Complimenti per l'argomento, mi interessa molto....mi prenoto per il questionario (la mia mail è sul profilo). Quando vuoi mandamelo.
1. Quanto pesa il corpo nella nostra società?
Io credo, e in questo concordo con Willy, che il "peso" sia per l'immagine del corpo, per l'apparenza del nostro involucro piuttosto che per la quantità ponderale in termini di etti e di chili.
Un esempio tipicamente femminile. Quando vado a comprare degli abiti SO GIA' di dover chiedere una misura in più della mia perchè le ditte producono dei capi con taglie non corrispondenti al reale, e soprattutto alla realtà di donne "mediterranee"...e siccome io non corrispondo al modello svedese di donna alta e filiforme, a volte diventa un po' complicato trovare dei capi d'abbigliamento dentro cui io possa agevolmente respirare...
l'immagine del corpo che viene bypassata (scusatemi il termine) continuamente è quella di un aspetto giovane, trendy, che sembra non modificarsi al passare del tempo, anzi che non deve, imbalsamandosi in una realtà di plastica (intesa non come flessibile, ma proprio come PLASTICA...chirurgicamente parlando) perfezione.
Ieri guardavo al tg un ragazzone australiano alto, bello, prestante, vestito in jeans lunghi e maglietta, che parlava amabilmente alla giornalista. Solo la sua andatura era un pochino...particolare.
Sapete chi era? Pistorius, l'altleta che corre grazie alla sua perseveranza e alle sue protesi. Un disabile, che però, prima, era sempre stato intervistato vestito da corridore, con le sue protesi in evidenza. Qui erano nascoste. Lo so che uno non può stare a Milano in canottiera e calzoncini a marzo, soprattutto se ospite ad una cerimonia ufficiale con la Moratti (era questo il contesto dell'intervista), ma la cosa mi ha fatto ricordare una cosa che ho notato l'anno scorso e scritto nella mia tesi di laurea.
La disabilità che più impressiona è quella che colpisce il corpo rendendolo immediatamente diverso alla vista. La sedia a rotelle fa incredibilmente paura. Porta alla luce uno spettro (malattia, vecchiaia, morte) che la nostra società non tollera. Amaro ma vero. Le deformità e malattie che colpiscono le parti del corpo che sono sotto il nostro sguardo sono quelle che subito, istintivamente, creano una reazione di ribrezzo e disgusto. E questo lo dico per esperienza vissuta. Un anno ho avuto un episodio piuttosto serio di dermatite atopica (che ho COMPRESO e curato) e ho visto la gente che fisicamente si allontanava da me schifata, nonostante non vi fosse nessun rischio di contagio/infezione. E "la gente" comprendeva anche gli amici che frequentavo da anni e le mie coinquiline. Unica eccezione, mia sorella, il mio ragazzo e i miei genitori.
Quanto è importante aderire all'ideale di bellezza veicolato?
Cosa accade a chi non si adegua a questo ideale?
Chi e che cosa determina l'ideale?
L'ideale di bellezza veicolato adesso sembra quello impossibile da ottenere in natura perchè è quello che passa dal chirurgo. E quindi, a mio parere, genera frustrazione perchè impossibile da raggiungere in altro modo. Ma è noioso perchè crea cloni. Io vedo in giro persone bellissime perchè differenti, e come dice Galimberti (che Willy citava e che ho letto), la differenza è sinonimo di unicità. Questo è straordinario...ognuno di noi è il mix unico delle caratteristiche tramandateci dai genitori.
Per fortuna non dipendiamo costantemente dal confronto con l'ideale, anche perchè ci sarebbe da strapparsi i capelli. Ci sono persone che si piacciono come sono, e cercano comunque di sottolineare quanto di particolare ed unico hanno.
Il nostro ideale dovrebbe essere questo. Tuttavia credo che nelle dinamiche di marketing sia assurdo ipotizzare una promozione dell'unicità, anzi lo è, per cui per un'ottica di profitto si propone un modello standard a cui tutti devono uniformarsi e poi che si arrangino se non ci riescono. Lo so che è cinico, ma è marketing, è statistica.
A volte vedo persone conciate in modo ridicolo, strizzate dietro jeans troppo stretti per seguire la moda, quando magari farebbero miglior figura (non solo da un punto di vista estetico, ma anche di stile, eleganza e benessere personale) con un abito di taglio diverso, che accompagni meglio le forme.
Io ho imparato la strategia,e quando vado a fare shopping, scarto a priori le cose che so che non mi cadono bene.
Le commesse a volte (nella maggior parte dei casi filiformi) fanno commenti odiosi tipo: "Per te-con tanto di occhiata valutativa-non c'è niente". Ho imparato a prenderle in contropiede, scegliendo certi capi e godendomi le loro occhiate d'invida mentre mi dicono " Tu certe cose puoi metterle...beata tu, a me cadono male" (TIE').
Così io divento il mio modello e il mio ideale, la mia autostima cresce e stravinco sulle donne grissino.
Grazie per il 3D
Dimenticavo: mi fa venire i brividi la notizia che dei genitori vogliano portare una figlia con la sinrome di down dal chirurgo estetico affinchè "non si veda" che è diversa. Mi ricorda un caso clinico simile...mi ricorda tutte le volte che cerchiamo-o cercano di farci essere-diversi perchè così come siamo non corrispondiamo ad un modello ideale, che sia esso ponderale, comportamentale o estetico.






