ATTENZIONE
In questo racconto e, ancor più, nella successiva evoluzione del gioco, è possibile che vengano evocate immagini e scene "forti" che potrebbero urtare la sensibilità di qualcuno.
Se pensate di poter essere tra questi, PER FAVORE NON ANDATE OLTRE!
In modo particolare, se siete minorenni , questo racconto non è adatto a voi: non proseguite!
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Era notte ormai da un pezzo, ma Elisabetta non riusciva a dormire.
Oh, non era certo la prima volta: da quando tutto era cominciato, aveva passato quasi sempre la notte in bianco: troppa era l'angoscia, la paura, il terrore per quello che le stava capitando.
Di solito, solo quando ormai erano le prime luci dell'alba, sfinita dalla stanchezza e dalle troppe lacrime versate, riusciva ad addormentarsi per qualche ora: un sonno che, però, non era mai riuscito a ristorarla fino in fondo.
Ma ormai erano alcuni giorni che le sue notti non erano più così disperate: non certo perchè non ci fosse ancora motivo per essere angosciati, la situazione era sempre quella che era...
Solo, il suo atteggiamento psicologico, prima in modo impercettibile, poi sempre più evidente, era cambiato...
Certo, era anche subentrata una qualche forma di accettazione, quasi di rassegnazione per ciò che il destino le aveva riservato: anche il dolore e l'angoscia più forti hanno un limite, oltre al quale interviene l'istinto di conservazione e il desiderio di sopravvivenza.
Ma Elisabetta sapeva bene che non era solo questo: a cambiare il suo stato d'animo era stato ben altro....
Si girò a guardarlo: Franco, l'uomo che giaceva al suo fianco, dormiva profondamente...
Era stata proprio la sua calma, la sua forza interiore a conquistarla: la sua capacità di far fronte a qualsiasi evenienza col sorriso sulle labbra, Quell'immagine di solidità e di forza che era riuscita a ridarle la tranquillità e la serenità che pensava di aver perso per sempre.
Mentre dormiva tranquillo, il suo volto le ricordava quello di un bambino, tanto era rilassato e disteso...
Lentamente, per non svegliarlo, poggiò il suo viso sul petto nudo dell'uomo...
Poteva udire forte e potente il lento battito del suo cuore... Che contrastava invece col tumultuoso andamento del suo, che sembrava impazzito...
Elisabetta respirò profondamente: l'odore della pelle dell'uomo, un odore che sapeva di buono, di sano, di pulito, le entrò a tradimento... Attraversò in un lampo le sue narici e andò dritto al cervello, provocandole un brivido di intenso piacere...
Elisabetta si rannicchiò istintivamente, stringendo le gambe... Come faceva quando, ai tempi del collegio, si svegliava di notte nella sua stanzetta, in preda ai "pensieri brutti"... E doveva fare un tremendo sforzo di volontà per non "peccare" da sola... Anche se qualche volta non ce la faceva e cadeva nella tentazione: col risultato che, poi, il giorno dopo doveva provare la pesante umiliazione di raccontare tutto al Padre confessore e subirne la dura reprimenda...
Il collegio... Le sembrava appartenere ad un altro Pianeta, ad un altro mondo, un'altra epoca, per quando lo sentiva lontano, assurdamente lontano dalla sua vita in quel momento...
Eppure fino all'anno prima, quel collegio gestito da suore era stata la SUA vita: aveva persino accarezzato l'idea di farsi anche lei suora, vivere per sempre in quell'oasi di pace, lontano da tutto e da tutti...
Poi, i suoi genitori l'avevano fatta tornare a casa e le avevano praticamente imposto il fidanzamento con Umberto, un giovane rampollo di una nobile famiglia romana..
Umberto... Anche lui, adesso, le sembrava appartenere ad un Pianeta lontano anni luce...
Non che non fosse un bravo ragazzo, tutt'altro: Umberto era stato sempre gentile, delicato e rispettoso con lei, un perfetto cavaliere..
Alle feste, quando si presentavano insieme, tutti si giravano a guardarli, manifestando la loro ammirazione per quella splendida coppia: e i preparativi per le loro nozze erano già in fase avanzata, sarebbe stata una cerimonia da favola, come quella che ogni ragazza sogna, con la carrozza nuziale tirata da 12 cavalli bianchi, la messa celebrata dal vescovo nella Cattedrale, il ricevimento sontuoso nel castello della famiglia di Umberto....
Elisabetta si scosse: il contrasto tra ciò che stava pensando e la realtà che la circondava per un attimo le provocò un intenso dolore....
Ma poi tornò a guardare Franco, l'uomo al suo fianco... Il SUO uomo, sì, il suo uomo, quello per cui stava provando sensazioni che mai aveva neanche lontanamente avvertito per Umberto...
Eppure non era sempre stato così, quando tutto era cominciato quell'uomo sconosciuto non rappresentava niente per lei, troppo presa com'era a piangersi addosso e a disperarsi....
Poi, piano piano, le cose erano cambiate... E lui era stato capace di conquistarla... E ora, lei lo sentiva, era "sua", voleva essere sua per sempre...
Però..però... Di nuovo quel pensiero che non l'aveva fatta dormire per tutta la notte, rifece capolino nella sua mente...
Lei non poteva rischiare, non poteva... Ne aveva anche parlato con Franco: e lui in un primo tempo aveva cercato di tranquillizzarla, a dirle che non era così pericoloso... Poi, però, era stato d'accordo anche lui: si, non potevano rischiare, troppo pesanti sarebbero state le possibili conseguenze...
E allora? Che poteva fare lei?
Avrebbe dovuto...
Avrebbe potuto...
Elisabetta guardò nuovamente il volto sereno di Franco, respirò di nuovo il suo profumo e una piacevole scossa di eccitazione le scivolò lungo la schiena...
Strinse ancor di più le gambe....
Un sorriso le illuminò il volto.... Si, domani sarebbe stato il grande giorno....
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Sono trascorse 24 ore, è di nuovo notte...
Anche oggi Elisabetta non riesce a dormire: ma questa volta non c'è niente di piacevole nella sua veglia...
Eppure la giornata era stata meravigliosa, l'inizio di quella che sembrava una nuova vita per lei... Elisabetta non pensava, non immaginava che avrebbe potuto essere così: tutto ciò che lei aveva sempre considerato impossibile anche solo da concepire, le si era invece rivelato bello, pulito, stupendo...
Ed era stata felice, si, pur in quella situazione assurda, era stata felice come non lo era mai stata in vita sua...
Ma adesso...
Adesso nella sua mente e nel suo cuore c'erano solo dolore, orrore, rimorso, rimpianto e disperazione...
Il dolore fisico era forte, la zona era arrossata e le faceva molto male...
E la sua faccia... La faccia era gonfia e dolente, non riusciva neanche ad aprire la bocca....
Ma tutto questo non era niente, non era quella la cosa peggiore...
Ancora vivo era l'orrore per la scena terribile cui aveva assistito: una scena che non avrebbe mai dimenticato finchè fosse vissuta...
E per fortuna che Franco era riuscito ad evitare il peggio, con una prontezza di spirito incredibile aveva avuto la forza di tamponare la situazione... Anche se, certo, il peggio non era passato ma era ancora davanti a loro....
Ma se non ce l'avesse fatta... se non ci fosse riuscito...
Oh, Dio, Elisabetta non riusciva neanche a pensarci, tanto orribile le sembrava l'idea... sarebbe stata la fine, la fine di tutto....
Ma c'era anche il rimorso, nella mente e nel cuore di Elisabetta: oh, certo, lei sapeva bene di non avere colpa alcuna, ma non poteva non ripetersi che, comunque, era stata LEI la causa di ciò che era successo....
Ma in questa notte orrenda, la peggiore della sua vita, due erano i sentimenti prevalenti nl cuore di Elisabetta: il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere la sua vita e che non sarebbe mai stato.... E la disperazione perchè vedeva già i giorni bui, vuoti, desolati che l'attendevano per molto, molto tempo. Forse per tutta la vita.
E le lacrime cominciarono a sgorgare copiose dai suoi occhi.







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Ma solo un pochino... 




e ciao a tutti