Ciao raga,
mi è appena giunta questa newsletter alla mia posta elettronica, finalmente qualcuno che garantisce un futuro!! Parla M.Cristina Nardone, la sorella del prof. G. Nardone ovvero del direttore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo sede della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica
E' un po' lunga ma vale la pena di leggerla..almeno secondo me.....che ne pensate???
Un po’ di tempo fa durante una cena, uno dei commensali chiese a mio fratello Giorgio Nardone che mestiere facesse.
“Lo psicoterapeuta”, rispose velocemente. “Ah! Allora lavori solo un giorno la settimana”.
Questo fu il commento dell’interlocutore.
In quel momento di particolare stanchezza, in quanto reduci da un convegno con 700 partecipanti, avrei quasi voluto che avesse ragione…..
Abbiamo lasciato cadere ad arte l’argomento, ma nel tempo ho riflettuto su come questo sia un esempio di più di quanto sia distorta la rappresentazione sociale degli psicoterapeuti e della psicoterapia e su quanto sia diffusa la percezione che questa professione sia un’attività oziosa, come una specie di hobby in attesa che arrivi un lavoro “serio”. Magari l’impiego in una Asl o l’assunzione in una cooperativa.
Si tratta di una pericolosa distorsione, perché svaluta a priori la formazione universitaria decennale, impegnativa e molto onerosa, richiesta per abilitarsi all’esercizio della psicoterapia; inoltre perché, come tutte le credenze sociali, determina una profezia negativa che finisce per avverarsi.
Altro esempio, sento molti studenti, già psicologi e in specializzazione presso altre Scuole di psicoterapia riconosciute, affermare mestamente: “di terapia non si vive”. E, di conseguenza, disperdere le proprie energie nell’invio di curricula ai destinatari più improbabili o nello studio matto e disperatissimo per il primo concorso pubblico bandito in un oscuro e remoto Comune, anziché raccogliere la sfida di costruire una solida ed efficace identità professionale.
Il mito che di terapia non si viva ostacola il percorso di molti brillanti psicologi, che finiscono per deragliare in carriere frustranti o, addirittura, per cambiare ambito dopo qualche tentativo di inserimento lavorativo nella convinzione errata che fare “soltanto” gli psicoterapeuti li condannerebbe a un destino insicuro e insoddisfacente.
Questo pregiudizio circa questa professione trova una spiegazione forse nel fatto che gran parte della formazione universitaria è per lo più appannaggio di psicologi accademici -che, com’è comprensibile, per lavoro insegnano - e che i tirocini pratici post-lauream e di specializzazione avvengano soprattutto presso strutture pubbliche, dove operano professionisti assunti previo concorso; dunque i modelli di psicologo disponibili agli studenti in formazione sono lavoratori dipendenti, non certo liberi professionisti. Ciò contribuisce a rendere invisibile ai più le enormi potenzialità dello psicologo-psicoterapeuta in ambito privato e a stigmatizzarle.
Si mormora, insomma, che non ci sia lavoro per gli psicoterapeuti in Italia…. Ecco dal mio punto di vista un bell’esempio di percezione distorta della realtà!
Sulla base della mia esperienza, ovvero di chi gestisce la comunicazione, il marketing, le risorse umane di un Istituto di ricerca, formazione, attività clinica, sostengo esattamente il contrario: la domanda sociale di professionisti delle terapie della mente è alle stelle, ma non viene intercettata da un’offerta “sufficientemente credibile”.
Lo sa bene chi cerca uno psicoterapeuta e trova solo elenchi anonimi di specialisti accompagnate da diciture per lo più astruse: terapia della gestalt, terapia transazionale, terapia sistemica, terapia strategica, ecc. (A questo riguardo annunciamo l’uscita del dizionario di psicoterapia -gennaio 2013, Garzanti ed., una raccolta completa di termini, temi, problematiche e tecniche della cura psicoterapica. Più di 900 voci e approfondimenti completi dei paradigmi e dei concetti chiave della psicoterapia, con la collaborazione di un’équipe internazionale di oltre 360 studiosi).
Tutte espressioni note agli addetti ai lavori, ma che non dicono niente a chi voglia un aiuto concreto e sono destinate a scoraggiare il più sofferente dei pazienti.
Purtroppo nel percorso di studi tradizionali lo psicologo non viene formato al marketing o alla contabilità e questo è un grande limite per chi scelga una professione autonoma.
Allora, con questa mail, che vi chiedo di aiutarmi a divulgare, vorrei far arrivare “un chiaro messaggio” a chi è indeciso o insicuro: cercate intorno a voi perché esistono realtà professionali e scuole che credono nei giovani, che li supportano non solo a parole ma nei fatti, che amano fare il proprio lavoro anche promuovendo i propri studenti, aiutandoli ad aprirsi il proprio studio, dando lezioni di comunicazione, di marketing, etc.etc. Quindi se davvero avete il desiderio di fare questa professione non lasciatevi scoraggiare, non rassegnatevi alla idea di un “posto sicuro”, non lasciate che siano gli altri a decidere del vostro futuro.
Noi ci stiamo impegnando da anni a formare giovani psicoterapeuti e psicologi che hanno fatto la scelta di investire su se stessi. Oggi questi stessi giovani raccolgono i frutti di tante fatiche possono raccontarvi che di terapia si vive, eccome! Nessuno dei nostri ex studenti è senza lavoro, hanno i loro studi e collaborano con noi in svariati modi, i più meritevoli sono diventati nostri affiliati, altri ricercatori, altri ancora formatori.
Forse potreste pensare che hanno avuto fortuna, ma io so che non è così, li ho visti studiare, impegnarsi, sostenere lunghi viaggi per venire a scuola e nonostante la fatica li ho sempre visti sereni e felici perché stavano costruendo il futuro che desideravano.
Hanno scelto un lavoro appagante, bellissimo ed esclusivo ma anche un lavoro con un dovere professionale che richiede serietà, volontà, fiducia e dedizione.
Parlo di dovere perché, ed è sotto gli occhi di tutti, viviamo in una società che ha bisogno di psicologi e psicoterapeuti più che di ogni altra cosa e non solo per curare ansia, panico e depressioni.
Chi studia tanti anni, compie tirocini massacranti, si interessa alla salute psichica e acquisisce strumenti concreti per incrementarla e diffonderla ha il dovere sociale di utilizzarli e di fare in modo che siano accessibili all’utenza più ampia.
Inoltre, psicologi e psicoterapeuti “adeguatamente formati” possono stimolare lo sviluppo individuale, supportare le persone in quelle crisi transitorie che potrebbero, non curate, scatenare patologia; possono migliorare la qualità del lavoro, la comunicazione e i servizi di un’azienda o un ente pubblico, agevolare i manager nella presa di decisioni e nella gestione dei conflitti, etc.
Insomma un mondo infinito di possibilità che contiene un’economia in grado di offrire lavoro intenso e speciale a decine di migliaia di giovani psicologi e, soprattutto, di dare fiato al mondo in cui viviamo.
Peccato che forse molti giovani non ci provino nemmeno, solo perché sentono dire in giro che “di terapia non si vive” !
Alla fine di questa lunga mail (mi scuso per non essere stata in grado di essere più breve), vi lascio con parole non mie, ma scritte in fondo alla biobibliografia del libro “Problem solving da tasca” della dott.ssa Roberta Milanese che ritengo un ottima sintesi di ciò che vi ho scritto lungamente sin qui.
<Era il 1994 quando, ancora studentessa di psicologia, in una libreria di Padova ho incrociato per caso uno strano libro. Si chiamava l'Arte del cambiamento e uno degli autori, Giorgio Nardone, mi era allora del tutto sconosciuto. Attratta dal titolo acquistai il libro che avrebbe cambiato completamente la mia vita professionale, e non solo. Sono passati ormai 15 anni e ancora ricordo quel momento con una forte commozione e con un profondo senso di gratitudine verso quel “caso” o “destino” che lo aveva messo sulla mia strada. Molte persone sostengono che chi incontra un Maestro, prima o poi, deve “ucciderlo” per poter tirare fuori a pieno le proprie risorse. Il mio augurio a chi legge questo libro è invece opposto: se avete la fortuna di incontrare per strada un vero Maestro, come Giorgio Nardone lo è stato e lo è per me, abbiatene cura! >
Con l’augurio di spingere quotidianamente i vostri limiti riuscendo, a piccoli passi, a superare le paure che vi vietano e vi limitano il possesso della vostra esistenza.»
Spero di incontravi all’OPEN DAY della nostra Scuola il 19 gennaio 2013 presso la sede di Arezzo. Se vuoi Clicca qui per iscriverti








..almeno secondo me.....che ne pensate???
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