Salve,non so se ho sbagliato sezione del forum per parlare di questa cosa,spero di no..
Mi viene la curiosità di chiedervi ma secondo voi uno psicoanalista fino a che punto può utilizzare giudizi personali?
Parlo di giudizi che esulano dalla terapia. Io ho sempre pensato che la cosa dovesse essere fatta all'interno del buon senso del terapeuta, cercando di evitare di ferire il paziente ma a volte mi sono sentita dire (e poi è capitato anche a me) di persone che si sono sentite dire cose per le quali hanno perso la fiducia nel terapeuta o che comunque le hanno scosse.
L'altro giorno vado alla mia seduta di terapia.
Parlo del fatto comune a molte persone di non sentirsi accettati nei propri panni,nei propri modi di fare e mi sento dire:
beh,anch'io mi vergognerei ad andare in giro con te!
E poi mi sento dire: sai,io ad esempio ho un amico omosessuale,ci facciamo delle grandi chiacchierate ma quando mi ha invitato alla sua festa di compleanno non ci sono andata perchè io mi vergogno a stare in mezzo ai suoi amici omosessuali.
Non metto in dubbio che quello che pensa sia giusto per lei. Io alla festa del suo amico ci sarei andata perchè a me non cambia nulla a stare in mezzo a omosessuali,frikkettoni,punkettoni, a me che cambia?
Però penso che in sede di terapia sentirsi dire,anche io mi vergognerei ad andare in giro con te,beh,poteva risparmiarselo. Vivevo bene anche senza la sua opinione a riguardo. E' personale,gratuita e sembra chiedere in risposta che una persona si vergogni di come è. Che debba cambiare per fare felice il prossimo.
Io ritengo che non sia deontoloicamente corretto in quanto un terapeuta non è un tuo amico,incarna a rotazione un pò tutte le figure importanti della tua vita.
Penso in quel momento di essermi sentita definitivamente condannata a sentirmi inadeguata per il resto dei miei giorni.
Tuttavia sono aperta ad ogni vostra risposta,opinione,perchè vorrei capirci qualcosa..
grazie
Pandistelle







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mi sa che forse dovevo arrabbiarmi.
eheheheh!!
