Citazione Originalmente inviato da ama77 Visualizza messaggio
Eh bella domanda! Me lo sto chiedendo anche io!
Io stessa, essendo stata paziente di una terapeuta rogersiana, mi chiedo come si possa nel tempo non far mai subire variazioni alle condizioni necessarie. Anche perchè credo sia umano che il terapeuta, vuoi per i cavolacci suoi, non sia sempre in pieno rapporto empatico col paziente. O la forza della terapia sta veramente in questo e la scuola tenta proprio di formarti a esserlo. Per ora posso dirti che è molto difficile: facciamo continuamente triadi di lavoro in cui sperimentarci come terapeuti empatici (oltre che come pazienti e come osservatori) ma davvero non è semplice fornire sempre una risposta empatica "corretta" al paziente, adattata a quelle che sono le sue esperienze e vissuti.

P.S.: chiedo a qualche terapeuta psicoanalitico di interpretarmi perchè continuo ad ostinarmi a chiamare "paziente" e non "cliente" (come voleva il buon Rogers) il mio interlocutore di seduta
Secondo te potrebbe essere perché non ti senti pronta ad effettuare questo passaggio verso una prospettiva terapeutica in cui non ti riconosci ancora pienamente e che ti fa porre molti dubbi in te stessa? Un modo per dirti che hai bisogno di un pò di tempo per comprendere qual'é la tua reale posizione da acquisire in questo campo, perché c'é qualcosa che ti crea un conflitto tra diverse opzioni interiormente tue, e con la quale poterti quindi relazionare con l'Altro? Altro, indipendentemente dal modo in cui lo si chiama; che pensi se la guardi da questa prospettiva, svincolata dalle due denominazioni più ufficiali? Prova a porti questa domanda.