
Originalmente inviato da
rodolfopv
Ciao a tutti.
Premetto che questo è un piccolo post di sfogo scritto di getto. Non vuole essere una critica, un suggerimento, uno spunto per discussione ....piuttosto un appello alla coscienza di ognuno.
Un carattere particolarmente introverso (non nel senso emotivo del termine ma nell'accezione osservativa), una forte curiosità per CHI o COSA sono, il desiderio di capire cosa fosse "la mente", mi hanno sempre spinto, sin dai miei 14 anni (ne ho 25), a rivolgermi alla psicologia ed alle filosofie orientali.
Divorai, letteralmente, libri su libri in questi ambiti anche se la mia mente si trovava più in sintonia con le filosofie orientali (advaita, dzogchen, zen soprattutto) in quanto offrivano l'aspetto dell'esperienza diretta o esperienza fenomenologica, abbastanza trascurato dalla maggior parte degli indirizzi della psicologia. La psicologia tenta, con titubanza, di indagare, in maniera un pò goffa, di sintetizzare un qualcosa di soggettivo (l'esperienza) con un'esposizione empirica di carattere "scientifico".
Per fortuna menti come Jung, lo stesso Freud, Assagioli, R.D. Laing, Rogers, Reich ecc hanno tentato, con coraggio, una fusione più decisa tra psicologia occidentale ed orientale. Questo mi ha sempre convinto a non abbandonare mai totalmente la "nostra" psicologia.
5 anni fa mi iscrissi all'università, non avevo bisogno della laurea per lavorare grazie al cielo e neppure ne ho bisogno ora; mi sono iscritto per "passione".
In 5 anni di studi non ho mai fatto un'esame di Psicologia. Eppure sono iscritto a psicologia, che curioso. Potrei dire di aver studiato "scienze statistiche per la psicologia" per 6 anni.
Esami con teorie puramente fini a sè stesse, rivolte solo alla ricerca di una validità scientifica che MAI potrà esistere, psicologi che si contraddicevano con teorie ognuna contrapposta ad un'altra, persone fredde e prive di "passione" o entusiasmo. Traspariva perennemente un' "invidia di scientificità" che portava lo psicologo di turno a trasformare lo studio dell'animo umano in una serie di X= comportamento quindi 2x= rabbia, per guadagnare il posto all'interno di una scientificità che, come ho scritto, non potrà mai esistere proprio perchè, nel voler oggettivare l'esperienza si perde quel dato sensibile, spontaneo e misterioso che si ha solo nel vissuto soggettivo.
Tutto ciò che ho studiato all'università escludeva i grandi nomi che ho citato poco sopra, escludeva gli aspetti più interessanti della clinica, escludeva gli studi più coraggiosi della psicologia transpersonale od umanistica.
Esami proposti a caso, senza ordine o filo logico....per 5 anni. Ho voluto dare una chance all'università ma alla fine non ce l'ha fatta a persuadermi; mi ha fatto solo sorridere.
La maggior parte dei nostri "colleghi", ahimè, non avendo una base di "passioni" si sono fatti intortare, e così hanno creduto di studiare una psicologia che di psicologico ha ben poco; non riescono dunque a percepire il problema e la gravità di ciò che viene fatto nelle università relativamente a questa povera materia bistrattata.
Dal greco psyché (ψυχή) = anima e da logos (λόγος)= raccontare, dialogare, studiare. Possiamo dire che esista ancora uno "studio dell'anima"?
Ecco il mio sfogo, disperato quanto probabilmente fine a sè stesso.
Incito tutti voi a non considerare l'università come una divinità incontestabile o limitante; comprate libri, informatevi, studiate voi stessi, create i vostri piani di studio a prescindere da qualunque "libretto universitario"....non lasciatevi illudere da ciò che si studia nelle classi, che, come ho scritto già, di psicologico ha ben poco.
Saluti a tutti
Rodolfo