Era una bellissima giornata primaverile, ma il tenente Svenson era di pessimo umore.
Forse per la prima volta nella sua vita, sentiva fortissima la tentazione di maledire il momento in cui aveva deciso di entrare nella polizia.
Intendiamoci: diventare un poliziotto era stato il grande sogno della sua vita fin da piccolo: giocando a Guardie e Ladri con gli altri bambini, lui si era sempre rifiutato di fare il ladro insistendo, invece, per fare il poliziotto.
Aveva grandi sogni, voleva essere un eroe, il difensore dei deboli e degli innocenti e il castigatore dei cattivi e dei prepotenti.
Si era classificato ai primi posti nella Scuola di Polizia: si può capire, perciò, quanto ci fosse rimasto male allorché era stato destinato in quel paesino sperduto, lontano da tutto e da tutti, dove non succedeva mai niente, al massimo qualche furtarello o una banale lite tra vicini.
All'inizio ci aveva sofferto: si era sentito tradito dal Corpo di Polizia. Poi ci si era abituato, si era adattato... E alla fine si poteva dire che si sentiva soddisfatto di quella destinazione: ci stava bene in quel paese, si ci stava proprio bene...
Tutti quelli che lo conoscevano, però, sapevano perfettamente quale fosse il motivo di quella trasformazione: si chiamava Greta, una bellissima ragazza bionda e con gli occhi azzurri che gli aveva rapito il cuore. Greta che il giorno dopo sarebbe diventata sua moglie.
E cosa gli doveva capitare il giorno prima delle nozze? Non uno ma ben due cadaveri! Scoperti casualmente da un bambino che giocava in quella specie di caverna, un antro dalle alte pareti che, seppur con un'ampia apertura all'esterno da cui entravano allegri i raggi del sole, faceva ugualmente venire al tenente un vago senso di claustrofobia.
I due corpi giacevano rannicchiati uno vicino all'altro.
Erano sicuramente morti da un bel po' di tempo, anche se il tenente, che non aveva grossa esperienza di cadaveri e che, soprattutto, non ne aveva mai visto uno in via di decomposizione, non avrebbe saputo dire da quanto.
Dovevano essere stati abbastanza giovani, due bei ragazzi, uno biondo e uno bruno.
Per tutti e due la causa della morte sembrava abbastanza chiara: un ampio foro posto alla base del cranio, subito sotto la nuca.
A quasi 10 metri di distanza, tra le rocce, una pistola: da cui mancava un proiettile.
I suoi due aiutanti avevano trovato un bossolo vicino ai due cadaveri: SOLO UNO!!!
E, intorno, nessun'altra arma, nessun oggetto contundente, affilato o meno: niente di niente. Un terreno piatto che più piatto non si poteva, assolutamente privo di spuntoni o, comunque, di zone sporgenti.
Le ferite sul cranio dei due giovani sembravano diverse tra loro, anche se Svenson non era in grado di dire molto di più al riguardo.
Ci sarebbe voluto un medico legale per dare una risposta a quelle domande, ma il tenente non era affatto sicuro che il Comando, cui aveva subito fatto telegrafare la notizia, gliene avrebbe mandato uno. Troppo lontana la città e troppo lungo il viaggio. Era il 1930 e la gravissima crisi economica che aveva colpito tutto il mondo e anche il suo Paese, aveva ridotto fortemente anche le risorse economiche destinate alla polizia.
Poteva richiedere l'aiuto del dottore del paese, un brav'uomo che faceva di tutto per i suoi concittadini. Ma Svenson dubitava fortemente che anche lui avrebbe potuto essergli molto d'aiuto. E poi, in quel momento si trovava in una fattoria isolata, dove era impegnato ad aiutare la moglie del fattore in un difficile parto: sicuramente sarebbe tornato non prima di un paio di giorni.
Così lui rischiava di andare, il giorno dopo, sull'altare con questo peso sul groppone: il primo caso "vero" della sua carriera talmente ingarbugliato da far sospettare che non ne sarebbe mai venuto a capo.
Con questi pensieri in testa, si rivolse in modo sgarbato al poliziotto che gli era venuto accanto:
"Allora" gli disse furente " avete finalmente identificato i due morti?"
"Si, signor tenente" rispose impaurito l'agente "si tratta di Carl il ragazzo biondo ed Eric,quello bruno, due fratelli. Erano proprietari di una fattoria a dieci chilometri da qui"
"Hai idea di quale diavolo potesse essere il motivo che li aveva portati a venire in questo posto schifoso?" chiese acido il tenente.
"I due fratelli erano appassionati di speleologia e da questa caverna si accede ad un sistema di grotte molto belle. Forse avevano in programma di fare un'escursione"
"Devono essere morti da diverso tempo" osservò il tenente "Come mai nessuno ne ha denunciato la scomparsa?"
"I loro genitori erano morti due anni fa per un incidente. E loro due studiavano all'Università e venivano nella loro casa natale solo saltuariamente. Probabilmente anche i loro vecchi amici avranno pensato che erano tornati in città per un motivo improvviso e che non avessero fatto in tempo a salutarli."
Il secondo poliziotto che era rimasto ad ascoltare, tossicchiò nervosamente: "Ehm... Signor tenente, non è del tutto vero che nessuno è venuto a denunciarne la scomparsa... Un mese fa si è presentata al posto di polizia una ragazza, la fidanzata di Carl.... Diceva che era preoccupata perchè non aveva più notizie del suo fidanzato, che non rispondeva alle sue lettere.... Io le dissi che se voleva poteva presentare una denuncia, ma lei, dopo averci pensato un po', decise di lasciar perdere...."
Il poliziotto tossicchiò di nuovo: "Pare che avesse litigato col suo fidanzato e non poteva escludere l'ipotesi che lui non rispondesse alle sue lettere proprio per questo motivo".
Il tenente rimase un po' pensieroso.
"L'hai mandata a chiamare?"
"Certo, signor tenente. Anzi, credo che sia appena arrivata"
Come se si trattasse di una risposta alle parole dell'agente, un urlo improvviso, straziante, riecheggiò a lungo nella caverna. Le pareti ne amplificarono il volume, facendo rabbrividire tutti i presenti: era chiara l'angoscia di chi lo aveva emesso.
La giovane ragazza che era entrata come una furia nella grotta si precipitò vicino ai due cadaveri e si inginocchiò piangendo.
Il tenente Svenson si guardò intorno a lungo e poi fissò lo sguardo sulla ragazza in lacrime... La scena era tragica e struggente, ma un leggero sorriso solcò il viso del tenente.
Aveva capito tutto: l'indomani avrebbe potuto sposarsi con lo sguardo fiero e soddisfatto di chi aveva risolto brillantemente il primo "vero" caso della sua carriera.










torniamo a noi 



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