Ecco, finalmente arrivata, la storia su Gabriellaquella per la quale avevo chiesto se qualcuna di voi portasse tale nome...
Si tratta di un mistero semplice, assolutamente senza pretese. Ci sono solo alcuni piccoli misteri, che risolti tutti insieme getteranno luce sulla situazione generale...
Risponderò alle vostre domande nel pomeriggio...
Scritto questo...
Buona lettura
GABRIELLA
Ore nove.
La donna allo sportello venne scossa da una voce imperiosa e per poco non emise un grido.
- Siamo i signori Filippi, dobbiamo vedere nostra figlia...
- Oh! – tacque per un lunghissimo istante. – Come si chiama?
- Gabriella. É arrivata qui in pronto soccorso.
- Camera... camera 235.
- Grazie.
La voce si era dispersa nell'aria e la zona attorno allo sportello era di nuovo deserta.
La donna ripensò alla coppia con la quale aveva appena parlato. Quei modi, quegli occhi, quegli sguardi, li conosceva bene, li aveva visti decine di volte; pure, in quel momento sentì una fitta d'angoscia, come se quegli occhi fossero stati capaci di trasmettere il sentimento che avevano dentro. Guardò a lungo verso il corridoio, nella direzione dove la coppia era scomparsa.
- Allora dottore, come sta?
Il medico, un tipo scuro di capelli, dall'aria decisa e professionale, lanciò una rapida occhiata alla porta e poi fissò i due, esitando come per avere il tempo di trovare le parole.
- Presenta solo una piccola ferita alla testa. Le sue condizioni sono buone, non destano preoccupazioni... la dimetteremo presto. Mi spiace, ma al momento non posso aggiungere altro.
Gli occhi dei Filippi luccicavano.
- Possiamo... possiamo vederla?
Un breve silenzio.
- Sì, va bene. Ma solo per qualche minuto. Preferiamo tenerla a riposo, per il momento.
- Grazie, dottore... grazie!
Il medico assentì e aprì la porta della camera.
La visione della sua bambina, sul letto, immobile, come se dormisse (come se fosse morta) fu troppo forte per la signora Filippi, che fatto qualche passo nella camera iniziò a singhiozzare, freneticamente, come in un dolore senza fine. Il marito l'abbracciò, teneramente, a lungo. Nessuno parlò per qualche istante. Solo il dolore faceva sentire la sua voce. Il dolore e la sofferenza.
Mezz'ora prima.
Il maresciallo Latini diede un'ultima occhiata al corpo riverso per terra prima che fosse caricato sull'ambulanza.
- Povera piccola – sospirò – speriamo che se la cavi. Abbiamo qualche elemento che ci possa dire da quanto tempo si trovava qui?
Si era rivolto al brigadiere Valli, che sostava accanto a lui.
- Beh – disse – le ferite sembrano recenti. La bambina deve aver battuto la testa contro quella grossa pietra. È uscito poco sangue. Forse è rimasta qui pochi minuti prima che la trovassimo noi.
Latini diede un'occhiata all'ambiente circostante. Lui e i suoi uomini erano immersi in un boschetto, vicino a un'area di aperta campagna, disabitata e trascurata da tempo immemorabile.
- I Filippi non sono pratici di questi luoghi, è così?
- Così pare, maresciallo. Non sono mai stati qui, a detta loro.
Mentre l'ambulanza si avviava, Latini avanzò cautamente verso la pietra.
- Cos'è quello? – indicò un oggetto chiaro, che contrastava nettamente con l'oscurità del boschetto.
- Ci era sfuggito – fece Valli, e lo recuperò. I due uomini lo esaminarono con interesse.
- Questo spiega molte cose – disse Latini. – Spiega praticamente tutto. Bisogna vedere se c'è...
Esplorò il terreno minuziosamente, fino a che non vide quello che cercava. Un piccolo tronco di legno.
- Ora è il quadro è completo – annunciò. – Non resta che una cosa da fare.
- La più difficile – commentò Valli.
Andiamo. Non c'è neanche un minuto da perdere.
Ore otto e quaranta.
A qualche centinaio di metri dal boschetto, Latini e i suoi uomini uscirono da un edificio cupo e triste e si fermarono nel cortile retrostante, i volti pallidi di rabbia.
- Siamo arrivati tardi – sibilò Latini, pieno d'amarezza. – Pure non abbiamo trovato tracce di fuga. Come possono essere andati via?
- Questi edifici vecchi hanno delle porte nascoste o dei pannelli segreti – disse Valli con sicurezza. – Forse una botola, o un finto armadio...
La sua ipotesi venne confermata. Un rapido esame portò alla scoperta di un vano segreto, invisibile se non vi si faceva molta attenzione, che permetteva a chiunque di uscire senza essere visto: un passaggio che conduceva sottoterra e che una volta all'aperto avrebbe tenuto al riparo da occhi indiscreti.
- Ci sono segni di un passaggio recente. Non dobbiamo cercare molto lontano. Contando che non ci sono mezzi di trasporto, qui...
- Quello è sicuramente un vantaggio per noi, maresciallo.
Latini si rivolse a un subalterno.
- E' riuscito a procurarsi una mappa del luogo? Quali sono le zone più probabili dove cercare?
Il subalterno, Paoli, tossicchiò imbarazzato.
- A meno di non perlustrare tutta la campagna, credo che dovremo rivolgere la nostra attenzione all'area industriale, a un chilometro da qui. È il luogo più probabile dove cercare.
Uno squillo di cellulare lo prevenne. Latini rispose immediatamente.
- Ditemi. Come? Nella vecchia fabbrica? Va bene, arriviamo subito. – Riattaccò e diede un pugno deciso sul palmo dell'altra mano. – Questa volta non possiamo fallire. Andiamo.
Ore nove e quarantacinque.
I coniugi Filippi erano ancora nel corridoio, a pochi metri dalla camera della loro bambina. Lui si torceva le mani nervosamente, camminava senza sosta e mormorava qualcosa tra sé, in preda all'angoscia. Lei era seduta su una delle panchine, e singhiozzava debolmente. Un fazzoletto le copriva parte del viso.
Quando Latini apparve nel corridoio, entrambi si voltarono nello stesso momento. Lui rimase immobile, lo sguardo meravigliato, la bocca spalancata per la sorpresa; lei fece cadere il fazzoletto che stringeva convulsamente a sé.
Poi i loro occhi scintillarono, e una nuova emozione invase i loro sguardi. Lei si alzò e corse a raggiungere Latini. Il marito sembrava incapace di compiere qualsiasi movimento.
Latini sorrise. Era un sorriso di trionfo. Poi alzò il pollice verso l'alto. Un gesto di vittoria.
Non ascoltò i ringraziamenti dei Filippi. Si limitò a dire di aver compiuto solo il proprio dovere.
Li lasciò alla loro gioia e percorse lentamente il corridoio.
Anche lui si sentiva felice; felice e soddisfatto. Si sorprese a camminare nel corridoio con un certa euforia, quasi con baldanza, e uscì dall'edificio sorridendo, dopo un rapido saluto alla donna dello sportello. La guardò per pochi istanti. I suoi occhi, il suo sguardo, conferivano a tutto l'ambiente un terribile senso di tristezza.
A voi![]()









l'oggetto chiaro che viene ritrovato è un'arma?

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