L'ispettore Pinkerton guardava soddisfatto il panorama che gli veniva incontro attraverso i finestrini dell'auto di servizio che lo stava trasportando velocemente a destinazione.
Erano solo a pochi chilometri dal centro della grande metropoli londinese, ma qui si trovavano già nel bel mezzo della tipica campagna inglese, tranquilla e verdeggiante.
Londra, col suo solito caos, con le strade del centro invase di ragazzi con i capelli lunghi, sporchi e vestiti in modo bizzarro, sembrava lontana anni luce.
E, finalmente, non sentiva intorno a sè quella musica urlata che aveva invaso ogni ambiente, compresa casa sua: anche sua figlia di 17 anni andava pazza per quella nuova band... Come si chiamava? Ah, sì, i Beatles o qualcosa del genere... I 45 giri di sua figlia avevano ormai irrimediabilmente sostituito i suoi amati dischi di musica classica sul giradischi di casa...
Ma qui, nella buona, vecchia, lussureggiante campagna inglese, il tempo si era fermato e sembrava di essere ancora nella metà dell'800, in piena epoca vittoriana.
Era la fine di giugno e nonostante il pomeriggio avanzato, un caldo sole illuminava i boschi.
Il sergente Mosley che guidava l'auto di servizio era meno compiaciuto del suo superiore: la stretta stradina che stavano percorrendo era piena di buche e ad ogni curva rischiava di uscire fuori strada.
Comprensibilmente, perciò, vide con sollievo la grande villa che si stagliava tra i boschi alla fine della strada.
Brandon's Manor era una grande casa in stile vittoriano, alta e massiccia.
Il portone principale era aperto e un'alta figura li aspettava sulla soglia: evidentemente li avevano sentiti arrivare.
Il signore che li aspettava era Paddock, il maggiordomo e Pinkerton non potè non pensare che era una figura fuori posto in quel contesto: si sarebbe immaginato un vecchio maggiordomo impettito ma un po' cadente, in perfetto stile con la casa.
Paddock era, invece, un uomo sulla quarantina, di portamento atletico, un po' militaresco.
Attraversato il vestibolo, li fece immediatamente accomodare nel salotto.
Li mise immediatamente al corrente del motivo per cui aveva chiamato la polizia: come ogni giorno, alle 5 precise aveva bussato nello studio del suo padrone, Lord Brandon, per portargli il the.
Non avendo avuto risposta, aveva provato ugualmente ad aprire ma aveva trovato chiusa la pesante porta.
Dopo 5 minuti, non udendo alcun rumore provenire dall'interno, si era preoccupato e, presa una copia della chiave che il suo padrone conservava per ogni evenienza, aveva aperto la stanza.
Lo spettacolo che si era trovato davanti era stato raccapricciante: Lord Brandon era riverso sulla sua poltrona con ancora la sua pistola in mano e un rivolo di sangue che usciva dalla tempia destra.
Lui aveva servito nell'esercito e gli era bastato uno sguardo per capire che non c'era nulla da fare. Aveva richiuso a chiave la porta e chiamato immediatamente la polizia.
"Quando ha visto per l'ultima volta vivo il suo padrone?" chiese Pinkerton.
"Alla fine del pranzo, verso le 2 del pomeriggio" rispose Paddock "Come tutti i giorni Lord Brandon si era poi ritirato a lavorare nel suo studio e lui gli aveva portato lì il suo caffè"
"Quando è uscito, ha chiuso a chiave la porta?" domandò Paddock.
"No" rispose il maggiordomo" non ce n'era motivo".
"Chi vive nella villa insieme a Lord Brandon?" chiese Pinkerton
"Nessuno: milord non aveva figli e milady, la sua dorata moglie, è morta un anno fa. Avvelenata per aver mangiato dei funghi selvatici. Il povero Lord Brandon non si era mai ripreso da questo dolore, accentuato anche dal fatto che era lui, indirettamente, il colpevole della morte della moglie, visto che i funghi erano stati accidentalmente raccolti da lui. E lui stesso ne aveva mangiati, restando a lungo tra la vita e la morte. Però lui era riuscito a sopravvivere mentre la povera Milady non ce l'aveva fatta. E di questo non riusciva a darsi pace".
"Qual è il personale di servizio della villa?"
"Non c'è molto personale: c'è la cuoca, Mary, poi Lucy, una governante che in questi giorni è assente perchè sta assistendo la vecchia madre in punto di morte. E poi ci sono due ragazze che vengono tutti i giorni dal paese per le pulizie"
"Ah, e poi c'è Charles, il giardiniere, che cura il giardino ma che vive in paese anche lui. Anche oggi, come al solito, è andato via verso le 4"
"Ed infine Robert, il segretario di Lord Brandon: segue i suoi affari e sbriga tutte le sue faccende. Viene tutte le mattine e va via, di solito, prima di pranzo"
"Quindi in questo momento, oltre a lei, in casa c'è solo la cuoca?..." chiese Pinkerton " La chiami, per favore".
Mary apparve dopo poco: era palesemente spaventata, sembrava sull'orlo del crollo nervoso.
"Povero padrone, era un uomo buono.... Ci trattava bene, in cucina c'era ogni ben di Dio e anche la paga era buona... Come farò adesso, chissà chi verrà ad abitare qui, forse mi manderanno via..."
Pinkerton riuscì a stento a fermare il diluvio di lacrime e parole che uscivano dagli occhi e dalla bocca della cuoca.
"Ci porti nello studio" disse a Paddock
Arrivati davanti alla porta della stanza, il maggiordomo prese dalla tasca un mazzo di chiavi e la aprì.
"Chi altri è entrato dopo che lei ha trovato Lord Brandon morto?" chiese Pinkerton.
"Nessuno" rispose Paddock "e, per la verità non ci sono entrato neanche io: era chiaro che per Milord non c'era niente da fare per cui ho richiuso subito la porta a chiave e sono corso a telefonare alla polizia".
La stanza era molto grande: un enorme scaffale pieno di libri occupava tutta la parete più lunga mentre di fronte si trovava un grande camino e, di lato, una massiccia scrivania di noce.
Sul lato più corto, di fronte all'ingresso, una grande porta finestra affacciava direttamente in giardino.
Dietro la scrivania, Lord Brandon era accasciato su una poltrona, la mano destra poggiata sulle gambe, mentre la sinistra penzolava fuori dal bracciolo.
La testa, piegata sulla sinistra, presentava un evidente foro sulla tempia destra da cui scendeva un rivolo di sangue raggrumato.
Paddock aveva ragione: era palese che per Lord Brandon non ci fosse stato niente da fare.
Pinkerton esaminò velocemente il cadavere, cercando di non toccare nulla: la mano destra stringeva ancora una pistola di piccolo calibro.
Pinkerton si spostò, quindi, verso la grande porta finestra: una massiccia grata la copriva per intero. Pinkerton provò ad aprirla: era chiusa a chiave.
"E' sempre chiusa" disse Paddock, leggendogli nel pensiero "la chiave è nel cassetto più alto della scrivania"
Pinkerton si voltò nuovamente verso la scrivania e questa volta la sua attenzione fu catturata da un oggetto che in un primo momento non aveva notato: un registratore a nastro.
La scoperta fece arricciare il naso all'ispettore: era un ammennicolo moderno che, a suo parere, stonava col resto della austera casa.
Anche questa volta Paddock sembrò leggergli nel pensiero: "Lord Brandon lo usava per registrare gli appunti che lasciava al suo segretario, disposizioni per le pratiche da sbrigare e la corrispondenza da spedire".
Pinkerton avviò il registratore. Il suono che ne uscì era molto disturbato, con sibili, stridori, e gracchiamenti vari: segno evidente che il nastro era consumato dall'uso.
Dopo pochi minuti Pinkerton lo fermò.
Si guardò intorno lentamente, fissò la finestra, il camino, la scrivania e la porta di ingresso.... Un silenzio di piombo dominava nella stanza.
"Mi sembra chiaro come sono andate le cose" disse Paddock.
Pinkerton sembrava immerso nei suoi pensieri.
Poi: "Si, signor Paddock: effettivamente è tutto molto chiaro"
A voi...![]()









