Rimangono sullo sfondo molti aspetti della psicoterapia che è una straordinaria invenzione per la cura del disagio psichico basatasulla parola (talking cure, la cura del dialogo) in alternativa o ad integrazione di quella psichiatrica/farmacologica. Una critica, a mio parere patetica, mette in discussione questo speciale esercizio conversazionale equiparandolo “alla conversazione da bar”, trascurando il fatto che in uno studio terapeutico la conversazione ha una formanon ordinaria perché segue una struttura organizzata ed elaborata dal modello di riferimento e “controllata” da una equipe esterna (la cosiddetta supervisione), con precisi scopi di esplorazione e rielaborazione del problema.
Resta aperto il problema del panorama italiano. La psicoterapia è accessibile in forma privata o pubblica. Nel primo caso, la situazione rimane complicata a causa dell’emergere di figure professionali parapsicologiche che rendono il quadro più nebuloso e frustrante per l’utenza, per una preparazione universitaria arrancante, per i costi proibitivi sia per il professionista (le tasse!, l’affitto dello studio, il costo delle supervisioni), sia per il cliente (con un costo mensile a partire da 300 euro circa…). Nel secondo caso che riguarda la sanità pubblica, i protagonisti principali sono lo psicofarmaco e lo psichiatra (che mette la firma legale nella ricetta medica, “potere” proibito per lo psicoterapeuta), una tradizione medico/organicistica che trova potenti alleati nel paradigma biologico e tecnologico consolidato dalle neuroscienze. [continua qui]
Cosa ne pensate?
ciaz.







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Simone
solo che, a volte, chi non è del mestiere o qualche operatore che ha una visione troppo organicista usa quel termina (talking cure) in modo semplicistico o dispregiativo 