Questo vuole essere uno sfogo, ma anche un tentativo di raccogliere voci e forze per fare qualcosa contro il sistema italiano.
Come molti di voi sono una Psicologa, SPECIALIZZANDA sia in una scuola di Psicoterapia che in un master clinico sanitario.
Come altrettanti molti di voi, i lavori che faccio nell'ambito psicologico sono GRATUITI (volontaria), ho mandato curriculum a destra e manca, mi sono presentata in varie strutture con progetti, sono in attesa di alcuni colloqui, ma per ora nulla di nulla. Mi devo barcamenare con altri mille lavoretti non inerenti alla professione pur di portare a casa qualcosa, avendo anche un bambino.
Il mio sogno è entrare in ospedale: per poter accedere ai concorsi di dirigente bisogna attendere la specializzazione, le rimanenti borse di studio o assegni di ricerca vengono simpaticamente assegnate ai figli dei cugini dei nipoti della sorella di qualche primario.
Ho fatto il tirocinio post-lauream e sto facendo il tirocinio di specialità in ospedali diversi e mi rendo conto sempre più di quanto in buone parte delle strutture ospedaliere vige una mentalità tipicamente medicalizzata e fortemente screditoria nei nostri confronti, che veniamo relegati, nel settore sanitario, ad un ruolo di "riserva", di serie b, a volte completamente anonimo, non essendo (ahinoi) medici!
Un esempio per tutti: mi reco al mio primo appuntamento con una paziente, all'interno di un ospedale (grossa struttura pubblica, di un capoluogo di provincia). Mi dicono che la stanza (perchè di più non c'è) di psicologia si trova "vicino al reparto di endocrinologia (notare l'attinenza). Mi reco al reparto e chiedo. Mi guardano come se fossi un'appestata: "Ma questo è il reparto di endocrinologia!!!". Probabilmente pensano che sia la paziente e non la Psicologa! Allora mi sposto su quel piano (perchè mi han detto che era lì) e mi reco in otorinolaringoiatria. Chiedo nuovamente e mi guardano sempre più come pazza. Questa persona esce dal suo studio, si incammina nel corridoio e scopre in quel momento, con me, che la porta accanto al suo studio ha un fogli A4 sopra con scritto "Stanza di psicologia". Aggiungendo ironizzando: "Ma pensa te, ho scoperto una cosa nuova!".
Ecco, io oggi mi sento più o meno come quella stanza: gli altri ti stanno vicino ma non sanno che ci sei e per cosa sei lì, o fanno finta di non vederti.
Per non parlare dell'impero farmaceutico, della facilità con cui la nostra figura viene rapidamente sostituita da un antidepressivo o un ansiolitico. Pazienti o familiari che in ospedale chiedono un supporto psicologico (io stessa testimone) e che si trovano un bel Lexotan sul comodino. Per chiacchierarci è fenomenale!!!
O anche della facilità con cui, chiunque, riesce a fare diagnosi psicologiche, anche in pronto soccorso! Sindromi depressive che fioccano solo perchè un paziente vi si reca col mal di pancia e lo sguardo un po' spento di chi ha i crampi (sempre io stessa testimone).
Dulcis in fundo, cosa leggo ieri? Che hanno aumentato gli stipendi agli specializzandi di medicina. Si parla di circa 2000 euro al mese. Che possono arrotondare con guardie notturne, per esempio, di circa 250 euro l'una.
E se leggete nei forum di alcuni specializzandi medici, troverete chi si LAMENTA!!!!!!!!!!!
Beh, che dire? Che sono stufa? Che sto pensando di cambiare vita e di ingegnarmi con qualcos'altro?
Ma io non voglio demordere!!! Questo è quello che voglio fare, questa è la mia passione, il mio sogno e non voglio smettere di rincorrerlo.
Poi però faccio i conti con un bell'esame di realtà e mi dico: ma quanto si può andare avanti così, pagando e pagando per la formazione, per un curriculum stellare, sperando che prima o poi qualche santo ci illumini la via professionale? E che possibilità ci sono che quel santo non sia una "conoscenza" o un parente?
Allora mi chiedo: perchè dobbiamo sempre abbassare la testa e adattarci ad ogni forma di lavoro, che spesso non c'entra nulla con quelli che sono stati i nostri sacrifici di anni di studio? Perchè lo Stato non fa niente per noi, non accoglie almeno quella benedetta richiesta del Presidente dell'Ordine nazionale di valutare la possibilità di istituire la figura dello Psicologo di base che affiancherebbe il medico di famiglia? Perchè non possiamo farci sentire, raccogliere firme, petizioni, far sapere ai piani alti che se l'Italia vanta 1/3 degli Psicologi di tutta Europa, dovrebbe far qualcosa per assicurare a buona parte di questi un futuro che non sia solo di disoccupazione?
Io da sola non penso di poter fare molto, ma se ci uniamo e se qualcuno sa come possiamo muoverci, forse riusciamo a fare qualcosa. Per noi. Per il nostro futuro.







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devo lottare persino con i medici, per chiarire cosa faccio o posso fare. Ho 31 anni, e lavoro 3 ore a settimana. Non posso iscrivermi alla scuola di specializzazione. Non ho soldi. Ebbene, ho dato l'anima per fare questo mestiere in cui credo ciecamente, cerco sempre di tenermi aggiornata, leggo, studio, faccio corsi, e mi ritrovo al punto di partenza. E' triste. Veramente triste. Forse bisognerebbe istituire un comitato regionale degli psicologi, dove mettere per iscritto punto per punto le difficoltà che riscontriamo nell'ambito medico. Anch'io sogno di lavorare in ospedale, ci sono cresciuta in ospedale, come paziente, e voglio tornarci unendo la scienza e l'esperienza. Invece sono costretta davanti questo pc, e ho paura, paura di perdere anche i miei sogni.