Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
Cara missfreedom,
sono d'accordo con quello che scrivi, ma nell'intervento di gieko io ho letto un'altra cosa rispetto a quanto obiettato da Megiston.
Senz'altro sbaglierò, però io ci ho letto che l'intervento dello psicoanalista, insieme allo stesso paziente, è teso alla decostruzione delle cause del sintomo e che, se riconosciamo al paziente una capacità autopoietica, sarà lo stesso a costruire, non perché impara qualcosa di nuovo dal rapporto con l'analista, ma perché é nella natura stessa del vivente ricostruirsi - ed in modo diverso dal precedente - a seguito di una demolizione.
Penso che se vediamo il paziente come un soggetto autopoietico non si possa pensare che a fronte di una decostruzione rimanga un vuoto. Viceversa, se pensiamo di far imparare o di mettere qualcosa nel paziente, non lo consideriamo come un soggetto capace di autopoiesi (nella quale credo rientri anche l'influenza della relazione col terapeuta).
Credo anche che stia nella relazione terapeutica, nella capacità dello psicoanalista e nella sua analisi personale, la capacità di demolire secondo modi e tempi consoni a far si che il paziente si riconosca e non avverta il vuoto.
Ma naturalmente son qui per imparare, per cui correggetemi pure gli strafalcioni scritti.
Ottimo passaggio.
Aggiungo: non so fino a che punto possa reggere la metafora che oscilla tra costruzione e decostruzione, che poi rischia di slittare verso un altro livello metaforico: autopoiesi / demolizione.
L'assunto autopoietico è adoperato epistemologicamente parlando per definire un organismo come vivente ovvero distinguibile da una macchina ad esempio. Mi spiego: la macchina, eteronoma, aspetta un input esterno, l'uomo se lo produce coerentemente alla sua storia tematica in quanto sistema vivente autonomo. Se lo produce sistemicamente, in relazione agli altri (la clinica è essenzialmente relazione, etologica e quindi irriproducibile).
Quando accenni ai vuoti, penso alle dissociazioni come esempio empirico di una interruzione autopoietica dei processi di organizzazione sistemico/emotiva.

(Caro Magistom, vorrei tanto leggerti: se solo scrivessi più pensando alla clinica che alla filosofia)

ciaz.