Kaori, sperando di non essere trattato come Serenase...
Dal mio punto di vista, avere una teoria cui fare riferimento non è solamente inevitabile. È anche utile.
È inevitabile perché una funzione fondamentale della mente umana è quella di categorizzare. Data la complessità dell'esistente, il carico cognitivo prodotto dal tener conto di tutte le variabili sarebbe eccessivo. Gli esseri umani sono (anche) elaboratori a capacità limitata. L'unica questione è se la teoria di riferimento sia esplicita o meno.
Se è esplicita, a mio parere, è più utile. Perché avere una teoria di riferimento non impedisce di comprendere ciò che ci accade intorno. Ci consente, però, di conoscere quali siano i limiti, interpretativi ed applicativi, di quella teoria. E di non rimanerne prigionieri, di "lavorarci su", di espanderla quando necessario, abbandonarla a favore di altre quando non funziona e non rende ragione dell'esistente.
Non è peregrina l'osservazione di Serenase. Il rischio implicito nel non voler avere una teoria è quello del mettere assieme pezzi staccati e non relati. Prendo il telaio di un Apecar, ci metto il motore di una Ferrari e, dato che mi serve in alcuni casi, anche una vasca da bagno, perché no? Ma aggiungere pezzi separati, perché in alcuni casi si sono dimostrati utili, non significa produrre un attrezzo funzionale, né esteticamente valido.
Nota bene, non mi interessa attaccare, né criticare te.
Sull'empatia, ad esempio, ci sarebbe da riflettere. Alcuni autori ipotizzano un legame con i "neuroni-specchio", ad esempio. Nel caso in cui questo legame esistesse, però, l'empatia non sarebbe uno strumento di cura, ma semplicemente una facoltà potenzialmente a disposizione di qualunque essere umano, così come la capacità di vedere o di sentire.
Quanto a Kohut, potrebbe anche essere utile (perlomeno è interessante) conoscerne la storia. Psicoanalista "ortodosso", di quelli che teorizzavano una figura di "analista-mummia", era convinto di poter succedere ad Heinz Hartmann come "il papa della psicoanalisi". Quando questa sua speranza non si realizzò, diede il via alla psicologia del Sé, rompendo con la tradizione che, fino a quel momento, aveva difeso e seguito. Come a dire che, a volte, i concetti e le correnti nascono da vicende molto umane.
Buona vita
Guglielmo







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