Il Prof. Manlio Merolla è avvocato e docente universitario di criminologia, nonché direttore della rivista Lex et Jus
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Nel comitato scientifico della rivista figurano magistrati, statistici, psicologi forensi, avvocati e pedagogisti.
Le contromisure legislative sono bipartisan solo sulla carta, nella realtà escludono ogni soggetto maschile dalla possibilità di tutelarsi dalla violenza domestica.
Il numero verde antistalking 1255, ad esempio, istituito per iniziativa governativa a valle del varo della legge, rifiuta di accogliere le denunce degli uomini.
Anche recandosi in commissariato gli uomini hanno scarse possibilità di essere “presi sul serio”., con livelli di comprensione ed accoglienza infinitamente inferiori rispetto alle donne.
La donna che denuncia di aver subito una violenza ad opera del proprio partner acquista lo status di “vittima”. Un uomo che denuncia di aver subito una violenza psicologica, fisica o sessuale ad opera della propria partner viene declassato con commiserazione allo status di “inetto”.
A tutti i livelli, ad iniziare dall'appuntato dei Carabinieri che riceve la denuncia.
Il 74% del campione maschile analizzato dagli studi statunitensi (in Italia non esiste nulla) ha riferito atteggiamenti di derisione, perplessità, in alcuni casi “consigli” irridenti di sbrigarsela da solo senza disturbare le autorità.
Concorderà, spero, che la vendetta fai-da-te non può essere una risposta istituzionale sostenibile.
La donna che denuncia una violenza viene accolta, compresa, assistita, supportata. L'uomo, di contro, viene indotto a provare come minimo imbarazzo - se non addirittura vergogna - quindi è portato a nasconderla. Il sommerso delle violenze subite da soggetti di genere maschile risulta pertanto stimabile in dimensioni enormemente superiori al pur considerevole sommerso di violenze non denunciate dalle donne.
Ha ragione, alcune domande potrebbero suscitare perplessità....
Ma il questionario non è che la trasposizione al maschile di quello somministrato ad un'utenza femminile dall'ISTAT, per la famosa indagine sulle violenze di genere pubblicata nel 2006.
Quindi la prima perplessità è sul fatto che nessuno sollevi obiezioni quando l'ISTAT - ed il Ministero Pari Opportunità che ha commissionato l'indagine - divulgano il dato di 7.000.000 di vittime come proiezione dell'indagine effettuata con interviste telefoniche.
Forse sarà perchè, tutt'ora, chi cita il dato dimentica di dire come è stato raccolto?
Forse perchè sorgerebbe il legittimo dubbio che anche le anonime intervistate potrebbero aver “dato sfogo a racconti fantasiosi dettati da una pluralità di motivi”, esattamente come insinuato per gli uomini? Vogliamo aggiungere che la “scientificità” di quella indagine comincia con la scelta delle intervistatrici telefoniche prese dai centri antiviolenza? vogliamo continuare con quelle che erano le domande fatte alle intervistate (domande fatte opportunamente sparire dalla rete, ma ormai ben conservate da molti ) :
-Il tuo partner ti ha mai criticato per come hai cucinato?
-E’ capitato che il tuo partner non si sia nemmeno accorto della tua nuova acconciatura?
-Ti ha mai criticato per come spendi il denaro?
Ogni intervistata che ha risposto “SI” a questo tipo di domande alla fine risulta una di 7.000.000 di donne che hanno subito violenza domestica , nulla cambiava se il tono del partner fosse stato:
-Cara, sai la volta scorsa la pasta al forno è venuta meglio, oggi mi sembrava un po’ scotta.
-Tesoro, questo mese avremmo dovuto rinunciare al parrucchiere tu e alle partite allo stadio io, ci
sono da pagare quelle rate semestrali delle assicurazioni e siamo agli sgoccioli.
Nessuna obiezione, il dato finale dei 7.000.000 di vittime viene impunemente sbandierato in totale assenza di verifica, visto che l'etichetta ISTAT lo rende attendibile per antonomasia.
Prova ne sia che un identico questionario, proposto da soggetti esterni all'ISTAT, suscita immediatamente critiche, dubbi sulla faziosità dell'indagine e sugli scopi occulti dei promotori.
In questo caso, invece, Merolla & c. dichiarano in anticipo il metodo di raccolta dei dati, prima ancora di sapere quali risultati potranno uscirne.
Come metodo, appare estremamente più trasparente Merolla che l'ISTAT, non crede?
Quanto alle domande:
per la B1 e la B12 c'è un equivoco di fondo: La prego di leggere meglio, nessuno pretende di imporre alcunchè. Ferma restando la possibilità femminile di rifiutare un rapporto, si chiede agli uomini se da tale più che legittimo rifiuto nasca una sofferenza.
La donna , in sostanza, è perfettamente libera di ripensarci anche dopo aver dato inizio ai preliminari, ma l'uomo è altrettanto libero di starci male, non crede?
Senza per questo imporre alla propria compagna di continuare controvoglia, per carità.
Accetta serenamente e rispetta la volontà di lei, ma se ne soffre può dirlo in un questionario, o è vietato?
Comunque, al proposito mi consenta un parallelo anche se certamente lo riterrà “azzardato”:
mettiamo che lei abbia appetito ed è seduta ad un tavolo, via via le poggiano sul tavolo un bel piatto
di linguine al tartufo, poi zuppa di monococco al nero di seppia, tartare di gamberi e crema di mozzarella al basilico o una bella aragosta e così varie altre splendide pietanze; lei quasi viene meno aspettando giustamente il “buon appetito”, invece il tavolo va via sventolando il fazzoletto
ciao ciao…… . Le domando: Lei soffrirebbe o no nel vedere il tavolo che se ne va? La persona che
le ha messo le pietanze sotto il naso, poteva arrivarci col cervello o no a capire che lei ne avrebbe avuto una sofferenza psico-fisica neanche breve? se la risposta fosse “SI” perché lo ha fatto?
In ogni caso l'indagine, come ampiamente specificato dall'ISTAT, è impostata sulla percezione di violenza, pertanto nel questionario originale molte domande al femminile (sei mai stata criticata per la pettinatura, per la cucina, per la gestione della casa, etc.) si riferiscono ad eventi che assumono carattere di violenza nella percezione della donna pur non avendo nulla di violento nelle intenzioni dell'uomo.
I dati sono stati raccolti e pubblicati, nessuno si è mai preso il disturbo di contestarli nel merito o nel metodo.
A ruoli invertiti, anche la donna può benissimo usare violenza al proprio partner senza averne la consapevolezza, in totale buonafede.
Non è una criminalizzazione, è una raccolta di dati che le fonti istituzionali non hanno mai fatto.
Se lo avesse fatto l'ISTAT, usando identico metodo per utenze femminili e maschili, Merolla & C. si sarebbero volentieri risparmiati la fatica.