Ecco finalmente pubblicato il nuovo misteroche tante fan attendevano cum absoluta impatientia
![]()
E' una storia noir, dallo stile ermetico (mi è venuta così, lo stile mi è sembrato consono ai suoi contenuti... renderli troppo concreti avrebbe significato, in qualche modo, svilire la storia...)
Ricordo, come sempre, che le vostre domande dovranno richiedere, come risposta, solo un sì o un no. La forma è importante: perchè magari la risposta potrebbe essere diversa, a seconda di come viene posta la domanda
Ho cercato di dar vita a un mistero bello riccocosì se non altro bisogna spiegare diverse cose, senza limitarsi a un singolo fatto o a un singolo personaggio...
Postate pure le vostre domande, dubbi, commenti, impressioni: io risponderò domani... così avete tutto il tempo che volete...
Augurandomi di aver dato a qualcosa di accettabile e soddisfacente...
Buona lettura... e buon mistero![]()
LA BESTIA NEL BUIO
Paola si lasciò cadere sul divano e chiuse gli occhi.
Era finito tutto. Tutto.
Quindici anni trascorsi a combattere, ad affrontare la bestia che l'avvelenava dentro, che la tormentava, la pungolava, la soffocava. A cosa erano serviti? Quelle lotte, quelle resistenze, quei propositi, a cosa erano serviti?
Tutto vanificato da una notizia.
Quando l'aveva letta, nel giornale, pochi giorni prima, la sua mente aveva smesso di pensare, il suo cuore aveva cessato di battere.
Tutte le sue certezze erano crollate, tutto quello che aveva faticosamente cercato di costruire in quegli anni, spezzato per sempre. Per un'assurdità, per una follia. E una beffa ancora peggiore, che rendeva il tutto qualcosa di inconcepibile, di incredibile.
E dire che, pochi mesi prima, si era fatta coraggio e aveva preso una decisione importante. Perché sentiva di potercela fare. Aveva interrogato il suo cuore e la sua risposta era stata affermativa: puoi vincere, puoi trionfare sul passato. Puoi prendere finalmente in mano le redini della tua vita.
A quel punto aveva contattato Franchi e gli aveva esposto la sua idea. Lui era rimasto perplesso, aveva avuto qualche esitazione; ma poi si era dichiarato d'accordo con lei. Dopotutto era stata una sua decisione, una sua libera scelta.
Gradatamente, giorno dopo giorno, il suo progetto aveva preso forma: un lavoro minuzioso, doloroso, faticoso, interminabile, a volte interrotto da attimi di puro sconforto.
Stava per concludere, per trionfare, quando era arrivata la notizia. E allora, la sua mente e il suo cuore non avevano più retto, si erano arresi. Ed era precipitata nel baratro.
Aveva contattato Franchi per dirgli che non se la sentiva più: lei che per prima aveva creduto in quel progetto. Nessuna esitazione. Niente le avrebbe potuto far cambiare idea.
E partire, fuggire, allontanarsi da tutto?, aveva proposto Franchi, dopo essersi riavuto dalla sorpresa.
Lei aveva replicato duramente, col tono di chi ha appena sentito un'enorme sciocchezza. Perché sapeva che la bestia che covava dentro, che avvelenava il suo cuore non l'avrebbe mai abbandonata, che nessun viaggio al mondo le avrebbe permesso di evitarla, di eliminarla.
Franchi aveva insistito dicendo che il tempo non era importante. Poteva prendersela con calma. Settimane, mesi, tutto il necessario per non mandare all'aria tutto. Lei non aveva neanche risposto. Un saluto e aveva interrotto la comunicazione.
Ora, seduta sul divano, si mise a pensare. Bisognava distruggere tutto. Ogni singola traccia, ogni frammento. Era una paura irrazionale, un'azione priva di senso da una certa prospettiva: ma il pensiero che qualcosa rimanesse, vivesse ancora, le dava una fitta al cuore, un doloroso senso d'angoscia. Era una ferita non ancora rimarginata, una porta ancora aperta sul buio e sull'orrore.
La stessa porta che Paola avrebbe voluto tenere chiusa, per sempre.
Solo Sara, Franchi e pochi altri ne sarebbero stati a conoscenza. Solo loro avrebbero saputo.
Paola si alzò dal divano.
Era ora di porre fine a tutto.
Nella strada poco trafficata a quell'ora del mattino, una giovane donna sulla trentina avanzò lentamente, facendosi largo tra i radi passanti che di tanto in tanto incontrava.
Si fermò al numero 31, un condominio moderno di quattro piani, e guardò all'interno. Il portiere la riconobbe e la fece entrare. Lei sorrise e salì le scale fino al secondo piano.
Suonò il campanello.
Non era particolarmente nervosa, la solita ansia, il solito umore ballerino... Una giornata come tante.
Un pensiero la sfiorò, ma lo allontanò subito. Paola le aveva detto che voleva parlarle, ma poi non si era più fatta sentire... l'aveva richiamata, ma mai, neanche una volta, aveva ricevuto risposta...
Suonò ancora il campanello, poi si ricordò di avere le chiavi e aprì con quelle.
Messo un piede nell'atrio, percepì uno strano odore. Tossì leggermente.
- Paola? Sono io. Ti ho chiamata, ma...
Si guardò attorno.
Silenzio.
Un pensiero la colpì all'improvviso. Più insistente, questa volta.
- Paola? Paola, ci sei?
La donna raggiunse lo studio e capì. Ecco da dove proveniva quell'odore. Aprì la finestra, e un leggero vento iniziò a circolare nelle varie stanze.
“Sembra non ci sia nessuno” pensò.
- Paola?
Raggiunse la cucina.
- Sei qui? Dove...?
Un grido riecheggiò nell'appartamento. Uno strillo acuto che pareva venire da un altro mondo.
Dopo qualche minuto, la donna chiamò la polizia.
Quando riattaccò, il suo sguardo era determinato, deciso. Un lampo scuro le attraversò gli occhi.
Era arrivato il momento di agire.
Un'ora dopo, quegli stessi occhi scrutarono la strada che iniziava ad animarsi, mentre usciva da una casa modesta, in periferia.
Si fermò in mezzo al marciapiede e si guardò le mani. Era soddisfatta. Sorrise.
Pensò a cosa l'attendeva. Qualunque fosse stato il suo destino, lei era felice. Aveva compiuto il suo dovere, anche se forse avrebbe dovuto farlo molto tempo prima. Questo pensiero le diede una fitta al cuore. Poi tornò serena, e con calma si allontanò nella via...
Nella casa che aveva appena lasciato, invasa dal silenzio, un foglietto sgualcito, ripiegato più volte, si lasciava dolcemente cullare dal vento. Vagò da una parte e dall'altra, fino a quando non scomparve sotto un divano e lì rimase. Nella carta anonima, giallastra, si potevano leggere poche righe, vergate con mano tremante. Tra le righe, chiazze scure avevano reso illeggibili alcune parole, a testimoniare il dolore e l'angoscia, la rabbia e la vendetta.
![]()















