1)Intanto io credo che bisognerebbe lavorare col paziente nel senso di aprire alla possibilità di un'ammissione spontanea del reato in maniera tale da favorire un recupero e un maggior grado di consapevolezza.
2)Credo inoltre che Io informerei il paziente che, per quanto sia sacrosanto il segreto professionale, qualora fatti o azioni possano essere perseguiti penalmente o possano arrecare danno o disturbo a membri della comunità, non posso astenermi da una eventuale denuncia nel caso in cui il paziente stesso non si senta di confessare. Come cittadini abbiamo il dovere di salvaguardare anche l'odine sociale. Se un boss mafioso entra in terapia e confessa i suoi 3 omicidi che si fa? mica segreto professionale=omertà (forse un pò forte e fuori luogo come accostamento ma credo che dobbiamo riflettere anche sul ruolo sociale che abbiamo; non lavoriamo solo su lettini o sedie di una camera silenziosa)
In casi di omicidi e pedofilia perpetrata su minori (e quindi non solo immaginata) credo sia necessario ribadire al paziente che per quanto il segreto professionale non debba essere infranto, alcune informazioni sono soggette a denuncia da parte nostra alle forze dell'ordine nel caso abbiano arrecato danno ad un altro essere umano.
Non pareleri di "pericolosità" altrimenti rischieremmo di deninciare anche solo chi ha una forte ideazione delirante omicida, o fantasie pedofile senza che queste si siano manifestate e abbiano arrecato danno ad altri. Dobbiamo correre il rischio e considerare la possibilità che le persone possano non avere i mezzi necessari per fronteggiare le proprie fantasie e che quindi le agiscano. Personalmente denuncerei solo a fatti compiuti e avvisando prima il paziente.
esempio: pedofilo in terapia
paziente[/B]: "sa, ultimamente mi sono trovato solo con le mie nipotine e...beh si...non sono riuscito a trattenermi..."
PSY: "mi aveva parlato in passato di queste fantasie ma non mi aveva mai detto che si trattava di qualcosa che fosse ancora successo e non voleva che succedesse...questo è quello che mi diceva..."
paziente: "era così...però l'altro giorno è stato diverso..."
PSY: "capisco...senta io credo che dovremmo parlarne un pò meglio.le spiego.Io di fronte a fatti del genere non posso astenermi dal dovere rendere noto il fatto a chi di competenza. Questo io non voglio farlo, cioè vorrei lavorare con lei. Vorrei che sia lei a pensarci e a confessare. So che può essere molto duro e difficile, io sono qui per questo. Ma voglio che lei capisca che non posso in questo caso mantenere il segreto professionale..a riguardo credo che sia il caso di rivederci anche dopodomani.ci rifletta.Io mi aspetto che prenda una posizione nei confronti di se stesso. Se non ne sarà in grado, la posso capire, ma voglio che capisca anche la mia posizione.."
paziente: ".....mi sta deninciando???mi sembra un ricatto..non può farlo!"
PSY: "non la sto denunciando e neanche ricattando..sto ragionando con lei da persona matura e da terapeuta responsabile...capisco l'agitazione di questo momento...ci rifletta bene e dopodomani prenderemo una decisione.."
io credo che non dobbiamo scaricare il paziente...dobbiamo dargli la possibilità di responsabilizzarsi...non possiamo perdere troppo tempo ma non dobbiamo neanche farci assalire dall'ansia: anzi dovremmo proprio analizzare il controtransfert e pensare che noi il nostro ruolo lo sappiamo e siamo fermi nelle nostre posizioni. denunciare subito senza "vedere" più il paziente sarebbe un modo per toglierci di mano la "patata bollente".dobbiamo dare la possibolità al paziente di lavorarci su senza comunque pensare a tempi lunghi: dobbiamo prevenire che il fatto non si ripeta...comunque è difficile stabilire quanto tempo lavorarci su...anche aver scritto quel "dopodomani ci rivediamo" mi sembra un modo per accelerare i tempi di diffusione della MIA di ansia...ma comunque questa è solo una simulazione...non so quanto tempo farei passare da una seduta ad un'altra prima di denunciare...
Non dico che il segreto professionale debba prevalere in questi casi ma non starò certo col telefono in mano mentre il paziente racconta quello che è successo: "pronto polizia, qui in vivavoce potete ascoltare le dichiarazioni di questo
mostro"(mostro in neretto è in riferimento ad un commento lasciatomi). E non faccio finta di rispettare il segreto professionale e poi appena esce dalla stanza: "aiutatemi, ho appena parlato con uno stupratore di bambini". E' la cosa più difficile ma dobbiamo mantenere la lucidità e contenere le nostre personali paure.
Ho detto che darei un aut aut: o nell'arco di pochi giorni ci pensi e ti denunci o sarò costretto a farlo io e tu ora ne sei avvisato, sia chiaro che sarebbe meglio che lo facessi tu. (tradotto: io la responsabilità me la prendo ma do al paziente la possibilità di ravvedersi, di fidarsi, di poter risolvere ciò che di conflittuale c'è nella sua storia personale. Certo che non si risolve tutto in 2 giorni ma do il tempo per riflettere).