
Originalmente inviato da
ste203xx
Ovviamente è difficile e faticoso. Inoltre, il progetto, più che un foglio scritto da presentare e farsi finanziare, è una serie di attività strutturate per risolvere un problema, per sviluppare una competenza, per formare una categoria, per prevenire qualcosa...insomma attività finalizzate ad un obiettivo, svolte da te che sei unoo psicologo esperto in quella tematica e quindi puoi offrire strumenti più efficaci, validati e verificabili. Ora, è difficile che dall'esterno puoi conoscere perfettamente quali sono i problemi interni di una struttura e quindi proporre una serie di attività rivolte proprio a quel problema. I progetti infatti vengono impietosamente "scartati" per tanti motivi, ma uno dei tanti è proprio la scarsa corrispondenza tra le intenzioni e l'approccio del progettista e i reali problemi della struttura a cui si propone il progetto. Magari uno prepara un progetto perfetto e impeccabile sul problema X in una scuola, ma in realtà quella scuola ha un problema opposto, cioè il problema Y. Non basta saper strutturare un progetto per filo e per segno come c'è scritto sui manuali, anzi a volte la forma manualistica è troppo accademica, impostare il progettino carino seguendo tutti i criteri spiegati da qualsivoglia manuale può essere inutile o controproducente (non è come fare il progetto per la prova dell'esame di stato). Allora si dovrebbe passare piuttosto alla co-progettazione, cioè ad una programmazione collaborativa tra scuola (o qualsiasi altra struttura) e progettista, dopo una reciproca conoscenza. Anche perché se già non conosci qualcuno della struttura, non ti manda qualcuno, non ti segnala qualcuno o non vai a nome di qualcuno conosciuto, è ben difficile che ti dedichino il loro prezioso tempo o addirittura (orrorre!!!) persino i loro soldi. Puoi essere brava quanto vuoi, ma se non conosci qualcuno e non stai in una rete di relazioni, è estremamente più difficile che ti ascoltino o ti paghino (non impossibile, ma soprattutto di questi tempi, molto più difficile). Allora se vuoi proporre un'attività, fai in modo prima di conoscere quella specifica realtà, struttura, scuola o quant'altro. Esempio tratto anche dalla mia esperienza diretta e indiretta: vuoi svolgere attività di stimolazione cognitiva in una residenza per anziani? Inutile fare il progettino perfetto e chiedere un colloquio con il direttore per illustrarlo e avviarlo. Può capitare, certo, che su 100 tentativi, uno va in porto, anche due. Però, meglio se prima frequenti quella struttura e osservi cosa davvero serve e cosa puoi fare per loro, per i loro problemi. Non frequentarla facendo il solito volontariato, che poi ti vedono come volontaria a vita, ma come dottoressa che fa ricerca. Se per loro, per la loro cultura, il problema centrale è ancora quello dell'incontinenza urinaria, o di custodire i pazienti calmandoli con tranquillanti per evitare che diventino aggressivi oppure evitare che a causa della fragilità ossea caschino dalle scale, il bel progetto figo va a farsi friggere!!!! Piuttosto puoi chiedere di poter frequentare a titolo scientifico quella struttura per un certo periodo, per fare una ricerca sugli anziani, così hai pure dei dati di partenza ben contestualizzati su cosa manca lì dentro. Una volta compreso bene il contesto, visto che ormai conosci il personale, allora puoi predisporre una serie di attività che rispondono alle esigenze emerse dal periodo di osservazione. A quel punto hai più potere negoziale ed è più probabile (non certo) che accettino. Male che vada, se neanche così ti danno soldi (purtroppo, soldi ora non ce ne sono, da nessuna parte) hai sempre fatto una ricerca, puoi farla pubblicare sulla stampa locale e ottenere comunque una visibilità, che magari ti porterà contatti. E' un esempio realistico, poi ci sono mille altre possibilità, ma presentarsi da estranea col progetto in mano... diventa tutto più difficile, a prescindere dalla tua bravura.