Grazie della risposta e scusa se solo adesso rispondo.
Ho capito quello che vuoi dire e, no, non mi hai creato ulteriore confusione, tranquilla. Per continuare a risponderti, quando mi hai fatto notare che ho posto la domanda in termini di efficacia, è perché sono troppi anni che non sto bene quanto vorrei e dovrei, seppure ho fatto grandi progressi rispetto prima; allora sono spazientito ed ho anche perso molta fiducia, dopo l'ultima esperienza terapeutica, con una specialista di scuola integrata, andata male, che mi ha lasciato davvero male. Come immagino saprai, in queste terapie, è facile che il rapporto sia molto stretto, di condivisione di emozioni e pensieri e, come è facile immaginare, quando in un rapporto stretto, nel quale metti tante, fiducia, le cose poi vanno male perché ti capita di non essere più percepito e visto come prima, allora viene da ritirarsi, soprattutto quando tenti di far capire in tutti i modi quello che pensi ma non ci riesci e, anzi, ti viene risposto così: "Con te è proprio difficile; ho difficoltà: molte volte non mi vedi proprio". Cioè, le stesse sensazioni che provavo io. Allora molli tutto, addolorato, e ti ritiri in te stesso, visto che quando parli non riesci a farti capire, e dall'altra parte ci sono le stesse lamentele. Ora, siccome chiudersi in se stessi, dopo un po' di tempo non serve più ma, anzi ti fa fare pericolosi passi indietro, viene fuori la voglia, anzi l'istinto di sopravvivenza che ti porta a reagire, come sta venendo a me da qualche mese a questa parte.
Tornando alle cose che mi hai scritto, non so se adesso bado più al risultato che alla relazione per via di queste delusioni; di sicuro sono stanco, non ce la faccio più e difficilmente mi fido di qualcun altro psicoterapeuta, per quanto mi renda conto di avere difficoltà che senza l'aiuto di uno specialista difficilmente potrò superare. Qualche settimana fa, infatti, ho provato ad incontrarne un altro, e a pelle mi stà anche simpatico, però due cose mi hanno fatto prendere una pausa: il fatto che alla fine dell'incontro mi dice:" 50 con fattura, 40 senza".

Cioè, mi devo fidare di un evasore? "Vabbè..." pensai "mi sforzo di guardare ad altre cose: mi astengo dal giudizio, considerando che mi sta simpatico a pelle". Eppoi la seconda, cioè il fatto che lavori in un ambulatorio condiviso con altri 4-5 medici di altro genere, con una caos generale che spesso mi disturba (per esempio durante qualche seduta ho sentito un bambino nella stanza affianco che gridava mentre faceva logopedia con un un altro dottore) ed una sala d'aspetto solitamente strapiena di gente, con conseguente perdita di privacy e tranquillità. Tutto questo mi ha ulteriormente deluso, perché non so se continuare (tenendo conto però che mi sta abbastanza simpatico a pelle), e provare a continuare e non dare importanza alla mancanza di privacy e del vociare che spesso proviene dalle altre stanze, se non delle vere e proprie interruzioni, dove la gente bussa la porta ed entra per chiedere informazioni del tipo:"Dove posso trovare il dottore Tal dei Tali?". Insomma: secondo me non è l'ambiente ideale per una psicoterapia, o no? O sono io quello che trova sempre i problemi e le cose che non vanno? Rispondetemi: sono legittime queste obiezioni? Dicevo, adesso sono in pausa, anche con la scusa di impegni reciprochi, ferie, interventi chirurgici ed altro, e vorrei approfittare di questo periodo per valutare se continuare o meno, tenendo conto di tutti questi fattori, che non mi fanno affrontare le sedute tranquillamente sebbene d'altra parte, il fatto di aver già condiviso molte cose ed aver avuto un buon feeling in pochissime settimane, mi portano ad essere indeciso. Ecco: oggi mi trovo in questa situazione. Avreste da darmi altri spunti su cui riflettere?
Saluti
Alessandro