Sono passsati molti anni da quando Freud ebbe la geniale intuizione dell''idea di conflitto come categoria centrale della teoria psicoanalitica, idea che è ancora ritenuta l'unico "punto di vista" del buon Sigmund che abbia resistito al tempo. Il concetto di conflitto può essere esaminato da diversi punti di vista, ma quello che io vorrei approfondire è la sua forma latente, come nelle nevrosi, dove gli elementi del conflitto manifesto sono solo la copertura deformata o sintomo di un conflitto sedato. Quando il conflitto resta inconscio, padroneggia l'individuo nel suo rapporto con se stesso e con gli altri, perchè in molti suoi aspetti la relazione interpersonale è una esteriorizzazione, una proiezione del rapporto con parti scisse di sè. Quando si parla in analisi, di trasformazioni strutturali, ci si riferisce ad un superamento di tale conflitto, ad un accesso a soluzioni strutturali prima ignote, "rimosse".
Perchè può avvenire che un conflitto (ad esempio una carenza affettiva primaria) anche se analizzato e divenuto per il paziente una lucida consapevolezza, non riesce ad aprire spazi trasformatori, in quanto resta cosi profondamente strutturato nella psiche di un individuo da paralizzarlo nel passato e condizionarlo ancora nel presente.
Cosa è cambiato oggi nel trattare il materiale rimosso, rispetto ai tempi di Freud, che sicuramente non poteva disporre dei mezzi teorici e clinici che possedete oggi voi psicoanalisti del 2000?
Chiedo scusa se la domanda è banale o non correttamente impostata dal punto di vista teorico; spero almeno che il quesito sia chiaro.
.







Rispondi citando


. Già so che mi dirai che è necessario....