Cari colleghi, vorrei esporvi un caso spiacevole capitatomi di recente per sapere come vi comportereste al posto mio o se magari qualcuno è già passato attraverso un'esperienza simile. Mi scuso per la lunghezza, ma ringrazio di cuore sin da ora chiunque avesse la pazienza di leggere e volesse darmi un parere.
Ho svolto una consulenza finalizzata a verificare se un bambino frequentante la prima elementare avesse problemi di memoria perchè, a detta della sua insegnante, non assimilava niente e, per quanto assurdo, sin da novembre
dichiarava lo avrebbe bocciato (novembre, avete capito bene...). La fonte di tale informazione è duplice e disinteressata, quindi la do per buona. Il consulto mi è stato chiesto dalla mamma su invito dell'insegnante stessa (che, prima, le aveva detto di andare dall'oculista e poi dal pediatra. Non soddisfatta, pure lo psicologo...tanto mica pagava lei, pagava la mamma). Tra l'altro ne è emerso un deficit ottico di due diottrie e mezzo per occhio, che hanno dunque reso difficoltosi i primi mesi di apprendimento del bambino.
Questi, di sei anni tondi tondi appena fatti, non ha mostrato deficit significativi in nessuno dei test di memoria, se non una immaturità (secondo me non sufficiente alla bocciatura) dovuta anche all'aver fatto un solo anno d'asilo ed aver anticipato l'ingresso alle elementari. Ma non è questo il problema.
La madre del bambino, sin dall'inizio, ha espresso la volontà di portare la mia relazione finale all'insegnante per fargliela vedere, così da "accontentarla". Conscio della questione privacy, ho così redatto due copie della relazione: una standard per la famiglia, una con le sole iniziali del bambino senza alcun ulteriore riferimento anagrafico, indicazione della scuola, di altre persone a lui legate e persino senza specificare quanto fatto durante le sedute. Erano incluse soltanto le osservazioni e le mie conclusioni sulla memoria, ivi incluse poche righe standard nella quale sottolineavo come eventuali ritardi di apprendimento a questa età possano essere anche normali e solitamente si risolvano spontaneamente in seconda elementare. Ho aggiunto tale nota visto che di frequente lo scopo è appunto quello di sapere se convenga o meno bocciare il bambino per aiutarlo a rimettersi in pari con la classe di appartenenza. Un eccesso di zelo, insomma.
Come temuto, la mamma del bambino non solo le ha portato la suddetta relazione ma l'ha anche lasciata alla maestra. Questa, leggendo la parte suddetta sulla bocciatura, avrà realizzato di avere il carbone bagnato (perchè oggettivamente l'idea di bocciarlo dopo un mese di scuola è grave) ed è partita al contrattacco. Essendo la relazione stampata su carta intestata, mi ha telefonato e ha cominciato a chiedermi conto e ragione di quanto scritto nella relazione, specie la storia della bocciatura. Le ho ovviamente risposto che per questioni deontologiche non potevo riferirle nulla ma che, relativamente alla nota sulla bocciatura, era una mia prassi standand. Lei ha insistito per incontrarmi per "farmi vedere cose che in due o tre sedute mica si possono vedere" ma ho rifiutato categoricamente la cosa, affermando che il mio lavoro era terminato con lo svolgimento della richiesta fattami (ossia un check della memoria).
Per farla breve, ho realizzato che la maestra (che a giudicare dai quadernoni del bambino, zeppi in modo incredibile e spesso immotivatamente di note a caratteri cubitali anche solo per aver saltato una pagina, ha decisamente preso di mira il bimbo) sperava in una mia diagnosi relativa ad un deficit qualunque per avere un motivo ufficiale per bocciarlo.
Avendo avuta tutt'altro cos'ha pensato bene di fare?
SCREDITARMI di fronte alla madre. Non solo ha messo in dubbio che, essendo giovane non avrò esperienza (uno: avrò una voce giovanile, visto che non mi conosce - due: da che pulpito viene la predica, visto che la laurea in psicologia, lo sbattimento per diventare psicologo e la gavetta l'ho fatta io, mentre lei non ha i titoli tali da poter obiettare la mia professionalità) ma è persino arrivata a dirle una cosa di una gravità spaventosa, vale a dire che durante la telefonata le avrei riferito cose personali sulla madre e sul bambino violando il segreto professionale! Quindi esattamente l'opposto di quanto accaduto! Le ha anche fatto qualche esempio...peccato che tutto quello che lei sapeva (praticamente nulla, solo che "il bambino ricorda correttamente i nomi dei familiari"...senza che venisse specificato alcun nome, era solo un fatto oggettivo comprovante l'integrità della MLT) proveniva dalla mini relazione che la madre le aveva lasciato!
Ora ovviamente parlerò quanto prima con la madre del bambino perchè è stata praticamente plagiata dalla suddetta maestra. Dovrò però stare attento a cosa dire, visto che a quanto pare sarebbe capace di riportare all'insegnante cose travisate, col rischio di buttare altra benzina sul fuoco.
Alla luce di questa situazione, al posto mio, ora come vi muovereste?
Vi ringrazio tanto.







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