
Originalmente inviato da
Vimae
Mi sembra un pò azzardato se devo essere sincera.
Ho esperienza sia di lavoro a scuola sia di lavoro in neuropsichiatria e posso dirti che si tratta di contesti molto diversi fra loro e difficilmente sovrapponibili, mentre ciò che la preside propone (sulla base delle sue fantasie e del desiderio di aggirare il problema della mancata collaborazione con i genitori) è di fatto una sovrapposizione fra i due contesti.
Attenzione a non farti tirare dentro un progetto che parte su delle basi non solide e che collude con il desiderio della preside senza tener conto della realtà:
-non si può fare diagnosi a scuola.
-3 incontri sono niente in casi difficili: bisogna raccogliere l'anamnesi, osservare il bambino, le relazioni familiari, sentire gli insegnanti, somministrare test cognitivi e proiettivi.... mi sembra impossibile farlo in 3 incontri, anche se mi rendo conto che un numero maggiore di incontri presso un privato diventerebbe una spesa difficilmente sostenibile.
Inoltre casi difficili prevedono grande competenza/esperienza anche in altri settori, nel senso che potrebbe essere necessario l'intervento di un neuropsichiatra, di un'assistente sociale,... insomma mi sembra un carico eccessiva pesante per una sola persona.
-Blacky e i test che proponi non ti diranno nulla a livello scolastico (nè dell'attenzione nè dello stato degli apprendimenti nè di eventuali problemi cognitivi o DSA), ti daranno informazioni per dei colloqui di sostegno psicologico o per una terapia, ma è questo quello che ti viene richiesto?
Io riparlerei con la preside per cercare di capire cosa vuole e modulerei un progetto magati meno grandioso ma più reale e puntuale:
-vuole coinvolgere le famiglie nel seguire i figli? Proponi uno sportello che faccia "mediazione" fra istituzioni e famiglie, aiutandole a reperire i servizi appropriati e spiegando ai genitori contesti e funzioni (spesso ad esempio non capiscono perchè gli si facciano domande sulla storia del figlio e lo vivono come un'intrusione, o sentono neuropsichiatra e pensano "mio figlio non è pazzo, non ha bisogno dello psichiatra)
-vuole creare uno spazio per supportare questi ragazzi?
Si crea un doposcuola in cui potenziare le abilità carenti (che possono essere "misurate" ma con i test/questionari adatti e soprattutto progetti concreti e fattibili: si lavora su 1 abilità, non su 10.000): un training metacognitivo sulle strategie di studio, incontri sulla motivazione allo studio, training sulle abilità sociali e relazionali, educazione all'affettività...
Comunque ricordati che per un lavoro più "clinico" come quello che mi sembra ti sia stato proposto, la scuola non è il contesto adatto.
Proponi invece il tuo studio e magari una "convenzione": la dirigente ti segnala alla famiglia e quella, se e quando decide si venire in studio (le terapie coatte sono complesse) usufruirà di una tariffa di favore.
Ma non ti aspettare che un genitore venga a parlarti della sua separazione conflittuale nei locali scolastici o su pressione del dirigente: non sarebbe giusto perchè non è il luogo e perchè mancherebbe la motivazione, verrebbe vissuto come un "compito" e genererebbe più danni che benefici.