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Originariamente postato da Vimae
Ma forse la difficoltà sta proprio nel proporsi per dei colloqui...
se ci pensiamo bene l'associazione non vi conosce, vede solo che vi presentate per fare volontariato e per fare esperienza (quindi desumono che non ne avete poi molta), non sanno che tipo di persone siete (potreste essere più in difficoltà dei loro utenti) e se siete veramente qualificati per fare quel lavoro.
Inoltre non conoscete la struttura, non conoscete gli utenti e per quanto ne sanno loro non avete esperienze in quel campo... ma perchè dovrebbero affidarvi dei colloqui?
E poi magari non è nemmeno nel loro approccio fare dei colloqui psicologici, chissà cosa pensano che siano...
Mentre se c'è qualcuno che già li fa e presumibilmente li fa bene, perchè cambiare?
Forse conviene proporsi per fare del volontariato e basta, entrando nella struttura, conoscendola e poi, visto che siamo psicologi, potremmo fare un'analisi della domanda e proporre qualcosa che metta in gioco le nostre competenze psicologiche e che sia utile anche per loro... non necessariamente dei colloqui quindi...
Potrebbero aver bisogno di supervisione agli operatori, o potrebbe essere utile creare dei gruppi di mutuo-aiuto per gli utenti o per i genitori (es. con i genitori di portatori di handicap) o ancora dei gruppi per gli utenti stessi (ad es. gruppi sull'acquisizione delle abilità sociali) o magari collaborare per farsi conoscere nel territorio (ad es. per uno che si occupa di psicologia del lavoro...) ma per fare queste proposte bisogna conoscere l'associazione, entrarci dentro e poi fare una proposta che sia mirata ai loro bisogni, altrimenti ci vedono sì come delle sanguisughe che arrivano, propongono qualcosa che serve a loro senza chiedersi se sia realmente utile e pensano che con qualche colloquio si possa risolvere tutto...
Il rischio è di passare per presuntuosi e anche poco competenti perchè pensiamo di sapere di cosa abbiano bisogno senza conoscerli e proponiamo lo strumento del colloquio senza sapere bene nemmeno il perchè (se non che vogliamo fare esperienza, ma questo è un problema nostro e la struttura di solito ne ha già tanti suoi...).
la professionalità si vede anche nel modo di proporci... se sappiamo adottare una modalità non rigida e capace di venire incontro ai bisogni altrui, abbiamo più possibilità di fare una buona impressione e di venir considerati come validi professionisti di cui sono loro ad avere bisogno e il nostro lavoro acquista valore: non siamo più quelli a cui fanno un favore permettendogli di farsi le ossa con i loro utenti (che non è molto rispettoso per gli utenti), ma diventiamo persone che offrono una professionalità a servizi di strutture che non possono permettersi di pagarsene una...