Cari colleghi, innanzitutto ben trovati!
Ci sembra opportuno postare come primo argomento di discussione di questo nuovo forum un tema attuale come quello del Progetto Di Legge per l’accesso alla psicoterapia convenzionata, in discussione dalla XII commissione parlamentare.
Al centro di questa diatriba sta “proprio” la possibilità di esercitare l’attività Diagnostica, contesa tra le categorie professionali di medici e psicologici:
la proposta (fortemente contrastata dalla nostra categoria professionale) prevedrebbe l’esclusione degli psicologi specializzati in psicoterapia o in psicologica clinica dalla possibilità di fare diagnosi, a favore di medici specialisti in psichiatria, in neuropsichiatria infantile o in psicologia clinica.
A nostro avviso il focus del dibattito dovrebbe essere centrato sulla comprensione di ciò che si intende per “Diagnosi” e sul cosa essa miri a fare:
- dal punto di vista medico, fare diagnosi significa concentrarsi prevalentemente sulla descrizione di una malattia, colta nei suoi aspetti anatomopatologici, eziologici e funzionali. In questa cornice teorico-metodologica si colloca anche la diagnosi psichiatrica, che è propriamente una valutazione di tipo fenomenologico.
- per diagnosi psicologica, invece, si intende una valutazione descrittiva, raggiunta attraverso l’uso di strumenti psicometrici, che miri alla descrizione delle risorse (e non solo delle conflittualità) di un individuo, del quale cerca di cogliere la globalità del suo vissuto esistenziale in previsione di un intervento psicoterapeutico e/o riabilitativo.
Che contributo vi sentireste di apportare al contenzioso? Come immaginate - in prospettiva - l’impossibilità per noi psicologi di svolgere un’adeguata attività di diagnosi che guidi, orienti e verifichi un eventuale intervento riabilitativo? E cosa dire della forzata "dipendenza" da altre categorie professionali che questo comporterebbe?
A voi la parola…
Un saluto a tutti.
Bianca










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