
Originalmente inviato da
psicopatic
Ma immaginiamo che tra un analista ed un analizzato, entrambi appena conosciutisi, avvenga un incontro casuale fuori dall'ambito professionale. Il rapporto, in quest'ultimo caso, pur essendo intaccato dall'influsso terapeutico in cui è radicata la relazione, troverebbe comunque spazio per intensificarsi in una ramificazione del tutto estranea al contesto psicologico. In pratica: l'analista non può (e forse non desidera) essere psicologo sempre e comunque. Mi chiedo dunque in un caso come questo, com'è possibile distinguere gli effetti di una forte empatia - non scaturita da lacune inconsce degli "attori" - da un transfert e controtranfert assolutamente circoscrivibili nella cerchia delle teorie psicologiche? (che siano freudiane, junghiane, lacaniane o più recenti ancora non ha importanza)