Sesso con una 13enne,
i giudici: era amore
Roberta Rizzo
A Vicenza condanna “con sconto” per un uomo di 34 anni. Escluso lo stupro VICENZA. Condannato a una pena mite perché innamorato. Antonio Di Pascale, macellaio vicentino di 34 anni, è stato processato per aver fatto sesso con una ragazzina di 13 anni ma i giudici non lo hanno ritenuto responsabile di stupro di minore. Il tribunale lo ha infatti condannato «soltanto» a un anno e quattro mesi di reclusione e a 20 mila euro di risarcimento danni.
Una pena mite voluta dai giudci perché, secondo le testimonianze raccolte durante le indagini e le udienze in aula, è emerso che i due erano innamorati e dunque il rapporto sessuale è il risultato dell’amore e non di una violenza. L’accusa aveva però chiesto di condannarlo a cinque anni e sei mesi di carcere sostenendo che la ragazza era succube dell’uomo. Ma alla fine, nelle motivazioni della sentenza, sono emersi paricolari decisivi che «scagionano» in parte l’uomo, il quale, pur avendo avuto una relazione sessuale con la minorenne, non ne avrebbe comunque abusato. Il collegio, presieduto da Giuseppe Perillo, ha infatti deciso di non attribure l’aggravante di violenza sessuale e di condannare Antonio Di Pascale solo per atti sessuali con minorenni. Secondo i giudici l’uomo era effettivamente coinvolto sentimentalmente e aveva una relazione amorosa e affettiva con la tredicenne. La stessa ragazzina, durante il processo, aveva ammesso di aver avuto una storia con il macellaio nel 2005. Un’avventura iniziata per strada, con un abbordaggio in auto. La relazione proseguì per quattro mesi e, a difesa del macellaio, l’avvocato portò le documentazioni che attestavano la volontà della giovanissima di frequentare l’uomo. In particolare sono stati letti alcuni sms amorosi inviati a quello che la ragazzina definiva fidanzato. Per i giudici, la tredicenne era dunque consapevole e consenziente. Di Pascale non ha mai nascosto di aver avuto rapporti intimi con lei, sostenendo che ne era fortemente e follemente innamorato. I giudici hanno poi accertato che la storia tra i due si è svolta in un atmosfera di normalità, con frequentazioni pubbliche. Sta di fatto che la sentenza fa discutere parecchio in quanto ammette il rapporto tra un uomo di 34 anni e una ragazzina. Contrari alla pena mite si sono schierati psicologi e avvocati di associazioni per la tutela dei bambini. L’Osservatorio sui diritti dei Minori si è immediatamente scagliato contro la decisione del tribunale di Vicenza: «A prescindere dalla volontà o meno di una tredicenne di avere rapporti sessuali con un adulto», ha affermato il presidente Antonio Marziale, «è comunque esecrabile che una legge dello Stato preveda riduzioni di sorta, infatti lo stupro prevede una condanna fino a 12 anni. E’ invece un dovere dello Stato tutelare ogni forma d’immaturità di una minore e di condannare invece la mancanza di scrupolo di un adulto». Per Marziale è dunque tempo di mettere mano ad una riforma legislativa che tuteli i minori che sono sempre più al centro di vicende scabrose. Ora l’ultima parola spetta all’appello: la sentenza potrebbe essere anche ribaltata.(06 febbraio 2008)
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