L'uomo era depresso, la faccia scavata, l'animo lacerato. Chi l'avesse rivisto dopo neanche 3 anni, non l'avrebbe riconosciuto tanto gli eventi lo avevano marchiato a fuoco.
Eppure, quando allora aveva preso quella decisione, gli sembrava di essere nel giusto: credeva di fare bene, che tutti avrebbero riconosciuto la giustezza del suo operare.
Ricordava ancora quel giorno di primavera, quando, alfine, aveva deciso ( o si era fatto convincere?... ) e messo in atto i suoi propositi. Erano tutti d'accordo e tutti insieme erano passati all'azione...
Poi, la situazione era precipitata in pochi giorni. Le cose non erano andate come speravano e lui era stato costretto ad abbandonare Roma, la sua città natale, sentendosi addosso l'odio ed il rancore che ormai lo circondavano.
E poi, e poi.... Erano stati giorni duri, di tensioni, di pericoli... Giorni, mesi, anni durante i quali aveva sempre pensato al suo riscatto, al modo di vendicarsi e tornare a casa...
Si era anche illuso che la grande rivincita fosse a portata di mano: ma poi tutto era nuovamente svanito...
E adesso... adesso non sperava più. Le ombre del passato lo rincorrevano, gli incubi popolavano le sue notti. E anche i rimorsi, quei rimorsi a lungo scacciati dalla mente, avevano cominciato a fare capolino. Lui aveva UCCISO! E aveva ucciso chi mai avrebbe pensato lui avrebbe potuto farlo....
Credeva di aver fatto bene: ma, adesso, non ne era più così sicuro, non pensava più di essere stato LUI nel giusto.
Un'improvvisa stanchezza gli piombò addosso: no, non avrebbe trascorso ancora un'altra notte a rincorrere i suoi incubi.
Si rivolse ai due uomini che erano al suo fianco e comunicò loro la sua ultima decisione. Irrevocabile.







).
).


)