha con lui, e che il mondo è cattivo, ti dirà come è bello il lavoro e quanto gli interessa, ti dirà cose normali, quanta esperienza ha.
Se a casa poi è convinto di essere "Il profeta" e tortura i familiari, non te lo dirà.
io credo che moltissimi malati psichiatrici siano perfettamente inseriti nel mondo del lavoro, magari sono intelligentissimi, freddi e calcolatori, e poi ammazzano la gente in privato.
ho letti parecchi romanzi, in proposito, e visto innumerevoli film.
Il disagio psicologico non è minimanete paragonabile ad una patologia psichiatrica. Per tua informazione, anche i disturbi psichiatrici sono curabili e quando queste persone sono compensate, sono come tutti noi, quindi intelligenti, brave persone, etc. e non vedo perchè debbano essere stigmatizzate ed espulse dalla società.
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Blooby gosh
Il disagio psicologico non è minimanete paragonabile ad una patologia psichiatrica. Per tua informazione, anche i disturbi psichiatrici sono curabili e quando queste persone sono compensate, sono come tutti noi, quindi intelligenti, brave persone, etc. e non vedo perchè debbano essere stigmatizzate ed espulse dalla società.
Io però scusa babygosh non ho mica detto questo, forse non sono stata chiara.
E' una tua conclusione.
Ho detto che il confine è labile, tra l'altro una famosa definizione dice: "il nevrotico è colui che costruisce i castelli, lo psicotico è quello che li abita, e il terapeuta è quello che riscuote la pigione", più o meno così:))
Fra costruirli e andarci ad abitare, beh, la tentazione è forte,eh?:)
Ho detto che vi sono molti malati psichiatrici che conducono una vita lavorativa normale, e nessuno si accorge spesso di eventuali disturbi, neanche chi ci convive, dunque era per dire che è difficile individuarli, immagino.
credo che molti serial killer abbiano lavorato e avuto relazioni normali nel mondo del lavoro, conducendo una doppia vita.
Non ho parlato nè di esclusione nè di stigmi.
Poi sai, credo che il concetto di brava persona lasci il tempo che trova, insomma.
Si tratta di un giudizio molto generico, e si sa comunemente che molte patologie possono essere dovute a traumi subiti ecc, ma questo non ha minimamente a che vedere col giudizio di "brava persona", ecco, non è molto psicologico, come termine, nella mia opinione di profana.
Ma torniamo pure in argomento, quale plusvalore ha la formazione di psicologo, nello svolgere attività educative, interessa anche a me.
Potrebbe essere: sapersi relazionare meglio con l'interlocutore, oppure, ipotesi, essere empatico, conoscere le dinamiche che regolano i gruppi, le relazioni delle persone tra di loro, conoscere tecniche per dialogare e per ascoltare, volevo sapere da voi quali aspetti considerate più utili, per cui il titolo di studio vi avvantaggia.
Se assumono con la laurea in psicologia, a qualcosa vi servirà.
Ah, a proposito, per l'operatore giuridico il titolo è necessario o è un surplus?
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Cosa significa "avvantaggia" ? Rispetto a cosa?
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Rispetto a una persona che ha una preparazione diversa, basata su altri schemi culturali.
Rispetto a una persona che l'educazione non l'ha studiata tecnicamente e nella teoria, ma ce l'ha per esperienza diretta o per capacità naturali affinate dall'esperienza.
per certe cose bisogna esserci portati, non è questione di mestiere, e anche portati in una certa maniera, cioè bisogna avere interiorizzato certe capacità.
Non si è in grado di fare tutto, a qualunque livello, anche per fare il fattorino bisogna esserci portati, un conto è fare in qualche modo, un conto è lo faccio bene, tant'è vero che nelle aziende, nei famigerati uffici del personale, si parla di minimo etico, ossia la minima prestazione professionale in relazione alle proprie mansioni e alla propria volontà.