Salve giallisti
La pubblicazione del mio ultimo giallo vero e proprio risale all’11 marzo…quindi siate clementi
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Cmq per chi avesse letto il primo giallino che ho postato….qui ritornano le avventure in terra di Sicilia del commissario Angelo Russo…
Buona lettura!
TACCHI A SPILLO:
- Amunì Giusi…’a machina è a ssuli…allestiti!!-
- Arrivo, un minuto che saluto ‘u picciriddu!! –
Angelo odiava aspettare, guardava continuamente l’orologio.
Alle 7 e 15 avrebbero dovuto prendere l’aliscafo per Favignana e ancora sua moglie non si decideva a salire in macchina.
Era la prima volta, da quando era nato il piccolo Salvatore che Angelo e sua moglie partivano da soli per un week-end lasciando, senza tanto preu da parte sua, il bambino nelle mani di sua suocera.
Per tutto il tragitto verso il porto di Trapani Giusi stette in silenzio tirando su col naso e asciugandosi le lacrime che ogni tanto le scinnìanu.
Angelo la taliava scuotendo la testa e pinzava: “Fimmini!!! chi c’è ri fari!”
D’un tratto squillò il cellulare… - Giusi viri cu è! – disse il commissario.
-E’ Spatafora…che faccio? Arrispunno? –
- Uncà, certu!! Passamillu!! ….Spatafora prima di parlare ti avverto: fa che sia na cosa importante altrimenti sono cazzi tuoi!! –
Il vice commissario accuminciò a sudare freddo a quelle parole, sapeva che Russo non scherzava, ma stavolta era giustificato.
- Commissario è successo un gran casino! Sono a Villa Ernandez….hanno ammazzato alla padrona di casa. Deve venire subbito!! -
- Miiiiinchia!! – Fu l’unica cosa che uscì dalla sua bocca. Gettò il telefonino sul cruscotto senza nemmeno chiudere la telefonata e fece, sgommando, una “regolarissima” inversione ad U, mentre dall’altro capo del telefono Spatafora vuciava. – Commisario…commissario…!!-
- Ma Angelo, unni stai ennu? Chi successi? –
- Non si parte più Giù …! Hanno ammazzato a Fanny Ernandez!
- Maria Santa! Mischina! – E così dicendo si fece per tre volte il segno della croce.
Il commissario Russo arrivò a Villa Ernandez che erano quasi le 7e 30; era un’antica villa in stile liberty costruita nei primi anni del ‘900 circondata da grandi vigneti.
La famiglia Ernandez era, infatti, una vecchia famiglia nobiliare di origine spagnola che negli anni era riuscita a non finire in disgrazia, e anzi a prosperare grazie alla propria attività vinicola, soprattutto alla produzione del marsala Ernandez, ormai accanusciutu e apprezzato in tutto il mondo.
Fanny Ernandez poi, era na fimmina di mondo a cui piaceva fare la bella vita!
Da giovanissima aveva fatto la modella per gli stilisti più famosi, poi avia accanosciuto un giovane avvocato veneto, Andrea Padovan, e si erano sposati velocemente perché le malelingue dicevano che fosse incinta.
Una volta maritati si erano trasferiti in Sicilia e il marito avia accuminciato a lavorare col suocero nell’impresa di famiglia tralasciando la sua carriera d’avvocato.
Effettivamente, a conferma delle voci, doppo pochi mesi dal matrimonio era nata na picciridda, Giada, che adesso avia circa 20 anni.
Il commissario Russo, così come tutti in paese, conosceva la vita della famiglia più in vista della zona, anche picchì gli era capitato di leggere i giornali di gossip che sua moglie accattava e in cui Fanny era sempre presente, sia perché invitata a feste, sfilate importanti, sia per via dei pettegolezzi che riguardavano la sua vita privata.
Diversamente dalla madre, Giada Padovan, era molto più riservata e meno appariscente.
Impossibile non fare un paragone tra le due fimmine.
Il commissario le aveva incontrate pì casualtà due mesi ‘narrè a casa del questore durante una festa di beneficienza, na festa di chiddi dove la gente ricca fa finta di preoccuparsi tanticchia di l’autri sulu pi darisi importanza.
‘Na grandissima pigghiata pu’ culu per come la vedeva Angelo !!
Insomma, quella volta s’addunò di come madre e figghia fossero completamente diverse, ma complementari: Fanny paria na picciridda, bella, solare, piena di voglia di fare, dispensava sorrisi a chiunque la taliava , attirava gli sguardi vogliosi dill’ omini e chiddi ‘mmiriusi dell’autre fimmine.
Più defilata e timida era la figlia,. L’aspetto era quasi anonimo, ma se la si taliava bona ci si accorgeva che non era affatto laria, anzi… era bedda, ma di na biddizza quasi scialba, che non riusciva ad emergere per via della presenza della madre.
Eppure quello che aveva notato Angelo è che non c’era alcuna rivalità tra le due donne.
Si cercavano continuamente con lo sguardo, si sorridevano…erano complici.
Russo s’arripigghiò improvvisamente dai suoi pinzeri.
- Commissario, venga! La porto dove abbiamo trovato il cadavere.- gli disse Spatafora vedendolo arrivare.
- Spatafora che sono tutte ste machine qui? Non mi dire che i fotografi arrivaru prima di mia…-
- No, non si preoccupassi! c’era una festa ieri sera alla villa. Sono le machine degli invitati che erano ancora presenti, li abbiamo trattenuti mentre l’aspittàvamo.-
- Hai fatto bene!!- disse dando un colpetto sulla spalla al suo vice – Amunì rintra e nel frattempo mi cunti un poco che è successo.- Fece Angelo dirigendosi dentro la villa.
- Agli ordini commissario- disse Spatafora scattando sugli attenti inorgoglito dal tono usato da Russo.
– Stamattina intorno alle 5 ci ha chiamati il marito della vittima, Andrea Padovan. Era agitato. Disse di aver trovato in camera da letto la moglie morta.-
- Com’è morta?-
- Ha una scarpa con un tacco a spillo chiantata in testa…-
- Un tacco a spillo??- Ripeté incredulo il commissario.
- Un tacco a spillo – annuì Spatafora – Sa, sti scarpe moderne? Ha un tacco di metallo.-
Il commissario scosse la testa. L’aveva sempre detto lui che le scarpe cu ‘u tacco erano armi improprie, soprattutto quando sua moglie lo minacciava di tirargliene una in testa.
- E dimmi, che si festeggiava? Festeggiamenti prolungati poi…visto che gli invitati erano ancora qui alle 5 del mattino…!! -
- Sì commissario, la “Ernandez Vini” ha portato a casa dal Vinitali un bel po’ di premi col suo Marsala. Stavano festeggiando questo. –
- Ah sì! Avevo sentito! –
Entrando in casa il commissario vide schierati gli ospiti presenti nella villa al momento del delitto.
Assittata su di una poltrona al centro del salotto c’era Giada Padovan cu la facci gianna gianna e in evidente stato di shock; le lacrime le scinnianu senza sosta, ma nessun lamento usciva dalla sua bocca, l’occhi parevano assenti, lontani.
“Povera ragazza” si trovò a pinzare il commissario.
Accianco a lei c’era il padre, Andrea Padovan. L’uomo era seduto nel bracciolo della poltrona della figlia e ogni tanto la accarezzava la testa. Russo notò che pareva più innervosito per la presenza delle forze dell’ordine, che addulurato per la scomparsa di so’mugghieri..
Tra gli altri volti conosciuti dal commissario c’era Valerio Tauri, famoso stilista che la Ernandez sicuramente conosceva da quando da picciotta sfilava in passerella.
Lo stilista era circondato da uno stuolo di bedde fimmine che dovevano essere modelle perché erano aute aute e sicche sicche.
Più a destra nella stanza c’era l’onorevole Luigi Cassarà con la moglie Rossella.
A quanto ricordava il commissario la signora Cassarà e la Ernandez erano amiche già da picciuttedde e anche Rossella avia provato a sfondare nel mondo della moda senza grandi risultati.
Appoggiato allo stipite della porta che dava in una sala più grande dove probabilmente s’era svolta la festa, c’era l’avvocato Antonio Agueci, si occupava degli affari della “Ernandez Vini” ed era buon amico di famiglia soprattutto di Padovan; in realtà per qualche tempo circolò voce che l’avvocato e Fanny avianu avuto una relazione clandestina, mai confermata.
Russo si firriò in tunnu.
C’ erano altre facce che riconosceva, che avia visto nei giornali, ma che non sapia chi mestiere facessero o picchì erano in quei giornali e in quella casa.
- Spatafora dov’è il cadavere?- disse d’un tratto il commissario - Di queste persone ci occuperemo dopo.-
- Acchianassi al piano di sopra. E’ nella cammara da letto.-
Arrivato alla cammera, il commissario chiurìo istintivamente l’occhi per lo sconcerto e il dispiacere.
Non era mai bello vedere un cadavere, e lui, che pure ne avia visti a tinchitè, non si riusciva ad abituare alla morte, soprattutto se a moriri era na fimmina bella e piena di vita come a Fanny Ernandez.
La donna era distesa per terra. In fronte una scarpa col tacco trasuto di qualche centimetro nel cranio.
- Il medico legale dice che deve essere morta sul colpo. Dopo essere stata colpita cariu sbattendo violentemente la testa anche per terra.- riferì Spatafora prontamente.
Russo ascutò in silenzio, si guardò intorno. Fanny aveva entrambe le scarpe ai piedi.
Di fronte al corpo c’erano degli scaffali chini chini di scarpe di tutti i tipi. Il commissario ne aveva viste accussì assai solo quando accompagnava sua moglie per negozi.
Alcune erano abbattute e saltava all’occhio il fatto che mancava proprio una, chidda che era in testa alla povera Fanny Ernandez.
-Commissario?! – una voce proveniente dal corridoio lo ridestò - le devo parlare! –







quindi siate clementi


ma l'ho scritto in pochissimo tempo e non l'ho ritoccato molto...
nessuna difficoltà nella comprensione












5 su 5...