Per trovare un posto decente bisogna andare verso le nove, altrimenti si rischia di non trovar posto visto l'alto numero di libri e cappotti abbandonati sulle sedie.
Mentre ci si
ambienta preparando libro e matita e togliendo la suoneria al telefonino, la sala studio inizia ad affollarsi.
Il rumore delle sedie trascinate avanti e dietro, delle chiusure lampo di borse e cappotti, dei cellulari con la suoneria alta o della loro vibrazione a contatto con il tavolo si protrarrano ininterrottamente fino alle 19.45.
Ci si sofferma forzatamente ad ascoltare, con allucinante e inerme stupore, della ceretta miracolosa di quella del tavolo dietro o di un concerto sballosissimo di un amico di quello davanti.
Si assorbono molti più gossip in un posto che dovrebbe essere l'unico silenzioso della facoltà che in cortile.
In quella stanza poi, gli incontri tra chi non si rivede da una vita sono vissuti con più trasporto e caciara rispetto a quelli dalla De Filippi.Dopo aver lanciato occhiatacce, aver perso la concentrazione un'infinità di volte, aver implorato un silenzio che dura il tempo di un microsecondo, esasperata, mi alzo e me ne vado in cortile o a cercare un'aula che per poco non sarà occupata.
