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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da *-ras-*
2) di un metodo terapeutico (basato su tali indagini) per il trattamento di disturbi nevrotici
Ciao ras a me piacerebbe capire meglio in cosa consiste una nevrosi e cosa si intende per guarigione.
Può darsi anche che qualcuno non vuol "guarire" in tal senso e che questo è un problema soltanto per gli psicoanalisti più ortodossi e per chi vuol "guarire" secondo questo schema.
Riguardo ai disturbi mentali non si può certo individuare un virus o qualcosa del genere che ha invaso l'organismo e che ha generato la malattia, sono talmente intrecciati ai problemi esistenziali di una persona che a mio avviso risulta utile cercare di amplificare le capacità in ambito relazionale di un individuo e non mettersi lì ad interpretare i suoi desideri e bisogni, non è certo questo il problema nella maggioranza dei casi, ma come riuscire in parte a soddisfarli.
Io forse in questo sarò rozzo ma le difficoltà le incontro e le ho incontrate non tanto nel capire cosa desidero, ma nel mettere in pratica qualcosa che sia davvero efficace che mi permetta di raggiungerlo.
Al di là dell'orientamento di uno psicoterapeuta io preferisco un suo atteggiamento più attivo nei confronti dei problemi che pongo tenendo conto delle risorse di cui dispongo, attivo nel senso di cercare davvero di propormi soluzioni che magari non sono stato capace di elaborare io da solo, altrimenti a me non risulta utile.
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pessimo gusto horror
Bello il pessimo gusto horror :D
Un saluto a tutti
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ciao ras a me piacerebbe capire meglio in cosa consiste una nevrosi e cosa si intende per guarigione.
Può darsi anche che qualcuno non vuol "guarire" in tal senso e che questo è un problema soltanto per gli psicoanalisti più ortodossi e per chi vuol "guarire" secondo questo schema.
Riguardo ai disturbi mentali non si può certo individuare un virus o qualcosa del genere che ha invaso l'organismo e che ha generato la malattia, sono talmente intrecciati ai problemi esistenziali di una persona che a mio avviso risulta utile cercare di amplificare le capacità in ambito relazionale di un individuo e non mettersi lì ad interpretare i suoi desideri e bisogni, non è certo questo il problema nella maggioranza dei casi, ma come riuscire in parte a soddisfarli.
Io forse in questo sarò rozzo ma le difficoltà le incontro e le ho incontrate non tanto nel capire cosa desidero, ma nel mettere in pratica qualcosa che sia davvero efficace che mi permetta di raggiungerlo.
Al di là dell'orientamento di uno psicoterapeuta io preferisco un suo atteggiamento più attivo nei confronti dei problemi che pongo tenendo conto delle risorse di cui dispongo, attivo nel senso di cercare davvero di propormi soluzioni che magari non sono stato capace di elaborare io da solo, altrimenti a me non risulta utile.
Bello il pessimo gusto horror :D
Un saluto a tutti
Ciao Charlie,
Vuoi una definizione di nevrosi? " DISTURBO PSICHICO SENZA CAUSE ORGANICHE I CUI SINTOMI SONO INTERPRETATI DALLA PSICOANALISI COME ESPRESSIONE SIMBOLICA DI UN CONFLITTO CHE HA LE SUA RADICI NELLA STORIA DEL SOGGETTO E CHE COSTITUISCE UN COMPROMESSO TRA IL DESIDERIO E LA DIFESA. Oggi si tende ad allargare i termini del conflitto al di là del recinto familiare e della vicenda sessuale e si concepisce il disagio nevrotico come un contrasto tra un'istanza repressiva di origine individuale, familiare o sociale e un'istanza di libertà che riguarda il concetto di sè, le proprie aspirazioni, per cui i fattori nevrotizzanti sono radicate nella contraddizione che esiste tra istanze individuali di libertà e regole di convivenza: il conflitto si può risolvere solo attraverso l'atto esistenziale della scelta.... Ma poichè non è facile fare scelte, come scrive G.Jervis è necessario"ridefinire la situazione", nel senso di modificare il quadro conoscitivo in modo da acquisire gli strumenti idonei per compiere delle scelte che rendano compatibili le istanze contraddittorie che provocano la nevrosi.
(le Garzantine.U.Galimberti)
Una terapia analitica, non ha importanza quale, può aiutare nel "ridefinire la situazione" , ma vista la tua genetica avversione per terapie e terapeuti, mi sembra inutile cercare di fornirti risposte che puntualmente contesti.
Sottoporsi ad una analisi è un atto di estrema umiltà verso noi stessi .
Potresti chiedere consigli e farti aiutare da quelle cinquantenni con molti soldi, molto tempo, ma sicuramente anche molta più umiltà di te..... che trovi belle certe battute di, "pessimo gusto horror":zott:
Ciao.
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Ciao bluandblu, volevo dirti che ho molto apprezzato il tuo intervento e chiederti se esso ha radici piu' nell'approccio basato sulla congruenza di Rogers, oppure in quello di Ellis ed eventualmente suoi successori, o, ancora in quello di Berne.
Grazie per la risposta ed anche il prezioso punto di vista che offri alla discussione.
Ciao
Ciao RosadiMaggio
Non mi riferivo a nessun orientamento o scuola psicologica in particolare ma senz’altro ci sono collegamenti con la psicologia umanistica, con la psicoterapia rogersiana e con l’analisi transazionale, ma anche collegamenti con il buddismo.
Personalmente ho incontrato questi concetti nei libri di Mario Luis Rodriguez Cobos, uno scrittore argentino.
A presto
B&B
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Originalmente inviato da
francesca63
Ciao bluadblu.
Forse tu ti riferisci alla scissione o dissociazione, termini che fanno riferimerimento alla incongruenza dell'unità psichica che si scinde in elementi che restano separati o connessi arbitrariamente; c'è una limitazione dei normali nessi associativi con coseguente incongruenza tra idea e idea, tra idea e e risonanza emotiva, tra contenuto di pensiero e comportamento.
Jung stabilisce una continuità tra normalità, nevrosi, psicosi, scandita di volta in volta dal grado di controllo che il complesso dell'io è in grado di esercitare sugli altri complessi o personalità autonome: nei casi di totale perdita di nessi si parla di psicosi o schizofrenia.
Nel caso di nevrosi , credo sia il problema che tu ti poni, Jung sostiene:" è estemamente difficile decidere se si tratti di una debolezza primaria della coscienza e della corrispondente dissociabilità della coscienza, oppure della forza primaria dell'inconscio. Nel corso degli anni la distanza tra l'inconscio e il conscio aumenta, e suscita un conflitto prima latente. Ma quando è necessario un particolre sforzo di adattamento e la coscienza deve ricorrere alle sue forze istintive inconsce, il conflitto diviene manifesto e si manifesta con questi contenuti incomprensibili" .
Per Bleuer, maestro di Jung, la dissociazione non è solo un dato dell'osservazione, ma un'ipotesi del funzionamento mentale, il cui disturbo primario è costituito da un allentamento delle assaciazioni che "perdono la loro coesione". Il disturbo secondario è invece il raggruppamento delle idee, in mancanza di rappresentazioni finalizzate, sotto il dominio di complessi affettivi:"il complesso ideativo carico d'affetto,( di desiderio), si separa; le associazioni adeguate perdono la loro transitabilità e si giunge ad una indipendenza sempre più grande delle funzioni della psiche"(fino alla shizofrenia).
Il quesito che hai posto è molto interessante :approved:e merita una risposta più articolata rispetto a quella che posso fornirti io che non sono un'esperta, e che mi sono limitata a consultare :libro: le garzantine, di U. Galimberti.
Per restare in tema col thread è chiaro che un percorso terapeutico dovrebbe servire a sanare questi gap e dunque ridurre tali disturbi del comportamento.
Tanti ciao:ciao::ciao::ciao:
Ciao Francesca63
Grazie per aver consultato testi e per aver postato un chiarimento. Come anche dici tu la questione andrebbe ben approfondita. A dire la verità io non riesco neanche lontanamente ad avvicinarmi a scorgere i bordi più estremi del nocciolo della questione e così a me non è chiaro: se, come e perché coscienza e inconscio siano in interazione. Non sono sicura se considerare davvero il concetto di inconscio o se invece quello che è stato chiamato inconscio non sia un modo di funzionare della coscienza. Ma, mi fa piacere che siano esistiti Freud e Jung, nel senso che le mie perplessità non mettono in discussione la grandezza di questi Autori. E … io invece devo studiare di più …
A presto e tanti ciao anche a te
B&B
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Originalmente inviato da
bluandblu
Ciao RosadiMaggio
Non mi riferivo a nessun orientamento o scuola psicologica in particolare ma senz’altro ci sono collegamenti con la psicologia umanistica, con la psicoterapia rogersiana e con l’analisi transazionale, ma anche collegamenti con il buddismo.
Personalmente ho incontrato questi concetti nei libri di Mario Luis Rodriguez Cobos, uno scrittore argentino.
A presto
B&B
Grazie per la risposta sui diversi collegamenti , tra cui quello con il buddismo che offre una visione diversa delle nostre problematiche e che apprezzo molto nel tuo contributo sulla coerenza tra i tre aspetti fondamentali del nostro essere, pensare ed agire. Gazie anche per l'indicazione del libro di Cobos, lo scrittore argentino.
Ciao
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Originalmente inviato da francesca63
Vuoi una definizione di nevrosi? " DISTURBO PSICHICO SENZA CAUSE ORGANICHE I CUI SINTOMI SONO INTERPRETATI DALLA PSICOANALISI COME ESPRESSIONE SIMBOLICA DI UN CONFLITTO CHE HA LE SUA RADICI NELLA STORIA DEL SOGGETTO E CHE COSTITUISCE UN COMPROMESSO TRA IL DESIDERIO E LA DIFESA. Oggi si tende ad allargare i termini del conflitto al di là del recinto familiare e della vicenda sessuale e si concepisce il disagio nevrotico come un contrasto tra un'istanza repressiva di origine individuale, familiare o sociale e un'istanza di libertà che riguarda il concetto di sè, le proprie aspirazioni, per cui i fattori nevrotizzanti sono radicate nella contraddizione che esiste tra istanze individuali di libertà e regole di convivenza: il conflitto si può risolvere solo attraverso l'atto esistenziale della scelta.... Ma poichè non è facile fare scelte, come scrive G.Jervis è necessario"ridefinire la situazione", nel senso di modificare il quadro conoscitivo in modo da acquisire gli strumenti idonei per compiere delle scelte che rendano compatibili le istanze contraddittorie che provocano la nevrosi. Una terapia analitica, non ha importanza quale, può aiutare nel "ridefinire la situazione"
Ciao francesca...
Io non ho conflitti tra istanze di libertà e regole di convivenza (ma per regole di convivenza si intende leggi etiche o morali largamente diffuse?).
Con il problema delle scelte (presente nella tua citazione) hai posto una questione importante, si può essere indecisi su cosa fare per diversi motivi, per me i veri problemi sono legati al fatto che c'è bisogno di compiere scelte efficaci (tra tutto quello che siamo disposti a fare), non è una questione di "gusti" soggettivi ma di valutazione razionale.
Che qualcuno ridefinisca la situazione per farmi fare poi una scelta che non mi porterà a quello che voglio e che magari provocherà anche dei danni, sinceramente non mi serve a nulla, se invece la ridefinizione mi permette di costruire una vera soluzione per i problemi che pongo allora può essermi utile.
Citazione:
Originalmente inviato da francesca63
ma vista la tua genetica avversione per terapie e terapeuti, mi sembra inutile cercare di fornirti risposte che puntualmente contesti.
Sottoporsi ad una analisi è un atto di estrema umiltà verso noi stessi .
Potresti chiedere consigli e farti aiutare da quelle cinquantenni con molti soldi, molto tempo, ma sicuramente anche molta più umiltà di te..... che trovi belle certe battute di, "pessimo gusto horror"
Ciao.
Non contesto la definizione che hai fornito, però se è così sento che le mie difficoltà non dipendono da questo.
Sull'umiltà non credo di riuscire ad esserlo davvero. Se qualcosa la trovo errata o sbagliata secondo il mio punto di vista critico non posso far finta di nulla... E questa per me è l'unica strada aperta... Non ce ne sono altre... Non mi fido di alcuna autorità, ma soltanto di quel che viene detto chiaramente, fatto e dimostrato senza usare trucchi retorici... Son sempre io che devo giudicare tutto questo e non posso affidarmi ciecamente nelle mani di nessuno.
Se un certo tipo di psicoterapia richiede che un paziente debba costringersi ad essere umile in questo senso, io questo genere di aiuto non lo voglio.
Io non ho avversione verso gli psicoterapeuti e nemmeno per gli psicoanalisti in generale perché la psicoanalisi ormai mi rendo conto che è un movimento estremamente variegato e la mia domanda iniziale alla luce di questo fatto perde significato...
Ho usato infatti l'espressione "psicoanalisti più ortodossi" nel messaggio precedente che tu hai citato non per caso...
Comunque non era la battuta sulle cinquantenni che mi piaceva in particolar modo, ma l'espressione che hai usato tu stessa... "pessimo gusto horror" :) (mi ha fatto pensare più che altro a tutta quella cinematografia :cine: "de paura" con mostri improbabili ed a tratti buffi alla quale sono legato affettivamente)
... Mi sono espresso male.
Ciao :ciao:
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Io non ho conflitti tra istanze di libertà e regole di convivenza (ma per regole di convivenza si intende leggi etiche o morali largamente diffuse?).
Non contesto la definizione che hai fornito, però se è così sento che le mie difficoltà non dipendono da questo.
il conflitto è inconscio, quindi non se ne avverte l'esistenza in modo consapevole
Citazione:
Io non ho avversione verso gli psicoterapeuti e nemmeno per gli psicoanalisti in generale perché la psicoanalisi ormai mi rendo conto che è un movimento estremamente variegato e la mia domanda iniziale alla luce di questo fatto perde significato...
Ho usato infatti l'espressione "psicoanalisti più ortodossi" nel messaggio precedente che tu hai citato non per caso...
guarda che tutte le discipline (biologia, chimica, matematica, ecc...) si sono evolute nel tempo. Le idee iniziali vengono sottoposte a verifica, alcune vengono mantenute, altre riviste, e introdotti concetti nuovi.
Quando si diventa vecchi e saggi, si scopre che i vari analisti hanno detto circa le stesse cose con termini diversi.
Citazione:
Comunque non era la battuta sulle cinquantenni che mi piaceva in particolar modo, ma l'espressione che hai usato tu stessa... "pessimo gusto horror" :) (mi ha fatto pensare più che altro a tutta quella cinematografia :cine: "de paura" con mostri improbabili ed a tratti buffi alla quale sono legato affettivamente)
la battuta sulle cinquantenni (quella secondo cui la psicoanalisi serve a fare spendere soldi a certe donne di mezza età che hanno soldi da buttare) deriva forse, credo, da un'abitudine diffusa qualche anno fa: andava di moda, tra le signore abbienti di mezza età, appunto, andare dallo psicoanalista, era figo dire "il mio analista", quindi c'era la difficoltà, per gli psicoanalisti, di distinguere chi veramente andava per problemi reali da chi andava per moda, e tenere solo le seconde.
Almeno, così ricordo disse il prof. di dinamica ad una lezione (il prof. in questione non era un ciarlatano, ma uno che compare sui manuali di psicologia dinamica, quindi sono parole sensate).
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ciao francesca...
Io non ho conflitti tra istanze di libertà e regole di convivenza (ma per regole di convivenza si intende leggi etiche o morali largamente diffuse?).
Con il problema delle scelte (presente nella tua citazione) hai posto una questione importante, si può essere indecisi su cosa fare per diversi motivi, per me i veri problemi sono legati al fatto che c'è bisogno di compiere scelte efficaci (tra tutto quello che siamo disposti a fare), non è una questione di "gusti" soggettivi ma di valutazione razionale.
Che qualcuno ridefinisca la situazione per farmi fare poi una scelta che non mi porterà a quello che voglio e che magari provocherà anche dei danni, sinceramente non mi serve a nulla, se invece la ridefinizione mi permette di costruire una vera soluzione per i problemi che pongo allora può essermi utile.
Non contesto la definizione che hai fornito, però se è così sento che le mie difficoltà non dipendono da questo.
Sull'umiltà non credo di riuscire ad esserlo davvero. Se qualcosa la trovo errata o sbagliata secondo il mio punto di vista critico non posso far finta di nulla... E questa per me è l'unica strada aperta... Non ce ne sono altre... Non mi fido di alcuna autorità, ma soltanto di quel che viene detto chiaramente, fatto e dimostrato senza usare trucchi retorici... Son sempre io che devo giudicare tutto questo e non posso affidarmi ciecamente nelle mani di nessuno.
Se un certo tipo di psicoterapia richiede che un paziente debba costringersi ad essere umile in questo senso, io questo genere di aiuto non lo voglio.
Io non ho avversione verso gli psicoterapeuti e nemmeno per gli psicoanalisti in generale perché la psicoanalisi ormai mi rendo conto che è un movimento estremamente variegato e la mia domanda iniziale alla luce di questo fatto perde significato...
Ho usato infatti l'espressione "psicoanalisti più ortodossi" nel messaggio precedente che tu hai citato non per caso...
Comunque non era la battuta sulle cinquantenni che mi piaceva in particolar modo, ma l'espressione che hai usato tu stessa... "pessimo gusto horror" :) (mi ha fatto pensare più che altro a tutta quella cinematografia :cine: "de paura" con mostri improbabili ed a tratti buffi alla quale sono legato affettivamente)
... Mi sono espresso male.
Ciao :ciao:
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Ciao Char_Lie
Aiutami a capire meglio, se non erro a te è abbastanza chiaro cosa raggiungere per stare meglio e stai cercando uno psicoterapeuta che ti aiuti ad ottenerlo, ossia stai cercando (o cercavi) uno psicoterapeuta che ti aiuti a potenziare/sviluppare quelle abilità e capacità che ti permetteranno di raggiungere i tuoi obiettivi. Ho capito bene?
Ciao
B&B
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da bluandblu
Aiutami a capire meglio, se non erro a te è abbastanza chiaro cosa raggiungere per stare meglio e stai cercando uno psicoterapeuta che ti aiuti ad ottenerlo, ossia stai cercando (o cercavi) uno psicoterapeuta che ti aiuti a potenziare/sviluppare quelle abilità e capacità che ti permetteranno di raggiungere i tuoi obiettivi. Ho capito bene?
Sì, e spero di averla trovata... Sono stato in analisi per diversi anni (ed ho aspettato perché diverse persone mi hanno detto che per avere miglioramenti c'era bisogno di tempo e così mi ha detto la stessa psicoterapeuta che mi seguiva) ma alla fine non mi ha aiutato per niente. La cosa buffa è che ora mi segue lo stesso una psicoanalista (in una struttura pubblica) ma il suo atteggiamento nei miei confronti è diverso da quello che teneva l'altra persona.
Là dove chiedo espressamente consigli su come grosso modo potrebbe essere più opportuno comportarsi in certe situazioni (soprattutto in ambito relazionale) mi vengono dati.
Ora se mi si dice che entrambe le persone a cui mi sono rivolto dicono le stesse cose ed applicano lo stesso sistema mi è difficile crederci. Soprattutto perché la prima non parlava quasi per niente e le domande inerenti a certi problemi le rigirava sempre a me: se pongo un problema a me sembra ovvio che desidero avere qualcosa di alternativo da poter applicare rispetto a quello che riesco a pensare da solo, altrimenti per me quello non risulterebbe un problema difficile da risolvere.
Spero di essere riuscito a spiegarmi.
Ciao :ciao:
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
....se pongo un problema a me sembra ovvio che desidero avere qualcosa di alternativo da poter applicare rispetto a quello che riesco a pensare da solo, altrimenti per me quello non risulterebbe un problema difficile da risolvere.
Spero di essere riuscito a spiegarmi.
Ciao :ciao:
Perdonami Char_lie, se intervengo, ma vorrei capire come metti d'accordo questa cosa che hai scritto (e che a me pare molto "umile" nel suo dire: "da solo non ci arrivo, ho bisogno di qualcuno diverso da me che mi dica come fare") con quel che scrivevi pochi post fa:
Citazione:
Sull'umiltà non credo di riuscire ad esserlo davvero. Se qualcosa la trovo errata o sbagliata secondo il mio punto di vista critico non posso far finta di nulla... E questa per me è l'unica strada aperta... Non ce ne sono altre... Non mi fido di alcuna autorità, ma soltanto di quel che viene detto chiaramente, fatto e dimostrato senza usare trucchi retorici... Son sempre io che devo giudicare tutto questo e non posso affidarmi ciecamente nelle mani di nessuno.
Se un certo tipo di psicoterapia richiede che un paziente debba costringersi ad essere umile in questo senso, io questo genere di aiuto non lo voglio.
Per essere uno che non si fida di nessuna autorità, a me sembra ti stia fidando moltissimo.
:hug:
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da *-ras-*
Quando si diventa vecchi e saggi, si scopre che i vari analisti hanno detto circa le stesse cose con termini diversi.
Ciao ras...
Io però non riesco a capire come sia possibile che dicano più o meno le stesse cose visto che anche in questo forum ci sono psicoanalisti che sono in disaccordo con altri psicoanalisti.
Citazione:
Originalmente inviato da *-ras-*
guarda che tutte le discipline (biologia, chimica, matematica, ecc...) si sono evolute nel tempo. Le idee iniziali vengono sottoposte a verifica, alcune vengono mantenute, altre riviste, e introdotti concetti nuovi.
Ma attualmente è vero o no secondo te ras che con il termine "Psicoanalisi" ci si riferisce ad una miriade di teorie distinte? Teorie che sono addirittura in contrasto, visto che poi possono suggerire pratiche psicoterapeutiche molto diverse?
Io questo volevo dire...
All'inizio pensavo che con il termine "Psicoanalisi" ci si volesse riferire ad una particolare teoria, che so come ad esempio lo è la meccanica Newtoniana per la fisica, o la teoria degli insiemi di Zermelo-Fraenkel per la matematica, e non che la psicoanalisi fosse proprio una disciplina come la fisica o la matematica, credevo fosse una particolare teoria che faceva parte della psicologia.
In fin dei conti potrebbero anche risultare falsi tutti i principi che ha stabilito Freud e si potrebbe continuare a dire di essere ancora degli psicoanalisti se si continuano a studiare gli stessi tipi di oggetti indicati da Freud.
Un saluto :ciao:
-
Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Caro Char_lie,
capisco il tuo stupore se paragoni le diverse teorie psicoterapiche a forme di sapere estremamente astratte e di dominio circoscritto come possono essere le teorie matematiche (sebbene anche qui ci possano essere teorie che si contraddicono, chè la scienza è progresso e superamento continuo del sapere acquisito). Nelle scienze umane una tale precisione è pressocchè impossibile, in primo luogo perchè ci si confronta con un numero di variabili ed una complessità estremamente più grande di ciò che anche calcoli complessi contemplano. Questo dato impone un grado di approssimazione che si trova anche in discipline come la fisica e la matematica del caos. Il secondo motivo è che si ha a che fare con dei soggetti e non con oggetti, con tutte le complicazioni che ne derivano.
Ecco perchè non solo la psicoanalisi ma anche tutte le altre teorie psicoterapeutiche sono orientamenti compositi, dove ci sono correnti anche in disaccordo. Nella TCC convivono orientamenti più tradizionali con altri più moderni, con i primi che lavorano sui sintomi ed i secondi su modelli di attaccamento, ad esempio. Lo stesso dicasi per la teoria sistemica. Ovviamente l'agire clinico che ne consegue è spesso molto differente.
Per la psicoanalisi vale la stessa considerazione e ciò non mi scandalizza. Minimo comune denominatore è però riconoscersi all'interno di una tradizione e di alcuni concetti cardine (come ad esempio la derivazione conflittuale della psicopatologia in psicoanalisi) seppure con sfumature differenti o concetti anche lontani tra di loro.
Un saluto
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da willy61
Perdonami Char_lie, se intervengo, ma vorrei capire come metti d'accordo questa cosa che hai scritto (e che a me pare molto "umile" nel suo dire: "da solo non ci arrivo, ho bisogno di qualcuno diverso da me che mi dica come fare") con quel che scrivevi pochi post fa
Sai Willy volevo dire che bisogna sempre mantenere vigile un po' di senso critico nei confronti di ogni tipo di suggerimento, poi se il suggerimento è un buon suggerimento finirà col far cadere sicuramente tutte le obiezioni... :).
Delle volte si accetta qualcosa che vien detto affidandosi all'autorità di qualcun altro, farlo troppo spesso però è rischioso e molte volte si finisce col fare quel che viene suggerito da qualche "Guru" senza essere davvero convinti della bontà del suggerimento... "Perché fai questa cosa? Perché l'ha detta il Guru..."
A me semplicemente non basta come motivo... :). Se è una cosa che non ho mai fatto e che occhio e croce so che non potrà essere dannosa, posso provare, e stare poi a vedere come evolvono le cose giudicando a posteriori.
Ultimamente dei suggerimenti che mi son stati dati in terapia (ai quali non avevo pensato) e che mi sembravano adeguati nei confronti di certe difficoltà poste alla psicoterapeuta, mi hanno aiutato molto.
Insomma magari io non mi ritengo capace di "costruire" da solo delle soluzioni nei confronti di certi problemi che trovo particolarmente importanti, ma non posso non ritenermi capace di giudicare se qualcosa rappresenta o meno per me una vera soluzione.
Un saluto
Buona vita anche a te :) :ciao:
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
La frase che ho riportato nel post precedente "sottoporsi ad analisi è un atto di estrema umità verso se stessi", l'avevo sentita qualche giorno fa alla televisione pronunciata dall'attrice Giuliana De Sio, in un'intervista sulla sua vita e la sua carriera. Molto bella e seducente nonostante i suoi anni, mentre parla gesticola in continuazione, a tratti è ironica, a tratti malinconica, è gentile e disponibile, niente affatto scontrosa, come invece viene ritenuta dai media.
Dichiara con un'estrema disinvoltura : ho fatto analisi personale per venti anni ed ho percorso tutto l'arco costituzionale: dai freudiani, agli junghiani ed ai lacaniani. L’analisi è da sempre una mia compagna di viaggio. È un appuntamento come tanti che ho nella vita. Che ha un colore particolare, un sapore particolare, una dignità particolare, una nobiltà particolare. Ed è un tipo di interlocuzione, un modo di dialogare unico, che mi aiuta a cercare l’equilibrio".
Ritengo che in questa dichiarazione è contenuta la risposta al tema del thread: ecco a cosa serve la psicoanalisi!:idea:
Ma come spiegare questa esigenza di fare analisi tutta la vita, anche dopo un'analisi ben riuscita?:mumble: Cosa si cerca ancora iniziando un'altra analisi con un altro analista? Si può definire fragilità, in quanto non si è capaci di andare da soli sulle proprie gambe, o pura curiosità, o ancora esigenza di risolvere i nuovi nodi che si presentano nella vita e che impediscono di mantenere un equilibrio faticosamente raggiunto?:climb:
Ciao:ciao:
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
....Ma come spiegare questa esigenza di fare analisi tutta la vita, anche dopo un'analisi ben riuscita?:mumble: Cosa si cerca ancora iniziando un'altra analisi con un altro analista? Si può definire fragilità, in quanto non si è capaci di andare da soli sulle proprie gambe, o pura curiosità, o ancora esigenza di risolvere i nuovi nodi che si presentano nella vita e che impediscono di mantenere un equilibrio faticosamente raggiunto?:climb:
Ciao:ciao:
Per me, si spiega con il fatto che l'inconscio non è solamente un ricettacolo delle rimozioni, un qualcosa dove si butta il passato, una specie di "pattumiera della storia". In qualche misura è anche la fonte, la sorgente del nostro essere creativo, vivo, vitale. E la creazione di un essere umano non ha mai fine, se non con la sua morte.
Tanto, l'unica cosa che non cambia nella vita, è il cambiamento. Quindi, perché non "stare in analisi" ad vitam?
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ciao ras...
Io però non riesco a capire come sia possibile che dicano più o meno le stesse cose visto che anche in questo forum ci sono psicoanalisti che sono in disaccordo con altri psicoanalisti.
Ma attualmente è vero o no secondo te ras che con il termine "Psicoanalisi" ci si riferisce ad una miriade di teorie distinte? Teorie che sono addirittura in contrasto, visto che poi possono suggerire pratiche psicoterapeutiche molto diverse?
Io questo volevo dire...
All'inizio pensavo che con il termine "Psicoanalisi" ci si volesse riferire ad una particolare teoria, che so come ad esempio lo è la meccanica Newtoniana per la fisica, o la teoria degli insiemi di Zermelo-Fraenkel per la matematica, e non che la psicoanalisi fosse proprio una disciplina come la fisica o la matematica, credevo fosse una particolare teoria che faceva parte della psicologia.
In fin dei conti potrebbero anche risultare falsi tutti i principi che ha stabilito Freud e si potrebbe continuare a dire di essere ancora degli psicoanalisti se si continuano a studiare gli stessi tipi di oggetti indicati da Freud.
Un saluto :ciao:
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Caro Char_lie,
capisco il tuo stupore se paragoni le diverse teorie psicoterapiche a forme di sapere estremamente astratte e di dominio circoscritto come possono essere le teorie matematiche (sebbene anche qui ci possano essere teorie che si contraddicono, chè la scienza è progresso e superamento continuo del sapere acquisito). Nelle scienze umane una tale precisione è pressocchè impossibile, in primo luogo perchè ci si confronta con un numero di variabili ed una complessità estremamente più grande di ciò che anche calcoli complessi contemplano. Questo dato impone un grado di approssimazione che si trova anche in discipline come la fisica e la matematica del caos. Il secondo motivo è che si ha a che fare con dei soggetti e non con oggetti, con tutte le complicazioni che ne derivano.
Ecco perchè non solo la psicoanalisi ma anche tutte le altre teorie psicoterapeutiche sono orientamenti compositi, dove ci sono correnti anche in disaccordo. Nella TCC convivono orientamenti più tradizionali con altri più moderni, con i primi che lavorano sui sintomi ed i secondi su modelli di attaccamento, ad esempio. Lo stesso dicasi per la teoria sistemica. Ovviamente l'agire clinico che ne consegue è spesso molto differente.
Per la psicoanalisi vale la stessa considerazione e ciò non mi scandalizza. Minimo comune denominatore è però riconoscersi all'interno di una tradizione e di alcuni concetti cardine (come ad esempio la derivazione conflittuale della psicopatologia in psicoanalisi) seppure con sfumature differenti o concetti anche lontani tra di loro.
Un saluto
per la risposta quoto gieko, e poi aggiungo: l'oggetto della psicoanalisi (se lo vigliamo chiamare oggetto, per convenzione, perché in effetti si tratta di un Soggetto) è un oggetto complesso e può essere osservato da vari punti di vista. E' vero che, nonostante i vari punti in comune, le varie teorie psicoanalitiche dicono anche cose diverse, ma non si escludono a vicenda, perché si completano.
Nel senso che è vero che esiste la pulsione sessuale (Freud), ma è vero anche che la persone evolve verso l'individuazione (Jung), sviluppa un attaccamento verso le persone care (Bowlby), usa l'illusione per rendere graduale il distacco (Winnicott), è costituito oltre che dalle pulsioni anche dall'ambiente (Sullivan, Rogers, ecc...) e così via. Non si escludono a vicenda, ma colgono aspetti diversi di un oggetto complesso.
Inoltre, non è detto che quel che teorizza uno sia un novità, ad esempio quando la Klein parla della "relazione", Freud in modo implicito l'aveva già detto, quando ha scritto che la pulsione è in cerca di un oggetto, e non era così "freddo" con i pazienti come scrive nei libri, era empatico, e in questo lo vedo vicino a tante teorie del dopoguerra. (spero di non aver bestemmiato :look: )
a mio parere, ovviamente .
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
No ras, non hai bestemmiato sulla presunta neutralita' e distacco di Freud; caso mai lo fanno coloro che lo affermano, ritenendolo realmente tale o per mancata conoscenza di una iato tra i suoi scritti circa la tecnica, o per motivi di comodo circa le personali teorie.
Sul perchè in certi scritti, parlava di bisogno di neutralita', ci sono precise motivazioni riguardanti la non conoscenza allora dei meccanismi di controtransfert e della pericolosita' del passaggio all'atto che egli vedevda in persone che si affacciavano alla nuova discpilina.
La sua biografia, la biografia di molti pazienti, tra le quali l'ultima, una donna, morta pochissimi anni fa, raccontano che non ci fosse persona con piu' umanita' e dolcezza di lui, nell'approcciarsi al paziente, soprattutto quando gia' anziano, si sedeva davanti a loro (si, perchè lui si sedeva davanti a loro, con una semplice sedia o poltrona, a poca distanza), che emanava dal suo stesso sguardo.
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Al di là di come lavorasse Freud effettivamente (e le testimonianze sono contraddittorie, perchè se è vero che alcuni suoi pazienti hanno testimoniato di un atteggiamento molto poco neutrale, altri hanno riportato distacco e scontrosità, variabilità che può essere legata al fatto che la questione del controtransfert fosse storicamente ancora lontana dall'essere trattata), non sono d'accordo nel considerare la psicoanalisi un corpus unitario. Quanto dice ras sull'integrazione delle differenti teorie è, a mio modo di vedere, errato. I diversi autori non si sono prestati ad ampliare diversi aspetti del concetto della pulsione libidica freudiana, almeno non tutti. La spinta all'individuazione junghiana non ha a che vedere con la libido freudiana, così come le idee di Sullivan si innestano su un contesto teorico differente ed in antitesi con il monismo freudiano, e non lo integrano.
Mi sembra sbagliato - ed oltrettutto epistemologicamente fuorviante - cercare di ricondurre tutte le teorie psicoanalitiche all'interno di un pout-pourri teorico contraddittorio, anche quando ci sono autori che esplicitamente si smarcano dal modello energetico. L'eclettismo va a scapito della chiarezza epistemica...
Un saluto
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Rosa di maggio..non mi ero offesa in quanto donna: sono lontana dai 50 anni, e poi non mi sono proprio offesa!
Ciò che mi spiace e ritengo medioevale è credere che la psicoanalisi sia ancora un rimedio alchemico tratto dal calderone di qualche filosofo magheggione che vuol rubar quattrini.
Forse non ci ho saputo leggere l'ironia circostante...chissà.
Vorrei contruibuire a questo interessante scambio portando la mia esperienza.
proprio in questi giorni sto scrivendo un contributo da portare ad un convegno. Ci saranno psicanalisti di vari orientamenti e quello che vorrei riuscire a fare io è unire più che dividere, usare la sintesi più che la scissione. Per fare un esempio semplicissimo: quante assonanze hanno la teoria dell'impalcatura di sostegno di Bruner ( che neppure era psicoanalista) e quella di metabolizzazione della funzione beta di Bion? Quali sono le conseguenze della scoperta dei neuroni specchio per la psicoanalisi? sicuramente contrubuiscono alla teorizzazione e non del controtransfert!
Io credo, umilmentissimamente che quello che debba fare oggi la psicoanalisi sia integrare e dialogare con la differenza.
Non ci si può più trincerare dietro la rigidità del setting o l'analisi o meno del controtransfert perchè i vari orientamenti, a ben vedere sono complementari e anche se si usano termini diversi , si giunge alle stesse conclusioni.
Di questo già ne parlava Bernhard tanti anni fa.
Oggi più che mai la psicoanalisi è uno strumento importante che rifocalizza l'attenzione sulla profondità, sull'impegno dello gnotìs autòn. Oggi più che mai dinnanzi al ritorno delle barbarie, della precarietà di vita e alla paura del diverso sotto forma di aggressioni razziste, la psicoanalisi deve poter diventare economicamnte alla portata di tutti. Perchè la clinica non diventi collusione nel "Guarire tutto e subito". Perchè non si cada nella trappola del fast food del farmaco e della terapia "all inclusive".
La psicoanalisi non è l'unico metodo di cura nè di presa in cura...ma è l'unico modo clinico di "Fare anima", se vogliamo citare Hillmann.
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Ciao dadaismo, condivido molto l'idea che la psicoanalisi debba dialogare con altre forme di sapere, dalle neuroscienze alla fisica, dalla matematica alla biologia, pur mantenendo il proprio oggetto di osservazione ed il proprio dominio epistemico. Per questo motivo credo sia sempre necessario considerare il piano epistemologico ed evitare di andare verso eccessi opposti di sincretismo e perdita di specificità della psicoanalisi. Le assonanze sono molte, e con acume se ne possono trovare sempre più. Non dimentichiamo però che spesso i concetti sono radicati in teorie profondamente diverse (a volte divergenti). Tale può risultare anche il confronto che citi quale esempio, dal momento che i riferimenti di Bruner e di Bion sono alquanto distanti. Mi verrebbe da dire, quindi, nè scissione, nè "sintesi", quanto piuttosto dialettica e complessificazione. Chè spesso sembra che si giunga a medesimi risultati che però proprio tali non sono...
A proposito, di che convegno si tratta?
Un saluto
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Al di là di come lavorasse Freud effettivamente (e le testimonianze sono contraddittorie, perchè se è vero che alcuni suoi pazienti hanno testimoniato di un atteggiamento molto poco neutrale, altri hanno riportato distacco e scontrosità, variabilità che può essere legata al fatto che la questione del controtransfert fosse storicamente ancora lontana dall'essere trattata), non sono d'accordo nel considerare la psicoanalisi un corpus unitario. Quanto dice ras sull'integrazione delle differenti teorie è, a mio modo di vedere, errato. I diversi autori non si sono prestati ad ampliare diversi aspetti del concetto della pulsione libidica freudiana, almeno non tutti. La spinta all'individuazione junghiana non ha a che vedere con la libido freudiana, così come le idee di Sullivan si innestano su un contesto teorico differente ed in antitesi con il monismo freudiano, e non lo integrano.
Mi sembra sbagliato - ed oltrettutto epistemologicamente fuorviante - cercare di ricondurre tutte le teorie psicoanalitiche all'interno di un pout-pourri teorico contraddittorio, anche quando ci sono autori che esplicitamente si smarcano dal modello energetico. L'eclettismo va a scapito della chiarezza epistemica...
Un saluto
in effetti rileggendo il mio intervento, mi rendo conto di aver radicalizzato quello che volevo dire....forse mi sono lasciato prendere la mano, rispondendo alla domanda che mi era stata posta da CharLie, che era questa:
Citazione:
Ma attualmente è vero o no secondo te ras che con il termine "Psicoanalisi" ci si riferisce ad una miriade di teorie distinte? Teorie che sono addirittura in contrasto, visto che poi possono suggerire pratiche psicoterapeutiche molto diverse?
cerco di chiarire meglio la mia risposta: quel che volevo dire è che la Psicoanalisi non è composta da una "miriade" di teorie "distinte", e non tutte sono in "disaccordo" tra loro. Diciamo che ci sono varie scuole: l'analisi classica, quella relazionale, quella culturale, ecc... Ognuna di queste scuole (o approcci) è composta da vari autori che enunciano teorie e visioni dell'essereumano e della psicopatologia simili, e a volte ci sono anche punti in comune tra scuole diverse, per così dire "sovrapponibili". Ovviamente vi sono anche differenze epistemologiche di fondo che a volte rendono alcuni approcci inconciliabili tra loro, perché prodotti in epoche diverse, come appunto ha evidenziato gieko.
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Ciao Gieko.
Perchè credi che il concetto di Bruner e la funzione di metabolizzazione beta di Bion siano così distanti?
Hai perfettamente ragione nel ritenere che debbano esserci confini...d'altraparte è un discorso molto Egotipico, passami questo neologismo. Nel senso che una disipilna deve avere dei limen ...ma essi non devo diventare limiti nè confini.
io credo che al di là dei linguaggi, i contenuti spesso sono gli stessi, anche se con sfumature diverse. Basti pensare al controtransfert: oggi anche all'interno dei freudiani c'è chi rifacendosi alle teorie delle relazioni oggettuali da un' importanza enorme alla relazione transferale dando conferma di ciò che diceva anche Carotenuto o in altri termini Kohut: è la relazione che cura!
Il convegno è sulla fiaba e le sue applicazioni nella psicoanalisi. Si terrà sabato a Bologna.
Leggendo alcuni scritti di Freud ad esempio, sulla favola dei tre scrigni e le sue associazioni al mito di Psiche, noto come anche attraverso percorsi associativi diversi, quindi senza citare l'alchimia, il piombo, materia del terzo scrigno è cmq associato alla nigredo, alla madre di morte ( tema caro al neojunghiano Neumann).
Queste similitudini, che ha già rilevato a suo tempo Otto Rank, tra fiabe, miti ecc. sono poi il materiale con cui ci si confronta ogni giorno.
Semplificare è importante anche per rendere fruibile questa materia, non credi?
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Perchè, da quel poco che so di Bruner, egli si occupa dello sviluppo cognitivo mentre Bion parte dalle considerazioni sull'attività inconscia della mente, con in più la caratterisica, derivata dalla sua formazione kleiniana, di attribuire una valenza "distruttiva" al mondo proto-emotivo. Non per niente si parla da una parte di "impalcatura" e dall'altra di "contenitore"...
Stessa cosa dicasi per il grande tema del controtransfert: basta pensare a come viene inquadrato nell'ottica kohutiana e ciò che implica (rispecchiamento) e, ad esempio, nell'ottica kleiniana (interpretazione). Oppure alle molte sfumature del concetto di relazione, terapeutica in sè o funzionale all'interpretazione? Insomma, convergenze e divergenze di cui bisogna tenere contemporaneamente conto.
Ecco perchè il semplificare costituisce un problema, almeno dal mio punto di vista.
Un saluto
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
dadaismo
Rosa di maggio..non mi ero offesa in quanto donna: sono lontana dai 50 anni, e poi non mi sono proprio offesa!
Ciò che mi spiace e ritengo medioevale è credere che la psicoanalisi sia ancora un rimedio alchemico tratto dal calderone di qualche filosofo magheggione che vuol rubar quattrini.
Forse non ci ho saputo leggere l'ironia circostante...chissà.
Vorrei contruibuire a questo interessante scambio portando la mia esperienza.
proprio in questi giorni sto scrivendo un contributo da portare ad un convegno. Ci saranno psicanalisti di vari orientamenti e quello che vorrei riuscire a fare io è unire più che dividere, usare la sintesi più che la scissione. Per fare un esempio semplicissimo: quante assonanze hanno la teoria dell'impalcatura di sostegno di Bruner ( che neppure era psicoanalista) e quella di metabolizzazione della funzione beta di Bion? Quali sono le conseguenze della scoperta dei neuroni specchio per la psicoanalisi? sicuramente contrubuiscono alla teorizzazione e non del controtransfert!
Io credo, umilmentissimamente che quello che debba fare oggi la psicoanalisi sia integrare e dialogare con la differenza.
Non ci si può più trincerare dietro la rigidità del setting o l'analisi o meno del controtransfert perchè i vari orientamenti, a ben vedere sono complementari e anche se si usano termini diversi , si giunge alle stesse conclusioni.
Di questo già ne parlava Bernhard tanti anni fa.
Oggi più che mai la psicoanalisi è uno strumento importante che rifocalizza l'attenzione sulla profondità, sull'impegno dello gnotìs autòn. Oggi più che mai dinnanzi al ritorno delle barbarie, della precarietà di vita e alla paura del diverso sotto forma di aggressioni razziste, la psicoanalisi deve poter diventare economicamnte alla portata di tutti. Perchè la clinica non diventi collusione nel "Guarire tutto e subito". Perchè non si cada nella trappola del fast food del farmaco e della terapia "all inclusive".
La psicoanalisi non è l'unico metodo di cura nè di presa in cura...ma è l'unico modo clinico di "Fare anima", se vogliamo citare Hillmann.
Ciao Dada.C.Meyer, ne "Il libro nero della psicoanalisi"sostiene che la psicoanalisi viene generalmente presentata con deferenza, come una disciplina esigente e nobile, una filoosofia del soggetto che si rivolge all'essere umano nella sua totalità rispettando la sua lbertà.Gli altri terapeuti, provenienti dalla psicologia scientifica o facenti riferimento alle neuroscienze, vengono ridotti a tecnici del condizionamento. Come se ci fosse da un lato una terapia del profondo e dall'altra delle cure Kleenex che cancellano i sintomi temporaneamente..La divisione accesa dietro le quinte, non è stata mai affrontata pubblicamente in modo diretto. Il dialogo è bloccato anche perchè contestare la psicoanalisi è di per sè un "sintomo"(si rimuove una libertà che disturba
J.Hillmann, psicoanalista americano che amo e di cui ho letto molto, è considerato un eretico della scuola junghiana per la sua critica radicale dei presupposti, dei metodi e del senso stesso della pratica psicoanalitica di cui vorrebbe curare il narcisismo; nel suo "Dallo specchio alla finestra" in cui si dichiara di fatto analista in esilio volontario dalla stanza d'analisi, stende il mondo sul lettino per interpretare più che per analizzare il senso degli eventi. La lettura di Hillman , stimola il dibatito su quale psicologia e quale psicoterapia possono aiutarci ad affrontare i problemi dell'individuo e della società nel mondo attuale.
In bocca al lupo per il tuo contributo al convegno.
Ciao
Ps: siamo le uniche che non abbiamo apprezzato l'umorismo di quella battuata.
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Ciao Dada.C.Meyer, ne "Il libro nero della psicoanalisi"sostiene che la psicoanalisi viene generalmente presentata con deferenza, come una disciplina esigente e nobile, una filoosofia del soggetto che si rivolge all'essere umano nella sua totalità rispettando la sua lbertà.Gli altri terapeuti, provenienti dalla psicologia scientifica o facenti riferimento alle neuroscienze, vengono ridotti a tecnici del condizionamento. Come se ci fosse da un lato una terapia del profondo e dall'altra delle cure Kleenex che cancellano i sintomi temporaneamente..La divisione accesa dietro le quinte, non è stata mai affrontata pubblicamente in modo diretto. Il dialogo è bloccato anche perchè contestare la psicoanalisi è di per sè un "sintomo"(si rimuove una libertà che disturba
J.Hillmann, psicoanalista americano che amo e di cui ho letto molto, è considerato un eretico della scuola junghiana per la sua critica radicale dei presupposti, dei metodi e del senso stesso della pratica psicoanalitica di cui vorrebbe curare il narcisismo; nel suo "Dallo specchio alla finestra" in cui si dichiara di fatto analista in esilio volontario dalla stanza d'analisi, stende il mondo sul lettino per interpretare più che per analizzare il senso degli eventi. La lettura di Hillman , stimola il dibatito su quale psicologia e quale psicoterapia possono aiutarci ad affrontare i problemi dell'individuo e della società nel mondo attuale.
In bocca al lupo per il tuo contributo al convegno.
Ciao
Ps: siamo le uniche che non abbiamo apprezzato l'umorismo di quella battuata.
La psiche umana è talmente complessa che non può essere analizzata partendo da un unico punto di vista. Ogni scuola ha avuto il merito di analizzare un determinato dominio della mente. Spesso ho notato che le persone tendono a privileggiare una scuola piuttosto che un altra in funzione del tipo psicologico a cui appartiengono. Per esempio quasi tutti gli analisti junghiani appartengono alla tipologia INTJ (MBTI).
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Ciao Francesca. Il tuo intervento è interessantissimo. anni fa ad un convegno dell'aipa ho sentito alcuni lamentarsi che Hilmann sa solo scrivere e non fare terapia...ecco come si comporta l'elite con gli eretici.
Ho riflettuto sull'etimo di eresia: dal greco, libera scelta. Il che è tutto dire.
Che Bruner sia interessato alla pedagogia e Bion alla psicoanalisi non credo sia un problema, alla base dicono entrambi una grande verità: si può essere in grado di pensare e apprendere solo all'interno di una relazione e talvolta c'è bisogno di rispecchiamento, sostegno, Holding...chiamiamolo come vogliamo ...
Tanti virtuosismi verbali la psicoanalisi di cui io sono la prima ammiratrice dal punto di vista "estetico" ma poi siamo sinceri: la psicoanalisi come un pò tutta la psicologia svela verità celate nella semplicità.
Questo è un grande insegnamento che mi ha dato il preside della mia scuola, quando quest'etate sotto l'ombrellone abbiamo sentito un ragazzo parlare in termini semplicissimi di nient'altro che identificazione proiettiva.
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da *-ras-*
cerco di chiarire meglio la mia risposta: quel che volevo dire è che la Psicoanalisi non è composta da una "miriade" di teorie "distinte", e non tutte sono in "disaccordo" tra loro. Diciamo che ci sono varie scuole: l'analisi classica, quella relazionale, quella culturale, ecc... Ognuna di queste scuole (o approcci) è composta da vari autori che enunciano teorie e visioni dell'essereumano e della psicopatologia simili, e a volte ci sono anche punti in comune tra scuole diverse, per così dire "sovrapponibili". Ovviamente vi sono anche differenze epistemologiche di fondo che a volte rendono alcuni approcci inconciliabili tra loro, perché prodotti in epoche diverse, come appunto ha evidenziato gieko.
Più o meno volevo dire la stessa cosa, non volevo dire che tutte le diverse "teorie" (uso le virgolette per riferirmi al termine teoria con un significato un po' vago, nel senso che non è detto che ci si riferisca a delle formulazioni assiomatizzate con strutture rigide, ma ad una serie di ipotesi non ben formalizzate) scaturite dalla psicoanalisi Freudiana fossero in contrasto ma soltanto alcune.
Le "teorie" però vanno distinte non soltanto in base al fatto che sono in contraddizione ma anche perché ognuna contiene qualcosa di diverso che sfugge all'altra. Due "teorie" che non si contraddicono possono essere messe insieme ovviamente per formare una teoria più ampia (assumendo però che sia possibile tradurre le proposizioni di ognuna nel linguaggio dell'altra).
Secondo me comunque è meglio distinguere le "teorie" che fanno parte di una certa scienza dalla scienza stessa. Una scienza secondo me è rappresentata più da un campo di indagine che da certe teorie. Possono "cadere" anche tutte le teorie fisiche attuali ma questo non comporterebbe la fine della fisica come scienza.
Una cosa che vorrei capire meglio è se la psicoanalisi (in questo caso non come pratica psicoterapeutica) sia più vicina ad una "teoria" con certi principi fissi (anche se espressi in modo abbastanza intuitivo), o se risulta essere più vicina concettualmente ad una scienza come la fisica o la psicologia. Freud stesso secondo i vostri studi che idee aveva in proposito?
Cioé la psicoanalisi per Freud era una sotto-scienza (lasciatemi usare questa espressione :D) della psicologia (cioé una scienza che cerca di studiare il funzionamento soltanto di certi aspetti specifici della psiche) oppure rappresentava per lui una vera e propria "teoria" (con i suoi principi) che faceva parte della psicologia?
[Pongo la domanda ras sia a te che a gieko ed anche a gaia e luigi (a proposito sto leggiucchiando la biografia di Jung che avete citato)]
Una teoria potrebbe essere abbandonata definitivamente qualora se ne trovasse qualcuna migliore, mentre una scienza, da quello che sono riuscito ad afferrare, cadrebbe, ossia verrebbe abbandonata, soltanto nel caso in cui dovesse rivelarsi, ad una analisi più approfondita, eccessivamente confuso il suo campo di indagine oppure se venisse messa in serio dubbio l'esistenza dei suoi oggetti di studio.
Citazione:
Originalmente inviato da CarlGusavJung
La psiche umana è talmente complessa che non può essere analizzata partendo da un unico punto di vista. Ogni scuola ha avuto il merito di analizzare un determinato dominio della mente. Spesso ho notato che le persone tendono a privilegiare una scuola piuttosto che un'altra in funzione del tipo psicologico a cui appartiengono. Per esempio quasi tutti gli analisti junghiani appartengono alla tipologia INTJ (MBTI)
Ciao CarlGustavJung perché dici che quasi tutti gli analisti junghiani fanno parte di questa tipologia?
Un saluto a tutti :ciao:
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Secondo me comunque è meglio distinguere le "teorie" che fanno parte di una certa scienza dalla scienza stessa. Una scienza secondo me è rappresentata più da un campo di indagine che da certe teorie. Possono "cadere" anche tutte le teorie fisiche attuali ma questo non comporterebbe la fine della fisica come scienza.
Mi sembra un punto di vista più che condivisibile...
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Una cosa che vorrei capire meglio è se la psicoanalisi (in questo caso non come pratica psicoterapeutica) sia più vicina ad una "teoria" con certi principi fissi (anche se espressi in modo abbastanza intuitivo), o se risulta essere più vicina concettualmente ad una scienza come la fisica o la psicologia. Freud stesso secondo i vostri studi che idee aveva in proposito?
Cioé la psicoanalisi per Freud era una sotto-scienza (lasciatemi usare questa espressione :D) della psicologia (cioé una scienza che cerca di studiare il funzionamento soltanto di certi aspetti specifici della psiche) oppure rappresentava per lui una vera e propria "teoria" (con i suoi principi) che faceva parte della psicologia?
La tua domanda è molto interessante ma piuttosto complessa, perchè seguendo una certa lettura dell'opera freudiana, sono presenti momenti di ripensamento, intuizioni in controtendenza rispetto a quanto sostenuto in altri testi, etc. Provo a rispondere in sintesi.
Fondamentalmente Freud non aveva una visione psicologica della psiche: l'impalcatura teorica di fondo vede in primo piano le pulsioni e quindi il livello fisiologico (di qui l'accusa di "fisicalismo" e "meccanicismo" mossa al modello pulsionale). In più testi Freud si prodiga molto nel cercare di smarcare la psicoanalisi dalle "scienze spirituali" come la psicologia, e di inserirla nel novero delle "scienze naturali" in base alla visione postivistica tendenzialmente adottata. La psicoanalisi, per Freud, si sarebbe costituita come sapere differente dalla psicologia proprio perchè non avrebbe rimosso diversamente da questa la componente pulsionale-libidica, componente irrinunciabile.
Spero di aver risposto almeno in parte.
Un saluto
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Grazie Gieko per aver risposto.
Freud insomma aveva intenzione di fondare una vera e propria nuova scienza... E probabilmente è stato così.
Mi azzardo ad ipotizzare che forse precedentemente la psicologia stessa come scienza aveva un campo di indagine più ristretto rispetto a quello di cui si occupa oggi e non esisteva niente di simile a quella che attualmente viene chiamata psicologia dinamica, che cerca di spiegare il comportamento umano tramite l'uso del concetto di motivazione (non so però se sia corretto dire che le pulsioni rappresentano dei particolari tipi di motivazioni).
Spero di aver capito e di non aver stravolto il tuo pensiero.
Ciao
Un saluto
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Semplificando e sintetizzando molto, il discorso è corretto. Freud ha avuto l'intuizione geniale (e tutt'ora attuale!) di concepire il conflitto psichico e di fondarlo in misura molto maggiore che non la precedente e/o contemporanea psicologia dinamica, in cui era presente in forma molto abbozzata (Janet) o era del tutto assente.
Solo una precisazione. Per Freud le pulsioni, intese come libido sessuale, sono uno dei due agenti motivazionali dell'individuo. L'altro (più variabile nel corso della teoresi freudiana) è la spinta del vivente all'omeostasi, successivamente teorizzata come vera e propria tendenza a tornare allo stato non vivente (istinto di morte). La dialettica, nel pensiero freudiano, si svolge interamente tra queste due forze motivazionali. Chiaramente oggi giorno ci sono posizioni anche molto distanti da questo modello.
Un saluto
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Più o meno volevo dire la stessa cosa, non volevo dire che tutte le diverse "teorie" (uso le virgolette per riferirmi al termine teoria con un significato un po' vago, nel senso che non è detto che ci si riferisca a delle formulazioni assiomatizzate con strutture rigide, ma ad una serie di ipotesi non ben formalizzate) scaturite dalla psicoanalisi Freudiana fossero in contrasto ma soltanto alcune.
Le "teorie" però vanno distinte non soltanto in base al fatto che sono in contraddizione ma anche perché ognuna contiene qualcosa di diverso che sfugge all'altra. Due "teorie" che non si contraddicono possono essere messe insieme ovviamente per formare una teoria più ampia (assumendo però che sia possibile tradurre le proposizioni di ognuna nel linguaggio dell'altra).
Secondo me comunque è meglio distinguere le "teorie" che fanno parte di una certa scienza dalla scienza stessa. Una scienza secondo me è rappresentata più da un campo di indagine che da certe teorie. Possono "cadere" anche tutte le teorie fisiche attuali ma questo non comporterebbe la fine della fisica come scienza.
Una cosa che vorrei capire meglio è se la psicoanalisi (in questo caso non come pratica psicoterapeutica) sia più vicina ad una "teoria" con certi principi fissi (anche se espressi in modo abbastanza intuitivo), o se risulta essere più vicina concettualmente ad una scienza come la fisica o la psicologia. Freud stesso secondo i vostri studi che idee aveva in proposito?
Cioé la psicoanalisi per Freud era una sotto-scienza (lasciatemi usare questa espressione :D) della psicologia (cioé una scienza che cerca di studiare il funzionamento soltanto di certi aspetti specifici della psiche) oppure rappresentava per lui una vera e propria "teoria" (con i suoi principi) che faceva parte della psicologia?
[Pongo la domanda ras sia a te che a gieko ed anche a gaia e luigi (a proposito sto leggiucchiando la biografia di Jung che avete citato)]
Una teoria potrebbe essere abbandonata definitivamente qualora se ne trovasse qualcuna migliore, mentre una scienza, da quello che sono riuscito ad afferrare, cadrebbe, ossia verrebbe abbandonata, soltanto nel caso in cui dovesse rivelarsi, ad una analisi più approfondita, eccessivamente confuso il suo campo di indagine oppure se venisse messa in serio dubbio l'esistenza dei suoi oggetti di studio.
Ciao CarlGustavJung perché dici che quasi tutti gli analisti junghiani fanno parte di questa tipologia?
Un saluto a tutti :ciao:
Secondo una statistica che lessi tempo fa, circa il 70% degli analisti junghiani appartiene al tipo introverso intuitivo.
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Più o meno volevo dire la stessa cosa, non volevo dire che tutte le diverse "teorie" (uso le virgolette per riferirmi al termine teoria con un significato un po' vago, nel senso che non è detto che ci si riferisca a delle formulazioni assiomatizzate con strutture rigide, ma ad una serie di ipotesi non ben formalizzate) scaturite dalla psicoanalisi Freudiana fossero in contrasto ma soltanto alcune.
Le "teorie" però vanno distinte non soltanto in base al fatto che sono in contraddizione ma anche perché ognuna contiene qualcosa di diverso che sfugge all'altra. Due "teorie" che non si contraddicono possono essere messe insieme ovviamente per formare una teoria più ampia (assumendo però che sia possibile tradurre le proposizioni di ognuna nel linguaggio dell'altra).
Secondo me comunque è meglio distinguere le "teorie" che fanno parte di una certa scienza dalla scienza stessa. Una scienza secondo me è rappresentata più da un campo di indagine che da certe teorie. Possono "cadere" anche tutte le teorie fisiche attuali ma questo non comporterebbe la fine della fisica come scienza.
Una cosa che vorrei capire meglio è se la psicoanalisi (in questo caso non come pratica psicoterapeutica) sia più vicina ad una "teoria" con certi principi fissi (anche se espressi in modo abbastanza intuitivo), o se risulta essere più vicina concettualmente ad una scienza come la fisica o la psicologia. Freud stesso secondo i vostri studi che idee aveva in proposito?
Cioé la psicoanalisi per Freud era una sotto-scienza (lasciatemi usare questa espressione :D) della psicologia (cioé una scienza che cerca di studiare il funzionamento soltanto di certi aspetti specifici della psiche) oppure rappresentava per lui una vera e propria "teoria" (con i suoi principi) che faceva parte della psicologia?
[Pongo la domanda ras sia a te che a gieko ed anche a gaia e luigi (a proposito sto leggiucchiando la biografia di Jung che avete citato)]
Una teoria potrebbe essere abbandonata definitivamente qualora se ne trovasse qualcuna migliore, mentre una scienza, da quello che sono riuscito ad afferrare, cadrebbe, ossia verrebbe abbandonata, soltanto nel caso in cui dovesse rivelarsi, ad una analisi più approfondita, eccessivamente confuso il suo campo di indagine oppure se venisse messa in serio dubbio l'esistenza dei suoi oggetti di studio.
Ciao CarlGustavJung perché dici che quasi tutti gli analisti junghiani fanno parte di questa tipologia?
Un saluto a tutti :ciao:
Secondo una statistica che lessi tempo fa, circa il 70% degli analisti junghiani appartiene al tipo introverso intuitivo.
Cmq non è difficile da capire, il tipo introverso intuitivo è orientato verso il mondo interiore e verso il simbolico. Chi invece è orientato verso l'esteriore e il tangibile difficilmente si troverà in sintonia con chi parla d'introspezione e archetipi, non ne convieni?
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da CarlGustavJung
Secondo una statistica che lessi tempo fa, circa il 70% degli analisti junghiani appartiene al tipo introverso intuitivo.
Cmq non è difficile da capire, il tipo introverso intuitivo è orientato verso il mondo interiore e verso il simbolico. Chi invece è orientato verso l'esteriore e il tangibile difficilmente si troverà in sintonia con chi parla d'introspezione e archetipi, non ne convieni?
Chiedevo per curiosità :). Ho letto tempo fa "Tipi Psicologici" ma non conosco tanto bene l'argomento.
:ciao:
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Riapro questa discussione per rispondere ad alcuni utenti e non andare off topic nell'altra sul transfert.
Citazione:
Originalmente inviato da neuromancer
fai le tue scelte e rimproveri alla psicologia le scelte che hai fatto? hai avuto pessimi rapporti con qualche psicologo? beh perchè no? lo psicologo e lo psicoterapeuta e compagnia bella sono professioni come altre, offrono servizi, se lo fanno male ci si rivolge ad altri, se lo fanno bene, tutto di guadagnato.
La psicologia è una scienza, non è detto che serva a qualcosa e sia efficace per risolvere certi problemi, se ho qualcuno da rimproverare sono tutti quegli psicoterapeuti (e soprattutto psicoanalisti) che fanno finta di possedere chissà quale grande soluzione riguardo ad una serie di problemi mentre spesso non hanno granché tra le mani.
Per aiutare qualcuno bisogna conoscere qualcosa in più riguardo a certi problemi che la persona pone (i problemi esistenziali possono essere di gran lunga più complicati anche di un problema matematico, il mio era solo un esempio), ma se questi problemi vengono modificati e forzati, le cose secondo me non tornano, questo lo trovo un imbroglio e chiamo le cose col loro nome. Sarò libero di rimproverare un atteggiamento che secondo me è scorretto?
Citazione:
Originalmente inviato da luigi'84
Scusami ma...se sei nevrotico e vuoi restarlo...che stiamo parlando a fare?Qui si discute infatti di 'psicoterapia' cioè un modo nuovo per dire 'governo dell'anima'...
L'anima, proprio come uno stato o un paese, la si può governare in tanti modi, bisogna vedere cosa si vuole davvero ottenere però con questo governo (un buon governo secondo il tuo punto di vista può rappresentare un cattivo governo per me perché persegue obiettivi che non mi stanno bene) e quindi cercare di cambiare quel che è possibile cambiare secondo i problemi posti, questo è quello che affermo. Io ancora non sono riuscito a capire che significa essere nevrotici, ho detto solo che se significa avere certi desideri e certe aspettative nei confronti dell'esistenza, voglio restarlo nevrotico, quello che voglio davvero (e credo di non essere il solo a pensarla così), è avere più potere e raggiungere più agevolmente quel che mi sta a cuore, se non siete capaci di fornire questa forma di aiuto, lasciate perdere... Perché dovete mettervi in mezzo? Affermate chiaramente che tra i vostri obiettivi per far raggiungere il benessere ci sono anche quelli di modificare i desideri e le aspettative che una persona ha, questo lo si ammetta una volta per tutte.
Desidero soltanto che il tipo di servizi che offrono gli psicoterapeuti sia trasparente, senza restare nel vago e dire che si otterrà un certo miglioramento (chiarendo anche come si intende farlo raggiungere questo miglioramento) così un po' alla volta, capito il trucco, e cioé che non viene offerto niente di meglio rispetto a quello che una persona può far da sola, smetteranno tutti di rivolgersi a quelli di voi che non hanno maggior potere sul reale, come un po' alla volta molte persone hanno smesso di pregare o di rivolgersi ai preti, perché hanno scovato tutti gli imbrogli di una falsa saggezza.
La malattia la creano molti di voi stessi, visto che illudete le persone facendo credere a tutti di possedere chissà quale grande potere. Dopo un po' però è ovvio che le persone si staccano da voi perché si accorgono che non siete serviti a molto ed alcuni di voi poi soddisfatti dicono anche che quella persona è tornata ad essere un "soggetto" capace di fare scelte, ma quando mai ha smesso di esserlo un "soggetto"?
Lasciate chi è disperato nella sua disperazione se non avete soluzioni reali da proporre. Io non vado in giro a convincere tutti i derelitti, gli infelici e chi vive male o in ristrettezze economiche che esiste una qualche forma di salvezza per loro! Che io possiedo la soluzione che loro stessi possono mettere in atto per i problemi che li assillano, può darsi che vivranno male e faranno anche una brutta fine come l'han già fatta molti altri prima di loro (la storia non mostra che l'esistenza ha incorporato un qualche lieto fine per tutti), ma non gli chiedo di non essere depressi o tristi per dimostrare a me stesso che li ho aiutati e che il problema fondamentale in realtà consisteva nel loro esser depressi o nelle loro reazioni soggettive nei confronti dell'esistenza, o che un qualche fantomatico governo dell'anima, che io non conosco, risolverà i loro veri problemi, quelli che sentono come tali. O questo potere tecnico lo si possiede realmente oppure non lo si possiede, è inutile mettersi a giocare con le parole.
Tutto questo mi sembra una presa in giro, quando ho deciso di aiutare qualcuno io ho sempre cercato di dare aiuti concreti nei confronti di questa o quella difficoltà che mi indicava l'altro (per il resto, là dove io non avevo potere, non ho mai promesso nulla) e non ho mai riempito le persone di chiacchiere inutili per convincerle che certi problemi che esponevano non erano veri problemi.
Se non fate parte di questa categoria di psicoterapeuti o psicoanalisti, le mie critiche ovviamente non son rivolte a voi.
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Se non fate parte di questa categoria di psicoterapeuti o psicoanalisti, le mie critiche ovviamente non son rivolte a voi.
Fa piacere che tu dica questo, perchè la stragrande maggioranza degli psicoterapeuti e degli psicoanalisti non ingannano i pazienti con false promesse, non fanno chiacchere da solotto nè "inducono" patologia là dove non c'è, non dirigono i pazienti verso ciò che è giusto per il terapeuta, ma ne rispettano le scelte, non si impongono ma cercano di fare ciò che è attualmente possibile (e non è poco!) con teorie e metodi che sono a disposizione lavorando con persone che scelgono di effettuare un percorso e sono motivate.
Se poi ci sono professionisti che promettono mari e monti ai pazienti o pazienti che vogliono mari e monti e cercano un terapeuta che glieli dia, allora è un altro discorso.
Saluti
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
quello che voglio davvero è avere più potere
Lascia perdere la psicoanalisi allora...il potere...a me sembra sembra proprio che sia 'il potere' alla base del nichilismo intero dell'occidente...cioè alla base della sua follia.
Desidero soltanto che il tipo di servizi che offrono gli psicoterapeuti sia trasparente, senza restare nel vago
lo psicoterapeuta è uno specialista: non è tenuto ne a dirti come ha fatto a raggiungere la sua specialità, ne a dirti come,quando,perchè il trattamento sarà così oppure in un altro modo...può farlo certo ma sei tu ad aver chiesto aiuto e hai il diritto sia di andartene sia il dovere di avere fiducia.
Ho sottolineato 'diritto' e 'dovere' perchè il nevrotico spesso e volentieri dimentica che la vita è anche 'dovere'...'prendersi sul serio'...
La malattia la creano molti di voi stessi, visto che illudete le persone facendo credere a tutti di possedere chissà quale grande potere.
Nessuno crede una tal cosa. Si tratta di un lungo percorso interiore e di una serie di conoscenze che stanno proprio a significare che 'non esiste alcun potere' o 'formula magica'...
Lasciate chi è disperato nella sua disperazione se non avete soluzioni reali da proporre. faranno anche una brutta fine come l'han già fatta molti altri prima di loro (la storia non mostra che l'esistenza ha incorporato un qualche lieto fine per tutti)
Sono assolutamente d'accordo.
Tutto questo mi sembra una presa in giro, quando ho deciso di aiutare qualcuno io ho sempre cercato di dare aiuti concreti nei confronti di questa o quella difficoltà che mi indicava l'altro (per il resto, là dove io non avevo potere, non ho mai promesso nulla) e non ho mai riempito le persone di chiacchiere inutili per convincerle che certi problemi che esponevano non erano veri problemi.
I problemi che si espongono sono 'veri' eccome!...ma mi dispiace doverti dire che il tuo osannato 'aiuto concreto' può andare a farsi benedire quando si parla di psicopatologia: un depresso non torna a vivere con una pacca sulla spalla di un amico, l'ossessivo non torna a pensare liberamente dopo il ''non pensare a queste che non esistono'' di un amico, l'ansioso non torna sereno dopo l'abbraccio di un amico...ecc ecc...
La psicoterapia offre un aiuto eccome!...le varie scuole (la psicoanalisi xesempio...) interpretano questo 'aiutare' in maniera diversa e non significa che una sia superiore all'altra e non significa che debba piacerti...il problema è un altro...di cosa si è in cerca in realtà?Ma questa è un'altra storia...
Saluti,
Luigi
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
Citazione:
Originalmente inviato da luigi '84
Lascia perdere la psicoanalisi allora...il potere...a me sembra sembra proprio che sia 'il potere' alla base del nichilismo intero dell'occidente...cioè alla base della sua follia.
E perché? Se si dispone oggi di una cura semplice da applicare per qualche malattia un tempo mortale, si ha più potere e maggiori possibilità di scelta rispetto alle persone che prima dovevano probabilmente morire, per quale motivo la cosa dovrebbe essere deleterea?
E' da pazzi voler curare veramente qualcuno?
E' meglio andare da uno psicoanalista quando si è affetti da una malattia mortale o è meglio disporre di una cura vera e propria per questa malattia?
Per me questo rappresenta davvero risolvere i problemi esistenziali che provocano il disagio. Se qualche pratica funzionasse davvero e permettesse di avere più potere e quindi possibilità di scelta in positivo, non riesco proprio a capire che tipo di problemi dovrebbe causare.
Già in questo tipo di ragionamenti e discorsi io non riesco proprio a seguirvi.
Citazione:
Originalmente inviato da luigi '84
Desidero soltanto che il tipo di servizi che offrono gli psicoterapeuti sia trasparente, senza restare nel vago
lo psicoterapeuta è uno specialista: non è tenuto ne a dirti come ha fatto a raggiungere la sua specialità, ne a dirti come,quando,perchè il trattamento sarà così oppure in un altro modo...può farlo certo ma sei tu ad aver chiesto aiuto e hai il diritto sia di andartene sia il dovere di avere fiducia.
Ho sottolineato 'diritto' e 'dovere' perchè il nevrotico spesso e volentieri dimentica che la vita è anche 'dovere'...'prendersi sul serio'...lo psicoterapeuta è uno specialista: non è tenuto ne a dirti come ha fatto a raggiungere la sua specialità, ne a dirti come,quando,perchè il trattamento sarà così oppure in un altro modo...può farlo certo ma sei tu ad aver chiesto aiuto e hai il diritto sia di andartene sia il dovere di avere fiducia.
Ho il diritto di andarmene, ma nessun dovere di avere fiducia soprattutto se non mi viene data alcuna informazione. La fiducia non la si può fondare sul dovere, la fiducia la si costruisce tramite una spiegazione comprensibile di quello che si otterrà da una cura (ed occhio e croce anche in cosa consisterà la cura), mi sembra che sia abbastanza diffuso in ambito medico il concetto di consenso informato, forse la cosa non riesce mai a raggiungere una certa parte di psicoterapeuti che esigono una fiducia incondizionata nei confronti delle loro pratiche senza fornire alcuna informazione nemmeno riguardo a quello che si dovrebbe ottenere. Questa è un'altra cosa che trovo scorretta, gli psicoterapeuti come gli altri medici hanno il dovere di dare questo tipo di spiegazioni ai loro pazienti.
Se un medico volesse amputarmi una gamba per "curarmi" io voglio essere informato perché può darsi che dal mio punto di vista la cosa non rappresenta una soluzione vera e propria del mio problema.
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
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Originalmente inviato da
Char_Lie
E' da pazzi voler curare veramente qualcuno?
La cura ''definitiva'' e ''incontrovertibile'' in senso psicologico non esiste e non esisterà mai. Significa, in senso antropologico più ampio, voler disporre di un 'RIMEDIO' al dolore e all'insostenibilità dell'esistenza: questa è la configurazione antropologica racchiusa nel concetto di cura psicologica. Le cose che dici sembrano ovvie e nel caso di una nevrosi anche auspicabili: ma cosa significa 'guarire' in senso psicologico? Significa aver scacciato via ''per sempre'' il dolore dalla mente? Questo ti aspetti dalla psicoterapia? Aspettativa ampiamente delusa. Dolore e morte, come ha ampiamente mostrato l'analitica esistenziale, sono 'forme' dell'essere e dell'essere uomo e la ''follia'' dell'Occidente, di cui parlavo, è certamente 'volontà di potenza' quando ancora permane in quell'atteggiamento di ''fede'' nell'oltrepassamento di un ''eterno'' (la morte, per esempio,è un ''eterno'' e cioè l'apparire costante di quella forma che chiamiamo ''morte'')...Tornando alla psicoterapia: io sostengo impossibile e autocontraddittorio ricevere una ''guarigione'' (nel tuo senso...) dal trattamento psicologico, ma sono convinto, d'altro canto, che esso possa iscriversi in un discorso più ampio che vede nell'individuo che soffre l'occasione di prendersene cura,l'occasione di ''incontrarlo'' in senso pieno,di far emergere ogni tipo di vissuto anche doloroso, di condurlo per mano e gradualmente nel mondo affinchè possa viverlo con occhi e animo diversi. Ma anche qui esistono dei 'limiti': ho spesso sostenuto che ci sono persone che 'devono restare nevrotiche' con le quali ogni tentativo sembra fallire o comunque sembra essere più 'violento' della nevrosi stessa...è un pò ciò che chiamiamo 'temperamento' o in termini più evocativi il 'mistero dell'unità individuale'...
Saluti,
Luigi
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Riferimento: A cosa serve la psicoanalisi?
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Originalmente inviato da
Char_Lie
mi sembra che sia abbastanza diffuso in ambito medico il concetto di consenso informato, forse la cosa non riesce mai a raggiungere una certa parte di psicoterapeuti che esigono una fiducia incondizionata nei confronti delle loro pratiche
La psicoterapia non è medicina e non si esige 'fede' (quella mi sembra la stia cercando tu...)...
Lo psicoterapeuta può certamente 'informare' ma ripeto: la psicoterapia non è medicina...
Saluti,
Luigi