Grazie mille Guglielmo, mi hai fatto venire la pelle d'oca!

Provo a formulare un'ipotesi.
Il senso del tragico è un'esperienza universale, perché in ogni ambito e stadio
della vita vi è un conflitto di opposti. La scissione in estremi opposti, ha senso perché l'armonia infranta si ricompone a un livello più profondo.
Nella tragedia greca antica, ogni personaggio è fissato nell'obbedienza di alcuni valori, e si deve necessariamente scontrare con un altro personaggio con valori opposti. Il tragico consiste nel fatto che i valori di entrambi i personaggi avrebbero di per sé una giustificazione e che però nell'azione si possono realizzare solo con l'annientamento dell'opposto, che è ugualmente legittimo. Così entrambi diventano colpevoli e viene frustrato il loro desiderio di agire giustamente. La soluzione non può aversi che mediante un esito tragico, in cui si ristabiliscono i diritti etici e l'unità di senso del tutto.
"L'uomo attraverso la tragedia si riappropria delle sue passioni contrastanti e realizza che gioia e dolore sono entrambi necessari, sono entrambi presenti nella vita. Impara a godere tanto dell'uno quanto dell'altra. Egli apprende la natura tragica della vita. ” F. Nietzsche, La nascita della tragedia.
La ricerca di Nietzsche parte dall'individuazione delle due componenti tipiche di ogni individuo: apollineo e dionisiaco. Apollo è il dio dell'equilibrio, della misura; Dioniso è il dio della sfrenatezza, dell'estasi. L'apollineo è di conseguenza la parte razionale, il dionisiaco quella istintiva ed emotiva, di ogni opera d'arte. Chi riesce a conciliare nel proprio modo di essere le due componenti, possiede il senso della tragedia, del tragico, che è la perfetta sintesi di entrambe. Chi invece si lascia trascinare ad es. dalla troppa razionalità, vive male perchè rimane scisso e non trova un equilibrio.
Ho detto castronerie?

Ciao