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  1. #1
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Acting o espressione di sé?

    Buongiorno a tutte/i

    Negli ultimi mesi, mi è capitato di leggere diverse discussioni (da quella sul transfert a quella sul toccare o meno i pazienti) nella sezione di "psicoterapie", che mi hanno portato a farmi alcune domande circa il senso di quanto accade in seduta e fuori seduta.

    Ovvio che parlo "in generale" e da un punto di vista teorico e che non sto - né intendo farlo - facendo riferimento ad avvenimenti realmente accaduti. Anche perché è il punto di vista teorico quello che più mi interessa.

    In alcune tradizioni teoriche (penso alla psicoanalisi e alle psicoterapie derivate da essa o che al suo quadro teorico fanno riferimento) una serie di azioni (sia del paziente che dell'analista) vengono classificate come "acting", cioè come un'azione causata da un deficit di pensiero e di rappresentazione. Se ho ben capito, il ragionamento è (grosso modo) il seguente:
    Dato che nella situazione analitica il primato è quello della parola, quanto viene richiesto al paziente è di parlare di sé, non di agire. Se agisce, invece di parlare, attua un comportamento preverbale, in qualche modo più "primitivo", che esprime con l'azione invece che con la parola i desideri o i pensieri del paziente. In qualche modo, mi pare di comprendere che la situazione "più desiderabile" sia considerata quella in cui nulla viene fatto e tutto viene detto.

    Ora, io seguo una tradizione differente, quella dell'Analisi Bioenergetica di Lowen, in cui - invece - uno spazio notevole viene lasciato proprio ad una serie di azioni che vengono considerate "espressioni", non "acting". In questo approccio si ritiene che non tutto possa venire espresso in forma verbale e che esistano ricordi, sentimenti, sensazioni, emozioni e pensieri per la cui espressione è necessario, oltre che utile, utilizzare il canale motorio piuttosto che quello verbale. Questo perché l'esecuzione di un'azione coinvolge circuiti riverberanti (a livello neurologico) diversi da quelli implicati nella semplice rappresentazione/verbalizzazione. Facciamo un esempio:
    Un paziente si sente arrabbiato (e supponiamo sia cosciente della rabbia che prova). Può parlarne, ed esplorare con la parola tutti i vari significati, ricordi, sentimenti, tutti gli addentellati relativi a questa emozione.
    Oppure può alzarsi dal divano e iniziare a dare pugni ad un cuscino. E sentire, nel proprio corpo, le tensioni muscolari, la localizzazione delle sensazioni, il nascere e lo scomparire delle emozioni, e molte altre cose. Parlando, poi, di queste altre cose, e dei collegamenti che potrebbero esistere tra queste altre cose e l'emozione che aveva provato.

    Ora, dal mio punto di vista, molti dei comportamenti che in psicoanalisi vengono classificati come "acting" potrebbero ricadere, invece, nella categora dell'"espressione di sé". Dato che anche altre tradizioni psicoterapeutiche (penso alla Gestalt, ma mi chiedo come venga trattata la questione in ambito cognitivo o sistemico) considerano l'espressione di sé come un elemento importante della psicoterapia, è possibile discutere di questo aspetto? Quand'è che un azione rappresenta un'espressione di sé e quando è considerata un "acting"? Davvero è desiderabile che i sentimenti del paziente vengano sempre espressi con il canale verbale, qualunque essi siano? Davvero è utile l'espressione di sé attraverso l'azione?

    Grazie a chi vorrà intervenire

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    L'agito è espressione di sè e l'espressione di sè è agito nel momento in cui è affermazione della struttura del soggetto. Non è in gioco, dal mio punto di vista, l'utilizzo del canale verbale come fattore terapeutico, quanto il mostrare la funzionalità patogena della struttura per poter andare oltre. Il campo deve saturarsi della patologia per poterla trasformare, ma ciò non avviene a livello verbale come conditio sine qua non.
    Per questo motivo tutto diviene in un certo senso "agito" in psicoanalisi, ed è questa la situazione desiderabile, non l'estrema difesa del paziente (e dell'analista) dall'espressione di sè.

    Saluti
    gieko

  3. #3
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    L'agito è espressione di sè e l'espressione di sè è agito nel momento in cui è affermazione della struttura del soggetto. Non è in gioco, dal mio punto di vista, l'utilizzo del canale verbale come fattore terapeutico, quanto il mostrare la funzionalità patogena della struttura per poter andare oltre. Il campo deve saturarsi della patologia per poterla trasformare, ma ciò non avviene a livello verbale come conditio sine qua non.
    Per questo motivo tutto diviene in un certo senso "agito" in psicoanalisi, ed è questa la situazione desiderabile, non l'estrema difesa del paziente (e dell'analista) dall'espressione di sè.

    Saluti
    Rispondo velocemente perchè ora non ho tempo.
    Posso solo affermare convinta e testimoniare da paziente da 4 anni, in una psicoanalisi molto ben condotta e riuscita, che adesso ho sentito l'esigenza di accostaarmi alla bioenergetica.
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 28-08-2009 alle ore 14.13.50
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  4. #4
    Neofita
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    lucca
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    credo proprio che molto dipenda dall'orientamento e dal modo di porsi di fronte alle cose...vedi lowen...nel mio orientamento rogersiano il non agito è un patto che viene stipulato prima di iniziare la terapia...interessante discussione ma devo scappare

  5. #5
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Buongiorno a tutte/i

    Negli ultimi mesi, mi è capitato di leggere diverse discussioni (da quella sul transfert a quella sul toccare o meno i pazienti) nella sezione di "psicoterapie", che mi hanno portato a farmi alcune domande circa il senso di quanto accade in seduta e fuori seduta.

    Ovvio che parlo "in generale" e da un punto di vista teorico e che non sto - né intendo farlo - facendo riferimento ad avvenimenti realmente accaduti. Anche perché è il punto di vista teorico quello che più mi interessa.

    In alcune tradizioni teoriche (penso alla psicoanalisi e alle psicoterapie derivate da essa o che al suo quadro teorico fanno riferimento) una serie di azioni (sia del paziente che dell'analista) vengono classificate come "acting", cioè come un'azione causata da un deficit di pensiero e di rappresentazione. Se ho ben capito, il ragionamento è (grosso modo) il seguente:
    Dato che nella situazione analitica il primato è quello della parola, quanto viene richiesto al paziente è di parlare di sé, non di agire. Se agisce, invece di parlare, attua un comportamento preverbale, in qualche modo più "primitivo", che esprime con l'azione invece che con la parola i desideri o i pensieri del paziente. In qualche modo, mi pare di comprendere che la situazione "più desiderabile" sia considerata quella in cui nulla viene fatto e tutto viene detto.

    Ora, io seguo una tradizione differente, quella dell'Analisi Bioenergetica di Lowen, in cui - invece - uno spazio notevole viene lasciato proprio ad una serie di azioni che vengono considerate "espressioni", non "acting". In questo approccio si ritiene che non tutto possa venire espresso in forma verbale e che esistano ricordi, sentimenti, sensazioni, emozioni e pensieri per la cui espressione è necessario, oltre che utile, utilizzare il canale motorio piuttosto che quello verbale. Questo perché l'esecuzione di un'azione coinvolge circuiti riverberanti (a livello neurologico) diversi da quelli implicati nella semplice rappresentazione/verbalizzazione. Facciamo un esempio:
    Un paziente si sente arrabbiato (e supponiamo sia cosciente della rabbia che prova). Può parlarne, ed esplorare con la parola tutti i vari significati, ricordi, sentimenti, tutti gli addentellati relativi a questa emozione.
    Oppure può alzarsi dal divano e iniziare a dare pugni ad un cuscino. E sentire, nel proprio corpo, le tensioni muscolari, la localizzazione delle sensazioni, il nascere e lo scomparire delle emozioni, e molte altre cose. Parlando, poi, di queste altre cose, e dei collegamenti che potrebbero esistere tra queste altre cose e l'emozione che aveva provato.

    Ora, dal mio punto di vista, molti dei comportamenti che in psicoanalisi vengono classificati come "acting" potrebbero ricadere, invece, nella categora dell'"espressione di sé". Dato che anche altre tradizioni psicoterapeutiche (penso alla Gestalt, ma mi chiedo come venga trattata la questione in ambito cognitivo o sistemico) considerano l'espressione di sé come un elemento importante della psicoterapia, è possibile discutere di questo aspetto? Quand'è che un azione rappresenta un'espressione di sé e quando è considerata un "acting"? Davvero è desiderabile che i sentimenti del paziente vengano sempre espressi con il canale verbale, qualunque essi siano? Davvero è utile l'espressione di sé attraverso l'azione?
    Grazie a chi vorrà intervenire

    Buona vita

    Guglielmo
    Ci sono anche "azioni", non eclatanti ma importanti riguardo l'espressione emotiva, [U]non considerate azioni ( e quindi agite tranquillamente, oppure rigidamente ignoranti un'esigenza primaria e "primitiva", in una persona) sempilcemente perché non "previste" dalla teoria di riferimento - o secondo questa indesiderabili sempre (...) del terapeuta; avevi pensato a questo?

    Oppure perché espresse con una parola che esprimendo sensazioni, sottende emozioni preverbali, ma viene fatta più attenzione alla parola stessa come linguaggio piuttosto che al preverbale o nv che essa veicola, ( entra in gioco anche l'attitudine, flessibilità e soglia di sopportazione individuale..rispetto alle pressioni del pre-verbale dell'Altro prima che esso possa aver accesso al linguaggio/pensiero ...) in termini emotivi-corporei.

    A volte, invece, la conquista, potrebbe essere avere accesso al linguaggio del corpo piuttosto che al verbale e/o solo al verbale.......
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 29-08-2009 alle ore 09.11.21
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  6. #6
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Buongiorno a tutte/i

    Negli ultimi mesi, mi è capitato di leggere diverse discussioni (da quella sul transfert a quella sul toccare o meno i pazienti) nella sezione di "psicoterapie", che mi hanno portato a farmi alcune domande circa il senso di quanto accade in seduta e fuori seduta.

    Ovvio che parlo "in generale" e da un punto di vista teorico e che non sto - né intendo farlo - facendo riferimento ad avvenimenti realmente accaduti. Anche perché è il punto di vista teorico quello che più mi interessa.

    In alcune tradizioni teoriche (penso alla psicoanalisi e alle psicoterapie derivate da essa o che al suo quadro teorico fanno riferimento) una serie di azioni (sia del paziente che dell'analista) vengono classificate come "acting", cioè come un'azione causata da un deficit di pensiero e di rappresentazione. Se ho ben capito, il ragionamento è (grosso modo) il seguente:
    Dato che nella situazione analitica il primato è quello della parola, quanto viene richiesto al paziente è di parlare di sé, non di agire. Se agisce, invece di parlare, attua un comportamento preverbale, in qualche modo più "primitivo", che esprime con l'azione invece che con la parola i desideri o i pensieri del paziente. In qualche modo, mi pare di comprendere che la situazione "più desiderabile" sia considerata quella in cui nulla viene fatto e tutto viene detto.

    Ora, io seguo una tradizione differente, quella dell'Analisi Bioenergetica di Lowen, in cui - invece - uno spazio notevole viene lasciato proprio ad una serie di azioni che vengono considerate "espressioni", non "acting". In questo approccio si ritiene che non tutto possa venire espresso in forma verbale e che esistano ricordi, sentimenti, sensazioni, emozioni e pensieri per la cui espressione è necessario, oltre che utile, utilizzare il canale motorio piuttosto che quello verbale. Questo perché l'esecuzione di un'azione coinvolge circuiti riverberanti (a livello neurologico) diversi da quelli implicati nella semplice rappresentazione/verbalizzazione. Facciamo un esempio:
    Un paziente si sente arrabbiato (e supponiamo sia cosciente della rabbia che prova). Può parlarne, ed esplorare con la parola tutti i vari significati, ricordi, sentimenti, tutti gli addentellati relativi a questa emozione.
    Oppure può alzarsi dal divano e iniziare a dare pugni ad un cuscino. E sentire, nel proprio corpo, le tensioni muscolari, la localizzazione delle sensazioni, il nascere e lo scomparire delle emozioni, e molte altre cose. Parlando, poi, di queste altre cose, e dei collegamenti che potrebbero esistere tra queste altre cose e l'emozione che aveva provato.

    Ora, dal mio punto di vista, molti dei comportamenti che in psicoanalisi vengono classificati come "acting" potrebbero ricadere, invece, nella categora dell'"espressione di sé". Dato che anche altre tradizioni psicoterapeutiche (penso alla Gestalt, ma mi chiedo come venga trattata la questione in ambito cognitivo o sistemico) considerano l'espressione di sé come un elemento importante della psicoterapia, è possibile discutere di questo aspetto? Quand'è che un azione rappresenta un'espressione di sé e quando è considerata un "acting"? Davvero è desiderabile che i sentimenti del paziente vengano sempre espressi con il canale verbale, qualunque essi siano? Davvero è utile l'espressione di sé attraverso l'azione?

    Grazie a chi vorrà intervenire

    Buona vita

    Guglielmo
    Caro Willy, forse ricordi che qualche tempo fa, replicai ad un tuo post (allegavi un articolo scritto in inglese che riportava un caso di successo terapeutico ottenuto con la terapia bioenergetica) sostenendo che mi confondevi, proprio perchè con quel metodo si utilizzano sistemi che per la psicoanalisi sono considerati inammissibili acting. Ma sono rimasta folgorata da quel mondo per me tutto nuovo, mi sono documentata, e ho anche provato a frequentare alcune classi di bioenergetica dopo aver avuto lo sta bene dal mio analista.
    Riferisco la mia testimonianza da paziente...Secondo me, quando con la psicoanalisi persistono alcuni sintomi, nel mio caso l'insonnia, con la bioenergetica si può arrivare oltre quelli che sono i limiti dell'analisi(anche della più ben riuscita!!!), limiti che derivano proprio dalla diffidenza verso il corpo e dal distacco fisico e spesso anche emotivo che impone la classica relazione analitica nel setting.
    Freud attribuisce al termine "acting" il tentativo del paziente in trattamento analitico a non misurarsi per paura, con i suoi conflitti inconsci, cercando soluzioni sul piano della realtà. Sicuramente la psicoanalisi con i suoi rigorosi principi, rimane il fulcro di tutta la psicologia, ma mi chiedo: se può aiutare nella cura, che male c'è a mettere in atto desideri, fantasmi, pulsioni? Spesso il rimosso è così angoscioso che non basta l'espressione verbale per essere scaricato. Se il paziente ha bisogno di rivivere un'esperienza traumatica, perchè non farlo nella situazione terapeutica. Può non essere sufficiente parlare delle sensazioni, curare con le parole, esse devono essere sperimentate ed espresse. Il corpo deve essere liberato dalle sue tensioni croniche e dalle costrizioni; per liberarsi dei ricordi dolorosi rimossi il terapeuta sarà disponibile ad accogliere i bisogni del paziente, diversamente da sua madre che non era affettivamente disponibile quando egli era un bambino e ne aveva urgente bisogno...inconsciamente si diminuisce la tensione interna con la scarica degli impulsi tenuti a freno. Sollecitato dal terapeuta, quando il paziente si sente libero e capace di esprimerli, rivive i conflitti rimossi esprimendo forti emozioni come piangere, gridare, dare calci, picchiare, mordere: vivendo tutto questo nella situazione terapeutica, si libera nella vita. In questo modo le emozioni represse sono liberate ma non agite.
    Imparare a respirare profondamente, lasciarsi andare, rilassare i muscoli contratti aiuta a liberarsi dallle tensioni....la situazione presente associata al rimosso viene usata come scarica delle energie rimosse. Il paziente è cosciente che queste emozioni derivano dal passato e sono espresse nel presente solo per liberare il corpo.
    Per rispondere al tuo quesito, credo proprio che sia molto utile esprimere attraverso l'azione le tensioni interne, anzi ritengo che in alcuni casi sia il sistema migliore per liberarsi dalla nevrosi e raggiungere la serenità.
    Un saluto
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  7. #7
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Spesso il rimosso è così angoscioso che non basta l'espressione verbale per essere scaricato.
    Cara francesca, questa è la questione di fondo. Per molte teorie contemporanee non è più sostenibile una visione dell'essere umano basata su concetti come "energia", "scarica", "pulsione" e così via. Il modello cosiddetto "idraulico" non ha sufficiente validità e il contesto epistemico in cui ci muoviamo oggigiorno è profondamente cambiato.
    Il fattore terapeutico non può più essere individuato nella scarica di energie.

    Saluti
    gieko

  8. #8
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Cara francesca, questa è la questione di fondo. Per molte teorie contemporanee non è più sostenibile una visione dell'essere umano basata su concetti come "energia", "scarica", "pulsione" e così via. Il modello cosiddetto "idraulico" non ha sufficiente validità e il contesto epistemico in cui ci muoviamo oggigiorno è profondamente cambiato.
    Il fattore terapeutico non può più essere individuato nella scarica di energie.

    Saluti
    Caro Gieko, per quanto minime siano le mie conoscenze di bioenergetica, ritengo che tale metodo non si basa esclusivamente, come ritieni tu e anche rasa di maggio, sul principio della scarica delle tensioni rimosse, ma c'è molto di più: c'è una combinazione di lavoro sul corpo e lavoro psicoanalitico.
    W.Reich, fu paziente ed allievo di Freud. Ma mentre Freud poneva attenzione soltanto alla produzione verbale dei pazienti, Reich introdusse nella psicoanalisi anche l'osservazione del corpo,e descrisse per primo quello che noi oggi chiamiamo "linguaggio del corpo". Nello stesso modo in cui Freud notò una spaccatura fra conscio ed inconscio, Reich notò una scissione fra le varie espressioni del corpo. Per esempio, una persona può ridere ma non essere consapevole che l'espressione del suo viso è triste. Può dire parole affettuose, ma non rendersi conto che i suoi occhi sono pieni di odio.
    l metodo su cui si basa l'Analisi Bioenergetica comprende una serie di tecniche utilizzabili anche come supporto alla psicoterapia, e che consentono un approccio profondo e completo, all'individuo e alle sue nevrosi.
    Gli interventi in analisi bioenergetica sono infatti definibili come interventi complessi, nel senso che prevedono l'analisi del profondo secondo un approccio che procede partendo sia dal versante psichico, sia da quello corporeo: i temi emergenti, infatti, vengono affrontati ed evocati utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo conduce al coinvolgimento corporeo, sia il canale opposto: ovvero quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall'espressione corporea permette l'emergere di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi anche il recupero e l'elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi, comunque, il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono fortemente stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell'organismo, ovvero a livello sia psichico che somatico.
    L'intervento avviene in modo mirato sui blocchi presenti nel paziente riscontrabili a tre livelli: a livello psichico, a livello emozionale e a livello fisico.
    A livello psichico, infatti, l'Io funge da mediatore tra il mondo interno e quello esterno, fra se stessi e gli altri: in questa mediazione è proprio l'Io che controlla l'immagine di se da offrire al mondo esterno, e quali sentimenti e impulsi possono essere espressi. L'interazione tra l'Io e il corpo si attua in un processo dialettico, in cui l'Io plasma il corpo attraverso il controllo che esercita sulla muscolatura volontaria....la corazza corporea si ammorbidisce...sentimenti a lungo sepolti iniziano ad emergere nella consapevolezza.
    Il terapeuta non opera in modo pianificato o analitico, reagisce basandosi sul riconoscimento positivo incondizionato, sull'empatia,la genuinita affettiva e la sua sensibilità organismica verso il cliente...non solo tecniche dunque ma qualità umane.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  9. #9
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono fortemente stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell'organismo, ovvero a livello sia psichico che somatico.
    L'intervento avviene in modo mirato sui blocchi presenti nel paziente riscontrabili a tre livelli: a livello psichico, a livello emozionale e a livello fisico.
    Ho sottolineato alcune espressioni che hai usato perchè rendono bene l'idea dei presupposti teorici della bioenergetica. Che questi siano utilizzati solo sul versante psichico (prima teoria freudiana) o corporeo (Reich) poco cambia: è il presupposto dell'energia e dei blocchi a non avere riscontri e a rifarsi ad un modello di funzionamento che ha fondamenta datate.

    Un saluto
    gieko

  10. #10
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    .................................................. ....
    Ultima modifica di francesca63 : 31-08-2009 alle ore 02.24.34
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  11. #11
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Cara francesca, questa è la questione di fondo. Per molte teorie contemporanee non è più sostenibile una visione dell'essere umano basata su concetti come "energia", "scarica", "pulsione" e così via. Il modello cosiddetto "idraulico" non ha sufficiente validità e il contesto epistemico in cui ci muoviamo oggigiorno è profondamente cambiato.
    Il fattore terapeutico non può più essere individuato nella scarica di energie.

    Saluti
    Caro Gieko, vorrei riprendere il discorso.
    Si parla di rimozione, ma nessuno si chiede come essa possa realizzarsi a livello fisiologico oltre che psichico. La nevrosi non si manifesta solo a livello di sintomi e disagi psichici, ma anche attraverso alterazioni fisiologiche dell'organismo che denotano una sofferenza psichica: ad esempio gli occhi non brillano, sono inespressivi, i movimenti sono impacciati o frenetici, i muscoli sono ipotonici...per non parlare poi della cura della persona: chi sta male psicologicamente ha, quasi sempre, un aspetto trasandato, o sopra le righe, è obeso o troppo magro, ha problemi di insonnia e sessuali. L'aspetto fisico del disturbo psichico è il tramite che ci consente di arrivare ai sintomi; senza contenuto il simbolo fisico non ha significato, non ha consistenza( vedi cadavere), ma il quadro clinico corporeo consente di arrivare ai contenuti psichici in esso cifrati. Ecco perchè una terapia che interviene direttamente sul corpo può essere una via efficace e rapida per alleviare e liberare il paziente dei suoi problemi anche a quel livello strutturale cui tu fai sempre riferimento. Un'evoluzione psichica non può avvenire a prescindere dal corpo. Pazienti con dissociazioni molto marcate psiche-soma o con difficoltà di simbolizzazione, ristabilendo un contatto con determinate parti del corpo, possono recuperare anche quelle funzioni psichiche che appaiono irrimediabilmente perdute.La connessione tra somatico e psichico rivaluta il corpo analizzato nella sua potenzialità di raggiungere e fare trapelare dimensioni inconsce.
    Un altro efficace fattore terapeutico di questo approccio terapeutico, da non sottovalutare, consiste nel fatto che il terapeuta prendendosi cura del paziente col contatto fisico, gli permette di elaborare, come fa una madre col figlio, contenuti e traumi che altrimenti rimarrebbero involuti, facendoli emergere e rivivere in tempi sorprendentemente rapidi. Una ragazza anoressica che pesava 30 chili e che per tutti i medici era spacciata, è stata salvata da un'infermiera che prendendola in braccio e cullandola, a poco a poco è riuscita a farla alimentare.

    La psicoanalisi classica, con le sue rigide regole di neutralità dell'analista e l'assoluto divieto di offrire al paziente un aggancio con la realtà per le sue proiezioni, aggira o sottovaluta l'aspetto somatico-corporeo, contenendosi nell'ambito della " talking cure", le terapie centrate sul corpo invece effettuono una scelta diversa, un percoso opposto, ma sicuramente in entrambi i casi il fattore terapeutico fondamentare e insostituibile rimarrà sempre la relazione paziente- terapeuta.
    Tanti ciao.
    FRANCESCA

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  12. #12
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Caro Gieko, vorrei riprendere il discorso.
    Cara francesca, ti invito a riprendere partendo da una riflessione su ciò che hai scritto. Qual'è il modello di fondo, quale l'ipotesi sul funzionamento dell'essere umano, prosposto dai tuoi esempi? Pensiamoci su, e poi vediamo quale sia il suo grado di sostenibilità.

    Saluti
    gieko

  13. #13
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    vorrei riprendere il discorso.
    Si parla di rimozione, ma nessuno si chiede come essa possa realizzarsi a livello fisiologico oltre che psichico. La nevrosi non si manifesta solo a livello di sintomi e disagi psichici, ma anche attraverso alterazioni fisiologiche dell'organismo che denotano una sofferenza psichica: ad esempio gli occhi non brillano, sono inespressivi, i movimenti sono impacciati o frenetici, i muscoli sono ipotonici...per non parlare poi della cura della persona: chi sta male psicologicamente ha, quasi sempre, un aspetto trasandato, o sopra le righe, è obeso o troppo magro, ha problemi di insonnia e sessuali. L'aspetto fisico del disturbo psichico è il tramite che ci consente di arrivare ai sintomi; senza contenuto il simbolo fisico non ha significato, non ha consistenza( vedi cadavere), ma il quadro clinico corporeo consente di arrivare ai contenuti psichici in esso cifrati. Ecco perchè una terapia che interviene direttamente sul corpo può essere una via efficace e rapida per alleviare e liberare il paziente dei suoi problemi anche a quel livello strutturale cui tu fai sempre riferimento. Un'evoluzione psichica non può avvenire a prescindere dal corpo. Pazienti con dissociazioni molto marcate psiche-soma o con difficoltà di simbolizzazione, ristabilendo un contatto con determinate parti del corpo, possono recuperare anche quelle funzioni psichiche che appaiono irrimediabilmente perdute.

    La psicoanalisi classica, con le sue rigide regole di neutralità dell'analista e l'assoluto divieto di offrire al paziente un aggancio con la realtà per le sue proiezioni, aggira o sottovaluta l'aspetto somatico-corporeo, contenendosi nell'ambito della " talking cure", le terapie centrate sul corpo invece effettuono una scelta diversa, un percoso opposto, ma sicuramente in entrambi i casi il fattore terapeutico fondamentare e insostituibile rimarrà sempre la relazione paziente- terapeuta.
    Tanti ciao.
    Ciao Francesca, ma cosa ti fa dedurre che la psicoanalisi aggira o sottovaluta l'aspetto somato -psichico?
    Forse lo rifesrisci al "concreto" contatto fisico? Oppure al "a volte" necessario sollievo sintomatologico - rispetto a problemi gravi che compromettono ad es., la salute fisica per poter intraprendere un percorso analitico?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 06-09-2009 alle ore 12.05.05
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  14. #14
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Cara francesca, ti invito a riprendere partendo da una riflessione su ciò che hai scritto. Qual'è il modello di fondo, quale l'ipotesi sul funzionamento dell'essere umano, prosposto dai tuoi esempi? Pensiamoci su, e poi vediamo quale sia il suo grado di sostenibilità.

    Saluti
    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Ciao Francesca, ma cosa ti fa dedurre che la psicoanalisi aggira o sottovaluta l'aspetto somato -psichico?
    Forse lo rifesrisci al "concreto" contatto fisico? Oppure al "a volte" necessario sollievo sintomatologico - rispetto a problemi gravi che compromettono ad es., la salute fisica per poter intraprendere un percorso analitico?
    Non ritengo che il linguaggio del corpo e l'esperienza corporea nell'incontro tra analista e paziente siano trascurate. Quello che desidero sottolineare è che esistono casi di pazienti per i quali la terapia della parola in analisi, sembra arrivare solo alle loro "teste" e non ad un livello più profondo, a toccare il "cuore o le viscere". Con questi pazienti l'analisi dei sogni ad esempio non è mai efficace. Marion Woodman ha iniziato i suoi workshop con il corpo perchè aveva giustamente capito che "là dove la scissione tra corpo e spirito è così profonda che gli istinti ne vengono danneggiati, la psiche può sì produrre delle immagini terapeutiche, ma l'energia istintuale non riesce a collegarsi con esse". In questi casi, quando dopo anni di psicoanalisi i sintomi persistono, perchè non provare a sviluppare tecniche di esperienza corporea da combinare con quelle della psicologia analitica? Sostiene M. Jacoby che, oltre alla problematica della scissione corpo-spirito, ci sono persone che, come accennavo nel post precedente, non riescono a sviluppare la loro funzione simbolica-il "come se"- a causa di ferite e traumi(vedi l'articolo di Levine riportato da willy) che derivano da un rapporto primario con la madre (o da altri fattori). Esse possono solo afferrare ciò che è concreto, in quanto in questi casi la psiche trasmette il proprio messaggio concretizzandolo in un disturbo somatico e il "dialogo con il corpo" è dunque l'unico importantissimo strumento per la loro comprensione e guarigione.
    Ritengo dunque che molti pazienti potrebbero trarre giovamento da un lavoro corporeo in aggiunta all'analisi, con delle sedute private con terapeuti del corpo pur continuando il loro percorso analitico

    Per ripetere quello che sostiene Willy: "occorrerebbe, quantomeno, che esistesse una teoria psicoanalitica in grado di distinguere tra quanto è riconducibile ad una questione di struttura e quanto dipende da altre caratteristiche. Il che porterebbe a classificazioni diverse delle patologie e a modalità diverse di approccio ad esse in funzione del campo di appartenenza".
    Ciao
    FRANCESCA

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  15. #15
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Un errore di fondo potrebbe anche essere - più semplicemente - vedere sempre tutto il problema localizzato "solo" nel rimosso. Un pò tutte le teorie, in diverso modo - come dice anche gieko - si sono evolute da questo schema, utile ma parziale.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 30-08-2009 alle ore 07.57.27
    Gaia

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